Le Tre Cime di Lavaredo (Drei Zinnen in tedesco; Tré Zìmes in ladino cadorinoLe interdentali (rappresentate con "z"), frequenti nel cadorino, che è un dialetto ladino, sono tuttavia d'influsso bellunese e posteriori al '500 come lo attesta Giovan Battista Pellegrini nel suo saggio I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979.) sono tre cime delle Dolomiti di Sesto, parte del più ampio gruppo delle Dolomiti, situate al confine tra i comuni di Auronzo di Cadore e Dobbiaco. Sono considerate tra le montagne più note nel mondo dell'alpinismo, con la Cima Grande che rappresenta una delle classiche pareti nord delle Alpi, e permettono la vista panoramica delle cime circostanti e del parco Naturale Tre Cime.

Toponimo Le attestazioni più antiche del toponimo si riferiscono alle forme tedesche, tant'è che le denominazioni Dreyspiz (letteralmente "tre punte"), dreÿ Spitz e Zwain hohen Spizenn si riscontrano sin dal Cinque e Seicento.Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 3, Bolzano, Athesia, 2000, p. 48. ISBN 88-8266-018-4

Nel famoso Atlas Tyrolensis del 1774 di Peter Anich e Blasius Hueber le cime sono indicate come 3 Zinnern Spize. Le prove a supporto dell'origine tedesca del toponimo, tuttavia, sono piuttosto scarne.Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 3, Bolzano, Athesia, 2000, p. 35. ISBN 88-8266-018-4

Storia

Fra il 1915 e il 1917 le vette delle Lavaredo costituirono il fronte di guerra. Di questo periodo rimangono ancora evidenti resti (trincee, gallerie, baraccamenti) sul massiccio e sul vicino monte Paterno.

Il 9 luglio 1974 cadde tra le Tre Cime e il monte Paterno un elicottero Bell 206 dell'Esercito Italiano (sigla "EI613"), pilotato dal capitano Pier Maria Medici dell'aviazione dell'esercito. A bordo inoltre vi erano i due ufficiali della Brigata alpina "Tridentina" Renzo Bulfone e Gianfranco Lastri.A pagina 61 di, A memoria dell'incidente, tra i due monti si trova una lapide commemorativa, composta anche dalle stesse pale dell'elicottero.

Descrizione Il gruppo è attraversato dall'alta via n. 4, detta di Grohmann.

Composizione

Le Tre Cime sono composte da: la più alta è la Grande, ossia la centrale (2.999 m s.l.m.); la seconda è la Cima Ovest (2.973 m); la Cima Piccola è la più bassa (2.857 m).

Il Confine In un intorno delle Tre Cime di Lavaredo, l'attuale confine tra i comuni di Dobbiaco in provincia di Bolzano e Auronzo di Cadore in provincia di Belluno, rideterminato in seguito alla Prima guerra mondiale, coincide con quello tra il Sacro Romano Impero e la Repubblica di Venezia stabilito nel 1752 con il Trattato di Rovereto da Maria Teresa d'Austria e dal doge Francesco Loredan. Esso passa esattamente sopra la cresta delle Tre Cime e cade a piombo verso terra.

In precedenza al Trattato di Rovereto, le Tre Cime di Lavaredo erano completamente contenute nel comprensorio di Auronzo, all'epoca più esteso di oggi e comprendente vari territori al di là dello spartiacque alpino sotto il dominio di Venezia: a titolo di esempio il confine inglobava una parte dell'attuale Parco naturale Tre Cime, la Val Rinbon, e giungeva fino alle "Pale di Rivis", ovvero, partendo dal rifugio Locatelli proseguiva sulla torre dei Scarperi e oltrepassava il Monte Rudo.

Idrografia

L'esteso altipiano ai piedi delle Tre Cime funge da spartiacque idrografico. Verso nord-nordest i piccoli torrenti e i rigagnoli scorrono attraverso le valli Sassovecchio (Altensteintal) e Campo di Dentro (Innerfeldtal), sfociando nel rio Sesto e poi attraverso la Drava e successivamente il Danubio, nel mar Nero. La Rienza, che sgorga ai piedi delle Tre Cime, sul versante settentrionale, scorre verso ovest attraverso le valli Rienza e Pusteria e poi confluendo nell'Isarco e nell'Adige, sfocia nel mare Adriatico presso Chioggia. Dall'altopiano verso sud invece le acque scorrono prima attraverso la val Marzon, e raggiungono poi il mare Adriatico presso Jesolo dopo essere confluite nei fiumi Ansiei e Piave.

