Il Corpo di Polizia Locale di Parma è il servizio di polizia municipale del Comune di Parma, istituito nel 1821 dall'allora duchessa di Parma e Piacenza Maria Luisa d'Asburgo-Lorena.

Storia L'istituzione con Maria Luigia e l'entrata in servizio

L'attuale Corpo di Polizia Locale di Parma venne istituito il 16 giugno 1821 dalla duchessa di Parma e Piacenza Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, con la "Risoluzione Sovrana riguardante alla Polizia Generale dei Ducati di Parma Piacenza e Guastalla", con il nome di Corpo delle Guardie di Polizia Comunale, separato dalla Polizia Generale Amministrativa e sotto la direzione dei rispettivi podestà dei Comuni di Parma e Piacenza. I neonati corpi presero tuttavia servizio vero e proprio nel 1832; il primo Capo delle Guardie di Polizia Comunale di Parma fu Giuseppe Borlenghi.

Sempre nel 1832, con la Sovrana Risoluzione del 20 settembre, si decretò che le guardie disposte al servizio di polizia fossero ancora divise in "Guardie della Polizia Comunitativa" e in "Guardie di Polizia Generale dello Stato"; le prime sarebbero rimaste rispettivamente in seno ai Comuni di Parma e Piacenza, sotto gli ordini esclusivi dei relativi podestà, i quali avrebbero dovuto ora provvederne anche alle spese di mantenimento, mentre le seconde sarebbero rimaste alle dipendente dirette del Direttore Generale della Polizia del governo centrale del Ducato. Veniva così creata per la prima volta nel territorio dello stato una dicotomia non dissimile a quella attualmente consolidata nella divisione dei due livelli dei rispettivi corpi di polizia, l'uno alle dipendenze del Comune, mentre l'altro alle dipendenze dello Stato.

L'ascesa di Carlo III di Parma e la militarizzazione Durante la prima guerra d'indipendenza, il Duca Carlo II di Parma abbandonò lo stato a fronte delle sommosse popolari, permettendo la costituzione di un esecutivo provvisorio, che si schierò con gli indipendentisti italiani. A seguito dello sfortunato epilogo dell'evento bellico, venne restaurata la sovranità nel Ducato della famiglia Borbone-Parma, con l'ascesa al trono di Carlo III di Parma il 18 maggio 1849.

Con il nuovo sovrano il corpo delle Guardie della Polizia Comunitativa di Parma vide una parziale riforma militare, adottando una statuto e una divisa militare, permettendone l'accesso ai soli ex militari e modificandone la gerarchia (ponendone all'apice un Commissario Superiore, seguito poi da dei sergenti, dei caporali e, in fine, dei comuni). Il sovrano impose anche un nuovo armamento dei poliziotti, dotandoli di una sciabola, una carabina e di un bastone. Fu infine riformata la modalità di espletamento del servizio, creando sostanzialmente una permanenza delle funzioni di polizia onde evitare di creare lacune nel servizio di vigilanza della città, e prevedendo due appelli: uno per il servizio diurno, ed uno per il servizio notturno.

La caduta del Ducato e l'ingresso nel Regno di Sardegna In seguito al regicidio di Carlo III di Parma da parte del sellaio parmigiano Antonio Carra, il trono passò de iure a suo figlio Roberto I e de facto a sua moglie Luisa Maria. A seguito delle crescenti sommosse popolari per l'adesione del Ducato al Regno Sabaudo, il 9 giugno 1859 la duchessa reggente Luisa Maria e il figlio Roberto I furono costretti ad abbandonare la città. Il 15 settembre dello stesso anno venne dichiarata decaduta la dinastia borbonica, e il 30 novembre Parma entrò a far parte delle Regie province dell'Emilia, rette dal dittatore Carlo Farini.

Come risultato del cambio di regime, i poliziotti del Corpo delle Guardie di Polizia Comunitativa di Parma, su previsione del decreto del Dittatore Farini del 22 settembre 1859, dovettero giurare fedeltà a Vittorio Emanuele II e al Regno di Sardegna; nel medesimo periodo il corpo vide un aumento dei propri effettivi, su decisione del nuovo consiglio comunale della città, che portò il numero dei poliziotti a 25. Anche la divisa subì dei cambiamenti, prevedendo l'introduzione di un mantello e di una coccarda tricolore.

