La guerra in Palestina del 1947-1949Henry Laurens, La Question de Palestine, tome 3 - 1947-1967, L'Accomplissement des prophéties, chap.3, Fayard, 2007Avi Shlaïm, 1948 : La Guerre de Palestine : derrière le mythe, Autrement, 2002. è stato un conflitto scaturito dall'approvazione della risoluzione 181 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dalle reazioni che questa ha provocato nelle forze arabe della regione della Palestina.

La guerra attraversò gli eventi che portarono alla fondazione dello Stato di Israele e al rifiuto delle parti in causa di riconoscere legittimità ai rispettivi Stati., p.4 Fu causa inoltre dell'esodo palestinese del 1948Benny Morris, The Birth of the Palestinian Refugee Problem Revisited, Oxford University Press, 2004. nonché, viceversa, dell'esodo ebraico dai Paesi arabi.Henry Laurens, La Question de Palestine, tome 3 - 1947-1967, L'Accomplissement des prophéties, chap.3, Fayard, 2005, .Benny Morris, 1948, Yale University Press, 2008, .

La guerra si svolse in due fasi, prima e dopo la Dichiarazione d'indipendenza israeliana:

dal 30 novembre 1947 al 14 maggio 1948, la cosiddetta guerra civile del 1947-1948 nella Palestina mandataria, segnata dallo scontro tra organizzazioni armate ebraiche e arabi palestinesi, sostenuti da volontari dei Paesi arabi, all'interno del Mandato britannico della Palestina.La Nakba palestinienne, un enjeu politique et une bataille mémorielle, Le Monde, 19 mai 2018.Samia Medawar, Moyen-Orient et monde II – De Abdallah Ier à David Ben Gourion, les principaux acteurs de la Nakba, OLJ, 15 mai 2018.Manifestations à Gaza : qu’est-ce que la « Nakba » ou « catastrophe » ?, Le Parisien, 15 mai 2018. I primi scontri armati iniziarono subito dopo l'approvazione, il 29 novembre 1947, della risoluzione 181, con cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite raccomandava l'adozione del Piano di partizione della Palestina;

dal 15 maggio 1948, data della fine del mandato britannico e della fondazione dello Stato d'Israele, iniziò a tutti gli effetti la prima guerra arabo-israeliana con l'intervento militare dei Paesi arabi contro Israele e l'invio di forze di spedizione egiziane, siriane, irachene e giordane nell'ex territorio della Palestina.Israël : retour sur 70 ans d'histoire, Le Figaro, 14 mai 2018.

Tra febbraio e giugno 1949 furono firmati diversi armistizi tra Israele e gli Stati arabi.

Contesto storico

Sul finire del XIX secolo il territorio della Palestina faceva parte dei vilayet (governatorati siriani dell'Impero ottomano) ed era a sua volta suddivisa in due sangiaccati (province ottomane) dove gli ebrei costituivano ormai una minoranza (circa ventiquattromila persone), integrata con le popolazioni autoctone.

Con l'appoggio del Regno Unito, che vedeva di buon occhio la possibilità di insediamenti nella zona di popolazioni provenienti dall'Europa, e la grande disponibilità economica di cui godevano alcuni settori delle comunità ebraiche, Theodor Herzl, fondatore del sionismo, organizzò il primo convegno sionista mondiale a Basilea nel 1897 e in esso furono poste le basi per il graduale trasferimento di ebrei in Palestina grazie all'acquisto da parte dell'Agenzia ebraica di terreni da assegnare a immigrati ebrei provenienti da vari parti d'Europa e specialmente dall'Impero russo, per poter poi conseguire la necessaria maggioranza demografica e un sostanziale controllo dell'economia, che potessero giustificare la rivendicazione del diritto di dar vita a un'entità statale che rappresentasse un rifugio per ebrei perseguitati.

Come risultato di questi nuovi flussi migratori, la popolazione arabo-palestinese iniziò a dar vita a movimenti nazionalistici che miravano a stroncare sul nascere quella che era considerata una vera e propria minaccia d'origine straniera.

