Il Codice Yōrō () è il corpus della legislazione penale (ritsu 律) e amministrativa (ryō 令) completato in Giappone nel 718 come revisione di alcuni codici precedenti, in particolare del Codice Taihō () del 701.
Compilato sotto la direzione del ministro Fujiwara no Fuhito (659–720), prende il nome dall'era del Giappone in cui fu scritto, l'era Yōrō, che copre gli anni dal 717 al 724. Il codice, tuttavia, entrò in vigore solo nel 757, sotto il regno dell'imperatrice Kōken, per volere del ministro Fujiwara no Nakamaro (706–764).
Il Codice Yōrō rappresenta l'ultima versione di una serie di codici (ritsuryō) messi a punto dalla seconda metà del secolo VII ai primi decenni del secolo VIII, che fornirono le basi di un sistema di governo, avviato con gli editti di riforma dell'era Taika (645-650), volto alla creazione di uno stato imperiale forte e centralizzato, ispirato al modello culturale e politico delle dinastie imperiali cinesi Sui e Tang..
In quello che è stato definito “uno stato basato sui codici” (), o sistema politico ritsuryō, il codice penale (ritsu 律) e il codice amministrativo (ryō 令) divennero lo strumento per affermare e consolidare l'autorità del tennō, stabilendo i suoi diritti su tutte le risorse agricole del paese, incorporando i notabili come ministri e funzionari nel nuovo sistema amministrativo e di controllo del territorio, creando un sistema uniforme di riscossione delle tasse e di coscrizione militare in tutto il paese.
Sebbene segnali di declino di questo sistema giuridico, che raggiunse il suo apice nel periodo Nara (710-794), inizino a registrarsi fin dal periodo Heian (794-1185), a causa della difficoltà di applicazione della riforma fondiaria e fiscale e della resistenza dei poteri dei nobili e delle istituzioni religiose, esso ha rappresentato la base teorica del sistema amministrativo e di governo che sarebbe rimasto formalmente in vigore in Giappone fino all'era Meiji...
Il Codice Yōrō, pur confermando nella sostanza principi già affermati nei codici precedenti e in particolare nel codice Taihō che lo ha preceduto, e con il quale viene spesso confuso, risulta importante perché ne rappresenta l'ultima revisione ufficiale e, a differenza degli altri codici, andati perduti, si è conservato in forma quasi integrale, grazie a commentari e a successivi documenti che ne hanno riportato ampi contenuti o frammenti.
Storia Le riforme Taika avviarono un processo di affermazione dell'autorità imperiale sulle spinte autonomiste dei clan (uji) che si intensificò nel corso dei secoli VII e VIII con il lavoro di elaborazione di un corpus di leggi, o codici ritsuryō, che definirono la legislazione penale (ritsu) e civile/amministrativa (ryō) dello stato imperiale i codici Ōmi-ryō (669), Asuka Kiyomihara (689), Taihō ritsuryō (702), Yōrō ritsuryō (757).
Uno dei punti fondanti delle riforme fu l'abolizione della proprietà privata delle terre coltivate a riso, di cui l'imperatore acquisì progressivamente il controllo, divenendone il proprietario.. Gli interventi sul sistema politico e amministrativo vennero indirizzati alla creazione di una struttura di governo centrale costituita da ministri e funzionari a lui fedeli, estesa all'amministrazione e al controllo dei territori, alla creazione di un efficiente sistema di raccolta dei tributi e di riorganizzazione delle milizie attraverso la coscrizione obbligatoria..
