I cavalleggeri sono, come dice il nome, una specialità della cavalleria leggera.
Storia In origine si diede il nome di cavalleggeri a una cavalleria di categoria inferiore, durante il periodo classico della cavalleria feudale. Erano così classificati i cavalieri armati di coltellaccio, i paggi dei lancieri, e i balestrieri a cavallo.
Nel 1498, in Francia, sotto Luigi XII fu dato questo nome a compagnie a cavallo, costituenti una sorta di fanteria montata, tale corpo speciale rimase fino al 1570.
Nel 1593 sotto Enrico IV fu costituita la compagnia dei cavalleggeri della guardia, che faceva parte della Maison du Roi (la guardia militare del re di Francia) in sostituzione dei precedenti gentilhommes à bec de corbin, avendo il terzo rango, dopo le guardie del corpo (a piedi) e i gendarmi della guardia. Si trattava di un corpo reclutato solo fra la nobiltà, molto bene addestrato, che assicurava la guardia a cavallo del re. La compagnia fu sciolta nel 1787 per ragioni di costo. Raggiunse il massimo degli effettivi sotto il regno di Luigi XIV che la portò a 200 uomini.
Anche negli altri Stati intanto e nelle stesse milizie comunali italiane, si istituirono i cavalleggeri. Nella Repubblica fiorentina venne stabilito che ne fossero regolarmente iscritti cinquecento, armati di balestre e scoppietti, con facoltà di armare soltanto il dieci per cento di lancia. I drappelli erano costituiti in bandiere ciascuna delle quali era formata da cinquanta cavalleggeri ed era comandata da un condottiero.
Dopo il 1600 troviamo che questa specialità della cavalleria, resa più snella e pratica nel campo dell'impiego dell'arma, va divulgandosi e aumentando di numero in proporzione della Cavalleria di linea o pesante. I cavalleggeri dell'epoca erano armati di carabina o pistolone, e finirono per costituire la cavalleria leggera di linea.
Probabilmente a imitazione della Francia, unità di cavalleggeri furono create in Sassonia nel 1735. Alla fine del Settecento esse furono disciolte o convertite in reggimenti di ulani.
Dal 1759 al 1765, l'Austria convertì sei reggimenti di dragoni in cavalleggeri. La monarchia asburgica utilizzò queste unità, reclutate fra i sudditi tedeschi, come gli ussari ungheresi.Altre unità di dragoni leggeri furono ribattezzate "cavalleggeri" nel 1801, benché conservassero le tattiche e l'armamento dei dragoni; queste unità furono riconvertite in reggimenti di dragoni o di ulani nel 1851.
Nel 1799 in Francia vennero creati, come corpo scelto sei reggimenti di cavalleggeri, e sotto Napoleone nove reggimenti armati di lancia. In particolare tre reggimenti di cavalleggeri facevano parte della Guardia Imperiale. L'ultima di queste unità fu sciolta nel 1816.
Nel 1811 la Baviera convertì tutta la sua cavalleria in cavalleggeri. Anche se in seguito furono costituiti reggimenti di cavalleria pesante, la maggior parte della cavalleria bavarese rimase costituita da cavalleggeri. Gli otto reggimenti bavaresi erano gli unici cavalleggeri nell'esercito dell'Impero Germanico e perciò questa specialità era ritenuta tipicamente bavarese. Furono sciolti nel 1919 alla caduta dell'Impero.
Nel Regio Esercito del Regno d'Italia ci furono fino a diciotto reggimenti di cavalleggeri: Cavalleggeri di Foggia (11º) dal 1863 al 1920; Cavalleggeri di Saluzzo (12º) dal 1848 al 1990, ex 7º Cavalleria (1848-1850), ex Dragoni Lombardi (1832-1848); Cavalleggeri di Monferrato (13º) dal 1850 al 1943; Cavalleggeri di Alessandria (14º) dal 1850 al 1979; Cavalleggeri di Lodi (15º) dal 1859 a oggi; Cavalleggeri di Lucca (16º) dal 1859 al 1943; Cavalleggeri di Caserta (17º) dal 1863 al 1919; Cavalleggeri di Piacenza (18º) dal 1859 al 1919; Cavalleggeri Guide (19º) dal 1859 a oggi; Cavalleggeri di Roma (20º) dal 1871 al 1919; Cavalleggeri di Padova (21º) dal 1883 al 1919; Cavalleggeri di Catania (22º) dal 1883 al 1919; Cavalleggeri di Umberto I (23º) dal 1887 al 1919; Cavalleggeri di Vicenza (24º) dal 1887 al 1919; Cavalleggeri di Aquila (27º) dal 1909 al 1919; Cavalleggeri di Treviso (28º) dal 1909 al 1991; Cavalleggeri di Udine (29º) dal 1909 al 1919; Cavalleggeri di Palermo (30º) dal 1915 al 1943; e inoltre il reparto Cavalleggeri di Sardegna, con vicende intermittenti dal 1726 al 1944, ex Cacciatori Reali di Sardegna (1819-1821), ex Dragoni di Sardegna (1726-1808). Oggi, nell'Esercito Italiano sopravvivono due reggimenti di questa specialità, il 19° Cavalleggeri Guide e il 15º Cavalleggeri di Lodi
Unità italiane di Cavalleggeri Cavalleggeri del Re Reggimento di Cavalleria formatosi in Piemonte nel 1689, denominato Dragons verts, e poi Dragons du Genevois, su due squadroni.
