Biografia Charlotte "Lotte" Pritzel nacque il 30 gennaio a Breslavia, figlia del regista berlinese Karl Pritzel e di Elise Brennersdorf.
Nel 1905, all'età di diciotto anni, si trasferì a Monaco per studiare arte. Non ci sono prove che abbia seguito un percorso di istruzione formale, o frequentato una scuola d'arte; lei stessa amava definirsi un'autodidatta.In un articolo del 1920 a lei dedicato si fa esplicito riferimento alla sua formazione da autodidatta, compiutasi al di fuori da ogni frequentazione accademica. Cfr.:
A Monaco cominciò a frequentare il circolo degli artisti e la Schwabing bohémien.. Tra gli amici vi erano pittori, attori, scrittori e poeti come Franziska zu Reventlow, Erich Mühsam, Jakob van Hoddis, Carl Zuckmayer.
Inizio carriera
Intorno al 1908 iniziò a realizzare nel suo studio di Schwabing "bambole di cera per teche di vetro" (Puppen für Vitrinen), così chiamate perché esposte in teche o custodie di vetro che ricordavano le collezioni vittoriane di animali imbalsamati. Erano concepite come opere d'arte decorativa, da collocare come ricercati oggetti d'arredamento nelle case dei ricchi acquirenti.
Tra il 1910 e 1923 le immagini delle sue creazioni vennero pubblicate nella rivista artistica di Darmstadt Deutsche Kunst und Dekoration, curata da Alexander Koch, sostenitore dello Jugendstil e del Wiener Moderne...
Intorno al 1912, forse attraverso i contatti di Koch, Pritzel lavorò per circa due anni per Hermann Bahlsen, l'imprenditore tedesco dell'industria alimentare, inventore del biscotto al burro Leibniz, che le commissionò la creazione di una serie di bambole per la sua azienda, poi esposte all'Esposizione universale e internazionale di Gand nel 1913.
Le pubblicazioni nella rivista Deutsche Kunst und Decoration e le mostre alla Hohenzollern-Kunstgewerbehaus di Berlino la resero nota al pubblico.
Nel 1912 una sua bambola venne acquistata dal pittore espressionista Egon Schiele, che qualche anno più tardi ne richiese altre.
L'incontro con Rilke
Rilke incontrò Lotta Pritzel nel settembre 1913 ad una mostra di bambole nello studio dell'artista a Monaco, in Kaulbachstraße 69, e restò profondamente affascinato da queste creazioni, che così avrebbe commentato: «È come se desiderassero ardentemente una bella fiamma, per gettarsi in essa come falene»..
Poco dopo questo incontro, Pritzel, con cui intrattenne una corrispondenza nell'inverno 1913/14,Sono sopravvissute quattro lettere di Rilke indirizzate a Pritzel, che si trovano nell'archivio Rilke gli inviò a Parigi diverse illustrazioni del proprio lavoro; nell'autunno del 1914 i due si incontrarono di nuovo a Monaco. Tra fine gennaio-inizio febbraio del 1914 Rilke scrisse un saggio pubblicato nel numero di marzo del Weißen Blätter, intitolato Puppen: Zu den Wachs-Puppen von Lotte Pritzel. Partendo dall'omaggio reso alle bambole di cera di Lotte Pritzel, il poeta boemo ripercorse il cambiamento del rapporto che gli umani intrattengono con le bambole dall’infanzia (la bambola come oggetto familiare, di conforto), all'età adulta (la bambola come corpo estraneo), ed elaborò una propria gerarchia di figure, poi diventata famosa, distinte per il loro livello di vitalità e di libertà di movimento: sul gradino più basso collocò le cose immobili, i giocattoli e le bambole, animati dall’amore e dalla fantasia dei bambini; a un livello superiore pose la marionetta, resa viva dall’uomo (metafora del soggetto moderno dotato di una libertà solo apparente); al gradino più alto, il librarsi etereo dell’Angelo.
Nel 1921 il saggio venne pubblicato come opera autonoma in 1.200 esemplari con 16 litografie di Lotte Pritzel colorate a mano.
