Con l'appellativo Grande Inter si identifica il ciclo di vittorie conseguito dalla società calcistica italiana del Football Club Internazionale Milano negli anni 60 del XX secolo, periodo storico in cui si affermò come una delle migliori squadre di sempre a livello italiano ed europeo.
Sotto la presidenza del petroliere Angelo Moratti e guidata in panchina dall'allenatore franco-argentino Helenio Herrera, l'Inter si laureò fra il 1963 e il 1966 per tre volte campione nazionale (1962-63, 1964-65, 1965-66) e per due consecutive vincitrice della Coppa dei Campioni (1963-64, 1964-65) e della Coppa Intercontinentale (1964, 1965).
Lo schema tattico
A contraddistinguere il gioco della formazione erano la solidità difensiva – spesso assimilata al catenaccio –. e le veloci ripartenze in contropiede, cui si assommava la prolificità dei terminali offensivi.
Difesa Estremo difensore fu inizialmente Lorenzo Buffon, brevemente sostituito da Bugatti nelle ultime battute del torneo 1962-63: a difendere i pali giunse in seguito il concreto Sarti, con Miniussi di riserva.
Con i laterali Burgnich e Facchetti – rispettivamente dislocati a destra e sinistra – incaricati di contrastare le ali avversarie, il centrale Guarneri (che pure aveva iniziato la carriera in veste di terzino) agiva in marcatura sul centravanti: a coordinare i movimenti della retroguardia era il capitano Picchi, arretrato a libero dopo l'esperienza sulle fasce e divenuto un «allenatore in campo» tanto da contraddire persino le indicazioni di Herrera.
Il contributo del pacchetto difensivo era inoltre rintracciabile nell'innesco del contropiede, col supporto di Facchetti alla manovra d'attacco che ne fece il primo «fluidificante» nella storia del calcio italiano. Tra i principali rincalzi del reparto arretrato si segnalò il polivalente Malatrasi.
Centrocampo
In mediana – con l'obiettivo di neutralizzare il numero 10 opposto – venne dapprima schierato Zaglio, in luogo del quale, nel 1963, fu scelto Tagnin; a consacrarsi in tale posizione sarà poi Bedin, promosso titolare nel corso dell'annata 1964-65. Fulcro del gioco era il regista Suárez, calatosi nella parte dopo gli inizi da incursore: abile in fase d'impostazione, lo spagnolo era inoltre capace di armare con precisi lanci le punte.
Le sortite offensive erano demandate alla mezzala destra, posizione nella quale Mazzola rilevò Maschio già nell'autunno 1962. Lungo l'out sinistro agiva poi il "fantasista" Corso, inviso a Herrera per uno scarso atletismo bilanciato tuttavia dalle qualità tecniche e balistiche.
Attacco Con Di Giacomo a rimpiazzare Hitchens all'inizio del campionato 1962-63, nel ruolo di punta centrale agì successivamente Milani, il cui movimento apriva spazi utili agli inserimenti offensivi di Mazzola. Anche quest'ultimo ricoprì talvolta la suddetta posizione, altrimenti affidata al duttile Domenghini. Ulteriori interpreti del ruolo di centrattacco furono Cappellini e l'opportunista Peiró, con l'impiego di quest'ultimo circoscritto in prevalenza alle manifestazioni europee stante il regolamento dell'epoca riguardo al tetto massimo di due stranieri in campionato.
Come ala destra, si distinse il brasiliano Jair – la cui dote principale risiedeva nella velocità – preferito dal 1962 a Bicicli.
Storia Prologo 1960-61: il polemico esordio di Herrera
Nel 1960, dopo i modesti risultati conseguiti dal suo insediamento alla presidenza dell' avvenuto cinque anni prima, Angelo Moratti ingaggiò dal l'allenatore Helenio Herrera, soprannominato il "Mago", di cui era rimasto impressionato in seguito ad una partita di Coppa delle Fiere nella quale i catalani avevano travolto i meneghini. Sul mercato vennero acquistati il portiere Buffon, il terzino Picchi e il mediano Zaglio; la squadra aveva i suoi punti di forza nello stopper Bolchi e negli attaccanti Firmani e Angelillo, quest'ultimo capace di segnare 33 gol nel campionato 1958-59.