Nel 1743 fu detto Dragoni di Sua Altezza Reale. Nel 1744 fu portato a quattro squadroni e denominato Reggimento di cavalli di Sua Maestà. Nel 1798 divenne 2º reggimento dragoni piemontesi, agli ordini del Bonaparte e fu sciolto l'anno seguente.
Nel 1814 viene ricostituito col nome Reggimento Cavalleggeri del Re, su sei squadroni. Nel 1821, in seguito ai moti costituzionali cui elementi del reggimento presero parte, venne disciolto.
Dal 1690 in poi, partecipò a tutte le guerre sino a quella del 1815 contro la Francia.
Cavalleggeri di Napoli I Cavalleggeri di Napoli era un corpo volontario di cavalleria, costituito a Caserta nel 1860 al Comando del tenente colonnello Ferraro, parte dei volontari furono incorporati nelle truppe Garibaldine.
Cavalleggeri di Sardegna
Il reggimento Cavalleggeri di Sardegna fu costituito nel 1832 in Piemonte, con decreto di Carlo Alberto, per il servizio di polizia in Sardegna. Aveva il deposito a Fossano.
L'armamento consisteva in sciabola, moschetto e pistola. Nel 1836 l'organico comprendeva quattro squadroni per un totale di seicentosettantacinque uomini, alle dipendenze del Viceré di Sardegna.
Nel 1853 vennero trasformati in Corpo dei Carabinieri Reali in Sardegna.
Il 19º Squadrone “Sardo”
Spiritualmente riconducibili ai “Cavalleggeri di Sardegna” sono gli uomini del 19º Squadrone “Sardo”. Nel dicembre del 1914, infatti, in Sardegna - con il concorso dei Reggimenti “Lodi”, “Foggia” e “Umberto I” - nasce il Gruppo Squadroni di Nuova Formazione, ordinato su due squadroni montati: il 19º e il 20º. Di questi solo il 19º sopravviverà come Squadrone Autonomo, poiché il 20º sarà sciolto pochi mesi dopo la sua formazione.
Allo scoppio della Grande Guerra, lo Squadrone è inviato in Albania e inquadrato nel XIV Corpo d'armata. Nel maggio del 1916 sbarca in Albania il Reggimento “Cavalleggeri di Lodi” cui viene assegnato organicamente anche lo Squadrone “Sardo”, essendo già da tempo amministrato e alimentato di complementi dal “deposito” di quello. Di “Lodi” in Albania condividerà il destino fino al 27 giugno del 1918, quando entra a far parte della Colonna di Cavalleria insieme con quattro squadroni di “Catania” e due di “Palermo”.
