Il meme (AFI: , dal greco , mímēma, "imitazione"; al plurale memi o meme) è un elemento culturale che si propaga per imitazione da un individuo ad un altro; può assumere la forma di un'idea, uno stile o un comportamento e si diffonde tramite le relazioni interpersonali o attraverso i mezzi di comunicazione di massa. I memi sono un'unità di evoluzione culturale, così come i geni lo sono per l'evoluzione genetica. Come i geni, anche i memi hanno le proprietà di replicarsi, mutare, ed essere soggetti a selezione naturale.
Il termine venne coniato da Richard Dawkins nel 1976 nel libro Il gene egoista, come tentativo di spiegare il modo in cui le informazioni culturali si diffondono, e più in generale per spiegare l'evoluzione culturale umana, non spiegabile, secondo questo autore, con la sola nozione di gene. In termini più specifici, un meme sarebbe "un'unità auto-propagantesi" di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica, quindi un elemento di una cultura o civiltà trasmesso da mezzi non genetici, soprattutto per imitazione.Pascal Jouxtel, Memetica. Il codice genetico della cultura, 2010, Bollati Boringhieri Tra gli esempi di meme riportati nel libro di Dawkins vi sono le melodie, i tormentoni, la moda e la tecnologia di costruzione degli archi.
La memetica è la scienza che si occupa dello studio dei memi.
Etimologia Il termine meme è un'abbreviazione (modellata su gene) di mimeme, che deriva dal greco antico mīmēma (μίμημα; pronunciato ), che significa "cosa imitata", a sua volta da mimeisthai (μιμεῖσθαι, "imitare"), da mimos (μῖμος, "mimo").
Sulla base della parola "geni", si usa il plurale memiEsempi testuali:
Richard Dawkins, L'illusione di Dio. Le ragioni per non credere, traduzione di Laura Serra, Mondadori, 2008, pag. 193. Ugo Volli, Il nuovo libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, tecnologie, strumenti, modelli, Il Saggiatore, 2010, pag. 263. Anna Curir, L'emergere della Terza Cultura e la mutazione letale, Il Sirente, 2016, pag. 128. sebbene si trovi anche la forma plurale invariata meme.
Origine ed evoluzione concettuale
Precursori Il termine meme è stato coniato da Richard Dawkins nel 1976, ma Dawkins stesso afferma che il concetto non è nuovo, e idee simili si possono trovare in autori precedenti.
Nel 1922, Gilbert Keith Chesterton osservò la somiglianza fra i sistemi intellettuali e gli organismi viventi, notando che per una sopravvivenza ininterrotta un certo grado di complessità non è un ostacolo ma una necessità.G. Mainardi annota che, «[p]ur nella diversità delle posizioni generali, il discorso di Chesterton sembra anticipare aspetti della teoria del meme di Dawkins».
Dawkins Richard Dawkins, nel suo libro Il gene egoista del 1976, definisce il termine meme nell'àmbito d'una visione biologico-evoluzionistica umana.
L'ipotesi di Dawkins è nata in ambito genetico, ricalcando l'approccio della genetica moderna, neodarwinista, all'evoluzione della vita, per ereditarietà, mutazione e selezione del “più adatto”, e ha avuto buona fortuna, soprattutto mediatica, nel mondo scientifico non specializzato in studi sulla cultura. Tuttavia il concetto di meme è stato accolto abbastanza freddamente nelle scienze che si occupano specificamente della cultura e della sua trasmissione e modificazione (scienze socioantropologiche, studi culturali, folcloristica, ecc.).
