L'anti-ambientalismo è un insieme di idee e azioni che si oppongono all'ambientalismo nel suo complesso o a specifiche politiche ambientali o iniziative ambientaliste.

Le critiche all'ambientalismo possono provenire sia da fuori il movimento, che da dentro, poiché esso rappresenta una varietà di posizioni ideali e politiche. Le opposizioni esterne possono assumere la forma di un contromovimento organizzato, rivolto sia alle idee ambientaliste che alle politiche e regolamenti ambientali, nazionali o internazionali. Oppositori includono lavoratori di settori minacciati dalle politiche ambientali, aziende che li supportano e think tank anti-ambientalisti. L'opposizione non è omogenea: spazia da interessi economici, a posizioni ideologiche e politiche ostili al cambiamento sociale e politico a favore dell'ambiente, fino a prospettive critiche che incoraggiano gli ambientalisti a riflettere e adottare approcci più inclusivi verso la sostenibilità.

Storia Le critiche all'ambientalismo hanno assunto forme molto diverse in diversi periodi storici. Molte opposizioni all'ambientalismo sono nate all'interno dello stesso movimento ambientalista, dalle contrapposizioni e dai dibattiti tra diverse tendenze.

Negli anni '60 e '70, l'ambientalismo prendeva ispirazione dalla preoccupazione per la scarsità delle risorse e il loro eccessivo sfruttamento, con il timore di minacciare il benessere futuro dell'umanità e l'equilibrio del pianeta, un concetto noto come neo-malthusianesimo. Queste idee furono oggetto di critica da parte degli economisti neoclassici, che ritenevano trascurato il ruolo dell'innovazione scientifica e tecnologica nel garantire ulteriori risorse. Alcuni contestarono l'affidabilità dei modelli matematici, incluso quello del celebre Rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma, sostenendo che non aveva considerato adeguatamente i feedback e gli effetti delle decisioni umane. Anche da sinistra arrivarono critiche, ad esempio da pensatori come Murray Bookchin, che attribuivano i problemi ambientali a cause politiche e sociali, anziché alla scarsità di risorse naturali. I critici marxisti sostenevano che le idee ambientaliste, influenzate dal neo-malthusianesimo, avevano risvolti razzisti, elitisti e imperialisti, considerandole quindi reazionarie.

Nel frattempo, interessi commerciali o industriali colpiti dalla rapida espansione della legislazione ambientale formarono alleanze per contrastarla. A volte utilizzavano gli stessi metodi dei movimenti sociali e ambientalisti: mobilitazione a livello di comunità e partenariati collaborativi, nonché campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, coinvolgimento dei media, pubblicazioni di ricerche e testimonianze durante le udienze.

Durante gli anni '80, l'ambientalismo si affermò come forza sociale e politica in molti paesi occidentali. Le legislazioni nazionali e iniziative internazionali in campo ambientale aumentarono significativamente. Sorsero opposizioni nei confronti di eccessi percepiti tra le posizioni ambientaliste (ad esempio contro visioni apocalittiche del futuro). Nacquero anche opposizioni radicali ed organizzate in forme di veri e propri contro-movimenti.

Gli anni '90 hanno visto una crescente sforzo delle impresse nel formare coalizione su iniziative anti-ambientaliste. Alcune aziende si sono addirittura spinte oltre i loro alleati aziendali, assumendo società di pubbliche relazioni specializzate per creare gruppi di facciata, creando l'illusione di un sostegno di base agli interessi aziendali per convincere i politici a opporsi alle riforme ambientali. Le pubbliche relazioni ambientali, spesso definite greenwashing, sono diventate un'industria redditizia per le società di pubbliche relazioni, generando un grande volume d'affari nel plasmare la percezione pubblica e governativa dei problemi ambientali e nell'elaborare strategie per contrastare gli ambientalisti e le normative.

Gli Stati Uniti, che dagli anni '70 avevano sviluppato per primi modelli di legislazione ambientale poi imitati in tutto il mondo, hanno visto a più riprese il sorgere di pressioni ed iniziative per la riduzione della legislazione ambientale tra politici e amministrazioni Repubblicane. Il sostegno e l'opposizione alle politiche ambientali è divenuto un fattore importante nella crescente polarizzazione sociale e politica negli Stati Unit..

Movimenti e ideologie anti-ambientalisti L'anti-ambientalismo è alimentato sia da ragioni sociali ed economiche, sia da posizioni ideologiche. Le basi ideologiche dell'anti-ambientalismo possono essere molto diverse e talora opposte tra loro: da ideologie neoliberali a quelle anti-capitalistiche.

In alcuni contesi, specie negli Stati Uniti, movimenti ed iniziative sociali anti-ambientaliste sono frequentemente inspirate da ideologie politiche conservatrici o neoliberali: queste favoriscono una economia di libero mercato rispetto alla regolamentazione governativa. Tali posizioni politiche trovano sostegno in interessi aziendali che si sentono minacciati da preoccupazioni ambientali o regolamentazioni ambientali. Anche se molti osservatori dell'anti-ambientalismo sottolineano la frequente associazione tra queste iniziative e specifici interessi economici minacciati dalle politiche ambientali, altri considerano che esistono in certi gruppi sociali dei fattori culturali alla base del loro anti-ambientalismo..

