I Farnese (o, tradizionalmente, come plurale, i Farnesi Il DOP raccomanda la forma in -i quando si tratti di un plurale: dunque, per esempio, casa Farnese, palazzo, piazza Farnese, ma il governo, la corte dei Farnesi, o Parma dai Farnesi ai Borboni ("meno bene", secondo il DOP, Parma dai Farnese ai Borbone). Si confrontino, nella toponomastica urbana di Roma, piazza Farnese e (trattandosi qui di un plurale) via dei Farnesi.) furono un'influente e nobile dinastia del Rinascimento italiano, che governò il Ducato di Parma e Piacenza, dal 1545 al 1731, e il Ducato di Castro, dal 1537 al 1649.
Tra i suoi membri più importanti si ricordano papa Paolo III, il cardinale Alessandro Farnese, il duca Alessandro Farnese (III duca di Parma e Piacenza, IV duca di Castro, e governatore dei Paesi Bassi spagnoli) e la regina Elisabetta Farnese (regina consorte di Spagna e ultima erede dei Farnese).
I Farnese, inoltre, furono grandi mecenati d'arte e durante i secoli collezionarono o fecero commissionare molte opere, che fanno parte di quella raccolta che nel ventunesimo secolo è nota come Collezione Farnese. Inoltre, la famiglia fece realizzare molti edifici, come il Palazzo Farnese e la Chiesa del Gesù a Roma.
Etimologia La dinastia Farnese ha antichissime origini. Probabilmente il nome dei Farnesi può essere fatto risalire a uno dei loro antichi feudi a nord-ovest di Roma, un territorio conosciuto con il toponimo di Castrum Farneti, e del quale oggi rimane testimonianza con il piccolo paese di Farnese, appunto, in Provincia di Viterbo) Possiamo dunque presupporre che, quando si diffuse in Italia l'uso dei patrionimici nel XII secolo, essi adottarono il nome di uno dei loro più antichi possedimenti. Alcuni sostengono invece che il nome derivi da una quercia trovata in quella regione, la farnia (il cui nome scientifico è Quercus robur). Altri invece fanno risalire l'etimologia di questo nome alla fara, termine che andava a indicare l'unità fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei Longobardi, facendo discendere la dinastia da questa etnia.
Origini Nel XII secolo erano noti come domicelli Tuscanienses in quanto possedevano alcuni piccoli feudi nel territorio della diocesi di Tuscania. A Orvieto, i membri della famiglia venivano appellati come i signori "de Farneto" e la loro presenza è ampiamente documentata.
Il primo Farnese di cui si hanno notizie storiche è un certo Pietro, che fu console di Orvieto nel 984.Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Farnesi Duchi di Parma, Torino, 1860.
Nel 1096 un altro Pietro fu comandante della cavalleria pontificia che nel 1110 sconfisse gli eserciti di Toscana fedeli all'imperatore e, probabilmente, fondò il borgo di Orbetello. Verosimilmente il Petrus de Farneto che combatté in Puglia nel 1134 contro i Normanni è identificabile in quest'ultimo. Suo figlio Prudenzio, console di Orvieto nel 1154, accolse nella città il pontefice Adriano IV, in fuga da Roma a causa dei tumulti provocati da Arnaldo da Brescia. Nel 1158, lo stesso Prudenzio sconfisse i fuoriusciti orvietani appoggiati dai ghibellini senesi. Un altro Pietro difese la città di Orvieto dall'assalto dell'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VI.
Altri personaggi noti in quei tempi furono Pepone di Pietro e Ranuccio, presenti alla Pace di Venezia del 1177 in qualità di rappresentanti della città di Orvieto. Nel 1254 un Ranuccio sconfisse le schiere di Todi e lottò per papa Urbano IV contro il re Manfredi di Sicilia, nipote di Enrico VI. Suo figlio Niccolò partecipò come comandante della cavalleria orvietana a sostegno delle truppe di Carlo I d'Angiò nella battaglia di Benevento del 1266, in cui Manfredi trovò la morte, segnando la fine degli Svevi in Italia. Monsignor Guido fu vescovo di Orvieto fin dal 1302 e proprio lui fece ampliare il duomo per conservarvi il corporale macchiato dal sangue del "Miracolo di Bolsena" (1263). Un altro Pietro fu comandante dell'esercito nella guerra del 1320-1321 di Orvieto contro Corneto.