Nel suo libro Il gene egoista l'etologo Richard Dawkins ha introdotto il termine meme per descrivere una unità base dell'evoluzione culturale umana analoga al gene, unità base dell'evoluzione biologica, in base all'idea che il meccanismo di replica, mutazione e selezione si verifichi anche in ambito culturale. Così come in biologia, la presenza di questi elementi porta all'emergere spontaneo di effetti evolutivi, anche se per i memi questi si manifestano in senso diverso rispetto a quello biologico. Nel libro, Dawkins descrive il meme come una unità di informazione residente nel cervello. Si tratta di uno schema che può influenzare l'ambiente in cui si trova (attraverso l'azione degli uomini che lo portano) e si può propagare (attraverso la trasmissione culturale).
Questa definizione ha creato un grande dibattito tra sociologi, biologi e scienziati di altre discipline, perché Dawkins non ha dato una spiegazione sufficiente di come la replica di unità di informazione nel cervello controlli il comportamento umano e, alla fine, la cultura. A causa di ciò, il termine «unità di informazione» è stato definito in molti modi diversi, ed è ancora dibattuto il valore della memetica come disciplina scientifica.
Secondo Dawkins le culture possono evolversi in maniera analoga a come si evolvono le popolazioni e gli organismi viventi. Molte delle idee che passano da una generazione alla successiva possono aumentare o diminuire le possibilità di sopravvivenza della generazione che le riceve che a sua volta potrà ritrasmetterle. Per esempio più culture possono sviluppare un proprio progetto e un proprio metodo per realizzare un utensile, ma quella che avrà sviluppato i metodi più efficaci avrà più probabilità di prosperare e svilupparsi sulle altre; con il passare del tempo una sempre maggior parte della popolazione adotterà quindi tali metodi. Il progetto dell'utensile agisce quindi in modo simile a come agisce un gene biologico appartenente a certe popolazioni e non ad altre, guidando con la propria presenza o assenza il futuro di ogni cultura. Aspetto interessante è anche il procedimento inverso per il quale la tribù dei Fore in Papua Nuova Guinea sia riuscita tramite pratiche tribali, ad alterare il proprio corredo genetico sviluppando la malattia Kuru che ha decimato la popolazione indigena, ma al contempo ne avrebbe agevolato i membri, rendendoli geneticamente immuni alla malattia di Creutzfeldt-Jakob.La tribù che è diventata immune a una malattia del cervello, mangiando cervelli da .rivistastudio.com
Il dibattito è stato ravvivato in tempi più recenti dalla pubblicazione del libro di Susan Blackmore La macchina dei memi. Perché i geni non bastano nel 1999 in cui si introduce il concetto generalizzato di replicatore, liberando così l'analogia con la genetica da vincoli eccessivi.
Caratteristiche Una caratteristica fondamentale del meme è quella di venire diffuso per imitazione. Quando l'imitazione fece la sua comparsa nell'evoluzione umana, si rivelò essere un buon sistema per aumentare le possibilità di ogni individuo di riprodursi geneticamente. Forse una selezione sessuale dei migliori imitatori fornì successivamente una spinta evoluzionistica verso i cervelli meglio capaci di imitare. In questo contesto, imitare significa sostanzialmente importare informazione dall'ambiente nel proprio cervello tramite gli organi di senso. L'ambiente può essere inanimato - come un libro - o più spesso un altro essere umano, da cui l'informazione viene presa e ri-eseguita. Le fonti inanimate di informazione sono chiamate sistemi di ritenzione. Molta della terminologia memetica è creata usando come prefisso «mem(e)-» per termini di solito già esistenti in ambito biologico o usando «meme» al posto di «gene» nelle espressioni composte (corredo memetico, memotipo, ingegneria memetica, ecc.).
