Il Monviso (Viso in piemontese, Vísol in occitano, m s.l.m.) — detto anche Re di PietraL'espressione fu creata da Ezio Nicoli per il suo libro Monviso Re di pietra del 1972 (cfr. Speciale Piemonte Parchi - Cime Tempestose ) — è la montagna più alta delle Alpi Cozie e dell'omonimo gruppo montuoso, compreso nella sottosezione delle Alpi del Monviso, in Piemonte. Conosciuto anche perché ai suoi piedi (Pian del Re) si trova la sorgente del fiume Po, il corso d'acqua più lungo d'Italia, dal 29 maggio 2013 è diventato patrimonio dell'UNESCO come riserva della biosfera transfrontaliera con la Francia, inoltre dal 2016 esso fa parte del Parco Naturale del Monviso sul settore italiano, mentre su quello francese insiste il parco naturale del Queyras. Con una prominenza di metri, la decima dell'intero arco alpino e la ventitreesima in tutta Europa, la montagna è ben visibile dalla Pianura Padana occidentale per via della sua forma piramidale e la sua altezza di oltre 500 metri superiore ai picchi circostanti.
Etimologia
Il nome Monviso deriva dal latino Mons Vesulus. Il termine Vesulus deriverebbe a sua volta dalla radice ves indoeuropea usata per indicare un'altura; in definitiva il nome Mons Vesulus significa montagna ben visibile (che la rende sicuro punto di riferimento per il viaggiatore) e isolata, come è il Monviso.. Infatti, guardandolo dalla Pianura Padana, la sua forma piramidale si erge imponente quasi dal nulla, rendendo il Monviso visibile e riconoscibile anche da grandi distanze.
Caratteristiche Morfologia
La vetta del Monviso, essendo al di qua della linea di separazione delle acque, si trova interamente in territorio italiano (a 2 km dal confine francese), così come quasi tutto il resto del gruppo, mentre parte della cresta settentrionale del gruppo stesso, da Punta Gastaldi al Colle delle Traversette, sono sul confine con la Francia. Il gruppo è contornato dalle seguenti valli: valle Po, valle Varaita e, dal versante francese, valle del Guil.
La vetta sorge su una dorsale principale orientata in direzione circa nord-sud. Partendo dal monte Granero, la dorsale passa per il colle delle Traversette, le rocce Fourioun, punta Venezia, punta Udine, punta Roma, punta Gastaldi e il Visolotto, per poi salire omogeneamente fino alla vetta. Questa è costituita da due punte separate: punta Nizza, più settentrionale e più bassa, e punta Trieste, più meridionale, il punto di massima elevazione ( m). I nomi delle due punte furono assegnati con riferimento alle due città principali agli estremi della catena alpina. Dalla vetta, la cresta principale scende verso sud, passando per la punta Sella e la punta Barracco fino al passo delle Sagnette; da qui procede ancora nella stessa direzione verso punta Michelis e il passo di San Chiaffredo, per poi proseguire verso il passo dei Duc e la cima delle Lobbie, dove si può dire che termini il gruppo. Dalla vetta dirama in direzione sud-sud-ovest una cresta secondaria, che passando per i torrioni SARI arriva al viso di Vallanta; da qui discende nella stessa direzione, con diverse punte successive (punta Corsica, punta Caprera, rocce di Viso) e con alcune punte su sottocreste secondarie (punta Fiume, triangolo della Caprera), fino a digradare nel vallone di Vallanta.Meridiani montagne n. 23, Monviso, Editoriale Domus, Milano, novembre 2006ALP - Grandi montagne n. 16, Monviso, CDA & Vivalda editori, Torino, anno XIX, n. 217
Origine dei nomi Quasi tutte le vette del gruppo del Monviso non avevano nomi tradizionali. Molti dei nomi odierni furono attribuiti all'inizio del XX secolo dal professor Ubaldo Valbusa. Lo studioso, fervente patriota, pensò di attribuire alle vette del gruppo del Monviso i nomi di città italiane (o allora considerate tali) o comunque di glorie d'Italia. Da qui nascono nomi come punta Trieste, punta Fiume, punta Malta, punta Venezia, dedicate a città considerate italiane; punta Dante, dedicata al poeta Dante Alighieri; punta Gastaldi, dedicata al geologo Bartolomeo Gastaldi; punta Sella, dedicata a Quintino Sella, e punta Barracco, dedicata a Giovanni Barracco, componenti della prima ascensione italiana al Monviso del 1863.