Ad esempio, uno studio della destra americana ha suggerito che molte delle posizioni anti-ambientaliste hanno radici nella sua tradizionale diffidenza, diffusa nell'elettorato di destra, nei confronti dell'intervento governativo, nel suo sostegno al libero mercato come simbolo del sogno americano e nella difesa di valori cristiani, della famiglia, dell'identità bianca e della mascolinità tradizionale. Questa resistenza è alimentata dalla preoccupazione per i cambiamenti politici e culturali derivanti dai movimenti sociali degli anni '60 da cui è nato l'ambientalismo. Alcune posizioni anti-ambientaliste possono nascere da una genuina ansia legata alle conseguenze delle regolamentazioni ambientali temute per il benessere economico di famiglie e comunità. L'opposizione nei confronti degli ambientalisti può essere anche diffusa tra settori sociali che considerano gli ambientalisti simbolicamente legati alla vita urbana, estranei a realtà e conoscenze locali e più vicini alla conoscenza specializzata.

Molti esperti sostengono che le spiegazioni ideologiche dell'anti-ambientalismo, basate sui tradizionali concetti di destra e sinistra politica, risultino poco utili nell'interpretare le attuali posizioni politiche, specialmente riguardo alle politiche climatiche. Ricerche nel campo sociale e politico suggeriscono che le ideologie populiste e nazionaliste siano fattori più determinanti.

In Europa, su un piano idéologico, l'anti-ambientalismo è diffuso nella destra radicale e generalmente si associa alle sue posizioni tipiche di opposizione all'immigrazione, al nazionalismo, allo sciovinismo del welfare (cioè, le politiche sociali devono favorire i cittadini del paese) e all'euroscetticismo. L'anti-ambientalismo della destra radicale può essere inteso come una reazione materialista contro il post-materialismo della sinistra e dei verdi, cioè di quella ideologia che innalza il bisogno di libertà politica e di partecipazione, di autorealizzazione, di relazioni personali, di creatività e di cura dell'ambiente, rispetto al soddisfacimento dei bisogni materiali.Gemenis, K., Katsanidou, A., & Vasilopoulou, S. (2012, April). The politics of anti-environmentalism: positional issue framing by the European radical right. In MPSA Annual conference (pp. 12-15).

Le spiegazioni dell'anti-ambientalismo frequentemente espresso da populisti di destra in Europa e nord-America sono dibattute e rimangono complesse. Da un lato ci sono motivi economici e sociali: i sostenitori di questi partiti includono estese fasce sociali che hanno sofferto degli effetti economici della globalizzazione e della modernizzazione, e che vedono la politica climatica come un elemento ad esse legate e che aggrava la loro condizione. Da un altro lato ci sono fattori ideologici, che possono essere di due ordini. In primo luogo, essi non apprezzano le politiche climatiche perché le vedono come iniziative promosse da persone liberali e dalla mentalità globale che non hanno a cuore gli interessi della nazione. In secondo luogo, essi favoriscono un rapporto diretto tra la gente comune e le persone al potere. Poiché il cambiamento climatico è una questione complicata che richiede soluzioni complesse, non si adatta bene alla loro preferenza per la semplicità. C'è anche la convinzione che chi è al potere, compresi gli scienziati del clima e gli ambientalisti, sia influenzato da interessi particolari, cosa che alimenta lo scetticismo nei confronti delle iniziative sul clima.

Un'altra corrente di pensiero anti-ambientalista è di matrice cristiana e più specificatamente cattolica. Essa ha radici filosofiche nell'antropocentrismo e lega l'ambientalismo all'eugenetica, cioè a una visione limitata della vita umana, concentrata sull'efficienza fisica e il benessere, che ignora le aspirazioni umane più ampie. Le idee eugenetiche distorcono la realtà e inducono a sopravvalutare l'ambiente naturale e la responsabilità umana verso di esso. Questa corrente di pensiero accusa l'ambientalismo di aver perciò diffuso la convinzione che l'umanità sia una minaccia per il pianeta e abbia lo scopo di ridurre la popolazione mondiale anche ricorrendo all'aborto. Gli ecologisti sono descritti come impostori, mentre l'ecologismo è considerato un'ideologia che rifiuta il patrimonio culturale umanista. Gli esponenti di questa corrente affermano che non vi sia un'emergenza climatica; che il concetto di sviluppo sostenibile nato per l'ecologia animale sia impropriamente applicato alla società umana che, in una prospettiva radicalmente cristiana-cattolica, è inaccettabile in quanto l'uomo non è considerato "animale" ed è posto al di sopra di tutte le creature; e che gli "ecofondamentalisti" e le agenzie internazionali usino il catastrofismo ecologista come tattica per ottenere attenzione mediatica e supporto politico.

Sostegno alle iniziative anti-ambientaliste Le iniziative contrarie all'ambientalismo sono spesso promosse da aziende e organizzate attraverso think tank conservatori, oltre a coinvolgere campagne di sostegno pubblico fittizio (chiamato astroturfing) gestite dalle aziende di relazioni pubbliche. Questi attori creano collegamenti tra gli interessi aziendali, gli intellettuali conservatori e segmenti del pubblico che condividono prospettive conservatrici o sono preoccupati per l'impatto delle politiche ambientali sulle comunità e sui lavoratori di settori specifici.

Think-tank conservatori o talora ricercatori accademici partecipano alla elaborazione di analisi e posizioni politiche anti-ambientaliste. Tra gli intellettuali e autori che si sono distinti a livello internazionale, sono l'accademico danese Bjørn Lomborg, il canadese ex-attivista di Greenpeace Patrick Moore, i giornalisti statunitensi Rex Murphy e Vivian Krause.

Le imprese di relazioni pubbliche assistono regolarmente la comunicazione e la lobby di grandi imprese i cui interessi siano toccati da politiche ambientali. Alcune iniziative di comunicazione possono sostenere la costituzione di gruppi sociali di facciata capaci di pressioni sui legislatori affinché riducano le normative ambientali. Negli Stati Uniti sono anche attive fondazioni e enti filantropici di stampo conservatore che finanziano iniziative anti-ambientaliste.