Rifugi e accessibilità

Rifugio Locatelli-Innerkofler Rifugio Auronzo Rifugio Lavaredo Il Rifugio Auronzo, punto di partenza delle principali escursioni, si trova al termine della strada a pedaggio che sale da Misurina, e può essere raggiunto in macchina, per un numero limitato di posti, oppure in autobus grazie alla navetta Misura - Tre cime gestita da Dolomiti Bus. Esistono anche numerose linee extraurbane di trasporto pubblico che salgono da Cortina, Auronzo e Calalzo di Cadore gestite sempre da Dolomiti Bus, e da Dobbiaco gestita da STA.

Le Tre Cime sono raggiungibili anche a piedi con diverse alternative: risalendo la valle della Rienza, dal lago di Landro; dal lago di Misurina (comune di Auronzo di Cadore), fino al Rifugio Auronzo; dalla val Fiscalina nei pressi di Sesto; da Carbonin e dalla val di Sesto (entrambi facenti parte della provincia di Bolzano); dalla val Campo di Dentro, passando per il rifugio Tre Scarperi; dal rifugio Pian di Cengia, raggiungibile sempre dalla val Fiscalina, passando alla sinistra della Cima Una e oltrepassando il rifugio Zsigmondy-Comici (circa 5 ore); da Auronzo di Cadore risalendo prima per la val Marzon e poi per la vecchia strada militare lungo il vallon di Lavaredo.

Punti panoramici I punti panoramici più conosciuti sono quelli che si possono ottenere dalla val di Landro, presso il vecchio paese dove si ha un profilo laterale delle Tre Cime, oppure dal rifugio Auronzo o ancora dal rifugio Antonio Locatelli.

Alpinismo

Le prime ascensioni delle tre vette avvennero fra il 1869 e il 1881 lungo i più articolati versanti meridionali, che si specchiano nel lago di Misurina. Il primo salitore della Cima Grande fu il viennese Paul Grohmann, accompagnato dalla guida di Franz Innerkofler e Peter Salcher. La Cima Piccola è stata salita nel 1881 dalla guida Michel Innerkofler lungo un itinerario che all'epoca si collocava fra i più difficili.

Dopo l'epoca delle vie normali l'interesse si rivolse nuovamente al massiccio negli anni immediatamente precedenti la Prima guerra mondiale (fra il 1909 e il 1914), con le ascensioni di Angelo Dibona (spigolo nord-est della Cima Grande), Paul Preuss (ascensione alla Cima Piccolissima), Hans Dülfer (pareti ovest delle Cime Grande e Ovest e parete nord della Punta di Frida) e Rudolf Fehrmann (parete nord della Cima Piccola).

Dopo la Prima guerra mondiale l'ascensione più emblematica fu quella che nel 1933 il triestino Emilio Comici e gli ampezzani Giuseppe ed Angelo Dimai portarono a termine sulla parete nord della cima grande, per lungo tempo ritenuta inaccessibile; pochi mesi dopo lo stesso Comici traccerà un altro itinerario di VI grado: lo Spigolo Giallo (Gelbe Kante), lungo il versante sud della cima piccola. Due anni più tardi fu scalata la parete nord della cima ovest da parte di Riccardo Cassin e Vittorio Ratti.

Dopo queste salite, alla fine degli anni cinquanta, si impose la filosofia della "direttissima": con largo uso di mezzi artificiali (chiodi, chiodi a pressione, staffe) vennero aperte le direttissime alla cima grande dai tedeschi Dieter Hasse e Lothar Brandler e alla cima ovest (tre vie quasi parallele aperte dagli "scoiattoli di Cortina", dalla cordata svizzera di Hugo Weber e Albin Schelbert e da quella francese di René Desmaison e Pierre Mazeaud).

Successivamente lungo questi versanti vennero tracciate vie che salgono con assoluta preponderanza dell'arrampicata libera della massima difficoltà (IX grado), come le vie dei fratelli cecoslovacchi Koubal (1989) sulla cima grande e di Franc Knez sulla piccolissima e la grande, aperte con assicurazioni tradizionali, e alle numerose vie aperte con l'uso di spit, fino ad arrivare alle prestazioni degli anni 2000 del tedesco Alexander Huber, apritore di alcuni itinerari con difficoltà fino al grado 8c e salitore, in free-solo (cioè senza l'ausilio di nessun mezzo di assicurazione) della via di Hasse e Brandler.