Il Po Come detto, il monte è particolarmente famoso anche al di fuori del territorio regionale perché ai suoi piedi, e precisamente al Pian del Re, in alta valle Po, ha la sorgente il fiume Po, il più lungo d'Italia. La sorgente ha origine dai suoi ghiacciai sopraelevati (ormai in evidente fase di ritiro) e dai numerosi laghi interconnessi posti più in basso alle sue pendici (Fiorenza, Grande, Superiore e Chiaretto), le cui acque si raccolgono al Pian del Re, dando origine a un torrente che già dalla sorgente ha una portata non trascurabile.
Visibilità Il Monviso domina l'intero arco alpino del Piemonte meridionale e la pianura sottostante, da Cuneo a Saluzzo, da Savigliano fino a Torino e oltre. Dalla Versilia è stato fotografato nel febbraio 2021 e in giornate particolarmente limpide è visibile dalle guglie del Duomo di Milano.W. Mathews, Ascent of Monte Viso, in Peaks, Passes and Glaciers - Second Series, Vol. 2, a cura di E.S. Kennedy, London 1862 (Disponibile su Google Books). Traduzione in italiano in La salita al Monviso . La sua riconoscibilità è legata più alla forma e all'isolamento che all'altezza assoluta; infatti, nel solo territorio piemontese, è superato in quota sia da parecchie vette del massiccio del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Giordani ecc.) sia da diverse punte del massiccio del Gran Paradiso.
La città di Saluzzo con alle spalle il Monviso
Clima
Per la sua morfologia e posizione, il Monviso sembra "attirare" le nebbie della pianura. Molto spesso la montagna risulta avvolta dalle nebbie fin dalla tarda mattinata, anche in giornate di generale bel tempo.Luca Mercalli, Il grande condensatore, in ALP - Grandi Montagne n. 16, Monviso, CDA & Vivalda Editori, Torino, Anno XIX, n. 217
Geologia Dal punto di vista geologico, la montagna appartiene alla serie a facies piemontese del Trias-Giura (zona delle pietre verdi di Gastaldi): in particolare, è costituita da rocce metamorfiche (prasiniti, anfiboliti, eclogiti, metagabbri, metaporfiriti e metadiabasi). Il principale sistema di fratturazione immerge circa parallelo al versante occidentale.
Storia alpinistica La prima esplorazione del territorio attorno al Monviso di cui si ha notizia è quella guidata dall'abate milanese Valeriano Castiglione nel 1627Giorgio e Laura Aliprandi, 1627: l'abate Castiglione esplora il Monviso, rivista del Club Alpino Italiano Montagne360, febbraio 2013, pp.44-47. Tale escursione, partita dalla pianura saluzzese, raggiunse il lago Chiaretto ( m) e fu organizzata a fini scientifici per misurare in modo rudimentale l'altezza di quella montagna: la misurazione rilevata fu di circa metri sopra il lago Chiaretto, corrispondente a m sul livello del mare, abbastanza prossima al valore reale.
Il primo serio tentativo di scalare il Monviso fu compiuto il 24 agosto del 1834 dal saluzzese Domenico Ansaldi, di professione geometraAlberto Gedda, Il sorriso del Re di Pietra, articolo su la Stampa del 23/08/1987, cronache del Piemonte. L'impresa, un'iniziativa del tutto personale e priva di qualsiasi supporto esterno, per poco non gli riuscì: Ansaldi arrivò infatti fino alla quota di circa m ma, a causa di un macigno enorme giudicato insormontabile e soprattutto della nebbia, fu indotto a tornare indietro e rinunciareEzio Nicoli, Monviso Re di Pietra, Gribaudo editore, 1993. L'ascensione alla vetta fu compiuta per la prima volta con successo dai più organizzati William Mathews, Frederick Jacomb, Jean-Baptiste Croz e Michel Croz il 30 agosto 1861; Mathews, Michel Croz e i signori Bonney e Hawkshaw avevano fatto un altro tentativo l'anno precedente (1860) ma il progetto era fallito a causa del maltempo.