Trasposizione nel Regno d'Italia e il nuovo regolamento

Il 23 gennaio del 1865 fu approvato il primo regolamento, che cambiò il nome del corpo delle Guardie Comunitative in corpo delle Guardie Municipali. Nel 1875 il regolamento fu riformato prevedendo, tra le altre modificazioni, l'introduzione della delega ad un assessore, la figura del Vice Commissario e la previsione di una struttura amministrativa a sostegno del servizio. Il nuovo regolamento prevedeva inoltre il mantenimento del quartier generale presso il palazzo Municipale e l'obbligo dell'acquartieramento delle guardie presso il palazzetto di San Rocco, con mensa comune e il celibato. Dette misure vennero poi abrogate dal consiglio comunale nel gennaio del 1890.

Nel 1903, con una modificazione del regolamento, alcuni poliziotti furono nominati guardie-pompieri, avendo una doppia dipendenza: funzionalmente, come poliziotti, dall'ufficio del Commissariato, e come pompieri dall'Ufficio d'Arte con il compito di spegnere incendi. Tale provvedimento venne adottato a fronte di una carenza di pompieri nella città, in cambio di un alloggio e di una particolare indennità. Tuttavia, dopo appena un biennio ci si accorse che l'unificazione dei due servizi non era funzionale.

Da Guardie Municipali a Vigili Urbani Il 10 agosto 1907 venne approvato dal consiglio comunale il nuovo regolamento dei vigili urbani che, oltre a cambiare la denominazione delle Guardie Municipali a Vigili Urbani, affidò al Comandante del corpo anche il comando del drappello dei pompieri. Il nuovo servizio, affidatario dei compiti di polizia urbana, sarebbe stato svolto senza soluzioni di continuità, prevedendo una ferma massima di 55 anni, creando un attuale antecedente del servizio permanente effettivo..

Il dopoguerra e il Comandante Bizzi Nel 1946, a seguito di concorso pubblico per soli titoli, venne nominato Comandante del Corpo dei Vigili Urbani di Parma Emilio Bizzi. L'esperienza di Bizzi non fu facile: il neocomandante dovette affrontare da subito la situazione post-bellica, a fronte di un bilancio strumentale e organico assolutamente negativo.

Bizzi colse il rapido cambiamento dei tempi: di fronte all'incremento del traffico istituì il primo nucleo di infortunistica stradale; analogamente, vista la crescente presenza di turisti in città, formò un gruppo di vigili-interpreti che potesse affrontare le nuove necessità linguistiche ed interloquire con cittadini stranieri. Bizzi puntò inoltre sulla formazione degli agenti, prevedendo un corso di tre mesi per omologare le modalità operative e implementando corsi di difesa personale e di addestramento al salvataggio. Negli anni '60, il Comandante Bizzi istituì il nucleo radiomobile, trasferendo inoltre la sede del corpo da Piazza Garibaldi in Viale Basetti, nell'edificio dove ora ha sede il Teatro Due.

Bizzi andò in pensione nel 1972 e fu succeduto dal suo vicecomandante Pier Luigi Bellaveglia.

Il Comandante Bellaveglia e l'ingresso nel nuovo millennio Pier Luigi Bellaveglia entrò a far parte del Corpo dei Vigili Urbani di Parma nel 1965, in seguito alla vincita di concorso pubblico per titoli ed esami, con il grado di vicecomandante. Laureato in giurisprudenza e con un trascorso professionale nell'Arma dei Carabinieri, sarà dapprima il vicecomandante di Bizzi, succedendogli nel 1972, per poi restare alla guida del corpo sino al 1997.

Nel 1967, con Bellaveglia vicecomandante, in seguito a lunghe pratiche ministeriali, il corpo riuscì a dotarsi di radiotelefono per facilitare le comunicazioni nello svolgimento delle operazioni territoriali e di pronto intervento. Nel 1971, in occasione del 150º anniversario della fondazione del corpo, sarà proprio Bellaveglia a contribuire al primo studio sulla storia dei vigili di Parma.

