La Gallia (o Gallia transalpinaC. Scarre, The Penguin historical atlas of ancient Rome, Londra, 1995, mappe di p.32 e 34.Atlante Storico De Agostini, Novara 1979, p.26.) era, secondo la nomenclatura geografica dell'età antica, la terra dei Galli, termine che identificava, nel lessico latino, un ampio insieme di popolazioni celtiche continentali. Corrispondeva a un'ampia regione dell'Europa centro-occidentale compresa tra La Manica, il fiume Reno, le Alpi OccidentaliStrabone, Geografia, IV, 1., il Mar Mediterraneo, i Pirenei e l'Oceano Atlantico. "Gallia" (Gallia Cisalpina o "togata") venne poi definita dai Romani per un certo periodo in età repubblicana anche parte dell'Italia settentrionale.
Etimologia Il termine "Gallia" rimase in uso fino all'età tardoantica e altomedievale, quando la stabilizzazione del Regno dei Franchi portò all'affermazione dell'espressione "Francia" (anche se per tutto il Medioevo il nome "Gallia" resisterà negli scritti in latino)Il termine Γαλλία, "Gallia", per indicare la Francia si usa ancora oggi nel greco moderno..
Gli autori latini usavano inizialmente i nomi Gallia ("Gallia") e Galli, plurale di Gallus, per designare i Celti che vivono in Gallia e nella Galazia, "Γαλατία" in greco.
Il nome di Gallia è stato attestato per la prima volta intorno al 168 a.C., ma il suo uso è probabilmente molto più antico. È stato utilizzato per la prima volta per designare i popoli celtici che avevano colonizzato l’odierna Pianura Padana, poi chiamata Gallia Cisalpina. Tuttavia, fu solo con la conquista della Gallia, ad opera di Giulio Cesare, che questi termini si diffusero ampiamente, con il proconsole romano che ritagliò un'unità geografica arbitraria della civiltà celtica, corrispondente ai limiti geografici della sua conquista.
Territorio della Gallia transalpina
I Romani attribuivano il nome di "Gallia" a diversi territori dell'Europa occidentale abitati da popolazioni di stirpe celtica, chiamati collettivamente "Galli". Con Gallia, tradizionalmente, si fa riferimento alla "Gallia transalpina", un'ampia regione dell'Europa centro-occidentale, delimitata a nord dalla Manica, a sud dal Mar Mediterraneo, a ovest dall'Oceano Atlantico e a est dal fiume Reno e dalle Alpi occidentali e che corrispondeva quindi grossomodo all'area degli odierni Belgio, Lussemburgo, Germania occidentale, Francia e Svizzera.
Ecco come Cesare, il primo conquistatore nel celebre incipit del De bello Gallico, descrive la Gallia:
Accanto alla transalpina, i Romani individuavano anche una "Gallia cisalpina", che si divideva a sua volta in "Gallia cispadana" (a sud del Po) e "Gallia transpadana" (a nord). Era il territorio dove, accanto a popoli di diversa filiazione, si erano insediate diverse tribù galliche. La Gallia cisalpina dal 49 a.C. in seguito alla concessione della cittadinanza romana a tutta l'area,J. Carcopino, Giulio Cesare, Milano, 1981, p.439. divenne giuridicamente parte dell'Italia romana e in età augustea venne divisa, come il resto d'Italia, in regioni (VIII, IX, X e XI nello specifico).
Il termine "Gallia", anche al plurale "Gallie", fu anche il nome con i quali i Romani, sin dalla Repubblica, designavano collettivamente una più vasta porzione dell'Europa situata a occidente del Reno e che comprendeva le province della Gallia, della Belgica, della Germania e della Britannia (Gallia cisalpina, Gallia narbonense, Gallia Belgica, Aquitania, Gallia lugdunense, Germania Inferiore e superiore, Britannia) abitate da genti celtiche. Basandosi sulla convinzione di un'omogenietà di questa macro-regione, nacquero nel tardo Impero la Diocesi di Gallia (esclusa la Britannia), poi Prefettura del pretorio delle Gallie, una delle grandi divisioni amministrative dell'Impero il cui territorio comprendeva anche la Penisola iberica e il Nordafrica occidentale.
