Biografia Figlio secondogenito del marchese Anselmo IV del Bosco e la contessa Adelasia, vene identificato in alcuni documenti col nome di "Vermo" (abbreviazione di "Villelmo") e il soprannome di "Pixalore", "Pixalure", anche "Bixalute", tradotti da diversi autori come "Pixalora" o "Pixaloira", anche se talvolta confuso con l'omonimo nipote, figlio del fratello Manfredo. Alcuni autori lo distinguono dal nipote col nome di "Guglielmo di Varazze". Fu anche fratello di Elena del Bosco, prima moglie di Bonifacio I del Monferrato.

Vene nominato per la prima volta nel 1131 nell'atto di donazione effettuato insieme ai genitori e fratello ("Anselmus Marchio filius b. m. Hugonis Marchionis et Adalasia comitissa filia Ubaldi cum Villelmo et Manfredo ipsorum filiis") a favore dell'Abbazia di Tiglieto, prima fondazione dell'ordine cistercense in Italia (e anche prima fuori del ducato di Borgogna). In questo atto è già individuato come il proprietario dei diritti aleramiche sul marchesato di Varazze, frazione del marchesato del Bosco condivisa col zio Aleramo II di Ponzone. Dopo la morte della cugina Ferraria d'Albisola (unica figlia del zio Guelfo d'Albisola), Guglielmo e Aleramo II diventano anche marchesi di Albisola (a causa della legge salica), formando tra i due un grande stato marittimo compresso dal litorale tirrenico del marchesato del Bosco, gestito da Varazze di modo consortile tra i due e i suoi rispettivi eredi. Gestisci anche la frazione piemontese dello stato del Bosco insieme al fratello Manfredo, e dopo la sua morte appare come capo anche di questo stato durante la minoranza dei nipoti (eredi di Manfredo).

La sua vita fu è stata segnata dalla nascita dei comuni e la progressiva perdita dei diritti a favore dei comuni. La complessa geografia del territorio marchionale tra il Piemonte e il Tirreno permette lo sviluppo di "un ruolo strategico nel rifornimento di legname da costruzione dei cantieri navali della costa ligure", suscitando anche l'interesse del comune di Genova con cui furono costretti a formare alleanze e trattative. Nel 1135 lo zio Aleramo II si fa cittadino genovese (“ego Aledramis Marchio, vero civis Ianuae et habitator Ianuae”) e dona i suoi diritti feudali alla "compagna civitatis" genovese ("omnes illas partes quas habeo vel habuero in omnibus aliis castellis dabo comuni Ianue"), invece nel 1152 Guglielmo e il fratello Manfredo si costituiscono cittadini di Gamondio e li donano anche i suoi diritti piemontesi ("Mainfredus et Willelmus Marchiones de Bosco dedere Gamundiensi populo atque carta donationis inde fieri rogavere de omnibus terris..."), poi trasferite al comune di Alessandria, riuscendo a mantenere il controllo solo sulle signorie liguri, e su Bosco, Peceto, Ponzano e Maranzana, nel Piemonte.

