Il furto all'Antwerp Diamond Center di Anversa è stato il maggior furto di diamanti della storia, nonché in generale uno dei maggiori furti documentati.
Durante le prime ore di domenica 15 febbraio 2003, il gruppo di scassinatori, chiamato "scuola di Torino", trafugò dal caveau del World Diamond Center diamanti, oro, argento e gioielli vari per centinaia di milioni di euro, il che portò le cronache a denominare il furto "il colpo del secolo".
La vicenda ha avuto un certo impatto nella cultura popolare, tanto da ispirare libri, documentari, un film (mai prodotto) e la sceneggiatura della serie televisiva Everybody Loves Diamonds.
I componenti Il gruppo era composto da almeno quattro persone, scassinatori della cosiddetta "scuola di Torino":
Leonardo Notarbartolo, nato a Palermo nel 1952 ma residente a Trana e soprannominato "l'artista", mente organizzativa; Ferdinando Finotto, nato a Grugliasco nel 1959 e soprannominato "il mostro", esperto di serrature e casseforti; Elio d'Onorio, di Latina, soprannominato "il genio", abile hacker e pratico di sistemi di sicurezza; Pietro Tavano, torinese, classe 1951, alias "Speedy", uomo di fiducia di Notarbartolo.
Una quinta persona, con il soprannome de "il chiavaro" ed esperta nella duplicazione di chiavi, non è mai stata confermata ufficialmente.
Storia Il colpo richiese oltre due anni di pianificazione. In un'intervista, Notarbartolo afferma di essere stato arruolato da un commerciante di diamanti ebreo ad Anversa, con l'idea di condurre una rapina all'Antwerp Diamond Center. L'offerta fu inizialmente rifiutata, poiché considerata impossibile, ma venne poi riconsiderata quando il commerciante di diamanti avrebbe replicato il caveau in un magazzino del porto e lo avrebbe presentato al gruppo di rapinatori, dotando inoltre la banda di un anticipo di 100mila euro.
Inizialmente Notarbartolo creò a Torino una società che si occupava del commercio di pietre preziose, come pretesto per poter successivamente aprire un piccolo ufficio all'interno del centro e una cassetta di sicurezza nel caveau, in modo da studiarne a fondo i segreti, osservare le abitudini del personale, individuare le vulnerabilità possibili e le falle del sistema di sorveglianza, trasferendo nel mentre ad Anversa tutta la famiglia.
Usando una telecamera inserita in una penna e portata in un taschino, Notarbartolo catturò dei filmati degli interni del Diamond Center, per poi esercitarsi sulla replica del caveau. Nascose inoltre una piccola telecamera sopra la porta del caveau per registrare le combinazioni utilizzate per l'apertura, occultandone il sensore di trasmissione in un estintore, e spruzzò della lacca per capelli sul sensore di temperatura a effetto Doppler, impedendone il funzionamento.
La data del 15 febbraio fu scelta perché il giorno prima era previsto l'arrivo di un grosso carico di diamanti dall'Africa (la consueta consegna mensile della multinazionale De Beers, che controllava il 55% del traffico mondiale), e perché la sera si sarebbe tenuta la semifinale dei Diamond Games di tennis, sponsorizzati proprio dal Diamond Center, che avrebbe attirato la maggior parte dell'attenzione; infine, durante il giorno di shabbat gli ebrei non si recano al lavoro, il che significava che il luogo sarebbe stato semideserto.
La notte del furto, la banda penetrò nel centro passando da un edificio attiguo; per impedire il rilevamento dal sensore a infrarossi fu impiegato uno scudo in polistirene, e al momento dell'apertura del portone fu piazzata una piastra di alluminio per mantenere costante il campo magnetico tra le due lastre che lo generavano, rendendolo quindi inutile.
La chiave necessaria all'apertura, così come la combinazione del lucchetto, fu reperita nel ripostiglio delle guardie, appesa ad un gancio del muro così come era stato rilevato dai video girati da Notarbartolo. Il resto delle manovre venne effettuato al buio, per evitare le telecamereMarco Maisano, Leonardo Notarbartolo, una cascata di diamanti e un panino al salame, podcast del 19 gennaio 2022 per Radio Deejay., finché il fotorivelatore sul soffitto non fu coperto con del nastro adesivo.
