La storia della Repubblica Italiana dal 1981 al 1994 è quel periodo della storia repubblicana successivo agli anni di piombo caratterizzato dal punto di vista politico dai governi sostenuti dal pentapartito e terminato col disfacimento del sistema partitico che ha plasmato la prima repubblica. I numerosi scandali politici e finanziari avvenuti in questo periodo hanno fatto in modo che venisse denominato nel lessico giornalistico di Indro Montanelli come gli anni di fango, locuzione usata per la prima volta nell'omonimo volume della Storia d'Italia.

I primi anni ottanta (1981-1983)

I governi Spadolini e l'ascesa di Craxi

All'inizio deli anni ottanta la Democrazia Cristiana (DC) si ritrovò logorata dalla gestione degli "anni di piombo" e dalle lotte intestine dovute alla fine del "compromesso storico". Con lo scandalo scaturito dalla scoperta della loggia massonica P2 il 26 maggio 1981 cadde il governo Forlani, aprendo così di fatto una crisi istituzionale.. In questo contesto, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini nominò alla Presidenza del Consiglio il segretario nazionale del Partito Repubblicano Italiano (PRI) Giovanni Spadolini che divenne così il primo capo di governo non democristiano dalla nascita della Repubblica Italiana. Il primo governo Spadolini si insediò il 28 giugno 1981 inaugurando la formula del pentapartito, un'alleanza che includeva oltre alla DC e al PRI anche il Partito Socialista Italiano (PSI) di Bettino Craxi, il Partito Liberale Italiano (PLI), il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).. In risposta allo scandalo della P2 il governo, in accordo con la presidenza della Repubblica, sostituì i vertici dell'esercito e dei servizi segreti, inoltre fu insediata una commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da Tina Anselmi e nel gennaio del 1982 fu approvata una legge per la soppressione della P2 e l'inasprimento dei controlli sulle associazioni segrete. Sul piano economico il governo mantenne sostanzialmente invariata la spesa pubblica, mentre l'inflazione scese dal 20% al 16%. A livello internazionale il governo concesse alla NATO la riattivazione della base missilistica di Comiso nell'agosto del 1981, provocando la protesta del segretario del PCI siciliano Pio La Torre. Un ulteriore segno del rafforzamento dei legami militari con i paesi NATO si ebbe nell'agosto del 1982, quando il governo inviò per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale un contingente militare all'estero nella Missione Italcon Libano, partecipando in cooperazione con la Forza Multinazionale di Francia, Stati Uniti e Regno Unito alle operazioni di peacekeeping nella guerra del Libano..

La mancata approvazione di un decreto sulle agevolazioni fiscali a favore dei petrolieri proposto dal ministro delle finanze, il socialista Rino Formica, provocò il 7 agosto 1982 le dimissioni del governo. La crisi si risolse rapidamente e nell'arco di due settimane si insediò il secondo governo Spadolini, detto anche "governo fotocopia" in quanto ricalcava fedelmente la composizione del precedente. Si trattò però di un governo molto debole e dopo un ulteriore incremento del contingente militare in Libano a novembre Spadolini si dimise. La causa delle dimissioni fu la "lite delle comari", uno scontro relativo alla separazione tra Ministero del tesoro e la Banca d'Italia che coinvolse il ministro delle finanze, il socialista Rino Formica, e il ministro del tesoro, il democristiano Beniamino Andreatta.. Il 1º dicembre 1982 si insediò allora il quinto governo Fanfani, a guida DC era sostenuto da PSI, PLI e PSDI, ma non dal PRI ancora irritato dalla caduta del governo Spadolini. Fanfani rimase in carica solamente fino al 29 aprile, quando in seguito al ritiro della delegazione del PSI il Presidente della Repubblica annunciò per il 26 giugno 1983 elezioni anticipate.

Alle elezioni del 1983 il PSI si presentò profondamente rinnovato dalla figura di Bettino Craxi. Esponente quarantenne della corrente minoritaria degli autonomisti, Craxi ascese alla segreteria del PSI con l'intenzione di risollevare le sorti del partito che allora si trovava ai minimi storici, stretto nella tenaglia del tentativo di compromesso storico tra la DC e il PCI, rilanciando le posizioni del socialismo liberale e del presidenzialismo... Craxi riuscì anche a far eleggere alla Presidenza della Repubblica Sandro Pertini, uomo della vecchia guardia del PSI che durante il suo mandato propose un riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni, mostrando il lato umano della politica specialmente negli eventi più seguiti dall'opinione pubblica come l'incidente di Vermicino e la vittoria della nazionale nella finale del campionato mondiale di calcio 1982; per il suo carisma, il suo modo di fare schietto e ironico Pertini fu definito "il presidente più amato dagli italiani".

La DC invece si presentò alle elezioni fortemente indebolita dagli eventi incorsi durante la segretaria di Flaminio Piccoli, il quale nel maggio del 1982 rassegnò le dimissioni. Alla corsa per la segreteria si presentarono per l'ala destra Arnaldo Forlani, sostenitore di una collaborazione più organica con il PSI, mentre per la sinistra Ciriaco De Mita, sostenitore del compromesso col PCI.. Con l'elezione di De Mita la nuova segreteria tentò di riavvicinare la DC alla società civile e al mondo cattolico oltre a svecchiarne la classe dirigente. Nonostante i tentativi di riammodernamento, alle elezioni del 26 giugno 1983 la DC perse oltre cinque punti percentuali raggiungendo il suo minimo storico, i voti persi dai democristiani si riorientarono verso il PSI, il PRI e il Movimento Sociale italiano (MSI), mentre il PCI subì una lieve flessione. La DC perse così la sua funzione di guida politica del paese, aprendo la strada a Bettino Craxi che il 4 agosto 1983 fu nominato Presidente del Consiglio..