A livello di struttura politica vennero definite l'organizzazione e la gerarchia della corte imperiale e creati due principali organi di governo, ciascuno controllante un settore di attività il Daijō-kan (太政官), o Gran Consiglio di Stato presieduto dal Cancelliere, che gestiva tutti gli affari amministrativi secolari del paese e da cui dipendevano otto ministeri, e il Jingi-kan (神祇官) o Dipartimento del Culto, che supervisionava tutte le questioni riguardanti il rituale Shintō, il clero e i santuari..Kōmin (公民, trad.: cittadino) e kōchi, (こ, trad.: territorio statale), divennero gli altri elementi portanti di questa ridefinizione dei poteri imperiali: sulla grande massa della popolazione dei kōmin, i cittadini comuni senza rango, al di sotto dei quali si trovava la classe inferiore dei "non liberi", i senmin 賤民, "cittadini bassi" e gli schiavi, l'imperatore esercitava il suo controllo attraverso una fitta rete di funzionari e governatori assegnati a ciascun territorio, dettagliati censimenti effettuati ogni sei anni e registri della popolazione di cui le famiglie rappresentavano l'unità di base: nell'anno 750 i funzionari, la struttura portante dell'apparato burocratico dello stato, raggiunsero circa 10.000 unità.. Dopo la promulgazione del codice Asuka Kiyomihara nel 689 e del codice Taihō () compilato nel 701 e promulgato l'anno successivo, passarono sotto la giurisdizione della corte imperiale sessanta province (kuni) con a capo dei governatori (kokushi) nominati dalla corte; le province furono divise in distretti (kort) costituiti da villaggi (sato) di cinquanta famiglie ciascuno.. Un particolare sistema di divisione della terra, definito kobunden (口分田), regolamentava l'assegnazione dei terreni agricoli, principale fonte di sostentamento della popolazione, e la riscossione dei tributi: ad ogni kōmin veniva associata una quota individuale di kōchi, che serviva a garantirne la sussistenza, in cambio dell'assolvimento di determinati obblighi nei confronti dello Stato, come le tasse e la leva militare..
Il codice rappresentò la base teorica del governo fino al XIX secolo, rappresentando le leggi formali dello stato fino all'era Meiji.. I gradi di corte e i titoli ufficiali sono rimasti gli stessi per tutta la storia giapponese, anche se nella maggior parte dei casi ridotti a titoli onorari..
Edizioni e traduzioni La versione del codice Yōrō, completamente annotata e glossata, è stata pubblicata in Giappone nel 1976 nella serie Nihon shisō taikei (NST) (日本思想大系) a cura di Mitsusada Inoue ed altri studiosi.
Un'edizione in undici volumi dei codici giapponesi, Yakuchū Nihon ritsuryō 譯註日本律令, è uscita tra il 1978 e il 1999 per i tipi dell'editore Tōkyōdō Shuppan.
La traduzione più nota e completa del Yōrō Ritsuryō, ampliata e aggiornata rispetto all'edizione NST, è quella in lingua tedesca dello studioso Hans Adalbert Dettmer (1927-2014), titolare fino al 1992 della cattedra di storia giapponese dell'Università della California. I primi due volumi, pubblicati nel 2009 e 2010, riguardano il Yōrō ryō, il codice amministrativo contenuto nel Yōrō ritsuryō, il cui testo è ricavato principalmente dal commentario Ryō no gige promulgato nell'835 e pubblicato nel 1959 nello Shintei zōho Kokushi taikei a cura dello storico giapponese Kuroita Katsumi.
Nel 2012 è uscito il terzo volume traduzione e commento del Yōrō ritsu, il codice penale, ricostruito attraverso documenti recuperati durante il periodo Tokugawa da una varietà di fonti giapponesi. I tre volumi di Dettmer, completati nel 2014 dall'Indice Generale (Generalindex der deutschen Übersetzung), non costituiscono solo una traduzione, ma sono accompagnati da un approfondito e dettagliato commento con centinaia di citazioni e note bibliografiche a studi occidentali e giapponesi.
Nel 2008 e 2011 sono usciti i due volumi di Francine Hérail, Recueil de décrets de trois ères méthodiquement classés, traduzioni e commenti della legislazione supplementare allo Yõrõ ritsuryõ, come registrato nel Ruijü sandai kyaku, una raccolta dei decreti, ordinanze, emendamenti, chiarimenti o specificazioni della legislazione Nara ed Heian, emessi durante le tre ere Kõnin, Jõgan ed Engi, rispettivamente nell'820, 868 e 907, e unificati all'inizio dell'XI secolo in un'unica raccolta. Quest'opera di Hérail è ritenuta essenziale per lo studio della vita politica e sociale ed economica dei primi tre secoli di applicazione dei codici e dei molteplici modi in cui i codici e le pratiche sociali che avrebbero dovuto regolare interagivano tra di loro.