I Farnese tornarono nella Tuscia nel 1319. In quell'anno presero possesso dei territori di Farnese e di Ischia di Castro, del castello di Sala e di quello di San Savino, nei pressi di Tuscania. Nel 1340 i Farnese giurarono cieca obbedienza ai difensori del Patrimonio di San Pietro e così, già nel 1354 il cardinale Egidio Albornoz, in segno di gratitudine del pontefice per l'aiuto militare ricevuto nel recupero delle terre e dei castelli perduti durante la cattività avignonese, concesse a Puccio, Pietro e Ranuccio Farnese il territorio di Valentano. Nel 1360 questi guerrieri marciavano sotto le insegne di Pandolfo dell'Anguillara, capo della fazione guelfa, contro i ghibellini capitanati dai Prefetti di Vico.
Nel 1362 Pietro Farnese fu capitano generale dei fiorentini nella guerra contro Pisa per il controllo di Volterra; riportata la vittoria, venne onorato con un monumento equestre in Santa Maria del Fiore e, morendo l'anno seguente, fu sepolto nella chiesa stessa in un sarcofago.
Nel 1368 Nicolò Farnese, dopo l'attacco del prefetto Giovanni di Vico (?-1366),
La costante fedeltà nei confronti dello Stato Pontificio permise alla famiglia di confermare il proprio dominio sui territori nell'Alto Lazio, di vantare una serie di privilegi nei confronti della Camera Apostolica tali da permettergli di imparentarsi con le maggiori famiglie dell'epoca (gli Orsini, i Savelli, i Colonna, i Monaldeschi, gli Sforza di Santa Fiora) e di instaurare rapporti diplomatici con le Signorie di importanti città quali Siena.
Ascesa
Nel Quattrocento il potere della famiglia ha un notevole incremento, tanto che il territorio posto sotto la loro influenza si estende fino a comprendere la sponda occidentale del lago di Bolsena, comprese le due isole (Martana e Bisentina) e la fascia di territorio compresa tra i Colli Vulsini e il Tirreno, fino al feudo di Montalto. L'artefice di questa nuova espansione fu Ranuccio il Vecchio, figlio di Pietro e fratello di Bartolomeo, il capostipite del ramo di Latera. Ranuccio, già dal 1408, possedeva il vicariato di Latera. Nel 1416 Siena lo nominò capitano generale dell'esercito contro il conte Orsini di Pitigliano; con la vittoria del 1417 Ranuccio venne nominato Senatore di Roma. In virtù della sua amicizia con la famiglia Colonna e, in special modo con papa Martino V, venne in possesso del castello di Piansano; grazie poi ai favori di papa Eugenio IV poté accumulare maggiori ricchezze, inserire il casato Farnese tra le grandi famiglie romane, occupare le terre di Valturano, Latera, il castello di Marta, di Montalto, parte dei territori di Tessennano, Canino e Gradoli (tra il 1431 e il 1436). Nel 1434 lo stesso pontefice gli conferì le insegne della Rosa d'Oro e il Gonfalone della Chiesa. Ranuccio sposò Agnese Monaldeschi e dalla loro unione nacquero molti figli, tra cui ricordiamo il condottiero Pier Luigi e Gabriele Francesco, che in seguito sposò Isabella Orsini e da cui discende il ramo che continuò le gesta militari della famiglia, ramo che però si estinse alla III generazione. Ranuccio morì il 10 agosto 1450.
Dopo la morte di Ranuccio il Vecchio, la politica di avvicinamento della famiglia alla corte papale non si fermò, anzi, grazie al matrimonio tra Pier Luigi, figlio di Ranuccio, e Giovannella Caetani, figlia di Onorato, signore di Sermoneta, si trovarono imparentati con una discendente di papa Bonifacio VIII e quindi con gran parte della nobiltà romana. Dalla loro unione nacquero quattro figli, Angelo, Alessandro, Girolama e Giulia.
