La mitologia celtica è l'insieme dei miti, delle saghe e delle credenze religiose diffuse tra le popolazioni di lingua celtica (chiamate, nel loro insieme, Celti) durante l'Età del ferro..

Come altri popoli indoeuropei, i primi Celti mantennero una mitologia e una struttura religiosa politeistica. La mitologia delle popolazioni celtiche a diretto contatto con l'espansione dell'Impero romano, come Galli e Celtiberi, scomparve, assorbita dalla mitologia romana poi soppiantata dal cristianesimo ma anche in funzione della perdita della lingua indigena. È principalmente attraverso fonti contemporanee romane e cristiane che la mitologia dei Celti "continentali" è stata preservata. I popoli celtici che mantennero identità politiche o linguistiche, come i Gaeli in Irlanda e Scozia, i Gallesi e i Britanni (sia in Gran Bretagna Meridionale sia in Bretagna), lasciarono invece vestigia delle loro mitologie ancestrali che furono messe in forma scritta durante il Medioevo.

Considerazioni preliminari: un problema di fonti

Sebbene il mondo celtico, al suo apice (III secolo a.C.), coprisse gran parte dell'Europa occidentale e centrale, non era politicamente unificato né vi era alcuna fonte centrale sostanziale d'influenza o omogeneità culturale. L'antica religione celtica era dunque caratterizzata dalla presenza di molte varianti locali seppur taluni caratteri comuni siano talmente evidenti. (es. il culto del dio Lúg/Lugus).. da giustificare la tesi di una «omogeneità religiosa di base» dei popoli celtici.. Ci sono pervenute testimonianze, fondamentalmente iscrizioni, di oltre trecento divinità, spesso identificate con le loro controparti romane, ma di queste la maggior parte sembra essere stata genii locorum, cioè divinità locali o tribali, e poche erano ampiamente adorate. Tuttavia, da ciò che è sopravvissuto della mitologia celtica, è possibile discernere punti in comune che suggeriscono un pantheon più unificato di quanto spesso si creda. La natura e le funzioni degli dèi celtici possono poi essere dedotte dai loro nomi, dalla posizione delle loro iscrizioni, dalla loro iconografia, dagli dèi romani (o altre figure) a cui sono equiparati, ecc.

Le celtiche Matronae sono l'incarnazione della maternità. Nelle figurazioni non compaiono mai sole, ma sempre in gruppo e formano quasi sempre una triade. Esse rappresentano un complesso insieme di forze positive ornate di spighe e frutti a simbolo di una perenne fruttuosità. Non appartengono al pantheon ufficiale, ma rappresentano precise realtà locali o sociali, il loro culto è legato ad un'idea di fiducia gratuita. Prima di esistere nella religione celtica, appartenevano già ai culti indoeuropei.

Le popolazioni celtiche praticavano la scrittura (ci sono pervenute testimonianze celtiche scritte in lingua etrusca e Greco antico oltre che con l'alfabeto ogamico precipuo dei Celti) ma la ricostruzione della loro religione presenta notevoli difficoltà d'ordine storico-documentario perché essi facevano uso della scrittura solo a fini pratici.: dediche alle divinità, iscrizioni funebri, marchi di proprietà, financo censimenti.. Il patrimonio religioso veniva tramandato solo per via oraleFu per primo ad osservare che i Druidi dei Galli conoscevano a memoria un gran numero di versi, a fronte di un pluridecennale apprendistato, la cui materia non doveva essere oggetto di scrittura: «Magnum ibi numerum versuum ediscere dicuntur. Itaque annos nonnulli vicenos in disciplina permanent. Neque fas esse existimant ea litteris mandare [...]». e i suoi creatori erano i Druidi (latinizzazione della parola dru-wid-es, lett. "molto istruiti"), la classe dirigente sacerdotale cui competevano l'adempimento di riti di culto (anche il sacrificio umano), l'interpretazione degli auspici, la conservazione e la trasmissione del sapere tradizionale, la presidenza delle assemblee religiose, l'arbitrato nelle controversie tra tribù e l'amministrazione della giustizia civile e criminale (in particolare nei casi di assassinio). I riti druidici sono però ad oggi poco conosciuti, anche se i sacrifici umani descritti da Cesare sembrano avere avuto una rilevanza abbastanza ridotta. Plinio il Giovane ci descrive un culto arboreo collegato ad elementi astronomici: la raccolta del vischio che cresceva sulle querce, i cui boschi erano sacri per i druidi. Il sacerdote vestito di bianco saliva su un albero e tagliava il vischio con un falcetto d'oro nel sesto giorno della luna nuova. Seguiva il sacrificio di due tori bianchi tra canti religiosi. .