La Serie A 1960-1961 vide una partenza bruciante dell'Inter, che segnò nelle prime quattro giornate ben 18 gol: il 23 ottobre gli uomini di Herrera si ritrovarono soli in testa, inseguiti dai campioni uscenti della e dalla . Dopo una sconfitta dell'Inter col i capitolini tentarono la fuga, ma furono riacciuffati dai milanesi a Natale; i nerazzurri a fine gennaio si aggiudicarono il titolo d'inverno con 3 punti sui rivali cittadini del e 4 sul .. Il girone di ritorno iniziò all'insegna della Juve del Trio Magico: i torinesi, che avevano accusato una flessione nei mesi precedenti, vinsero 5 partite di fila e avvicinarono l'Inter. Furono, però, quattro sconfitte consecutive fra marzo e aprile, contro , , Milan e , a far scendere i nerazzurri in classifica dietro i bianconeri e i rossoneri.
Il 16 aprile si giocò Juventus-Inter: a Torino, sullo 0-0, la partita venne sospesa per un'invasione di campo da parte di tifosi entrati all'interno dello stadio senza biglietto. I nerazzurri ottennero in primo grado la vittoria per 0-2 a tavolino; tuttavia la Juventus fece ricorso e, la sera prima dell'ultima giornata di campionato, con le due contendenti a pari punti (46 a testa), la CAF modificò il verdetto iniziale, ordinando la ripetizione della gara e comminando ai bianconeri soltanto una multa. La decisione fu molto contestata, da parte meneghina, per via del doppio ruolo che ricopriva al tempo Umberto Agnelli, dall'agosto del 1959 presidente sia della FIGC (eletto anche con il sostegno della stessa società nerazzurra) che del club bianconero.
A quel punto tra le due squadre si creò una distanza di due punti, ma il 4 giugno, nonostante uno scialbo pareggio casalingo della Juventus (1-1) contro il Bari, quest'ultima si riconfermò campione d'Italia a causa della contemporanea sconfitta per 2-0 subita dall'Inter a Catania (circostanza che verrà ricordata con la famosa espressione Clamoroso al Cibali!). Il 10 giugno, in occasione dell'ormai ininfluente recupero del derby d'Italia, il presidente nerazzurro Moratti ordinò a Herrera di schierare la squadra De Martino per protesta contro la CAF, accusata di aver subito l'ingerenza di Agnelli (il quale si dimise dalla presidenza federale poco tempo dopo). La partita finì 9-1 per i padroni di casa; per i milanesi segnò su rigore il diciottenne Sandro Mazzola, figlio dell'indimenticato Valentino e futura bandiera nerazzurra, che realizzò così il suo primo gol con la maglia dell'Inter. I nerazzurri chiusero il campionato al terzo posto con 44 punti, dietro anche ai concittadini del Milan.
1961-62: lo scudetto sfumato Per la stagione successiva Moratti, dietro richiesta dell'allenatore, acquistò Luis Suárez dal Barcellona: il regista era stato un pupillo del Mago già in blaugrana. Giunsero anche il portiere di riserva Bugatti e l'attaccante britannico Hitchens. A tali arrivi corrispose l'addio di Angelillo, complice un rapporto sempre più difficile con il tecnico: l'italo-argentino venne ceduto alla .
In campionato l'Inter dominò il girone d'andata, perdendo solamente il derby di Milano e laureandosi campione d'inverno il 10 dicembre 1961 con quattro punti di vantaggio su e , nonché cinque sul . Ancora una volta, però, la seconda parte di stagione fu fatale per i nerazzurri, cui non bastò vincere il 4 febbraio 1962 la stracittadina di ritorno: un crollo primaverile favorì infatti la rimonta dei rivali rossoneri, che si aggiudicarono il tricolore lasciando alla Beneamata il secondo posto a cinque lunghezze di distacco.