Oppida celtici
Numerosi furono i centri urbani-fortificati celtici (oppidum), come Alesia, Avaricum, Bibracte, oppidum di Entremont, Gergovia, Gorgobina e Uxelloduno.
Città gallo-romane
In seguito alla conquista romana alcuni furono abbandonati e sostituiti da "vicine" municipii e/o colonieae romane, altri continuarono a sopravvivere come insediamenti gallo-romani: Narbo Martius (Narbona, capitale della Gallia Narbonense), Lugdunum (Lione, capitale della Gallia Lugdunensis), Cenabum (Orléans), Samarobriva (Amiens), Augustoritum (Limoges), Limonum (Poitiers), Condate (Rennes), Divodurum (Metz), Durocortorum (Reims) e naturalmente la Lutetia Parisiorum (Parigi).
Popolazioni Preistoria Prima dell'insediamento dei Celti, è possibile che antichi elementi indoeuropei fossero già penetrati nel territorio della futura Gallia, almeno nelle frange orientali, anche a partire dal IV millennio a.C.; di queste ipotetiche popolazioni, tuttavia, non esistono testimonianze certe.Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, p. 632. Nelle aree sudoccidentali (l'odierna Aquitania), invece, erano di certo già stanziate popolazioni antenate degli odierni baschi, fin dal IX millennio a.C.
Lungo le coste mediterranee della Gallia erano stanziati i Liguri, i cui insediamenti proseguivano, senza interruzione, anche in Gallia cisalpina. Nelle regioni orientali della Gallia (Gallia Belgica, corso del Reno, Elvezia) erano presenti popolazioni germaniche, variamente mescolate alle celtiche.
I Celti
Per i Celti stanziati nelle Gallie invalse, secondo l'uso latino, la denominazione di Galli; questi, a loro volta, erano ripartiti in numerose tribù. Cesare, nel De bello Gallico, distingue tre gruppi principali: i Belgi, stanziati a oriente dei fiumi Marna e Senna e mescolati a popolazioni germaniche;Cesare, De bello Gallico, I, 1; II, 3-4; Tacito, Germania, 28. gli Aquitani, stanziati a sud della Garonna e ibridati con elementi iberici (i Vasconi paleo-baschi);Cesare, De bello Gallico, I, 1. e i Galli propriamente detti. Tra questi, Cesare distacca gli Elvezi, stanziati in un'area corrispondente grossomodo alle attuali Svizzera e Germania meridionale e particolarmente valorosi militarmente per via dei continui conflitti con i vicini Germani, e attesta che al momento delle sue campagne tra i Galli si distinguevano due fazioni, capeggiate rispettivamente dagli Edui e dai Sequani, presto scalzati dai Remi.Cesare, De bello Gallico, VI, 12.
Originariamente, i proto-celti provenienti dall’est, risalendo la valle del Danubio, si stabilirono nell’Europa centrale. Per queste popolazioni, come molte altre che abitavano in Europa, non è possibile, in questo periodo datare con precisione il fenomeno, a causa della mancanza di una documentazione scritta. Nel caso della civiltà greca, le cui prime testimonianze scritte risalgono al II millennio a.C., si dimostra che questi fenomeni possono essere antichi e complessi, con diverse ondate successive di colonizzazione. Nel caso delle popolazioni proto-celtiche, l'archeologia e la linguistica indicano che dovrebbero aver iniziato a svilupparsi a nord delle Alpi e nella Gallia orientale nel II millennio a.C.
Già nella prima metà del I millennio a.C. le popolazioni celtiche costituiranno una parte significativa della popolazione delle varie regioni della Gallia.
Le prime indicazioni dirette della presenza dei Celti in Gallia sono date dai Greci di Focea, che fondarono pacificamente la colonia di Massalia intorno al 600 a.C., in accordo con la tribù celto-ligure locale dei Segobrigi, un nome che significa "il potente vittorioso" (brigo= potente, sego = vittoria, vittorioso). I greci svilupparono scambi con le tribù indigene e presto organizzarono, da Massalia, un enorme traffico commerciale con l'Europa settentrionale, il quale sarebbe stato decisivo per il futuro sviluppo delle popolazioni della Gallia.
