Il Corpus dionysianum (o areopagiticum o ancora dionysiacum) è un corpus di testi teologici in greco antico, i cui autori e la data di realizzazione sono incerti. Il corpus fu tradotto in latino nel IX secolo da Giovanni Scoto Eriugena.

È composto dal De coelesti hierarchia, dal De ecclesiastica hierarchia, dal De divinis nominibus, dal De mystica theologia e da dieci lettere, anche se molto probabilmente il complesso originale era molto più ampio di quello riscoperto nel tardo Medioevo e che è giunto fino ai giorni nostri.

Le opere vengono attribuite ad uno pseudo-Dionigi l'Areopagita, noto per le teorie estetiche di "consonantia et claritas" che informarono l'arte medievale, e fortemente influenzato dal neoplatonismo.

Complesso Il Corpus è composto da:Pseudo Dionysius: The Complete Works, Paulist Press, 1987 .

I nomi divini (titolo originale: Περὶ θείων ὀνομάτων; conosciuto in Occidente con il titolo latino De divinis nominibus); La gerarchia celeste (Περὶ τῆς οὐρανίου ἱεραρχίας; conosciuto in Occidente con il titolo latino De coelesti hierarchia); La gerarchia ecclesiastica (Περὶ τῆς ἐκκλησιαστικῆς ἱεραρχίας, conosciuto in Occidente con il titolo latino De ecclesiastica hierarchia); La Teologia mistica (Περὶ μυστικῆς θεολογίας; conosciuto in Occidente con il titolo latino De mystica theologia), «un'opera breve ma incisiva che tratta della teologia negativa o apofatica e in cui la teologia diventa esplicitamente "mistica" per la prima volta nella storia»;Kevin Corrigan, L. Michael Harrington, Pseudo-Dionysius the Areopagite, Stanford Encyclopedia of Philosophy, 2014. Dieci epistole.

Altre sette opere sono menzionate più volte dallo pseudo-Dionigi nelle sue opere superstiti, e si presume che siano perseAndrew Louth, "The Reception of Dionysius up to Maximus the Confessor", in: Sarah Coakley, Charles M. Stang (eds), Re-thinking Dionysius the Areopagite, John Wiley & Sons, 2011, p. 49. o che siano opere fittizie menzionate dall'Areopagita come un espediente letterario per dare l'impressione ai suoi lettori del sesto secolo di avere a che fare con i frammenti superstiti di un corpus di scritti molto più grande risalente al primo secolo.In support of this view, there is no trace at all of these 'lost' treatises: despite the interest in Dionysius from as early as the sixth century, no mention of them is to be found. See Louth, Dionysius the Areopagite, (1987), p20. I titoli di queste opere sono:Salvatore Lilla, (2014), Dionisi l'Areopagita e il platonismo cristiano, Morcelliana, p. 166.

Schizzi teologici (Θεολογικαὶ ὑποτυπώσεις), Teologia simbolica (Συμβολικὴ θεολογία), Sulle proprietà e gli ordini angelici (Περὶ ἀγγελικῶν ἰδιοτήτων καὶ τάξεων), Sul giusto e divino giudizio (Περὶ δικαίου καὶ θείου δικαστηρίου), Sull'anima (Περὶ ψυχῆς), Sulle realtà intellegibili e sensibili (Περì τῶν νοητῶν καὶ αἰσθητῶν), Sugli inni divini (Περì τῶν θείων ὕμνων).

La teologia del Corpus Dionysianum Nel Corpus Dyonisianum viene analizzata la dimensione dello Spirito, che risulta collegato al corpo per il tramite dell'anima.

In accordo con il platonismo, l'anima è il punto di unione fra l'intelligibile e il principio materiale, il sensibile. L'intelligibile sono le idee-essenze che danno forma al corpo e al carattere di ogni persona, e sono parte di Dio che è tutte le idee. Se l'anima è creata in loro analogia (come affermerà anche Tommaso d'Aquino), e le idee di cui è fatta sono una copia diversa dall'originale che è Dio, tuttavia l'anima è un ponte fra la materialità del corpo e l'originale di queste idee.

L'anima crea un legame fra gerarchie celesti e gerarchie terrene, e le realtà dell'Io e di Dio.

Attraverso la mediazione dell'anima tra Dio e il mondo, nasce una comunità di anime, che sono quindi unite sia nell'intelligibile che nel sensibile. È perciò più di una comunità di pensieri e intenti come può essere una scuola filosofica, è un'unione anche sensibile che crea un Corpo solo. L'anima unisce ognuno a Dio, mentre Dio unisce tutte le anime con Lui nello Spirito.

Dio è Spirito che ha liberamente unito l'intelligibile al sensibile in Gesù, il quale ha un Corpo (sensibile) che è la divinità stessa. Mentre Dio è «Colui che ha capacità di essere gli altri restando Sé stesso», la singola anima ha invece il libero arbitrio di rifiutare l'unione con l'intelligibile e staccarsi da Dio: perciò lo Spirito non è un'essenza tipicamente dell'uomo, bensì una delle dimensioni cui può partecipare.

Il primo passaggio compiuto da Dionigi è quello della teologia affermativa o catafatica, che arriva progressivamente al culmine di quanto si può affermare di Dio, predicato come maggiore della semplice unione di tutti gli enti. Questa parte esamina nel dettaglio tutto ciò che si può affermare di Dio in quanto «capace di essere gli altri».

Il secondo passaggio riguarda quel che si può affermare di uno Spirito che invece «resta Sé stesso», distinto dagli enti creati. Ciò costringe a negare tutto quanto si è affermato, escludendo la sovra-essenza attribuita a Dio, ossia tutte le anime con cui è stato identificato.

Già Agostino d'Ippona aveva parlato di teologia catafatica e apofatica, come inevitabile suddivisione operata dalla teologia, attribuendole al fatto che Dio è indicibile e impredicabile, come l'Uno di Plotino. Boezio aveva aggiunto che queste due dimensioni della teologia derivano dalla natura spirituale di Dio.

Al momento positivo della teologia catafatica segue dunque quello negativo dell'apofatica, che è «silenzio e tenebra», in cui resta lo Spirito, ma la fusione delle anime, che pur continua a esistere, diviene impredicabile ("silenzio") e inintuibile ("tenebra").

La trattazione dei nomi divini si lega in un secondo momento alla teologia mistica.

Paternità

La prime attestazioni Le opere dello Pseudo Dionigi apparvero improvvisamente nel VI secolo. Di seguito daremo una retrospettiva delle prime attestazioni delle opere del misterioso autore del Corpus.Questa retrospettiva riprende quella data da Ernesto Sergio Mainoldi nel suo libro: "Dietro ‘Dionigi Areopagita’. La genesi e gli scopi del Corpus Dionysiacum". Città Nuova, Roma 2018.

525-528: Severo di Antiochia

Contra additiones Iuliani (cap. 41) Edizione critica: Severus Antiochenus, Contra additiones Iuliani, in Id. La polémique antijulianiste, II A. Le Contra Additiones Juliani, ed. R. Hespel, Brepols, Louvain 1968 (Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, 295; Scriptores Syri 124 [Textus]). La traduzione francese è invece presente nel Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, 296; Scriptores Syri 125 [Versio], sempre a cura di R. Hespel.

Dopo aver "presentato" lo Pseudo Dionigi come il (vero) Dionigi, il futuro vescovo di Atene che insieme ad altri credette e seguì Paolo,E non "convertito". Infatti, il termine classicus, sebbene erroneo, per «conversione» è metànoia; nel testo degli Atti (17, 34) non è presente: i verbi utilizzati sono κολλάω (unirsi) e πιστεύω (credere) Severo cita il passo II. 9 del De divinibus nominibus, nel quale si presenta l'indicibilità della formazione divina di Gesù in forma umana.

Adversus apologiam Iuliani (cap. 25) Edizione critica: Severus Antiochenus, Adversus Apologiam Iuliani, in Id. La polémique antijulianiste, II B. Le Adversus Apologiam Iuliani, ed. R. Hespel, Brepols, Louvain 1969 (Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, 301; Scriptores Syri 126 [Textus]). La traduzione francese è invece presente nel Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, 302; Scriptores Syri 127 [Versio], sempre a cura di R. Hespel.

