Molti furono i soprannomi con cui Enzo Ferrari venne denominato dalla stampa e nell'ambiente sportivo, durante la sua lunga carriera, come "Il Cavaliere", "Il Commendatore", "L'Ingegnere", "Il Mago", "Il Patriarca", "Il Grande Vecchio" o "Il Drake". Quest'ultimo, uno dei più noti, si riferisce al celebre corsaro inglese Francis Drake e venne coniato dagli avversari britannici nel secondo dopoguerra, con un misto di accusa e di ammirazione, per la dimostrata capacità e determinazione di Ferrari nel perseguire e cogliere risultati sportivi di portata assai superiore alla sua piccola azienda, che gestì sempre con piglio accentratore e patriarcale e non mancando di porsi, nelle competizioni, al confine dei limiti imposti dai regolamenti tecnici.Oscar Orefici, Ferrari: romanzo di una vita, Cairo, Milano, 2007.

Biografia La data di nascita Enzo Ferrari risulta essere nato a Modena il 20 febbraio 1898; secondo quanto da lui stesso raccontato, sarebbe in realtà nato il 18 febbraio, ma il padre avrebbe fatto registrare la sua nascita all'anagrafe soltanto due giorni dopo, a causa di una fortissima nevicata che avrebbe bloccato le strade impedendogli di raggiungere l'anagrafe comunale, facendolo dunque risultare come nato il 20 febbraio. La notizia della nevicata però non trova riscontro dalle osservazioni meteorologiche del 18 febbraio 1898, giorno in cui secondo l'Osservatorio Geofisico dell'Università di Modena e Reggio Emilia si registrò una temperatura minima di −1,8 °C e massima di +10,8 °C e nessun fenomeno nevoso (la stessa fonte sostiene che non nevicò mai durante tutto il mese di febbraio 1898).L. Lombroso, S. Quattrocchi, L'osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche, edizioni SMS ISBN 978-88-903023-2-9. La nascita del piccolo Enzo fu inoltre denunciata all'anagrafe dalla levatrice, in quanto il padre era assente, come risulta dall'atto di nascita n.287/1898 custodito presso il Comune di Modena. Al riguardo, occorre peraltro aggiungere che la madre di Enzo Ferrari era solita spedire a Maranello proprio il 20 febbraio un telegramma di auguri, per il compleanno del figlio e di suo nipote.

Infanzia e giovinezza Il padre, Alfredo Ferrari, detto Dino (1859-1915), era originario di Carpi, in provincia di Modena, mentre la madre, Adalgisa Bisbini (1872-1965), era nata a Marano sul Panaro, sempre in provincia di Modena. La famiglia viveva al civico 85 di via Camurri (poi via Paolo Ferrari), nella casa adiacente all'officina di carpenteria meccanica fondata da Alfredo, che lavorava per le vicine ferrovie; il complesso abitativo è stato preservato e trasformato nel museo Enzo Ferrari, con l'aggiunta di una nuova galleria espositiva.

Per tradizione familiare, i primogeniti maschi che portavano il cognome Ferrari dovevano sempre chiamarsi Alfredo ed essere soprannominati Dino: non faceva eccezione il fratello maggiore di Enzo (1896-1916), che ereditò dal padre nome e soprannome. I due fratelli erano molto diversi, in quanto il primo amava studiare, mentre il secondo aveva un rendimento scolastico piuttosto scarso: dopo una doppia bocciatura in prima superiore, lasciò la scuola, preferendo lavorare nell'officina del padre (partecipando ad esempio alla realizzazione della pensilina della stazione di Giulianova nel 1914Enzo Ferrari e il padre realizzarono la pensilina in ferro della stazione di Giulianova.), che ne fu alquanto deluso, in quanto desiderava che il figlio diventasse ingegnere. Il giovane Enzo, per contro, ambiva a diventare tenore d'operetta, giornalista sportivo o pilota automobilistico: riscontrando abbastanza presto di non essere portato per la prima strada, si fece notare in ambito giornalistico il 16 novembre 1914, quando riuscì a far pubblicare il suo resoconto della partita di calcio -Inter su La Gazzetta dello Sport.Storia Illustrata, n.4/1996, p. 9. Il richiamo verso l'automobilismo infine prevalse, soprattutto allorché il padre comprò la prima automobile, una De Dion Bouton monocilindrica, poi sostituita da una Marchand a due cilindri e infine da una Diatto 4 cilindri Torpedo; fu su questi mezzi che Enzo imparò a guidare.