La mitologia celtica è un corpus composto da sottogruppi distinti che si ramificano al pari delle lingue celtiche: mitologia dell'antica religione celtica, conosciuta principalmente attraverso fonti archeologiche e legata ai popoli celtici prettamente europei; mitologia nelle lingue goideliche, rappresentata principalmente dalla mitologia irlandese (condivisa anche con la mitologia scozzese): mitologia nelle lingue brittoniche (mitologia gallese, mitologia della Cornovaglia e mitologia bretone) Per i miti dell'antica religione celtica e la mitologia bretone, ci si deve rifare alle "Fonti continentali", mentre il corpus più tardo delle "Fonti insulari" comprende la mitologia goidelica e quella brittonica insulare.

Fonti continentali

Le principali fonti d'informazione sulla religione ed i miti dei Celti residenti nell'Europa Continentale (fond. Belgi, Celtiberi, Galli, Galati e Pannoni) sono la Storia greca e la Storia romana ma con tutti i limiti insuperabili del pregiudizio classicocentrico che mette in risalto i particolari barbarici della religione celtica o quegli elementi che la differenziavano dal paganesimo greco-romano. Nessun testo pervenutoci, comunque, tratta sistematicamente ed organicamente la mitologia celtica. Lo studioso Barry Cunliffe ha osservato che "i testi greci e romani forniscono una serie di osservazioni pertinenti ma queste sono nella migliore delle ipotesi aneddotiche, offerte in gran parte come sfondo colorito da scrittori la cui prima intenzione era quella di comunicare altri messaggi"..

La maggior parte delle informazioni derivano, in primis, da Cesare che, quando guidava gli eserciti conquistatori della Repubblica Romana contro la Gallia Transalpina (Commentarii de bello Gallico), fece varie descrizioni degli indigeni, sebbene alcune delle sue affermazioni, come quella che i Druidi praticassero sacrifici umani bruciando persone in uomini di vimini, sono tutt'oggi smentite da parte degli studiosi moderni. Le altre grandi fonti greco-romane sui Celti ed i loro costumi sono Diodoro Siculo (Bibliotheca historica), Strabone (Geografia), Pomponio Mela (De chorographia), Lucano (Pharsalia) e Plinio il Vecchio (Naturalis historia).

Per quanto riguarda il pantheon della Gallia, le fonti disponibili sono rare e fragili. Non sappiamo quasi nulla degli dèi gallici, anche se è certo che avevano una mitologia elaborata almeno quanto quella poi riportataci dai miti irlandesi. Il poco che sappiamo lo dobbiamo principalmente a Lucano e Cesare ed in minor misura a Plinio e Tertulliano. Queste informazioni sono però grandemente distorte dalla c.d. Interpretatio graeca (o Interpretatio romana a seconda dei casi) che cerca sistematicamente un equivalente greco/romano degli dèi gallici. I due pantheon sembrano però in gran parte incompatibili e anzi le qualità degli dèi gallici sembrano molto fluttuanti e comunque molto più soggette a variazioni regionali rispetto agli dei romani.

Oltre ai testi latini, i resti archeologici (bassorilievi, statue, monete) e la toponomastica ci permettono di conoscere un po' di più individuando i luoghi di culto, veri o presunti che siano. Così Lùg, dio comunque centrale tra tutti i Celti, non è attestato da alcun testo latino ma il suo culto è confermato dalla toponomastica, in particolare dai nomi di Lyon, Laon o Loudun, dal gallico *Lug(u)-dunon (lett. "Fortezza di Lùg"). poi latinizzato in Lugdunum.

