Gli effetti tossici degli elisir di lunga vita, contenenti metalli e minerali quali mercurio e arsenico, dellalchimia cinese causarono numerosi casi avvelenamento nel corso dei secoli. La storiografia ufficiale cinese, le c.d. Ventiquattro Storie (zh. ), registra il decesso per assunzione di tali elisir di diversi imperatori, nobili e funzionari. Il primo imperatore a morire per avvelenamento da elisir fu probabilmente proprio il primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang (morto nel 210 a.C.), e l'ultimo fu Yongzheng (morto nel 1735) della dinastia Qing.

Nonostante fosse risaputo che le pozioni dell’immortalità potevano essere mortali, i fangshi prima e gli alchimisti taoisti poi continuarono a produrne per due millenni, a riprova d'una pratica che trovava largo consenso nel contesto culturale cinese per motivi che sono ancora oggi fonte di acceso dibattito.

Terminologia L'etimo di lingua italiana "elisir" deriva dal latino medievale elixir, dall'arabo إكسير ( al-ʾiksīr ), probabilmente dal greco antico ξήριον (xḗrion "una polvere essiccante per ferite"). Lelisir origina nell'alchimia medievale europea come «preparato per trasformare i metalli umili in oro» (v.si pietra filosofale) o «droga/essenza che prolunga indefinitamente la vita» (i.e. elisir di lunga vita). La parola è stata estesa figurativamente a significare «un rimedio sovrano per la malattia e adottato come epiteto per le medicine dei ciarlatani» (es. Elisir di Daffy) e «quintessenza/anima d'una cosa, il suo nocciolo o principio segreto». Nell'uso moderno, elisir è termine farmaceutico per «una soluzione aromatica zuccherata di alcol e acqua che serve come veicolo per la medicina». Al di fuori dei contesti culturali cinesi, per avvelenamento da elisir s'intende una contaminazione accidentale: es. l'avvelenamento di massa da elisir di sulfanilamide del 1937 negli Stati Uniti d'America.

è la parola chiave nell'elisir cinese di lunga vita. Il cinabro, minerale rosso (zh. ), era anticamente utilizzato per produrre il pigmento vermiglio (zh. ) e l'elemento del mercurio (zh. o )..

Secondo il Dizionario Etimologico ABC del cinese antico, l'etimologia del cinese standard moderno dān deriva dal cinese antico *tān (< * tlan ?) 丹 "rosso; vermiglio; cinabro", gān矸 in dāngān丹矸 da * tân-kân (< * tlan-klan ?) "cinabro; minerale vermiglio", e zhān da * tan旃 "una bandiera rossa" a sua volta dal proto-Kam-Sui * h-lan "rosso" o dal proto-sino-tibetano * tja-n o * tya-n " rosso". I doppietti * t- iniziale e * t- o * k- indicano appunto che l'antico cinese ha preso in prestito il termine da altra lingua.

Sebbene la parola dan ricorra frequentemente nella scrittura sulle ossa della tarda dinastia Shang (1600–1046 a.C. circa) e nelle iscrizioni su bronzo e su sigilli della dinastia Zhou (1045–256 a.C.), i paleografi non concordano sull'origine grafica del logografo 丹 e delle sue antiche varianti 𠁿 e 𠕑. Le prime scritture combinano un punto 丶o un tratto ⼀ (raffigurante un pezzo di cinabro) al centro d'una cornice circostante che si dice rappresenti, a seconda dell'interpretazione. Le principali interpretazioni sono: « rappresenta la miniera da cui si estrae il cinabro» (Shuowen Jiezi); «il crogiuolo degli alchimisti taoisti» (Léon Wieger); «il contenuto di un recipiente quadrato» (Bernhard Karlgren); «posto in un vassoio o tavolozza per essere utilizzato come pigmento rosso» (Wang Hongyuan); «polvere minerale su un tessuto filtrante teso» (Joseph Needham e Gwei-djen Lu)..

Molti nomi di elisir cinesi sono composti di dan: (con ); (con ); e (con ). era un altro nome antico per l'elisir di lunga vita in Cina. La semantica stessa delle fasi e degli strumenti del processo di produzione alchemica prevedeva ampio uso di composti lessicali di dan: la preparazione delle pillole dell'immortalità era e l'apposito calderone era il , ove è la più diffusa tipologia di vaso tripode, anche d'uso cerimoniale/rituale, dell'Antica Cina. Inoltre, gli antichi cinesi credevano che altre sostanze fornissero longevità e immortalità, in particolare il fungo .