Sappiamo anche, attraverso le testimonianze scritte dei Greci e dei Romani, di importanti migrazioni celtiche verso l'Oriente, verso l'Italia e verso il Danubio, nel V e nel IV secolo a.C., in particolare col famoso episodio del sacco di Roma da parte dei Galli all'inizio del IV secolo a.C.
All'epoca della conquista romana (I secolo a.C.), esistevano antichi e forti legami tra la Gallia e gli altri territori occupati dai Celti in Europa, dal Norico all’isola di Britannia, come indica la presenza di testimonianze archeologiche danubiane tra i guerrieri gallici, o gli importanti legami tra le popolazioni belgiche della Gallia settentrionale e quelle del Tamigi.
Questi legami si spiegano da un lato con la presenza della stessa tribù su territori diversi in Europa, e dall'altro con l'esistenza di una rete di clientele comprendenti alcune tribù, alcuni popoli con legami di parentela tra loro, più ricchi o più numerosi e probabilmente con un territorio più ampio. L'esistenza di federazioni di popoli è attestata in tutto il mondo celtico: tra i popoli della Gallia Cisalpina nel III secolo a.C., nel sud della Gallia nel II secolo a.C. (Salluvi) o nella Gallia Comata prima della guerra galliche (Arverni, Edui, Biturigi e Sequani).
Insomma, dei tanti popoli o federazioni di popoli presenti in Gallia alla vigilia della conquista romana, esistono ancora tracce di confini la cui esatta posizione è tuttavia oggetto di dibattito, e un sostrato linguistico a lungo sottovalutato. Infine, l'etimologia ha mantenuto il nome di popolazioni galliche, un nome che si riferisce ancora agli abitanti delle attuali regioni e città francesi: ad esempio la regione francese dell'Auvergne, in italiano Alvernia, che corrisponde grossomodo al territorio dell'antica tribù gallica degli Arverni.
Lingue La maggior parte degli abitanti della Gallia protostorica parlava principalmente 3 lingue, suddivisi in diversi dialetti. Giulio Cesare, tuttavia, ricorda che ai suoi tempi le tre parti della Gallia si distinguevano per i loro costumi e la loro morale, ma anche per la loro "lingua". Sembrerebbe allora che nella Gallia celtica tra la Senna e la Garonna, come nella Gallia Cisalpina, i Celti parlassero una lingua appartenente al gruppo celtico continentale, mentre gli Aquitani tra la Garonna e i Pirenei parlassero una lingua affine al proto-basco: l'Aquitano. Infine parte dei belgi potrebbero essersi espressi in un dialetto proto-germanico. Comunque, se gli indizi toponomastici, i nomi tribali e antroponimi, così come le rare iscrizioni scoperte, mostrano chiaramente l'origine celtica della lingua parlata, o anche un altro idioma indoeuropeo, d'altra parte, non ci sono testimonianze oltre a quella di Cesare (germani cisrhénani), che il germanico sia stato parlato prima del graduale e successivo insediamento dei Germani nella Gallia settentrionale.
Il gallico
Il gallico era una lingua celtica della famiglia linguistica indoeuropea, vicina all'antica lingua britonnica, ma di essa non vi sono molte prove, nonostante un corpus crescente di iscrizioni lapidarie o di altre iscrizioni scoperte dall'archeologia, i molti antroponimi e toponimi che a volte hanno una stretta equivalenza in Gallia, così come gli sviluppi fonetici comuni. Alcuni ricercatori non hanno esitato a menzionare l'esistenza di un gallo-brittonico. Il bretone, pur appartenendo per la maggior parte al gruppo brittonico, potrebbe essere stato influenzato da un substrato gallico.
La lingua d'oïl è la lingua romanza più influenzata da un substrato celtico (da 150 a 180 parole su quasi 400 termini contenute in tutte le lingue romanze). L'ipotesi dei dialetti gallici è stata ripresa da John Rhys, che si riferisce ad un dialetto "celtico" (conservazione di -qu-, ad esempio Sequana "la Senna", il mese di EQVOS) o Joshua Whatmough, mentre per Pierre-Yves Lambert "anche se l'idea di dialetti diversi in gallico non è irrazionale di per sé.... non si basa su prove solide al momento".
Durante la dominazione romana