La comitiva partì dalla frazione Castello di Pontechianale ( m), in valle Varaita, il 29 agosto. Tale punto di partenza venne preferito rispetto al più elevato Pian del Re ( m), in valle Po, in quanto allora la strada terminava molto più in basso al paese di Crissolo ( m) e inoltre il versante della val Varaita permette di aggirare completamente il delicato colle delle Sagnette ( m). Dopo aver imboccato a nord-est il vallone di Vallanta (vallata secondaria della val Varaita) deviarono presso i Laghi delle Forciolline e pernottarono poco lontano dall'attuale bivacco Boarelli ( m). L'indomani partirono prima dell'alba, alle 04:30, e conquistarono la vetta alle ore 09:20 dopo essere passati sotto al colle delle Sagnette e scalato la parete Sud.
La prima salita del Monviso è stata, tuttavia, messa in dubbio. Lo studioso francese Olivier Joseph ha infatti dimostrato che la cima del monte è stata molto probabilmente raggiunta oltre un secolo prima della tanto decantata salita di William Matthews, nel corso delle operazioni topografiche di rilevamento dei territori del Delfinato organizzati dallo Stato Maggiore francese nel 1751. Nell'occasione la cima fu addirittura salita per ben due volte: sia dai portatori dei segnali necessari per le triangolazioni, sia dagli stessi ingegneri rilevatori. A sostegno delle sue affermazioni lo studioso francese ha presentato alcuni disegni che mostrano, in modo inequivocabile, l'installazione sulla cima dei segnali per le misurazioni. Lo studioso, inoltre, ha rimarcato un altro fatto importante. Un'operazione topografica di tale ampiezza e complessità comportava, necessariamente, un'accurata preparazione tesa a determinare preventivamente i punti base per le misurazioni, la cui accessibilità doveva essere, per forza di cose, ben nota e attestata. Esiste dunque la più che fondata possibilità che la cima del Re di Pietra sia stata raggiunta addirittura prima del 1751.
La salita del 4 luglio dell'anno successivo (1862) condotta da Francis Fox Tuckett, vide il primo cittadino italiano sulla vetta del Monviso: Bartolomeo Peyrotte, guida alpina di Bobbio Pellice, che aveva accompagnato Tuckett unitamente alle guide Peter Perrn e Michel Croz. Questa cordata fu, forse, la prima a bivaccare per una notte in vetta al Monviso. Francis Fox Tuckett, A night on the summit of Monte Viso, in The Alpine Jourmal, vol. I, 1863-1864, pagg. 26-33 (disponibile su Google Books) Traduzione italiana Una notte sulla cima del Monviso, Gazzetta di Torino 18-19 marzo 1863Quintino Sella, Una salita al Monviso. Lettera a Bartolomeo Gastaldi, a cura di Pietro Crivellaro, Tararà edizioni, Verbania, 1998, ISBN 88-86593-14-7; testo disponibile su Google Books
La prima spedizione completamente italiana a raggiungere la vetta del Monviso fu quella del ministro biellese Quintino Sella nel 1863. La spedizione avrebbe dovuto avvalersi della guida di Bartolomeo Peyrotte, già pratico della via, che però rinunciò sembra perché "traumatizzato" dall'esperienza dell'anno precedente. La cordata nazionale di alpinisti, che oltre a Sella comprendeva i nobili verzuolesi Paolo e Giacinto Ballada di Saint-Robert e il deputato calabrese Giovanni Barracco, si avviò quindi accompagnata dalle tre guide alpine locali Raimondo Gertoux, Giuseppe Bouduin e Giovan Battista Abbà che però non conoscevano l'itinerario, guidati solo dalla relazione di Mathews. L'impresa, sicuramente notevole per l'epoca, fu un'abile mossa politica propagandistica di Sella volta a celebrare, anche attraverso la composizione "eterogenea" della cordata, l'Unità d'Italia appena raggiunta (1861). Sulla scia dell'immenso entusiasmo che aveva accompagnato la riuscita della scalata al Monviso, Sella fondò a Torino il Club Alpino Italiano, la più vasta associazione di alpinisti italiani.