Angelo (1465–1494), il maggiore dei figli di Pier Luigi, rivestiva il ruolo di "capo della casata" e si occupava dei possedimenti familiari dalla Rocca di Valentano. Nel 1488 la loro dimora si arricchì di uno splendido cortile con colonnato inferiore e loggia superiore, in occasione del matrimonio fra Angelo e Lella, figlia di Nicola Orsini di Pitigliano; sui capitelli del colonnato, oltre alle armi delle due famiglie, furono scolpiti gli auguri di fertilità e prosperità per la coppia, con la rappresentazione allegorica della fioritura del giglio farnesiano e la decorazione a trofei. Angelo morì a Capodimonte nel 1494 e Lella, che non volle risposarsi, si fece suora di clausura nel Monastero delle Murate a Firenze.
Girolama (...–1504), invece, si era sposata in prime nozze con Puccio Pucci di Firenze, in seconde nozze con Giuliano dell'Anguillara, dalla cui unione nacque Isabella dell'Anguillara, futura moglie di Galeazzo I Farnese, III duca di Latera.
Giulia, detta "la Bella" (1475–1524), nel 1489 sposa Orsino Orsini, figlio della cugina del papa Alessandro VI, Adriana de Mila. Divenne l'amante favorita del papa e grande amica della figlia, Lucrezia Borgia. Ebbe una figlia, Laura, probabilmente figlia del papa stesso. La relazione con Alessandro VI finì con la fuga da Roma di Giulia, la quale probabilmente raggiunse a Carbognano il marito, che morì dopo poco. Tornò a Roma solo dopo la morte del papa, per il matrimonio della figlia Laura con Nicola Franciotti Della Rovere, nipote del papa Giulio II. Nel 1506 fu governatrice di Carbognano e vi rimase fino al 1522. Ritornò a Roma e qui morì due anni dopo, nel 1524.
Alessandro (1468–1549), invece, intraprese la carriera ecclesiastica. Fu prima nominato cardinale da papa Alessandro VI, poi eletto papa con il nome di Paolo III nel 1534.
Alessandro Farnese: papa Paolo III
Alessandro nacque nel 1468 a Canino, nel Lazio. Intraprese studi di umanistica dal 1487 al 1489 presso la scuola di Pomponio Leto a Roma e presso l'Accademia di Lorenzo de' Medici a Firenze, mostrando grandi doti intellettive.
Nel 1491 fu segretario e protonotaro apostolico; nel 1492 fu tesoriere apostolico; nel 1493 papa Alessandro VI Borgia gli concesse la porpora cardinalizia, sotto l'influenza della sorella di Alessandro, Giulia. Infatti, a Roma, non si parlava d'altro che della tresca amorosa tra il Papa e Giulia "la Bella". Il famoso Pasquino tuonò contro Alessandro e Ippolito d'Este, i due neo-cardinali, con questa quartina: «Alessandro, tu devi a tua sorella / Giulia il cardinalato, ché la gonna / alzò, e tu, Ippolito, a madonna / Adriana, che un tempo fu sì bella». Ma il popolo fu ancora più pungente definendo il "Cardinal Farnese" "Cardinal Fregnese", sottolineando con estrema malizia al modo ignobile con cui giunse alla porpora. Comunque, nonostante queste maldicenze, la sua carriera non si interruppe e nel 1494 fu nominato legato del Patrimonio di San Pietro in Tuscia. Infine, pur non essendo ancora sacerdote, nel 1499 fu vescovo di Montefiascone e Corneto.
Nonostante Alessandro fosse considerato una "creatura" di papa Alessandro VI, il suo successore e avversario, papa Giulio II, lo portò dalla sua parte nominandolo Legato della Marca anconitana (1502). In questo periodo ebbe una relazione illecita con Silvia Ruffini, vedova di Giovanni Battista Crispo, da cui ebbe quattro figli: Pier Luigi (1503–1547), Paolo (1504–1512), Ranuccio (1509–1528) e Costanza (1500 ca.–1545); i primi due legittimati da Giulio II, Ranuccio da papa Leone X.
Nel 1509 fu nominato vescovo di Parma e nel giorno di Natale del 1519 vi celebrò la prima messa dopo la sua ordinazione sacerdotale. La sua ordinazione coincise con un cambiamento radicale di mentalità e di autodisciplina, teso alla purificazione dei costumi che sarà lo spirito guida del Concilio di Trento, riunione di tutti i vescovi del mondo, istituito dallo stesso Paolo III nel 1545 e che durò fino al 1563, sotto il pontificato di tre papi, portando alla cosiddetta "Controriforma".