La bohémien di Schwabing Lotte Pritzel, soprannominata "die Pumerin" (il Puma), divenne una figura nota nel circolo di artisti bohémien che si incontravano in alcuni famosi caffè della capitale, come il Simplicissimus, il Café Stefanie, il Torggelstuben, il Café Odeon; la sua cerchia di amici comprendeva gli scrittori Klabund, Lion Feuchtwanger, Emmy Hennings, Johannes Becher, l'editore Heinrich F.S. Bachmair, il poeta Jakob van Hoddis, che le dedicò la poesia Indianisch Lied.
Intorno al 1912, il grafico e pittore tedesco Ernst Moritz Engert si unì al gruppo e nelle sue Schwabinger Köpfe ritrasse anche Lotte Pritzel e il suo futuro marito, il medico Gerhard Pagel (1886-1954), che Pritzel conobbe a Schwabing.
Nel 1911 Erich Mühsam, che definì Lotte Pritzel "la donna più spiritosa" mai conosciuta, riportò nel suo diario la richiesta da lei rivoltagli di procurargli della cocaina; lei stessa confessò di amare lavorare "in un'intossicazione da morfina". Nel 1918, scrivendo di lei, in Als wär’s ein Stück von mir Carl Zuckmayer, che soggiornò con Lotte Pritzel e Gerhard Pagel nella Clemensstraße di Schwabing, confermò come l'artista continuasse a fare uso di droghe:
"Sto con Lotte Pritzel, la migliore amica di Mirl, sulle cui geniali creature fantoccio furono scritti all'epoca lunghi feuilletons e saggi: delicate creazioni in cera e tessuto di raffinata eleganza, che hanno sempre un tratto infantilmente depravato, come alcuni personaggi di Beardsley - tutt'altro che osceno e quindi tanto più attraente, anche per acquirenti solidi. [. . . ] Per intere notti, quando mi sedevo nel suo studio, al tavolo da cucito, sopra i miei manoscritti sotto deliziosi ritagli di seta e batista, li sentivo entrambi dalla stanza accanto - in quella corsa cerebrale troppo brillante che rende la polvere bianca irresistibile per i tossicodipendenti: parlare, discutere e borbottare tra loro."
Il successo Nel 1916 ebbe luogo la prima mostra di vendita delle bambole per la vetrina del negozio di arti e mestieri Hohenzollern Friedmann & Weber a Berlino. Inizialmente flessibili e fatte di cera, dopo il 1917 le sue bambole vennero decorate con garze, pizzi, perle di vetro e frammenti di broccato.
Le sue creazioni divennero famose e ottennero un grande successo fra i ricchi borghesi, fino ad essere richieste negli Stati Uniti. Nel 1917 il costo di una bambola Pritzel si aggirava intorno ai 500 marchi d'oro, equivalenti a circa 1.800 euro.
Nel 1919 la fama di Pritzel, fra le artigiane più esperte ed apprezzate del tempo, era ormai consolidata. Il pittore e drammaturgo espressionista Oskar Kokoschka si rivolse a lei commissionandole la realizzazione di una bambola "feticcio" a grandezza naturale, che doveva essere una riproduzione fedele di Alma Mahler, l'amante che lo aveva lasciato; avendo Pritzel rifiutato, a realizzare l'opera, divenuta in seguito oggetto di scalpore, perché esibita a fianco del pittore austriaco in tutte le sue uscite pubbliche, sarebbe stata un'altra artigiana di bambole, cui probabilmente Pritzel lo indirizzò, Hermine Moos.
Le figure di Lotte Pritzel e la sua serie di dodici litografie colorate realizzata nel 1919, Tanz-Bewegungen und Kostüme, furono fonte d'ispirazioni di alcune coreografie create da ballerine come Grit Hegesa, Herta Horn e Niddy Impekoven; quest'ultima, nel film del 1923 Die Pritzel-Puppe eseguì Pritzel-Puppentanz.. Anita Berber incluse una "bambola Pritzel" nel suo programma del 1919.
Secondo Ingrid Stilijanov-Nedo risulterebbe evidente "il rapporto forte e strutturale delle bambole con la pratica contemporanea della danza espressionista"..
Anni venti Il 15 marzo 1921 nacque Imelin Rose, figlia di Lotte Pritzel e del medico Gerhard Pagel, con il quale l'artista aveva una relazione sentimentale dal 1918. La coppia si sposò sei mesi dopo e si trasferì da Monaco a Berlino all'inizio degli anni '20, anche se Pritzel non vi soggiornò stabilmente, forse mantenendo lo studio di Monaco.