Dal momento che i memi si propagano per imitazione da un individuo a un altro, essi non possono esistere senza cervelli sufficientemente sviluppati da discernere gli elementi fondamentali del comportamento da copiare (cosa copiare e perché) e da capirne i potenziali vantaggi. I memi (o comportamenti acquisiti e propagati per imitazione) sono stati osservati solo in poche specie sulla Terra, tra cui gli ominidi, i delfini e gli uccelli che apprendono il canto dai loro genitori. È controversa l'idea che possano esistere memi meno complessi in altre specie - per esempio comportamenti imitativi indotti artificialmente nei cefalopodi e nei ratti. L'«associazione memetica» è la scoperta che i memi si raggruppano. Per esempio il meme blue jeans include i memi «cerniera lampo», «tintura blu», «doppie cuciture». La «deriva memetica» è il processo attraverso cui un'idea o un meme cambia mentre viene trasferito da una persona a un'altra. Pochissimi memi mostrano un'elevata «inerzia memetica», che è la caratteristica di un meme di venire espresso nello stesso modo e di avere lo stesso impatto a prescindere dalle persone che stanno trasmettendo e ricevendo. La deriva memetica può aumentare quando il meme è trasmesso tramite una comunicazione difficile, invece l'inerzia memetica cresce, per esempio, quando la forma usata è quella delle espressioni in rima o utilizza accorgimenti mnemonici.
La diffusione genetica Sia i geni che i memi possono sopravvivere più a lungo del singolo organismo che li reca in sé. Un gene utile (per esempio un gene per una robusta dentatura nei leoni) può rimanere inalterato nel corredo genetico per centinaia di migliaia di anni. Un meme utile può propagarsi da un individuo a un altro per tempi molto lunghi dopo la sua comparsa. A differenza dei geni, il cui successo è legato alla sua utilità per la sopravvivenza dell'organismo che lo reca in sé, il successo di un meme è legato a fattori più sottili (quali la critica, la persuasione, la moda o la pressione del gruppo) che non sono stati ancora ampiamente indagati. Tra le tecniche con cui un meme si propaga si annoverano:
la dimostrazione che un'idea o una tecnica sono utili (per esempio un falegname mostra a un apprendista che due pezzi di legno si uniscono quando vengono messi insieme usando un chiodo e un martello); l'identificazione di un problema che non ha soluzione (per esempio, cosa succede - se mai succede qualcosa - dopo la morte?) e il proporne una soluzione (per esempio si va in paradiso o all'inferno). La soluzione non può essere dimostrata sbagliata ed è quindi sufficientemente adatta per una propagazione successiva; la minaccia verso coloro che non diffondono un meme (per esempio non fare questo e andrai all'inferno) e la ricompensa verso coloro che lo diffondono (fa' questo e andrai in paradiso); il richiedere che chi possiede un meme sia gentile con il prossimo e dedichi molto tempo alla riflessione e al dialogo su di esso (per esempio un prete che faccia poco altro oltre a predicare la propria religione).
La "selezione artificiale" L'evoluzione non richiede solo l'ereditarietà e la selezione naturale, ma anche la mutazione e anche i memi hanno questa proprietà. Le idee che vengono trasmesse possono subire modifiche che si accumulano nel tempo. Questi cambiamenti nel "fenotipo" (l'informazione nei cervelli o in altri sistemi di ritenzione) sono anch'essi trasmessi. In altre parole, a differenza dell'evoluzione genetica, sono sia darwiniani sia lamarckiani. Si prenda, per esempio, una leggenda o un mito, che spesso vengono abbelliti nel ri-raccontarli in modo che siano più memorabili e quindi più probabilmente raccontati di nuovo. Esempi analoghi più moderni possono essere le cosiddette "leggende metropolitane" o certi falsi messaggi che girano su internet.
Ciò che contraddistingue un meme da altre idee che vengono trasmesse da una persona a un'altra è che la probabilità di un meme di venire trasmesso dipende da proprietà intrinseche del meme stesso, piuttosto che dalla natura delle persone (o delle memorie) coinvolte nella trasmissione. Per esempio la forma di un utensile si riflette sulla sua efficacia indipendentemente dalle abitudini delle diverse persone che lo usano. Miti e leggende forniscono spesso insegnamenti morali o svelano misteri, questo li rende più adatti a venire raccontati da persone aventi scopi molto diversi tra loro rispetto a storie simili ma prive di questi elementi.