Nel 1915 il padre morì a causa di una polmonite; l'anno seguente morì anche il fratello, partito come volontario allo scoppio della Grande Guerra. In attesa di essere chiamato alle armi, grazie alla sua conoscenza delle macchine utensili, il diciottenne Enzo trovò impiego, in qualità di istruttore, presso l'Officina Pompieri di Modena, dove si tenevano corsi per la preparazione di operai da utilizzare nelle industrie ausiliarie. Nel 1917 venne arruolato nel Regio Esercito e assegnato al 3º Reggimento d'artiglieria alpina, ma fu congedato nello stesso anno a causa di una pleurite.

L'attività lavorativa A causa della pleurite, Ferrari fu ricoverato in condizioni critiche dapprima a Brescia e poi nella sezione "incurabili" dell'ospedale del Baraccano di Bologna. Dopo due interventi e una lunga convalescenza, riuscì a riprendersi. Ottenuta una lettera di raccomandazione dal comandante del suo corpo, si recò a Torino, dove richiese un'opportunità professionale presso la FIAT, rimediando un cortese diniego dal direttore del personale Diego Soria. Il fatto lo gettò in una profonda prostrazione:

A rincuorarlo e convincerlo a rimanere nel capoluogo piemontese fu l'incontro, avvenuto alla stazione di Porta Nuova, con la sarta diciannovenne Laura Garello, originaria di Racconigi, con la quale si fidanzò.

Dopo un breve pellegrinaggio tra le molte aziende metalmeccaniche torinesi, trovò occupazione nella Carrozzeria Giovannoni, specializzata nel recupero di autocarri leggeri del tipo Lancia Zeta-12/15HP o Fiat Brevetti dismessi dall'uso bellico. Demolite le carrozzerie, gli autotelai venivano ricondizionati e consegnati alla Carrozzeria Italo-Argentina di Milano, che provvedeva a trasformarli in torpedo o coupé de ville di lusso. Compito del giovane Ferrari, oltre al lavoro d'officina, era quello di collaudare gli autotelai ricondizionati e consegnarli alla committente nel capoluogo lombardo. Divenne così un provetto guidatore. La domanda di autotelai recuperati, però, si affievolì in pochi mesi, man mano che le case automobilistiche venivano progressivamente riconvertite alla produzione civile, lasciando nuovamente intravedere a Ferrari la disoccupazione.

Fu durante una delle sue trasferte a Milano che, alla fine del 1919, trovò una nuova occupazione, in una piccola impresa meccanica milanese, la CMN, della quale era socio Ugo Sivocci, conosciuto casualmente da Ferrari nel Bar Vittorio Emanuele di via Orefici. Ferrari e Sivocci divennero amici ed il secondo prese a cuore la situazione del primo, all'epoca squattrinato, ingaggiandolo come assistente al collaudo. La prima competizione importante cui partecipò fu la X Targa Florio, ma la prestazione gli fu pregiudicata allorché la sua CMN 15/20HP fu fermata dai dimostranti durante una manifestazione politica: Ferrari riuscì a raggiungere Palermo solo quando i cronometristi avevano ormai abbandonate le loro postazioni.Donatella Biffignandi, Sivocci, l'amico di Enzo Ferrari, La Manovella, n.7/2003. Nel 1920 cominciò a correre con l'Alfa Romeo, che all'epoca era un club per gentlemen-drivers. Una volta normalizzata la propria disponibilità economica, decise di accasarsi con Laura, che sposò a Torino il 28 aprile 1923. Nello stesso anno Ferrari vinse la prima edizione del Gran premio del Circuito del Savio (Savio è una frazione di Ravenna). Secondo quanto narrato dallo stesso Ferrari, fu in quell'occasione che incontrò la contessa Paolina de Biancoli, madre dell'aviatore eroe della prima guerra mondiale Francesco Baracca, la quale gli consegnò un'immagine del simbolo che il figlio portava sulla carlinga, un cavallino rampante, e gli disse: «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna». A partire dal 1932 questo simbolo (su fondo giallo, colore della città di Modena) apparve sulla carrozzeria delle vetture utilizzate dalla Scuderia Ferrari. Nel 1924 fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine della Corona del Regno d'Italia.Massimo Binelli, La quotazione in borsa della Ferrari, Franco Angeli, Milano, 2003.

