L'argomento tu quoque è una fallacia logica, in cui si giustificano le proprie azioni menzionando azioni analoghe compiute da altri: si cerca cioè di screditare la posizione di un avversario asserendo la sua incoerenza nel mantenere detta posizione.G. Buonomo, Giugno 1924. Tu quoque nella propaganda di regime, Critica Sociale, Numero 14, nuova serie, marzo 2026.
Onomaturgia Il termine deriva dall'espressione latina "tu quoque" che significa "anche tu". Tu quoque è l’inizio della celebre esclamazione di Giulio Cesare quando vide che, tra i congiurati, anche Bruto, suo protetto, impugnava il pugnale per assassinarlo (15 marzo del 44 a.C.). La frase completa potrebbe essere stata tu quoque, fili mi! («anche tu, figlio mio!») oppure et tu quoque, Brute, fili mi! («anche tu, Bruto, figlio mio!»), sebbene Svetonio ritenga che le abbia pronunciate in greco (Καὶ σὺ τέκνον;).
Con questo significato originario, l’espressione si usa ancora per indicare l’ingratitudine verso i benefici ricevuti; per metonimia, invece, in retorica è passata a designare una tipologia particolare di discorso ipocrita, quello che nasconde un doppio standard. La logica invita a maneggiare questo argomento con estrema cura, perché al fondo potrebbe nascondere una fallacia.
Tipologia Si tratta di una variante dell'argumentum ad hominem, dove viene criticata l'integrità della persona e non le sue ragioni.
Un esempio di affermazione con risposta contenente la fallacia: "È sbagliato fare del male agli altri." "Ma anche tu quando sgridi tuo figlio gli fai del male!" Che è fallace perché il fatto che anche l'interlocutore compia o abbia compiuto il male in realtà è irrilevante nei confronti dell'affermazione che questo è sbagliato. L'argomentazione è erronea poiché l'analogia non è una forma di ragionamento garantita dalle leggi del sillogismo.
Aspetti giuridici Questa formula ha anche un risvolto giuridico: nel Common law, stabilisce che una persona non può rivolgersi alla Corte di Equità senza essere innocente, pregiudicando lo stesso locus standi. Se esiste un nesso tra un illecito compiuto da questa persona e i diritti che ella intende rivendicare, la corte può negare la sua richiesta: ad esempio, se il proprietario di una casa infrange una regola riguardo alla proprietà e poi dà il preavviso di sfratto all'inquilino a causa del mancato rispetto di una regola, la legge può consentire all'inquilino di restare perché anche il proprietario ha infranto una parte dell'accordo. Nel Civil law, invece, l'argomento non impedisce al giudica di entrare nel merito, ma può giustificare la difesa fondata sulla domanda riconvenzionale o sulla eccezione di compensazione.
La formula del tu quoque è nota per non essere stata ammessa durante il processo di Norimberga, trattandosi di giustizia dei vincitori. Fu eccepita pure contro il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (v. ), ma trattandosi di un giudice internazionale ad esso non era applicabile: in ogni caso il Procuratore della Corte escluse la possibilità di perseguire possibili controparti su argomenti di stretto merito (ICTY Press Briefing - 7 June 2000).
Note
Bibliografia Agassi, Joseph (2008). "Rationality and the tu quoque argument". Inquiry. 16 (1–4): 395–406. doi:10.1080/00201747308601691. van Eemeren, Frans H.; Houtlosser, Peter (2003). "More about Fallacies as Derailments of Strategic Maneuvering: The Case of Tu Quoque". Ossa Conference Archive. University of Windsor. Govier, Tridy (1980). "Worries About Tu Quoque as a Fallacy". Informal Logic. 3 (3). University of Windsor: 2–4. Shapiro, Irving David (January 2011). "Fallacies of Logic: Argumentation Cons". Etc. 64 (1): 75–86. Marcus, Kenneth L. (2012). "Accusation in a Mirror". Loyola University Chicago Law Journal. 43 (2): 357–93. SSRN 2020327
Voci correlate Argumentum ad hominem Ignoratio elenchi
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