Biografia Nacque l'8 settembre 1895 a Bertinoro, in provincia di Forlì in Romagna, come primogenito di Giuseppe Ugolini, orologiaio, ed Eurosia Fabbri in una famiglia modesta e cattolica praticante; ebbe inoltre un fratello Riniero, e due sorelle, Eustella e Clarice Maria. Frequentò la scuola elementare del paese natale, proseguendo gli studi ginnasiali e liceali prima a Faenza, nel liceo-ginnasio Torricelli, e poi a Cesena, presso il liceo Vincenzo Monti, dove si diplomò nel 1914. Subito dopo il diploma si iscrisse presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna. Fu attivo fin da giovane in parrocchia, dove suo zio Taddeo Fabbri era parroco, e in diverse associazioni religiose, venendo nominato cavaliere dell'Ordine di San Gregorio Magno nel 1923.

Durante la prima guerra mondiale fu arruolato nel 1915 come soldato semplice nel 58º Reggimento fanteria del Regio Esercito, ottenendo poi il grado di sottotenente nel 1917 nel Battaglione Monte Rosa del 4º Reggimento Alpini. Partecipò alla prima battaglia del Piave, venendo stanziato insieme al suo plotone presso lo sbarramento di Tezze, e si distinse al punto da ricevere nel 1922 una medaglia di bronzo al valor militare. Si ammalò poi di tifo e subì l'asportazione del rene destro, che lo costrinse a una lunga degenza ospedaliera con esonero dal servizio per due anni. Fu dichiarato mutilato di guerra e a partire dal 1924 ricevette una modesta pensione pari a lire annue. Nel 1920, riconosciuto inabile al servizio militare, fu iscritto nella forza in congedo, venendo promosso al grado di capitano nel 1932.

Al termine del conflitto riprese gli studi e nonostante la richiesta di passare alla Facoltà di Agraria nel 1918, ritirata poco dopo per rientrare a Lettere e Filosofia, si laureò nel 1921 con una tesi sulla fonte sacra neolitica della Panighina, presso Bertinoro, avendo come relatore prima Gherardo Ghirardini e poi, in seguito alla sua morte, Pericle Ducati. Durante la preparazione della tesi iniziò a stringere rapporti di ricerca e amicizia col collega Giulio Quirino Giglioli, figura in rapida ascesa nell'ambiente accademico romano. Tra il 1922 e il 1924 poté frequentare la Regia scuola di archeologia di Roma, partecipando ad importanti spedizioni archeologiche come quella di Giacomo Boni su Palatino e Foro Romano, quella di Antonio Taramelli in Sardegna e quella di Paolo Orsi in Sicilia.

Tra la primavera del 1924 e il 1925, su iniziativa del direttore delle missioni archeologiche in Levante Roberto Paribeni, fu inviato nella Repubblica albanese, col chiaro intento politico di contrastare la presenza francese negli scavi di Apollonia e Durazzo; inviò un primo e dettagliato rapporto al ministero già nel luglio 1924. Durante questo primo viaggio rimase particolarmente colpito da Fenice, menzionata da Polibio come città maggiormente fortificata dell'Epiro, tentando invano di predisporre una prima campagna di scavi. Sempre nel 1924 la sua tesi di laurea fu pubblicata, apparendo negli Atti dell'Accademia dei Lincei, ed ebbe la possibilità di visitare anche le isole di Malta e Pantelleria. Fu inoltre amico stretto di Corrado Ricci.

Nel 1925 si iscrisse alla Scuola archeologica italiana di Atene, compiendo altre importanti esperienze insieme a due tra i massimi archeologici italiani del tempo, ovvero Alessandro Della Seta, direttore della scuola, e Federico Halbherr, partecipando agli scavi sulle isole di Tino e Creta, dove conobbe Arthur Evans. Nel corso dell'anno successivo, grazie all'intercessione di Halbherr, ottenne una borsa di studio che gli consentì di recarsi in Europa settentrionale, soggiornando in Germania e recandosi anche a Bruxelles, Londra, Oxford e Parigi; il soggiorno tedesco gli consentì di confrontarsi con le idee dei colleghi tedeschi, su cui tuttavia maturò una scarsa considerazione, soprattutto in merito alle teorie in ambito preistorico.