Fonti insulari

Le Isole britanniche fornirono, a partire dal VII e fino al XV secolo, un corpus più recente ma più ricco di fonti sui miti celtici, capace di confermare e completare le informazioni fornite dai testi classici e dalle prove archeologiche. La parte del leone la gioca la mitologia irlandese, i cui miti e poemi, prima tramandati oralmente come in tutta la koinè celtica, vennero trascritti dagli amanuensi al principio dell'era cristiana arrivò a teorizzare che i primi amanuensi coinvolti nella stesura dei testi irlandesi potessero essere dei druidi convertitisi al cristianesimo o comunque dei monaci in contatto diretto con l'antica classe sacerdotale irlandese pre-cristiana.. Queste fonti letterarie sono costituite da quattro gruppi principali: il "ciclo mitologico", il cui testo principale è il Cath Maige Tuireadh ("Battaglia di Mag Tured"), incentrato sulla lotta tra gli dei Túatha Dé Danann e i Fir Bolg prima (prima battaglia di Mag Tuired) e i Fomori poi (seconda battaglia di Mag Tuired). Altri testi importanti sono il Tochmarc Étaíne (lett. "Il corteggiamento di Étaín") e "Il viaggio di Bran" (Immram Brain); il "ciclo dell'Ulster" che descrive gli eroi e i re dell'Irlanda protostorica e il consueto intervento degli dei. La storia più importante è il Táin Bó Cúailnge ("Razzia delle vacche di Cooley") che racconta l'invasione dell'Ulster da parte della regina Medb e le gesta dell'eroe-semidio Cúchulainn; Il "ciclo feniano" è dedicato alle avventure dei Fianna capitanati dall'eroe Fionn mac Cumhaill e da suo figlio Oisin; il "ciclo dei re" o "ciclo storico" chiude l'epoca eroica dell'Irlanda mitologica e protostorica proiettandola nella cronaca storica. Il testo più importante è il Lebor Gabála Érenn ("Libro delle conquiste d'Irlanda") che riporta la cronaca delle invasioni dell'Irlanda (spec. quella dei Túatha Dé Danann), dal Diluvio universale all'arrivo dei mitici antenati dei Gaeli (v.si sezione "Popoli" del Lebor Gabála Érenn). I testi della mitologia gallese sono più cristianizzati e con elementi mitologici molto meno evidenti rispetto ai testi irlandesi.. Il più importante è il Mabinogion o "I quattro rami di Mabinogi" dai quattro racconti che lo compongono: la storia di Pwyll, principe di Dyved; quella di Branwen; quella di Manawydan figlio di Llyr e quella di Math fab Mathonwy. Ci sono poi i c.d. "Cinque racconti" e cioè: Il sogno di Macsen Wledig, Lludd e Llefelys, Culhwch e Olwen, Il Sogno di Rhonabwy e il Libro di Taliesin.La maggior parte di questi testi è oggi nota grazie al lavoro di traduzione e pubblicazione in lingua inglese effettuato da lady Charlotte Bertie (1812-1895) che, tra le altre cose, codificò il nome stesso Mabinogion raccogliendo in un corpus quelli che erano testi sparsi nelle fonti scritte gallesi medievali. In questo corpus, la patina cristiana stesa dagli amanuensi è, come detto, molto più pesante ed il sostrato celtico originale è di più complessa analisi da parte dello studioso.

Mitologia gallica La ricostruzione del pantheon gallico: prove documentali e reperti archeologici I Celti delle Gallie adoravano diverse divinità di cui si conosce oggi spesso poco più del nome. Esistevano alcune divinità pangalliche (prob. panceltiche) ma verosimilmente ogni tribù aveva le proprie divinità protettrici per la tribù, i villaggi, i corsi d'acqua, ecc.

Gli scrittori classici ci hanno tramandato informazioni utili a delineare il pantheon gallico.: