Si definisce rimpatrio (o ritorno, rientro o restituzione) dei beni culturali la ricollocazione di un manufatto dalla valenza storico-culturale nel proprio areale d'origine, o presso gli ex proprietari e i loro eredi..

Gli oggetti contestati, spesso depredati in episodi bellici, variano ampiamente e comprendono sculture, dipinti, monumenti, oggetti come strumenti o armi per scopi di studio antropologico e resti umani.

Il saccheggio del patrimonio culturale dei popoli sconfitti con la guerra è una pratica comune fin dall'antichità. In epoca moderna, risultano particolarmente degne di nota le spoliazioni napoleoniche: una serie di confische di opere d'arte e oggetti preziosi effettuate dall'esercito francese o da ufficiali francesi nei territori del Primo Impero francese, tra cui la penisola italiana, la Spagna, il Portogallo, i Paesi Bassi, e l'Europa centrale. Il saccheggio continuò per quasi 20 anni, dal 1797 al Congresso di Vienna del 1815.

Dopo la sconfitta di Napoleone, alcune delle opere d'arte saccheggiate furono restituite al loro paese d'origine, tra cui il Leone ed i Cavalli di San Marco, che furono rimpatriati a Venezia. Ma molte altre opere d'arte sono rimaste nei musei francesi, in primo luogo il Louvre e la Biblioteca nazionale.

All'inizio del XXI secolo, i dibattiti sulle acquisizioni da parte delle collezioni occidentali dei manufatti di origine coloniale si sono incentrati sia su argomenti contro che a favore dei rimpatri. Dalla pubblicazione del rapporto francese sulla restituzione del patrimonio culturale africano nel 2018, l'opinione pubblica ha favorito le restituzioni su basi morali piuttosto che meramente legali.

Antefatti

Guerra e saccheggio

Mondo antico La guerra ed il conseguente saccheggio dei popoli sconfitti sono stati pratica comune fin dai tempi antichi. La stele del re Naram-Sin di Akkad, ora esposta nel Museo del Louvre a Parigi, è una delle prime opere d'arte conosciute ad essere stata saccheggiata in guerra. Commemora la vittoria di Naram-Sin in una battaglia contro il popolo Lullubi nel 2250 a.C. fu presa come bottino circa mille anni dopo dagli Elamiti che la trasferirono nella loro capitale a Susa, in Persia. Lì fu scoperta nel 1898 da archeologi francesi.Secondo il poema sumero intitolato La Maledizione di Akkad, Naram-Sin fu responsabile del crollo dell'Impero accadico poiché saccheggiò e distrusse il Tempio di Enlil e di conseguenza incitò l'ira degli dei, vedi Miles, p. 16

Il Palladio è forse la più celebre statua trafugata del mondo occidentale, cui fama si lega ad un mito, ma di cui la veridicità storica è contestata: durante la guerra di Troia, gli achei seppero da Eleno, figlio di Priamo, che la città non sarebbe stata conquistata fintanto che il Palladio si trovasse in città. Ulisse e Diomede si travestirono allora da mendicanti ed entrarono in città, presero l'immagine della dea e, scavalcando le mura, la portarono nel loro accampamento. Questa avventura viene menzionata come una delle cause della sconfitta troiana.Miles, p. 20

Secondo il mito romano, Roma fu fondata da Romolo, che destinò il bottino sottratto a un sovrano nemico al tempio di Giove Feretrio. Nelle numerose guerre successive di Roma, armature e armi macchiate di sangue furono raccolte e collocate nei templi come simbolo di rispetto verso le divinità dei nemici e come un modo per ottenere il loro patrocinio.Miles, p. 13 Mentre il potere romano si diffondeva in tutta Italia, in Magna Grecia, l'arte locale fu talvolta saccheggiata e ostentatamente esposta a Roma. Tuttavia, si ritiene che il corteo trionfale di Marco Claudio Marcello dopo la caduta di Siracusa nel 211 abbia stimolato diverso approccio verso i santuari conquistati, poiché il fatto, all'epoca, suscitò molte reazioni negative.Miles, p. 65

Secondo Plinio il Vecchio, l'imperatore Augusto si impegnò a restituire parte dei manufatti trafugati dai suoi predecessori e ricollocarli nelle posizioni originarie.