Grazie ad un accordo sottoscritto nel 1926, poté realizzare il suo proposito di scavare a Fenice, dove condusse per diversi mesi, inizialmente in solitudine, le prime ricerche. Nel corso del 1927 fu inoltre affiancato da quello che sarebbe poi diventato uno dei suoi più stretti collaboratori, l'ingegnere Dario Roversi Monaco, divenuto topografo della missione archeologica. Si interfacciò prevalentemente col Ministero degli affari esteri, informato periodicamente con dettagliati rapporti, e il suo metodo di scavo si caratterizzò da subito per una propensione all'indagine stratigrafica e una considerazione non selettiva dei monumenti antichi; fu inoltre un ottimo fotografo, come testimoniato dalle numerose lastre scattate in prima persona e conservate in vari archivi. Il resoconto dei suoi viaggi in Albania fu pubblicato nel 1927, venendo sostenuto vigorosamente da Benito Mussolini. A partire dal 1928 la missione archeologica italiana diretta da Ugolini si spostò nella vicina Butrinto, menzionata nell'Eneide di Virgilio come colonia fondata da esuli troiani. Il sito, che non era stato precedentemente indagato, restituì importanti ritrovamenti tra cui: un santuario di Asclepio, un teatro con importanti iscrizioni greche e rilevanti sculture, diverse basiliche paleocristiane e un importante battistero del VI secolo. A questa campagna di scavi risale il ritrovamento della cosiddetta Dea di Butrinto, la testa di una scultura marmorea a cui lo stesso Ugolini diede ampio risalto; la testa fu probabilmente donata dal monarca albanese Zog I a Mussolini, venendo poi donata a sua volta al Museo Nazionale Romano su richiesta del direttore Paribeni ed esposta diversi anni dopo alla Mostra triennale delle terre italiane d'oltremare di Napoli nel 1940. Per i suoi meriti il Sottosegretario di Stato agli affari esteri Dino Grandi, con l'appoggio dichiarato di Mussolini stesso, caldeggiò la sua nomina nel Servizio archeologico del Dodecaneso e della Libia senza concorso ma tale tentativo naufragò per la strenua opposizione di Paribeni, a capo della Direzione generale delle antichità; il rifiuto di Paribeni irritò profondamente il capo del governo e un posto di ruolo poté essere affidato a Ugolini solo nel 1931.

A partire dal 1930 si recò in veste privata sull'isola di Malta, allora colonia britannica con una forte presenza italofona-indipendentista invisa all'amministrazione britannica, guidata da lord Gerald Strickland; Ugolini aveva già visitato Malta nel 1924 e il suo interesse per l'isola mediterranea era nato su sollecitazione di Orsi, fervente irredentista e "mediterraneista". Iniziò quindi nell'aprile 1930 una serie di conferenze con la Società Dante Alighieri, venendo appoggiato dagli ambienti filo-italiani dell'isola e in particolare dall'archeologo Themistocles Zammit. Pubblicò nel 1934 la sua opera Malta. Origini della civiltà mediterranea, nata per contrastare le teorie di Strickland e analizzare le origini della civiltà europea, da ricercarsi nel Mediterraneo (in contrapposizione alla teoria dell'ex oriente lux, che riconduceva l'origine delle civiltà a Oriente), ricevendo l'approvazione del Duce oltre che un finanziamento di lire da parte del Ministero degli affari esteri italiano; tale volume avrebbe dovuto essere il primo di una collana denominata Malta Antica, rimasta inedita per la prematura scomparsa di Ugolini e pubblicata postuma nel 2023. Durante la sua attività a Malta si interessò anche al Fezzan, cercando di avviarvi una nuova missione archeologica che però non ebbe seguito.

Nonostante le sempre maggiori tensioni nei rapporti diplomatici tra Italia e Regno Unito in merito alla questione maltese, l'opera di Ugolini fu particolarmente stimata da Strickland, che sarebbe arrivato a definirlo come il "Lawrence d'Arabia dell'Italia a Malta". Fu inoltre socio della Regia Deputazione per la Storia di Malta, organo fondato nel 1934 e poi confluito nel Comitato d'Azione Maltese.

Nel 1934 ottenne la libera docenza in paletnologia presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e pubblicò articoli sui risultati dei suoi scavi a Butrinto su diverse riviste scientifiche, tra cui il Bollettino d'arte del Ministero della pubblica istruzione.

Morì prematuramente il 4 ottobre 1936 a Bologna, in una clinica dove era stato ricoverato per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute, e la famiglia ricevette le condoglianze da parte di Mussolini. Non si sposò ma fu sentimentalmente legato alla marchesa Augusta Incontri, pronipote da parte di madre del Triumviro della Repubblica Romana Carlo Armellini.

Il suo imponente lascito archivistico è frammentato presso diverse istituzioni tra cui: il Museo della civiltà romana (che conserva diversi suoi scritti inediti), l'Università "La Sapienza" (che conserva tra le altre cose numerose foto di reperti archeologici realizzate da Ugolini) e il Museo delle civiltà (che conserva l'archivio maltese) di Roma.

Nel 1965 il comune di Roma gli ha dedicato una strada in zona Ostia Antica, così come anche Bertinoro gli ha dedicato una strada.

Onorificenze

Opere

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Persone legate agli alpini Categoria:Studenti della Scuola archeologica italiana di Atene Categoria:Studenti dell'Università di Bologna Categoria:Professori dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" Categoria:Medaglie di bronzo al valor militare Categoria:Cavalieri dell'Ordine di San Gregorio Magno