La colonna opera nella zona di Vojussa - Semeni. Il 7 luglio in testa alla colonna della quale costituisce l'avanguardia, irrompe sul campo d'aviazione austriaco di Fieri catturando sei apparecchi, numerosi prigionieri e molto materiale. Lo stesso giorno, con due sezioni di mitraglieri di “Catania” contiene il nemico per dodici ore sul fronte di Metali. Il Bollettino di Guerra del 9 luglio ricorderà: “La Cavalleria passando tra le pendici occidentali della MalaKastra ed il mare, piombava arditamente sul tergo ed interrompeva a Metali i ponti sul Semeni. Fieri cadeva nelle nostre mani.” Due giorni dopo, sempre in avanguardia, si imbatte nel fuoco di mitragliatrici nemiche poste a difesa di un ponte di barche e, messe a tacere, procede alla distruzione dello stesso. Nel prosieguo del movimento verso il torrente Kuci, piomba su una compagnia austro - ungarica in ripiegamento e la cattura. Raggiunta la retroguardia nemica la scompagina, riuscendo a catturare duecento uomini e una grande quantità di materiale bellico perfettamente efficiente, fra cui sei mitragliatrici e due cannoni completi del munizionamento. Il ponte sul Kuci è fatto saltare. Il 12 luglio, avendo attraversato il Semeni insieme ad altri due squadroni, è costretto a ripiegare per la violenta reazione nemica. Dal 21 al 24 gli Austriaci lanciano violente offensive su Kuci; lo squadrone si batte a cavallo e a piedi perdendo il suo Comandante, il capitano Giovanni Battista Menina durante uno dei tanti contrattacchi alla baionetta. La Colonna di cavalleria in questi ultimi episodi ha subito gravissime perdite e viene ritirata su posizioni più arretrate. Finalmente da Berat giunge la Fanteria e, tra il 25 e il 30 luglio, si passa al contrattacco. Gli Squadroni della Colonna sono ormai ridotti a circa 40 uomini duramente provati da stanchezza, malaria e privazioni di ogni sorta. Ciò nonostante con l'ausilio di uno squadrone di “Catania” appena sbarcato, essa produce l'ultimo sforzo caricando a più riprese un battaglione austriaco che travolge e disperde e il 5 cattura un'intera compagnia. Fra il 5 e il 7 agosto, prima di essere ritirata dalla linea del fuoco per le gravi perdite subite, la Colonna di Cavalleria cattura due intere compagnie e un'ingente quantità di armi, meritando un'altra citazione sul Bollettino di Guerra del 7 agosto: “ Sul Semeni la nostra Cavalleria in ricognizione, avvistata una colonna nemica, l'attaccò brillantemente e la disperse. L'avversario lasciò molti caduti sul terreno ed ebbe catturati 72 uomini e 5 mitragliatrici.” Per gli episodi sopra narrati lo squadrone "Sardo", che ha subito ingenti perdite, è decorato, - fatto unico per un'unità a questi livelli - di Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “I Cavalleggeri dello squadrone ‘Sardo’, avanguardia di un'ardita colonna di cavalleria, travolgevano impetuosamente l'accanita resistenza nemica, seminando ovunque lo scompiglio ed il terrore. In un mese di asprissima lotta, infaticabilmente cercavano e caricavano l'avversario, spezzandone audacemente la superiorità del numero e le ostinate difese. Con le superbe loro gesta, l'incrollabile disciplina, l'abnegazione e l'ardimento, si congiungevano nella gloria alle più fiere tradizioni, antiche e recenti, dell'intrepida gente di Sardegna.” Le perdite subite dallo squadrone sono di tre ufficiali, tra cui lo stesso Comandante e 27 Cavalleggeri morti o dispersi, oltre a un numero rilevante di uomini messi fuori combattimento dalla malaria. Mancano all'appello, altresì, 38 cavalli mentre 23 di essi riportano ferite varie.
Si conclude così, e nel modo più glorioso, la storia di questo squadrone che, malgrado la breve esistenza, seppe tenere alto l'onore dell'Arma cui appartenne.
Cavalleggeri di Catania Il reggimento Cavalleggeri di Catania, venne costituito in Brescia il 1º ottobre 1883, con la fusione dei sesti squadroni dei reggimenti Saluzzo, Alessandria, Lodi, Piacenza, e Guide e col nome di reggimento di cavalleria Catania, mutato nel 1897 in Cavalleggeri.
Nel 1887 concorse alla formazione del 1º Squadrone cacciatori a cavallo d'Africa. Nel 1895 inviò tre ufficiali e settanta gregari in Eritrea. Nel 1911 venne mobilitato il comando di reggimento. Nella Grande Guerra si appiedò.
Nel 1920 venne disciolto e i ricordi storici e lo stendardo custoditi dal reggimento cavalleggeri Vittorio Emanuele II.
Cavalleggeri di Treviso Il reggimento Cavalleggeri di Treviso viene costituito nel 1909 con squadroni tratti dai reggimenti: Saluzzo, Alessandria, Lucca, Caserta e Catania. Per la guerra Italo-Turca (1911-1912) fornì complementi e reparti mobilitati. Nella Grande Guerra fu inizialmente impiegato nel 1916 appiedato nelle trincee di Monfalcone. Un suo nucleo passa nei Reparti mitraglieri e partecipò attivamente nella battaglia della Bainsizza. Durante il ripiegamento dell'esercito al Piave il reggimento fu adibito al servizio di protezione della rete ferroviaria fra il Tagliamento e il Piave. Per l'offensiva finale partecipò all'inseguimento del nemico battendo elementi di retroguardia e raggiungendo Carpeneto.