La crescita delle organizzazioni criminali

A partire dagli anni settanta le inchieste della French Connection colpirono duramente il clan dei Marsigliesi che perse quindi il monopolio sui traffici di eroina in favore della mafia siciliana.. La mafia siciliana, anche chiamata Cosa nostra, diventò quindi il principale attore mondiale nel processo di raffinazione dell'eroina acquistando la materia prima nei paesi orientali, per poi raffinarla in Sicilia e quindi distribuirla in Europa e Nord America riciclando i notevoli profitti ottenuti.. In questa situazione così favorevole, Cosa nostra riuscì inoltre ad instaurare attraverso il voto di scambio profondi legami con la politica siciliana e tramite figure di spicco della DC locale quali Salvo Lima e Vito Ciancimino, incrementando come mai prima d'ora l'infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici e le speculazioni edilizie (tra quelle di maggiore impatto si cita il sacco di Palermo).. In questo periodo la mafia siciliana iniziò anche ad intessere rapporti con la camorra campana, ma alcuni clan per evitare l'eccessiva egemonia dei siciliani si coalizzarono sotto la guida di Raffaele Cutolo nella Nuova Camorra Organizzata che diede inizio nei primi anni ottanta a una sanguinosa faida verso i clan della Nuova Famiglia, favorevoli invece alla collaborazione. In Calabria la 'ndrangheta nonostante un progressivo inserimento nel business del traffico di droga, mantenne come sua attività principale quella dei sequestri di persona spesso impiegati per mantenere attivo il racket verso l'imprenditoria locale e per distogliere le indagini dalle attività più lucrative dell'organizzazione..

I mutamenti in atto interessarono anche la gerarchia interna delle cosche mafiose, con la seconda guerra di mafia scoppiata nel 1981 il clan dei Corleonesi, comandato dai boss Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano e Luciano Liggio, riuscì ad imporsi sulle famiglie di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo inaugurando una nuova strategia di attacco verso le istituzioni. Tra le prime vittime di questa nuova condotta vi fu nel 1979 il capo della Squadra mobile di Palermo Boris Giuliano, mentre l'anno successivo toccò al Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, all'ufficiale dei Carabinieri Emanuele Basile e al magistrato Gaetano Costa. In risposta a questi tragici avvenimenti il 3 aprile 1982 il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, già attivo nella lotta al terrorismo, fu nominato prefetto di Palermo. Alla sua nomina seguì un incremento della violenza mafiosa che non lesinò dal colpire anche le istituzioni: il 30 aprile fu ucciso il segretario regionale del PCI Pio La Torre e il 3 settembre lo stesso generale dalla Chiesa fu assassinato insieme alla scorta nella strage di via Carini. Il 13 settembre 1982 fu approvata legge Rognoni-La Torre, una legge ideata dal comunista Pio La Torre e dal democristiano Virginio Rognoni contenente le prime misure relative alla prevenzione del fenomeno mafioso.. Nel frattempo il capo dell'Ufficio Istruzione di Palermo Rocco Chinnici con la collaborazione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, portò avanti l'idea di costituire un gruppo di magistrati che si occupasse delle attività mafiose, il pool antimafia; l'idea fu poi concretizzata da Antonino Caponnetto, subentrato a Chinnici dopo che quest'ultimo fu assassinato il 29 luglio 1983.

I governi Craxi (1983-1987)

L'affermazione del pentapartito e il declino del PCI Il primo governo Craxi consolidò definitivamente la coalizione del pentapartito includendo importanti personalità dei partiti alleati tra i ministri: Arnaldo Forlani, Giulio Andreotti, Oscar Luigi Scalfaro, Mino Martinazzoli per la DC, il segretario del PRI Giovanni Spadolini, quello del PSDI Pietro Longo e successivamente anche quello del PLI Valerio Zanone.. La partecipazione dei partiti al governo fu rafforzata dalla creazione del Consiglio di gabinetto, un organo composto dal vicepresidente del Consiglio e da sette ministri scelti per l'importanza del ministero assegnato o per il ruolo assunto nel partito di appartenenza. Questo nuovo assetto politico, inserito nel contesto del definitivo fallimento del compromesso storico tra la DC e il PCI, incrementò l'importanza dei piccoli partiti del centro (PRI, PLI e PSDI) assolutamente necessari per garantire la maggioranza al governo. La coalizione del pentapartito si impose non solo a livello nazionale, ma anche regionale e comunale provocando la fine delle giunte di coalizione con il PCI, anche se nei comuni dove erano impossibili maggioranze alternative le alleanze tra PCI e PSI sopravvissero.. La forte unione della coalizione di governo consentì nel 1985 l'elezione alla Presidenza della Repubblica al primo scrutinio del democristiano Francesco Cossiga, candidatura sostenuta anche dal PCI.