La formazione in seno all'alchimia cinese, per tramite del (c. 320) di Ge Hong, delle due distinte correnti del Waidan (zh. ) basato sulla chimica e del Neidan (zh. ) basato sulla fisiologia ha dato significati analoghi ma nuovi ai vecchi termini. Il corpo umano diventa così metaforicamente il in cui l'adepto forgia i Tre Tesori ( ) dell'elisir d'oro jindan (zh. ) all'interno del nella parte inferiore dell'addome, il centro di massa del corpo umano nella medicina tradizionale cinese..

Nell'Antica Cina, alchimisti e farmacisti erano la stessa cosa. La medicina tradizionale cinese utilizzava anche preparati meno concentrati di cinabro e mercurio e dan vi significa "pillola; medicina" in generale: es. è mutato semanticamente da "prescrizione per l'elisir dell'immortalità" a "prescrizione medica". Dan è stato lessicalizzato in termini medici come e ..

I nomi cinesi degli elisir di lunga vita hanno paralleli con quelli d'altre culture e lingue eurasiatiche: es. gli indoiranici soma (dev. सोम) o haoma (xpeo. 𐏃𐎢𐎶); la amrita (sa. अमृत, lett. "Immortale") della mitologia induista e lambrosia (grc. ἀμβροσία?, ambrosìā, lett. "[Cibo] che rende immortale") della mitologia greca.

Storia

La creazione dell'elisir di lunga vita, leggendaria pozione capace di donare l'immortalità a chiunque la beva, di riportarlo alla gioventù o semplicemente di rafforzarne e prolungarne la vitalità guarendone ogni malattia (panacea), nell'arco della storia umana, si è intrecciato col fiorire di tradizioni mitologiche, spirituali e religiose ed è sempre stato obiettivo principe della ricerca degli alchimisti. Nella storia della Cina, la pratica alchemica dell'elisir di lunga vita, ottenuto da sostanze metalliche e minerali, iniziò intorno al IV secolo a.C., nel tardo periodo degli Stati Combattenti, e raggiunse l'apice nel IX secolo sotto la dinastia Tang (618–907), quando ben cinque imperatori morirono per avvelenamento da elisir! Il fenomeno proseguì, tra alterne vicende, fino al XVIII secolo, regnante la dinastia Qing (1636–1912), quando mieté la sua ultima vittima eccellente: l'imperatore Yongzheng (morto nel 1735).

Le origini della pratica cinese di produrre e consumare l'elisir di lunga vita datano ai primordi della cultura cinese stessa, quando la mitologia cinese diffuse la credenza, poi amplificata dalla teologia taoista, che, al fianco delle divinità propriamente dette, gli , vivesse una categoria di spiriti/semidéi, gli xian (zh. ), il cui stato era dovuto al loro consumo dell'elisir di lunga vita.. Il di Lie Yukou (V-IV secolo a.C.), testo cardine del taoismo apparso nella sua forma definita nel II-III secolo, riporta infatti che «ci sono cinque montagne, chiamate Tai-yü, Yüan-chiao, Fang-hu, Ying-chou e P'eng-Iai. [...] Le torri e le terrazze sopra di esse sono tutte d'oro e giada, le bestie e gli uccelli tutti di bianco immacolato; gli alberi di perla e di granato crescono sempre fitti, fioriscono e portano frutti sempre succulenti, e coloro che ne mangiano non invecchiano e non muoiono mai. Gli uomini che dimorano lì appartengono tutti alla razza dei , che volano, troppi per essere contati, da e per una montagna all'altra in un giorno e una notte.».

Periodo degli Stati Combattenti La prima menzione dell'alchimia dell'immortalità in Cina si registra in connessione con l'apparire dei fangshi (zh. ) nel IV secolo a.C.. Questi fangshi, specialisti nelle c.d. "tecniche dell'immortalità" (xian, qui inteso come pratica alchemico-esoterica e non come status semidivino/spiritico) e in altre arti cosmologiche ed esoteriche,. a metà strada tra gli antichi sciamani ed i successivi sacerdoti taoisti propriamente detti (i daoshi, zh. ),. vennero impiegati dai governanti sinici del tempo come divinatori, consiglieri ed alchimisti..