Nel frattempo Moratti, afflitto da problemi di salute, aveva rassegnato il 20 marzo le dimissioni, pensando al contempo ad un'alternativa per Herrera: a pesare sul conto del Mago fu anche una diatriba col presidente bianconero Gianni Agnelli, sorta dopo alcune dichiarazioni polemiche del tecnico franco-argentino sul cammino dei piemontesi in Coppa Campioni. Il petroliere tornò sui suoi passi il 9 aprile per difendere la squadra da uno scandalo doping, il quale aveva coinvolto, fra numerosi calciatori di Serie A e B, anche gli interisti Bicicli, Guarneri e Zaglio: i tre nerazzurri subiranno una squalifica e una multa.
Il ciclo vincente 1962-63: il primo successo in campionato Dopo il secondo posto della stagione precedente, sul mercato l'Inter pescò soprattutto dal campionato italiano (Burgnich, Maschio, Di Giacomo), lanciando stabilmente tra i titolari anche l'emergente Facchetti, terzino con ottime doti offensive, e il primogenito di Valentino Mazzola, Sandro.. Importante fu poi la riconferma di Herrera: l'allenatore, che aveva chiesto la risoluzione del contratto con i nerazzurri in seguito alla crisi societaria, fu riaccolto invece a Milano al termine della Coppa del Mondo 1962, nella quale aveva guidato la Nazionale spagnola, proprio quando Edmondo Fabbri era pronto a insediarsi sulla panchina dell'Inter..
In porta c'era Lorenzo Buffon; la difesa veniva guidata da Armando Picchi, il capitano, trasformato in libero da Herrera; davanti a lui c'erano Tarcisio Burgnich, prelevato dal , e Aristide Guarneri. Sulla fascia sinistra venne attuata la prima rivoluzione tattica di Herrera: Giacinto Facchetti, confermato ormai in pianta stabile in prima squadra, diventò il primo terzino capace di affondare in avanti e trasformarsi in una vera e propria ala, il cosiddetto fluidificante. A centrocampo c'erano il mediano Franco Zaglio e il regista Luis Suárez; all'ala destra c'era il nuovo arrivato brasiliano Jair, riserva di Garrincha nella nazionale verdeoro, prelevato a novembre, mentre l'estrosità di Mario Corso dava un tocco di fantasia alla squadra e in attacco Sandro Mazzola, anch'egli confermato in prima squadra, fungeva da mezz'ala con al centro Beniamino Di Giacomo (scambiato a novembre con Hitchens).
Nelle prime giornate i nerazzurri stentarono, ma riuscirono comunque a rimanere nella parte alta della classifica.. Il 23 dicembre venne sconfitta la , ma un doppio pareggio intralciò la corsa nerazzurra e, il 13 gennaio, furono i bianconeri a terminare il girone d'andata in testa con un punto di vantaggio sui rivali, due sul e quattro sul Lanerossi Vicenza. L'aggancio dell'Inter sulla Juventus arrivò infine il 3 febbraio.
Successivamente, dopo un mese di coabitazione al primo posto, i torinesi persero il derby e l'Inter balzò in testa: non lasciò più la prima posizione, aumentò il suo vantaggio e terminò il campionato a quattro punti di distanza dalla Juventus. Il 5 maggio la capolista perse seccamente sul campo della , ma risultò essere matematicamente Campione d'Italia; fu il primo scudetto dell'era Moratti-Allodi (e ottavo della storia interista), arrivato su rimonta, dopo che nei due tornei precedenti erano stati proprio i nerazzurri ad essere superati. A contribuire in modo decisivo alla vittoria fu la difesa, già distintasi nei due precedenti tornei: Herrera puntò in questa stagione su un modulo maggiormente affine al catenaccio. Questa la formazione titolare: Buffon, Burgnich, Facchetti, Zaglio, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Di Giacomo, Suárez, Corso.
1963-64: sul tetto d'Europa