Di questa opera noi sappiamo il terminus ante quem. Infatti il colophon del manoscritto che contiene l'opera in questione, il Vat. Syr. 140, ci informa che la traduzione siriaca dell'opera (perduta) in greco, fu fatta da un certo Paolo di Callinico nell'anno 528.Riportiamo, limitatamente alla parte che ci interessa, la traduzione latina data da Assemani nel suo Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codicum manuscriptorum catalogus in tres partes distributus: in quarum prima Orientales, in altera Graeci in tertia Latini Italici aliorumque Europaeorum idiomatum codices (vol. 3), p. 232. «Explicit Liber hic mense Aprili, anno Graec. 839 (Chr. 528) in Edessa urbe Mesopotamiae diebus Domini Johannis filii Aphtonii, Abbatis Monasterii Seleuciae Sancti Thomae; opera et studio Paulo Callinicensis, qui e Graeco in Syriacum curavit convertendos hosce Libros sanctu et beati Patriarchae Domini Severi [...]»

Anche qui, stessa presentazione e stesso passo citato. Ma, è importante sottolinearlo che, sebbene il testo siriaco della "presentazione" di questa opera sia uguale a quello del Contra additiones, il testo della citazione del De divinibus nominibus presenta della differenze dalla versione di Sergio di Reshaina.

Epistula Severi ad Iohannem igumenum (Ep. 3) Severus Antiochenus, Epistula ad Iohannem igumenum, 3 in Doctrina Patrum de incarnatione verbi. Ein griechisches Florilegium aud der Wende des 7. und 8. Jahrhunderts, ed. F. Diekamp, Münster I. W. 1907, XXIV, p. 309, (linee) 15-25.

In questa epistola, preservataci in greco in un florilegio del VII secolo, Severo cita un passo famoso della Epistola IV, nel quale il misterioso autore conia il termine θεανδρικός, teandrico, termine col quale si designano le operazioni umane-divine di Gesù. Severo cita questo passo in polemica dell'Aftartodocetismo di Giuliano di Alicarnasso. Infatti se questa posizione cristologica affermava l'incorruttibilità umana di Cristo fin dall'inizio (e pertanto Cristo non era del tutto umano né del tutto divino), Severo invece nel termine coniato dallo Pseudo Dionigi vi intravede quella che riflette la sua posizione: cioè la natura composta di Cristo.

L'autore del Corpus Areopagiticum fu identificato come il Dionigi l'Areopagita convertito da San Paolo (Atti, 17, 34). Circolavano varie leggende su Dionigi, divenuto una figura emblematica della diffusione del Vangelo nel mondo greco. Secondo alcune tradizioni antiche, Dionigi sarebbe diventato il primo vescovo di Cipro o di Milano, o sarebbe stato l'autore della Lettera agli Ebrei; secondo Eusebio di Cesarea Dionigi era considerato il primo vescovo di Atene. Non sorprende, quindi, che l'autore del Corpus abbia scelto di adottare il nome di una figura come Dionigi, che pure viene menzionato solo brevemente nelle Scritture. Colm Luibhéid, Paul Rorem (eds.), Pseudo-Dionysius: the Complete Works, Mahweah (NJ), Paulist Press, 1987, p. 22

La paternità del Corpus Dionysiacum fu inizialmente controversa: l'autorità di Dionigi fu invocata da Severo di Antiochia e dai suoi seguaci a conferma della loro cristologia monofisita. Al contrario, il vescovo Ipazio di Efeso, che incontrò i monofisiti e i severiani durante la conferenza del 532 voluta dall'imperatore Giustiniano I, contestò l'autenticità degli scritti basandosi sulla constatazione che nessuno dei Padri o dei Concili vi aveva mai fatto riferimento. Ipazio considerava il Corpus alla stregua dei testi apollinariani diffusi durante la controversia nestoriana e fatti passare come opere di Papa Giulio e Atanasio, utilizzati dai monofisiti a sostegno delle loro dottrine.Ronald F. Hathaway, Hierarchy and the Definition of Order in the Letters of Pseudo-Dionysius: A Study in the Form and meaning of the Pseudo-Dionysian Writings, The Hague, Martinus Nijhoff, 1969, p. 13