Sempre nel 1924 Enzo Ferrari partecipò alla fondazione del giornale sportivo bolognese «Corriere dello Sport», rimanendo consigliere delegato della società editrice fino al 1926, anno del suo disimpegno dall'editoria. Nello stesso anno vinse la coppa Acerbo a Pescara; alla fine della stagione sportiva dovette troncare ogni attività agonistica a causa di un forte esaurimento nervoso, che lo costrinse a ritornare a Modena per lunghe cure. A coronamento della sua carriera sportiva, gli furono conferite le onorificenze di Cavaliere Ufficiale e Commendatore della Corona. Nel 1929, completamente rimessosi, venne richiamato a Milano per fondare una squadra corse collegata all'Alfa Romeo, che sarebbe diventata celebre come Ferrari.

Ferrari convinse il grande progettista Vittorio Jano a lasciare la FIAT e approdare alla Ferrari, inseguendo con lui i suoi sogni. All'epoca Enzo gestiva lo sviluppo delle vetture Alfa e costruì un team di oltre 40 piloti, tra cui Antonio Ascari, Giuseppe Campari e Tazio Nuvolari. Ferrari stesso continuò a correre fino alla nascita, nel 1932, del figlio Alfredo, detto Dino.

La nascita della Ferrari La crisi economica nel 1933 portò l'Alfa Romeo a ritirarsi fino al 1937. Poco dopo Ferrari creò l'Auto Avio Costruzioni (AAC) con sede a Modena. A causa della guerra, per paura dei bombardamenti, nel 1943 Enzo Ferrari trasferì l'AAC nel suo nuovo stabilimento di Maranello. Dopo la guerra, Ferrari creò la "Scuderia Ferrari", la sezione sportiva della casa automobilistica Ferrari, che era esistente fin dal 1930, ma che fu costituita in ragione sociale solo nel 1947.

La prima gara disputata nel campionato mondiale fu il Gran Premio di Monaco, il 21 maggio 1950, mentre la prima vittoria in F1 fu il Gran Premio di Gran Bretagna del 1951 con José Froilán González, sbaragliando lo squadrone Alfa Romeo. Fu la vittoria che diede inizio, nel mondo della F1, al declino dell'Alfa Romeo (la casa lombarda, pur vincendo il mondiale del 1951, decise di ritirarsi per questioni economiche, concentrandosi sulla produzione di veicoli stradali, senza portare in gara il rivoluzionario progetto 160, erede della 159) e, contemporaneamente, all'ascesa della Ferrari, causando al Drake«Lo hanno definito anche 'stregone,' o 'Drake', con chiara allusione al leggendario corsaro», da Enzo Biagi, Ferrari - The Drake, Biblioteca Universale Rizzoli. un conflitto di sentimenti tra la sua nuova azienda e la vecchia casa milanese alla quale doveva ogni sua fama e conoscenza in campo automobilistico.

Il primo titolo mondiale di F1 giunse nel 1952 con Alberto Ascari. La Scuderia Ferrari è sempre stata attiva nel campionato del mondo di Formula 1 fin dalla sua istituzione e ne ha vinto 15 volte il titolo piloti e 16 volte quello costruttori.

La conversione di Ferrari da pilota e direttore di scuderia sportiva in industriale dell'automobile fu stimolata dall'amicizia-competizione con Adolfo Orsi, proprietario della Maserati, e soprattutto con Vittorio Stanguellini, che alla fine degli anni quaranta dominava i circuiti del mondo con le auto FIAT abilmente modificate. Testimonianze modenesi attestano che Ferrari si sarebbe avvalso dell'esperienza delle officine di Stanguellini, usufruendo anche di tecnici dell'amico-avversario.Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i comuni dell'antica strada consolare, Bologna, Il Sole 24 ore - Edagricole, 2003, p. 158.

Ferrari fu insignito di molti titoli, ma quello di cui più si vantava era quello di "ingegnere meccanico", datogli ad honorem nel 1960 dall'Università di Bologna.

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