I testi Zhanguo Ce e Han Feizi, entrambi datati al III secolo a.C., registrano la storia di re Qingxiang di Chu (r. 298–263 a.C.) a cui fu presentata una . Mentre il ciambellano portava l'elisir a palazzo, una guardia gli chiese se fosse commestibile e, quando rispose sì, l'afferrò e ingurgitò. Il re, adirato, condannò a morte la guardia ma un amico di questi lo dissuase dicendogli «dopo tutto la guardia ha chiesto al ciambellano se si poteva mangiare prima che lui lo mangiasse. Quindi la colpa è del ciambellano e non sua. Inoltre quello che l'ospite ha presentato era un elisir di lunga vita ma se ora giustizi il tuo servitore dopo che l'ha mangiato, sarà un elisir di morte (e l'ospite sarà un bugiardo). Ora invece di uccidere un agente innocente per dimostrare la falsa affermazione d'un ospite, sarebbe meglio rilasciare la guardia.».

Dinastia Qin

Qin Shi Huang, fondatore della dinastia Qin (221–206 a.C.) e primo imperatore della Cina (r. 221–210 a.C.), temeva la morte e trascorse l'ultima parte della sua vita all'ossessiva ricerca dell'elisir di lunga vita, fomentando i sospetti che il suo decesso sia riconducibile all'assunzione di pozioni velenifere. Shi Huang inviò non a caso il fangshi Xu Fu con una flotta nell'Oceano Pacifico alla ricerca del leggendario monte Penglai, una delle sopracitate dimore immortali, per mettere le mani sui frutti del e sul potente fangshi che vi risiedeva, il semi-mitico Anqi Sheng.. Qin Shi Huang stesso visitò in almeno tre occasioni (l'ultima nel 210 a.C.) l'isola di Zhifu, già sito di sepoltura della dinastia Zhou, in cerca del Busi zhi shu.

Dinastia Han L'interesse per l'elisir di lunga vita proseguì con la dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.), succeduta nella guida della Cina unita all'effimera parentesi Qin. L'imperatore Han Wudi (r. 156–87 a.C.) impiegò così tanti fangshi che affermavano di potergli produrre la sostanza leggendaria «che praticamente chiunque avesse una plausibile "tradizione segreta" si precipitò a corte per riscuotere la sua ricompensa.». Il Libro degli Han riporta che intorno al 133 a.C. il fangshi Li Shaojun disse all'imperatore «sacrifica alla stufa e sarai in grado di evocare "cose" [spiriti]. Evoca gli spiriti e potrai trasformare la polvere di cinabro in oro giallo. Con quest'oro giallo potrai fare dei vasi per mangiare e bere. Allora aumenterai la durata della tua vita. Avendo aumentato la durata della tua vita, potrai vedere il Monte Penglai ch'è in mezzo al mare. Allora potrai compiere i sacrifici e e sfuggire alla morte.»Trad. in

Il semi-leggendario alchimista Wei Boyang, nel suo (c. 142), considerato il più antico libro alchemico completo del mondo, tracciò le linee guida seguite per secoli nella preparazione dell'elisir di lunga vita. Indicò mercurio e piombo come ingredienti principali, limitando i potenziali esperimenti successivi e facilitando così gli avvelenamenti! È del tutto possibile che «molti degli alchimisti più brillanti e creativi siano rimasti vittime dei propri esperimenti assumendo elisir pericolosi.».

La tradizione successiva ricorda un celebre esempio di sperimentazione animale degli elisir da parte di Wei Boyang. S'era isolato in montagna per preparare l'elisir di lunga vita, accompagnato da tre discepoli, due dei quali erano scettici. Quando l'alchimia fu completata, Wei disse: «Anche se l'elisir d'oro è ormai completo, dovremmo prima testarlo dandolo da mangiare a un cane bianco. Se il cane riesce a volare dopo averlo preso, allora è commestibile per l'uomo; se il cane muore, allora non lo è.» Il cane morì ma Wei e il suo discepolo Yu presero la medicina e morirono immediatamente, spingendo alla fuga i due cauti discepoli. Wei e Yu in seguito si ripresero, si rallegrarono della loro fede, presero altro elisir e divennero immortali..

Storicamente, l'ingestione di elisir è menzionata per la prima volta nel c. 81 a.C. nei svoltisi presso la corte Han a Chang'an sotto l'egida di Huo Guang, allora reggente per il giovane imperatore Zhao di Han.. Ottant'anni dopo, la pratica è apertamente criticata da Gu Yong, ministro dell'imperatore Han Chengdi (r. 33–7 a.C.)..

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