Un precedente meramente legale per il rimpatrio dell'arte trafugata è ad opera di Cicerone, che fece condannare Gaio Licinio Verre, membro del senato responsabile di svariati saccheggi ai danni dei popoli sconfitti da Roma. Il discorso di Cicerone influenzò il pensiero illuminista europeo ed ebbe un impatto indiretto sul dibattito moderno sul rimpatrio dell'arte trafugata.Miles, p.4 L'argomentazione di Cicerone esprimeva determinati standard da rispettare quando si trattava di appropriarsi di beni culturali di un altro popolo,Miles, p.5 distinguendo tra usi pubblici e privati dell'arte, e stabiliva anche un codice di condotta per l'amministrazione imperiale da seguire in tempo di guerra. Sia Napoleone che Lord Elgin sono stati paragonati a Verre per le loro condotte saccheggiatorie.Miles, p. 5

Accanto alla pratica del saccheggio è documentata fin dall'antichità anche quella opposta: secondo il racconto biblico, nel 539 a.C. il re persiano Ciro il Grande, conquistata Babilonia, dispose il ritorno degli oggetti sacri al tempio di Gerusalemme.

Il saccheggio durante l'impero napoleonico

La portata del saccheggio durante l'impero napoleonico non ebbe precedenti nella storia moderna. I rivoluzionari francesi giustificarono il saccheggio su larga scala e sistematico dell'Italia nel 1796 considerandosi i successori politici di Roma, nello stesso modo in cui gli antichi romani si consideravano gli eredi della civiltà greca.Miles, p. 320 Sostennero inoltre che il loro sofisticato gusto artistico gli avrebbe permesso di apprezzare l'arte saccheggiata.Vedi Miles, p. 320 I soldati di Napoleone smantellarono rozzamente l'arte strappando i dipinti dalle loro cornici appese nelle chiese e talvolta causando danni durante il processo di spoliazione. I soldati di Napoleone si appropriarono delle collezioni private e persino della collezione papale.Miles, p. 321 Le opere d'arte più famose saccheggiate includevano i Cavalli di bronzo di San Marco (a loro volta bottino del sacco di Costantinopoli del 1204) e Laocoonte e i suoi figli, la più imponente scultura classica fino ad allora conosciuta.

Il Laocoonte aveva un significato particolare per i francesi perché era associato a un mito legato alla fondazione di Roma.Il Laocoonte era il leggendario sacerdote troiano che avvertì i Troiani di non accettare il cavallo di legno che i Greci offrirono ad Atena. Un dio ostile a Troia inviò serpenti marini per uccidere lui e i suoi figli, il che portò alla caduta di Troia e annunciò la definitiva fondazione di Roma, vedi Miles, p. 321 Quando l'opera fu portata a Parigi, si tenne un corteo trionfale modellato sul modello romano.

L'ampio saccheggio dell'Italia da parte di Napoleone fu criticato da artisti francesi come Antoine-Chrysostôme Quatremère de Quincy, che fece circolare una petizione che raccolse le firme di altri cinquanta artisti.Ironicamente uno dei nomi inclusi era quello di Vivant Denon, futuro direttore del Louvree faciltatore delle spoliazioni napoleoniche di artefatti dall'Egitto (cfr. Miles, p. 326) Con la fondazione del Museo del Louvre a Parigi nel 1793, l'obiettivo di Napoleone era quello di istituire una mostra enciclopedica di storia dell'arte, che in seguito sia Joseph Stalin e Adolf Hitler avrebbero tentato di emulare nei rispettivi paesi.