Durante la prima guerra mondiale, con il coinvolgimento dell'Impero ottomano, molti ebrei si trasferirono dalla Russia e dal resto d'Europa negli Stati Uniti. Con la dichiarazione Balfour da parte del ministro degli esteri britannico, nel quadro della futura spartizione delle aree ottomane in caso di vittoria nel conflitto in atto, venne garantito al movimento sionista che sarebbe stato concesso alla componente ebraica (non tanto a quella locale, ma a quella attiva in Europa e nelle Americhe) di dar vita a una National Home ("casa nazionale", "un focolare nazionale") in Palestina, specificando che non dovevano comunque essere danneggiati "i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina".

Contemporaneamente i britannici promisero alla popolazione già presente in Palestina che, una volta sconfitto l'Impero ottomano, a loro sarebbe stata garantita l'autodeterminazione. Oltre a questo il ministro plenipotenziario del Regno Unito Sir Henry MacMahon, alto commissario in Egitto, aveva promesso nel 1915 allo Sharif della Mecca al-Ḥusayn ibn Alī il riconoscimento agli arabi dei diritti all'autodeterminazione e all'indipendenza in cambio della loro partecipazione agli sforzi bellici antiottomani e la creazione di uno Stato arabo dai confini non definiti con precisione, ma che avrebbe inglobato all'incirca tutto il territorio compreso fra Egitto e Persia, compresa parte della Palestina. Nel 1916, precedentemente alla dichiarazione di Balfour ma dopo gli accordi tra Henry MacMahon e Ḥusayn ibn Āli, poi disconosciuti e ritenuti frutto di fraintendimento, il Regno Unito e la Francia, con gli accordi Sykes-Picot, inizialmente tenuti segreti, avevano deciso che l'area della Palestina sarebbe stata assegnata a un'amministrazione internazionale, mentre quella a est (all'incirca l'attuale Giordania) avrebbe visto la nascita di una nazione araba.

Con la fine della guerra mondiale e i successivi accordi di Sanremo del 1920, si optò per l'autorizzazione, da parte della Società delle Nazioni, di mandati da affidare al Regno Unito e alla Francia, necessari in teoria per educare alla "democrazia liberale" le popolazioni del disciolto Impero ottomano, prima di concedere loro la completa indipendenza in epoca non determinata. Il Mandato britannico della Palestina divenne operativo completamente nel 1923, anche se l'esercito di Sua Maestà occupava e controllava completamente il territorio sin dal 1917.

Se la reazione delle popolazioni arabe (musulmane e cristiane) a tali progetti fu vivace e del tutto improntata all'ostilità, diverso fu invece l'atteggiamento del movimento sionista che, forte delle precedenti promesse fattegli, considerò il Mandato britannico della Palestina il primo passo per la futura realizzazione di uno Stato ebraico. Sotto questo mandato l'immigrazione ebraica nella zona subì un'accelerazione, anche in forme illegali (soprattutto dopo le restrizioni poste con il libro bianco del 1939).

Secondo la relazione dell'UNSCOP del 1947, l'andamento della popolazione in Palestina era stato il seguente:

Anno Musulmani Ebrei Cristiani Altro Totale 1922 7617 1931 1941 1946

Altre stime si discostano leggermente da queste valutazioni. Secondo uno studio di Sergio Della PergolaSergio Della Pergola, Demography in Israel/Palestine: Trends, Prospects, Policy Implications che basa i suoi dati su una precedente pubblicazione di Roberto Bachi (The Population of Israel, Jerusalem, Hebrew University, 1977) e sulle informazioni pubblicate dall'Israel Central Bureau of Statistics: Palestinian Central Bureau of Statistics, la popolazione nel periodo sarebbe stata così composta (cifre approssimate in migliaia):

Anno Ebrei Cristiani Musulmani Totale 1890 43 57 432 532 1914 94 70 525 689 1922 84 71 589 752 1931 175 89 760 1947 630 143