Le cassette di sicurezza forzate furono 109 (contrariamente a notizie iniziali, che riportavano il numero 123), su un totale di 189 presenti, tramite un trapano a mano modificato che ne apriva una ogni tre minuti. Solo per portare via i sacchi di refurtiva fu necessaria un'ora di lavoro.
La banda abbandonò il luogo della rapina alle 5:30, a bordo di una Peugeot 307 grigia noleggiata, uscendo dai box sotterranei, dopo aver sostituito le cassette del sistema di videosorveglianza con un film porno. Il gruppo tornò all'appartamento di Notarbartolo, e la mattina dopo scaricò i rifiuti prodotti dalla rapina e dalla cena del giorno prima vicino all'autostrada E19, tra Bruxelles e Anversa.
La mattina seguente August Van Camp, il proprietario del terreno, notò gli oggetti abbandonati e avvisò la polizia. Tra di essi erano presenti oggetti direttamente collegati a Notarbartolo, quali i resti di un panino al salame con il suo DNA e delle fatture della sua società, il che fornì agli investigatori una pista di cruciale importanza.
Procedimenti giudiziari Dopo il furto i soci si divisero: una parte andò verso l’Olanda, l’altra in Italia. Tramite i profili genetici ricavati dai rifiuti, i componenti furono identificati e arrestati pochi giorni dopo. A casa di Notarbartolo la polizia ritrovò una gemma rubata dal Diamond Center, e diverse schede SIM prepagate per poter dialogare con i complici in fuga.
Due anni più tardi, un tribunale belga condannò Notarbartolo a 10 anni e un milione di euro di multa, e a 5 anni e 5 mila euro gli altri tre complici.
Leonardo Notarbartolo scontò 6 anni di carcere, prima di essere rilasciato nel marzo del 2009 per buona condotta. Nel luglio 2009 venne fermato a Milano con una busta contenente oltre un chilo di diamanti, risultati poi scarti di lavorazione, del valore di circa 10mila euro e regolarmente acquistati. Nell'aprile 2016 è finito ai domiciliari insieme al figlio Marco, con l'accusa di aver partecipato alla rapina di due rappresentanti di gioielli nel Cuneese nel gennaio precedente. Oggi vive a Giaveno con la moglie Adriana Crudo, di tre anni più giovane, e i due figli. Per il contributo al film, mai realizzato, sull'assalto ad Anversa ha ricevuto 25mila euro dalla Paramount e ha recitato in un piccolo cameo alla fine dell'ultimo episodio.
Ferdinando Finotto, arrestato a Torino, riuscì a evitare la richiesta di consegna del Belgio, dopo il ricorso vinto dal suo avvocato, scontando la pena in Italia. Tornato in libertà, compì un'altra serie di furti ai danni dei bancomat di alcuni centri commerciali della cintura torinese, per i quali venne nuovamente arrestato. Uscito nuovamente di prigione, morì di malattia nel luglio 2022.
Quando Elio d’Onorio fu interrogato dalla polizia italiana, ammise di aver installato delle videocamere nell’ufficio di Notarbartolo, ma negò qualunque implicazione nel crimine. Nel caveau fu rinvenuto però del nastro adesivo con tracce del suo DNA; fu quindi estradato in Belgio nel novembre del 2007, per scontare la condanna a cinque anni, così come Pietro Tavano.
Riferimenti nella cultura di massa Everybody Loves Diamonds, serie televisiva su Amazon Prime del 2023, del regista Gianluca Maria Tavarelli. Stolen: il colpo del secolo, film documentario su Netflix del 2025, diretto da Mark Lewis.
Note
Bibliografia Scott Andrew Selby, Greg Campbell, Flawless, inside the largest diamond heist in history, Hardcover, 2010 Leonardo Notarbartolo, Peter D'Angelo, Rubare l'impossibile, Rizzoli, 2023
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