Ascesa del Barbarossa e Pace di Venezia L'ascesa di Federico Barbarossa al trono imperiale nel 1152 segnò un momento cruciale. Una delle sue prime preoccupazioni fu quella di ristabilire i diritti imperiali che erano stati perduti. Questo portò a numerosi scontri tra l'imperatore e i popoli liberi, ai quali si aggiunse, inoltre, un conflitto con la Chiesa. Federico cercò di convincere i genovesi a unirsi al suo partito e nel 1158 visitò al marchese Guglielmo nel suo castello, dove ricevette gli oratori della Superba. Nel 1160, mentre Federico si ritirava a Pavia per l'inverno, convocò molti feudatari imperiali, tra cui Guglielmo, per difendere il suo soggiorno temporaneo. Tuttavia, la situazione per l'imperatore si deteriorò rapidamente. Dopo la sua sconfitta a Roma nel 1167 e il ritiro dall'Italia, si formò la Lega Lombarda. Nel 1168, nei domini dei Marchesi del Bosco, nacque la città di AlessandriaNei primi vent'anni della sua storia la città presenta nelle fonti quattro diverse denominazioni: Alessandria, Cesarea, Palea, Rovereto, oltre alla designazione generica, abbastanza frequente, di civitas nova o nova civitas, ed alla più rara designazione di urbs nova, (cfr. ). Il Ghilini vuole erroneamente che la nascita della città sia avvenuta il 22 aprile 1168, e cioè lo stesso giorno della fondazione di Roma: « [...] пеl qual giorno Romolo diede principio alla fabrica della Città di Roma [...]» (cfr. ). Il Ghilini commette più di un errore: la fondazione di Roma è ufficialmente fissata il 21 aprile, e - in realtà - il nome Cesarea venne imposto dall'imperatore nella Reconciliatio Cæsareæ del 1183 (cfr. ), che ben presto venne abbandonato dagli stessi abitanti come un elemento estraneo alla loro coscienza ed individualità collettiva, (cfr. ). Alessandria si fondò in un primo momento dall'unione demica di Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium. Questo si evince nel testo dei reclami contro Cremona del 1184 dell'imperatore Federico ove indica i promotori e autori della fondazione della nuova città: «de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul». Non è descritto il nome del luogo dell'incontro, anche se pare già indicato con una certa precisione nella specificazione del sito sul Tanaro dove il trasferimento fu più breve: Bergoglio (cfr. ). Ai tre luoghi citati si aggiunsero in seguito Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento). In questo le popolazioni furono supportate, economicamente, dalla "Repubblica di Genova" e dai comuni della Lega Lombarda in contrasto con il marchesato del Monferrato, principale alleato di Federico Barbarossa. Fra Giacomo di Acqui afferma: « [...] Causa autem quare Alexandria fuit facta est ista, quia Marchiones Montisferrati gravabant illa loca, quae se simul posuerunt, quae sunt Rovetum, Marenchum, Gamondium et Bergolium» (cfr. )., fondata dalla Lega in onore di papa Alessandro III. Guglielmo non solo non riuscì a impedirne la fondazione, ma vide anche i suoi vassalli schierarsi contro di lui. Nel 1169, Castelletto d'Orba si sottrasse alla sua obbedienza e si unì alla "nuova città".

Nel 1172, Guglielmo seguì al cognato Bonifacio I del Monferrato in difesa del partito imperiale, principalmente per combattere Obizzo Malaspina, che aveva preso le parti del partito guelfo. Guglielmo fu poi incluso nella tregua del 1177 tra il Barbarossa e la Lega Lombarda, e successivamente nella pace di Venezia dell'anno seguente.

Ultimi anni e morte Nel 1179, dopo la morte del fratello Manfredo, appare alla testa dei marchesi del Bosco nella convenzione col comune di Alessandria dove erano inclusi i propri figli e i nipoti, eredi del defunto fratello ("ego Guillelmus marchio de Bosco filius quondam Anselmi - Item marchionis ipsius eiusdem prenominati loci - Una cum filiis meis Anselmo - Arduino et Delfino - Necnon et nostri germani Guilielmus et Otto Marchiones ibidem eiusdem loci filii condam Manfredi").

Lo stesso anno i figli Anselmo e Arduino confermano alcuni diritti feudali nel marchesato di Varazze al console genovese Ido Piço. Era ancora vivo all'inizio del 1180, sebbene in disaccordo con i suoi figli, che nelle loro convenzioni con Alessandria stabilirono che nessun trattato con la repubblica fosse lecito senza il loro consenso. Nel ottobre dello stesso anno appare già deceduto in un'atta effettuata dal figlio Delfino, e così confermato nel novembre dello stesso anno in un atta effettuata dai suoi tre eredi ("Domini machiones de Bosco Anselmus, Dalphinus et Arduinus, fili condam domini Guillelmi Bixalure").

Quello che appare come testimone in un atto di alleanza tra Bonifacio, marchese di Monferrato, e gli abitanti di Acqui nel 1198 corrisponde al nipote omonimo.

Matrimonio e discendenza Sposa la contessa Maria, fondratrice dell'Abbazia di Santa Maria di Latronorio, identificata da Georges de Manteyer come figlia di Ghigo IV Delfino d'Albon, e da Goffredo Casalis come parte del ceppo dei marchesi di Ponzone. Anselmo, detto Azzone. Erroneamente identificato d'alcuni autori come Anselmo Guercio, detto Bisaccia. Morì senza prole (*? †1198); Delfino (*? †1223). Sposa Giovanna di Ussecio. (*? †?) figlia di Enrico di Ussecio, con prole; Arduino, detto Ardizzino (*? †1185). Crociato, morì senza prole ad Acri; Sibila (*? †?). Sposa Enrico Malocello, console della Repubblica di Genova. (*? †?), con prole. Alcuni autori identificano anche un Azzo. (in realtà lo stesso Anselmo, detto Azzone), en anche un Ugo (secondo una traduzione erronea di Nicolò Russo).

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Bibliografiche

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Genealogia, araldica

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