La Jewish Virtual Library, citando altri studi (Israel in the Middle East: Documents and Readings on Society, Politics, and Foreign Relations, Pre-1948 to the Present, a cura di Itamar Rabinovich e Jehuda Reinharz, ISBN 978-0-87451-962-4), stima il seguente andamentoJewish and Non-Jewish Population of Palestine-Israel , dal sito della Jewish Virtual Library. (cifre approssimate in migliaia):

Anno Ebrei Non ebrei Totale 1882 24 276 300 1918 60 600 660 1931 175 861 1036 1936 384 983 1367 1946 543 1267 1810

In tutti i casi, comunque, le stime sono concordi nell'evidenziare un elevato aumento della popolazione ebraica dopo l'inizio del mandato.

Numerose furono le dimostrazioni di protesta da parte della popolazione araba locale, che spesso sfociarono in veri e propri scontri a tre fra l'esercito britannico, i residenti arabi e i gruppi armati ebraici in un crescendo di assalti a villaggi e insediamenti e conseguenti rappresaglie. Nell'ambito di questi scontri nacque l'Haganah, un'organizzazione paramilitare ebraica avente lo scopo di proteggere i kibbutz ebraici e i loro abitanti dagli attacchi arabi e respingere gli aggressori. Dall'Haganah nel 1936 si separò l'ala politicamente più a destra, che dette vita all'Irgun, e da quest'ultima si separò a sua volta nel 1940 il Lehi (poi chiamato "Banda Stern"), gruppo che agli scopi originali affiancò l'uso di atti terroristici sia contro la popolazione araba che contro le forze britanniche.

Spesso gli attriti non erano dovuti all'immigrazione in sé ma ai criteri di assegnazione delle terre: gran parte della popolazione locale, secondo il diritto britannico, non era proprietaria dei terreni ma solo delle piante coltivatevi; di conseguenza molti di essi, benché lavorati da contadini arabi, furono acquistati dai coloni ebrei o dall'Agenzia Ebraica (o a affidati a uno dei due). Tutto ciò, unitamente al divieto di cessione o subaffitto ai non ebrei, di fatto toglieva un'importante fonte di sostentamento a numerosi insediamenti arabi preesistenti.

Il 14 agosto 1929 ebbero luogo i primi scontri generalizzati nel paese, dopo che alcuni gruppi di sionisti marciarono presso il Muro del Pianto di Gerusalemme rivendicando a nome dei coloni ebrei l'esclusiva proprietà della Città Santa e dei suoi luoghi sacri; a seguito di questa manifestazione iniziarono a circolare voci su scontri in cui i sionisti avrebbero picchiato i residenti arabi della zona e offeso il profeta Maometto. Come risposta il Consiglio Supremo Islamico organizzò una contromarcia e il corteo, una volta arrivato al Muro, bruciò le pagine di alcuni libri di preghiere ebraiche. Nella settimana gli scontri continuarono e, infiammati dalla morte di un colono ebreo e dalle voci, poi rivelatesi false, sulla morte di due arabi per mano di alcuni ebrei, si ampliarono fino a comprendere tutta la Palestina.

Il 20 agosto l'Haganah offrì la propria protezione alla popolazione ebraica di Hebron (circa 600 persone su un totale di ), la quale rifiutò contando sui buoni rapporti che si erano instaurati negli anni con la popolazione araba e i suoi rappresentanti. Il 24 agosto gli scontri però raggiunsero la città, dove furono uccisi quasi 70 ebrei, altri 58 furono feriti, alcune decine fuggirono dalla città e 435 trovarono rifugio nelle case dei loro vicini arabi, per poi fuggire dalla città nei giorni successivi. Alla fine di tutti gli scontri si contarono 133 morti e 339 feriti tra gli ebrei, quasi tutti causati dai conflitti con la popolazione araba (quasi settanta solo a Hebron), mentre tra gli arabi i morti furono 116 e i feriti 232, per la maggioranza dovuti a scontri con le forze britanniche.