La sua presenza nei circoli bohémien berlinesi è testimoniata dalle amicizie strette con John Höxter e Hans Bellmer. Quest'ultimo, che diverrà famoso negli anni trenta per le sue bambole erotiche a grandezza naturale, ricevette da Pritzel i suggerimenti per la costruzione della sua prima poupéeSecondo Saya Ayes, le bambole di Pritzel anticiperebbero "le immagini inquietanti e irrazionali di Bellmer delle sue bambole-scultura ripetutamente smembrate e ricostituite.". Cfr.: ; le sue bambole sarebbero state dichiarate "arte degenerata" dai nazisti, costringendolo a fuggire in Francia nel 1936..
Nel 1921 Pritzel pubblicò Das Puppenbuch, in seguito bandito per "oltraggio al costume": consisteva in una raccolta di 32 riproduzioni fotografiche di burattini e bambole di cera realizzate da lei e dalla collega artigiana di bambole Erna Pinner, accompagnate da testi di Theodor Däubler, René Schinckele, Kasimir Edschmid, Carlo Mierendorff.
In questo periodo Lotte ampliò la sua produzione artistica. Oltre alla realizzazione di bambole, stabilì contatti con i teatri di Monaco e Berlino e lavorò come costumista e scenografa per diversi registi, fra cui Max Reinhardt ed Erwin Piscator.. Come costumista vestì gli attori in alcuni spettacoli famosi, come Die Kaiserin von Neufundland di Frank Wedekind, pantomima messa in scena nel 1922 al Kammerspiele di Monaco, Kreidekreis di Klabund (1925) e Das Käthchen von Heilbronn di Heinrich von Kleist al Deutsches Theater di Berlino.
La sua popolarità era tale che nel 1923 l'UFA (Universum-Film AG) realizzò su di lei un film documentario, intitolato Die Pritzel-Puppe, diretto da Ulrich Kayser, nel quale Pritzel veniva ripresa nel suo studio mentre creava una delle sue bambole.
Anni trenta
Negli anni '30 Pritzel condusse una vita ritirata e, come per moltissimi altri artisti e scultori, divenne sempre più difficile esporre in pubblico e vendere il proprio lavoro: le sue bambole androgine e languidamente erotiche mal si conformavano con i corpi idealizzati promossi dalla politica culturale nazista..
Visse a Reinickendorfer Straße 31, nel quartiere berlinese di Wedding, dove anche Gerhard Pagel aveva il suo studio medico.StA Wedding von Berlin, Sterbeurkunde Nr. 515/1952 Durante la guerra la famiglia risiedette nella Spreewald.
Morte Il 17 febbraio 1952, all'età di 65 anni, Lotte Pritzel morì al Lazarus Hospital, a causa di un ictus. Il marito morì due anni dopo; la figlia dal 1950 si era stabilita a Londra.
Dopo decenni di oscuramento, l'artista venne riscoperta negli anni ottanta, all'interno del più ampio interesse maturato per le bambole tra i bohémien di Monaco degli inizi del secolo XX. Nel 1987 la città di Monaco le dedicò una mostra personale in occasione del suo centesimo compleanno.
Puppen für die Vitrinen
Le bambole create da Lotte Pritzel non erano assimilabili a quelle presenti nel mercato della produzione dei giocattoli per bambini: i corpi quasi scheletrici, i volti truccati, i costumi sfarzosi, l'uso di gioielli e parrucche, le pose sensuali, il genere spesso indefinito, si ponevano agli antipodi del modello tradizionale di bambola destinata ai giochi d'infanzia.
La stessa denominazione che Pitzel assegnò alle sue creazioni, Puppen für die Vitrinen - evocante le teche di vetro dei musei, dietro alle quali venivano conservati ed esposti al pubblico insetti, fossili o reperti preziosi, oppure le vetrine domestiche di oggetti e souvenir - indicava che le bambole erano intoccabili e autosufficienti, fornendo un tratto distintivo della sua opera, che non andava confusa con quella di altre produttrici di bambole del tempo, come Marion Kaulitz o Erna Pinner..
Le figure create da Pitzel, alte dai 27 ai 65 centimetri, rappresentavano danzatori, amanti malinconici, cortigiane, donne di razze diverse, misteriosi Pierrot, Arlecchini, madonne, angeli con fisionomie "che ricordano Beardsley”.