In esito al dettato normativo della legge 8 aprile 1976, n. 278, il comando sperimentò il decentramento del servizio di vigilanza, dislocando piccoli nuclei di vigili in alcune circoscrizioni cittadini, impiegando anche vigili volontari. A seguito del successo della sperimentazione, nel 1979 il corpo dei Vigili Urbani venne diviso in sette nuclei, uno per ogni circoscrizione cittadina, coordinati da un unico ufficio centrale di comando.

Dal 1978 partirono i primi programmi di educazione stradale ad opera dei vigili di Parma, rivolto agli alunni delle scuole primarie e secondarie. Parma risultò essere una delle primissime città ad implementare questa innovazione tra i suoi compiti.

Nel 1976 venne assunto il primo vigile donna Clementina Gozzi, seguita poi, con il concorso del 1979, da altre tre colleghe. Nel 1980 prese servizio il primo vicecomandante donna del corpo, la dottoressa Paola Taverna, che svolse il suo ruolo sino al 1987.

Fin dall'inizio degli anni '80 Bellaveglia sollecitò per una prima informatizzazione delle pratiche del corpo, riuscendo ad attuare da subito la digitalizzazione dell'ufficio contravvenzioni, grazie anche all'abilità tecnica del vigile urbano Antonio Pontremoli.

Nel 1986 venne abbandonata la denominazione Vigili Urbani e venne adottata quella di Polizia Municipale, a seguito del novellato normativo della legge quadro sull'ordinamento della polizia municipale n. 65 del 7 marzo 1986 e della legge regionale n. 3 del 22 gennaio 1988, cambiando il nome dei vigili in agenti di polizia municipale.

Nel 1995 la Polizia Municipale di Parma del comandante Bellaveglia risultava sommariamente organizzata così: Centrale Operativa, Segreteria, Servizi Operativi e Pubbliche relazioni, Infortunistica, Contravvenzioni, Polizia Giudiziaria, Nucleo Educazione stradale. Completavano l'organizzazione del comando i 7 nuclei di agenti dislocati nelle circoscrizioni territoriali, e quelli distaccati presso l'Ufficio Tributi e presso l'Ufficio Anagrafico comunale.

Gli anni duemila e i giorni nostri La nomenclatura Polizia Municipale è permasa fino al 2018, quando è stata nuovamente cambiata in Polizia Locale a seguito del novellato normativo della L.R. 13/2018. Dopo Bizzi e Bellaveglia non ci sono più stati al vertice del corpo comandanti longevi, dando luogo a rapide successioni di figure apicali.

Competenze Il Corpo di Polizia Locale di Parma assume le funzioni tipiche attribuite ai servizi di polizia municipale dalla normativa nazionale e regionale, rispettivamente rappresentate in via principale dalla L. 65/1986 e dalla L.R. 24/2003.

Nella fattispecie ai sensi dell'art. 5 della L. 65/1986 gli appartenenti al Corpo, nel loro ambito territoriale di competenza e nell'arco del loro servizio, ricoprono le funzioni di: ufficiali o agenti di polizia giudiziaria (in base al loro inquadramento funzionale); agenti di pubblica sicurezza (con funzioni ausiliarie); agenti di polizia stradale (funzione già richiamata dagli articoli 11 e 12 del Codice della Strada).

Oltre alle funzioni suindicate, vengono individuate ulteriori competenze al Corpo, tra le quali: controllo e vigilanza in materia di polizia stradale, controllo e vigilanza in materia di polizia amministrativa, controllo e vigilanza in materia di polizia giudiziaria, controllo e vigilanza in materia di polizia urbana, presidio del territorio, coordinamento e gestione videosorveglianza, notifiche di polizia giudiziaria, competenza all’emanazione dei provvedimenti sanzionatori e cautelari di cui al Regolamento per la Polizia Urbana nelle materie assegnate al Settore, presidio e sensibilizzazione della legalità, coordinamento e direzione dell'attività di protezione civile, delle verifiche ispettive post-sisma e delle emergenze per tutti gli interventi calamitosi, promozione e coordinamento nella redazione di progetti integrati per la sicurezza, recepimento delle direttive relative alla prevenzione dei rischi stabilite dai programmi e piano regionali e loro attuazione sul territorio comunale, predisposizione dei piani comunali e/o inter comunali di emergenza,