Christoph Hainz, insieme a Kurt Astner, ha aperto quattro nuove vie di elevata difficoltà: Das Phantom der Zinne sulla cima grande, Alpenliebe e Pressknödl sulla cima ovest, Ötzi trifft Yeti sulla cima piccola.

Nel 2011 gli alpinisti Armin Holzer di Sesto e Reinhard Kleindl di Graz attraversarono su una slackline lo spazio vuoto fra le singole cime. Nel marzo 2012 si ha invece la prima attraversata invernale delle Tre Cime, compiuta dall'altoatesino Simon Gietl e lo svizzero Roger Schäli. Inizialmente salirono per la "via degli scoiattoli" della cima ovest, per poi discendere lungo la parete sud. Poi su lungo la "via Dülfer" della cima grande dove hanno bivaccato in parete. Il giorno seguente, dopo aver concluso la scalata alla cima grande, hanno concluso l'ascensione salendo dalla parete ovest della cima piccola.

Le vie classiche più ripetute Alla cima piccola Via normale: itinerario aperto nel 1881 da Michael Innerkofler e suo fratello Hans. È la via più facile che consente l'accesso alla cima. Sale la parete sud con percorso complicato per cenge e camini. Inizialmente terminava all'antecima, poi Zsigmondy trovò l'accesso alla vetta vera e propria nel 1884, nel camino che ancora oggi porta il suo nome. Sviluppo: 400 m, difficoltà: III/IV. Via Egger: altra via che sale la parete sud di Egger e Sauschek, aperta nel 1955. Sviluppo: 320 m, difficoltà: VI+ (o V+ e A0). Via Comici-Varale-Zanutti o Spigolo Giallo: una delle vie più famose delle Dolomiti e delle Alpi che sale l'estetico spigolo sud-est, salita per la prima volta da E. Comici, M. Varale e R. Zanutti nel 1933. La linea originale, fedele allo spigolo e con difficoltà di VII è stata oggi addolcita con una variante che evita di lato il tratto centrale strapiombante e friabile per recuperare la linea a 2/3 dell'altezza. Sviluppo: 380 m, difficoltà: V/VI- ed 1 passo di VI+. Via dei camini: salita attraverso una serie di camini e fessure, aperta da J. Innerkofler, J. Reider e A. Witzenmann nel 1904, che porta alla Forcella Frida. Di qui spesso si prosegue con la Helversen del 1890, sempre in camino. Sviluppo: 420 m; difficoltà: III/IV. Camino Fehrmann: sulla parete nord della Cima Piccola questa serie di camini saliti per la prima volta da Fehrmann e da Perry Smith nel 1909 è una via dell'Alpinismo Eroico: gli apritori salirono senza piantare chiodi. Poco ripetuta. Sviluppo: 280 m, difficoltà: V. Via Comici-Mazzorana: aperta nel 1936 da E. Comici e P. Mazzorana sale lo spigolo nord della Cima Piccola. Sviluppo: 300 m, difficoltà: fino al VI+ e con un passo di VI e A1 (o VII). Via Molin-Lancellotti: aperta nel 1965 da Alziro Molin e Lancelloti sale dalla parete sud alla sella nord della Punta Frida. Grado V, con arrivo sulla punta a 2.792 metri.

Alla Cima Piccolissima o Preussturm Fessura Preuss: via ardita aperta da Paul Preuss nel 1911 secondo la sua etica rigorosa, senza chiodi e utilizzando la corda solo per assicurare il compagno. Segue le fessure-camino della parete nord. Sviluppo: 220 m; difficoltà: IV/V. Via Cassin: supera la parete sud-est con una linea logica e di impegno sostenuto. Aperta da Cassin, Ratti e Vitali nel 1934. Sviluppo: 200 m; difficoltà: V/VI e VII- (o A0).

Alla Cima Grande Via normale: la prima arrampicata sulle Tre Cime ad opera di Paul Grohmann, Franz Innerkofler e Peter Salcher nel 1869. Via facile ma con percorso complicato che sale il versante sud dapprima per camini e poi per rampe fino alla grande terrazza e da qui per camini ancora alla cima. Sviluppo 600 m, difficoltà: II/III. Spigolo Dibona: classica e ripetuta via che sale lo spigolo nord-est aperta da A. Dibona ed E. Stubler nel 1909. Sviluppo: 650 m; difficoltà: IV.