Napoleone continuò le sue depredazioni nel 1798, quando invase l'Egitto nel tentativo di salvaguardare gli interessi commerciali francesi. La sua spedizione in Egitto è nota per i 167 "savant" (sapienti, studiosi) che portò con sé, inclusi scienziati e altri specialisti dotati di strumenti per la registrazione, il rilevamento e la documentazione dell'Egitto antico e moderno e della sua storia naturale.Miles, p. 328 Tra le altre cose, le scoperte della spedizione includevano la Stele di Rosetta e la Valle dei Re vicino a Tebe. La campagna militare francese fu di breve durata e militarmente fallimentare. La maggior parte dei reperti raccolti (inclusa la Stele di Rosetta) furono sequestrati dalle truppe britanniche, finendo al British Museum. Tuttavia, le informazioni raccolte dalla spedizione francese furono presto pubblicate nei diversi volumi della Description de l'Égypte, che comprendeva 837 incisioni su rame ed oltre 3.000 disegni. In contrasto con la reazione pubblica di disapprovazione per il saccheggio delle opere d'arte italiane, l'appropriazione dell'arte egiziana suscitò interesse e fascino diffusi in tutta Europa, fomentando un fenomeno che venne chiamato egittomania.Miles, p. 329 Un risvolto moderno di quel saccheggio è rappresentato dagli ostacoli, legati all'assenza di documentazione (di un furto, di transazioni illecite, o anche solo di provenienza da un paese specifico), alle rivendicazioni attuali di rimpatrio. Ad esempio, nel 1994 la British Library ha acquisito frammenti di manoscritti Kharosthi e da allora si è rifiutata di restituirli a meno che la loro origine non fosse inequivocabilmente identificata.

Rimpatrio dopo le guerre napoleoniche

L'arte fu rimpatriata per la prima volta nella storia moderna quando Arthur Wellesley, primo duca di Wellington, fece riportare in Italia alcune delle opere saccheggiate da Napoleone, dopo la sconfitta dei francesi nella battaglia di Waterloo nel 1815. Questa decisione contrastava nettamente con la tradizione plurimillenaria secondo cui al vincitore spettava di diritto il bottino di guerra. Tale decisione è notevole, poiché privava l'Inghilterra vincitrice di un enorme valore, considerando che nella sola battaglia di Waterloo i costi finanziari e umani furono colossali; la decisione non solo di astenersi dal saccheggio della Francia, ma anche di rimpatriare i precedenti sequestri della Francia da Paesi Bassi, Italia, Prussia e Spagna, fu straordinaria.Miles, p. 330 Inoltre, gli inglesi pagarono le spese per la restituzione della collezione papale a Roma, poiché il papa non poteva finanziare lui stesso la spedizione.Miles, p. 331 Wellington si considerava un rappresentante di tutte le nazioni europee e credeva che fosse suo onere morale riportare l'arte trafugata nel proprio Paese d'origine.Miles, p. 332 Quando le truppe britanniche iniziarono a impacchettare le opere d'arte saccheggiate dal Louvre non mancarono i tumulti: secondo quanto riferito, la folla cercò di impedire la presa dei cavalli di San Marco.Miles, p. 334. Nonostante la natura senza precedenti di questo sforzo di rimpatrio, ci sono stime recenti secondo cui solo il 55% circa di ciò che era stato preso sia stato effettivamente rimpatriato: il direttore del Louvre dell'epoca, Vivant Denon, aveva inviato molte opere importanti in altre parti della Francia prima dell'arrivo degli inglesi.Miles, p. 341

Wellington proibì anche il saccheggio alle sue truppe, poiché riteneva che portasse all'indisciplina e alla distrazione dal dovere militare. Riteneva inoltre che ottenere il sostegno degli abitanti locali fosse un'importante vantaggio rispetto alle pratiche di Napoleone.Miles, p. 144

Il grande interesse pubblico per il rimpatrio dell'arte ha contribuito ad alimentare l'espansione dei musei pubblici in Europa e ha avviato esplorazioni archeologiche finanziate dai musei.

XX e XXI secolo

Saccheggio da parte della Germania nazista Uno dei casi più famigerati di saccheggio di opere d'arte in tempo di guerra fu l'appropriazione nazista di opere d'arte da proprietà pubbliche e private in tutta Europa. Il saccheggio iniziò prima della seconda guerra mondiale con sequestri illegali come parte di una sistematica persecuzione degli ebrei, che fu inclusa come parte dei crimini nazisti durante i processi di Norimberga.Come mostrato nel documentario Rape of Europa: The Fate of Europe's Treasures in the Third Reich and the Second World War di L.H. Nicholas, New York, 1994 Durante la seconda guerra mondiale, la Germania ha saccheggiato 427 musei nell'Unione Sovietica e ha spoliato o distrutto 1.670 chiese ortodosse, 237 chiese cattoliche e 532 sinagoghe.