Nel 2010 si è costituito un gruppo di studio di studiosi statunitensi e giapponesi presso il Dipartimento di Storia dell'Università della California del Sud a Los Angeles, il Ritsuryō Translation Project, che si è posto come obiettivo la raccolta e la pubblicazione online ad accesso aperto della traduzione inglese delle sezioni del codice Yōrō che riguardano la storia delle donne e i rapporti di genere.
Conservazione e fonti del Codice Yōrō
Scritti in cinese e progettati secondo il modello della dinastia Tang, il Codice Taihō e il Codice Yōrō erano divisi in due parti: il codice civile (ryō) e il codice penale (ritsu)..
Del Codice Taihō sono rimasti solo alcuni frammenti; ne abbiamo conoscenza indiretta grazie alle successive revisioni, come il Codice Yōrō che si ritiene essere una versione ad esso simile, e ai Sandai-Kyaku-Shiki (Decreti e regolamenti di tre ere), le tre raccolte di decreti supplementari (kyaku 格), protocolli (shiki 式 ), ordinanze, emanati durante il IX e l'inizio del X secolo, per modificare o integrare le disposizioni dei codici o precisarne l'applicazione agli organi amministrativi, ministeri, dipartimenti..
La scomparsa del Codice Taihō, secondo George Bailey Sansom, avrebbe condotto diversi studiosi a indicare erroneamente con questo nome il Codice Yōrō, che, a sua volta, tuttavia, non è sopravvissuto nella sua forma originaria.
Yōrō ritsu Il codice penale, cioè lo Yōrō ritsu, è andato perduto e solo alcune parti si sono conservate integralmente. Si ritiene che esso, più del codice amministrativo, seguisse i principi e le forme dei codici cinesi..
Hans Adalbert Dettmer, autore della traduzione in lingua tedesca del Yōrō ryō, nel terzo volume della sua opera sui codici Yōrō ha pubblicato una traduzione e un commento del ritsu, ricostruito attraverso frammenti di vari codici recuperati da una varietà di fonti giapponesi; gli statuti sopravvissuti sono solo dieci dei trenta originari (159 su 500 articoli). Nel suo libro Dettmer non traduce i frammenti, ma solo le parti superstiti, cinque capitoli di quattro libri (1,3,7,8), ossia circa un terzo del testo originario:.
Cap. 1, Libro 1: Myōrei-ritsu 名例律 (Termini e principi generali) Cap. 2, Libro 3: Egon-ritsu 衛禁律 (Guardie di palazzo) Cap. 3, Libro 3: Shikisei-ritsu 職制律 (Organico d'ufficio) Cap. 7, Libro 7: Zokutō-ritsu 賊盗律 (Furti) Cap. 8, Libro 8: Tsōhō-ritsu 闘訟律 (Azioni giudiziarie)
L'elenco completo dei capitoli contenuti nel Yōrō ryō è stato descritto anche da Carl Steenstrup nel suo A History of Law in Japan until 1868 (1991). I titoli dei dodici capitoli, contenenti in totale circa cinquecento articoli, sono stati così tradotti dallo studioso danese: Definitions of Terms; Palace Guards; Officials; Census; Official Stores; Unauthorized Raising of Troops; Robbery; False Charges; Frauds; Diverse Provisions (e.g. on weights and measures); Criminal Procedure; Arrest and Prison..
Yōrō ryō
A differenza del codice penale (Yōrō ritsu), il codice amministrativo (Yōrō ryō 養老令, Codice amministrativo dell'era Yōrō) si è quasi interamente conservato grazie alla sua trascrizione nei commentari, come il Ryō no Gige (令義解) e il Ryō no Shūge, entrambi compilati nel secolo successivo.
Mentre il Ryō no Gige (令義解, Commentario al Codice amministrativo), completato nel 834, il primo dell'era Jōwa, rappresenta una versione ufficiale, approvata dalla corte, il Ryō no Shūge (令集解, Raccolta di commenti sulle leggi amministrative), compilato dal professore di diritto Koremune no Naomoto tra l'859 e l'880 è ritenuto un testo non ufficiale ma privato.
Entrambi i Commentari risulterebbero privi dei due capitoli riguardanti i magazzini ufficiali (倉庫令, sōko -ryō) e lo statuto del servizio medico (医疾令, ishitsu-ryō), il cui contenuto è stato ricostruito a posteriori a partire da altri estratti.
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