miniatura|upright=1.6|La salita da piazza del Popolo al Pincio
Il Pincio (dal latino mons Pincius) è un colle di Roma, alto 61 m s.l.m., che si trova a nord del Quirinale, affacciato ad ovest sul Campo Marzio e cinto dalle Mura aureliane a nord e ad est. Pur essendo compreso entro le Mura Aureliane, non compare nell'elenco tradizionale dei sette colli di Roma.
Sulla sua sommità sorge il più antico giardino pubblico di Roma, anch'esso detto "Pincio", progettato da Giuseppe Valadier tra il 1810 e il 1818 Roma e dintorni, guida rossa del Touring Club Italiano, edizione del 1977 (p. 272) - ISBN 8836500161; Mauro Vincenti, L'architettura del parco nel disegno della città, Alinea Editrice, 2010 (p. 90 e segg.). ISBN 9788860554796.. Dalla sua terrazza panoramica, affacciata sulla sottostante piazza del Popolo, si gode uno dei più celebri panorami della capitaleVille e giardini, Istituto geografico De Agostini, 1988 (p. 398); I Problemi di Ulisse, Sansoni, 1963 (p. 91) Tuttitalia: enciclopedia dell'Italia anticae moderna (p. 106): la vista spazia verso sud-ovest sul rione Prati, sulla Cupola di San Pietro, su Monte Mario e sul Gianicolo, verso sud sul Vittoriano, sul Campidoglio e, in lontananza, sugli edifici dell'Eur.
In alcune città italiane sorgono parchi panoramici che portano anch'essi il nome di Pincio, per ricordare quello di Roma; si veda la sezione Dal Pincio di Roma a quelli delle altre città italiane.
Descrizione L'antico Mons Pincius
Il Pincio, detto anche colle Pinciano, si trovava al di fuori dei confini originari di Roma antica e non fa parte dei canonici sette colli.
Nel medio e tardo periodo repubblicano molte famiglie importanti vi possedevano dimore e giardini (horti): tra i personaggi noti, vi avevano proprietà Scipione Emiliano e forse Pompeo. Sicura invece la presenza di possedimenti di Lucullo, gli Horti Lucullani (dove in seguito venne uccisa Messalina, la moglie di Claudio),Tacito, Annales 11, 1; 32; 37. costruiti grazie al bottino realizzato con la vittoria su Mitridate nel 63 a.C. Vi si trovavano anche gli Horti Sallustiani (in origine proprietà dello storico Sallustio e in età imperiale unificati agli Horti Lucullani in un'unica proprietà detta in Pincis), gli Horti Pompeiani e gli Horti Aciliorum (degli Acilii). Per la presenza di queste dimore, il colle era noto nell'antichità come il Collis Hortulorum (letteralmente "il colle dei giardini"). Il nome attuale viene da una delle famiglie che l'occupò nel IV secolo, i Pincii:Cassiodoro, Variae 3, 10. la loro villa, con quella degli Anicii e degli Acilii, occupava la parte settentrionale della collina e un resto delle sostruzioni di queste residenze è il cosiddetto Muro Torto.
In età augustea, appartenne alla regio VII Via Lata, che subì un'intensa urbanizzazione: qui Agrippa fece edificare il Campus Agrippae (dedicato nel 7 a.C.), una villa e la sua tomba, mentre sua sorella Polla fece edificare la Porticus Vipsania. In prossimità di piazza Santi Apostoli si trovava la caserma della I coorte dei vigiles e poco lontano era il mercato della carne suina, il Forum Suarium. Alle pendici del colle c'era la tomba dei Domizi, in cui vennero sepolte le ceneri di Nerone.Svetonio, Nero 50. La fascia della regio VII lungo la via Lata nel corso del II secolo d.C. si trasformò in una zona intensamente edificata con abitazioni. Scavi occasionali in più punti hanno rinvenuto i resti di grandi edifici in mattoni a più piani (insulae), con porticati a pilastri lungo la strada, sulla quale si aprivano le botteghe. Tra questi edifici si doveva trovare il Catabulum, una sorta di sede delle "Poste Centrali", nei pressi della chiesa di San Marcello.
Anche nel III secolo l'attività edilizia fu intensa. Sotto Gordiano III abbiamo notizia dell'erezione di un portico lungo mille piedi (pari a circa 3 chilometri) alle pendici del Quirinale, anche se la mancanza di resti ha fatto mettere in dubbio la veridicità della fonte; qui inoltre Aureliano, a partire dal 273, innalzò il grande tempio del Sole, tra via del Corso e piazza di San Silvestro. Era circondato da portici e sotto uno di questi aveva sede la distribuzione gratuita di vino (vino fiscalia). Sempre in quest'epoca, il colle fu compreso nella cinta delle Mura aureliane. Nei Cataloghi regionari si ricorda nella regio VII anche un portico di Costantino, forse una parte del complesso delle vicine terme di Costantino, magari facente parte del distrutto recinto.
Il primo giardino pubblico di Roma
Dalla tarda antichità alla fine del XVIII secolo, come si vede dalla Nuova Topografia di Roma del Nolli, il colle Pincio rimase praticamente disabitato, occupato dalla grande vigna con casale degli Agostiniani di Santa Maria del Popolo, dai giardini e dalla vigna di Villa Medici, e dai giardini del convento dei Minimi - francesi, come li chiama il Nolli, o Paolotti, come li chiamava il popolo - della Trinità dei Monti.
Se Giuseppe Valadier aveva proposto a Pio VI già dal 1794 un progetto di sistemazione di Piazza del PopoloIl progetto prevedeva tra l'altro due caserme di cavalleria ai lati della porta del Popolo, l'idea di fare dell'intero colle Pinciano un giardino pubblico, nacque durante il periodo dell'occupazione francese di Roma, durata dal 2 febbraio 1808 all'11 maggio 1814. Il progetto, sostenuto dallo stesso imperatore Napoleone, era destinato a dare spazio e respiro al popolo romano che da secoli viveva ammassato sulle rive del TeverePer alcuni anni in effetti, sotto il governo del prefetto del dipartimento di Roma, Camille de Tournon, fiorirono progetti di modernizzazione dell'Urbe e di valorizzazione del suo patrimonio archeologico, e si immaginò seriamente di poter fare di Roma "la seconda città dell'Impero", una capitale europea sul modello di Parigi, ma con in più le sue formidabili ricchezze antichistiche. I poli del progetto urbanistico francese erano due vasti spazi di verde pubblico collocati ai due capi di via del Corso (idea fin allora del tutto estranea al pubblico romano, abituato a pensare i parchi e i giardini come dipendenze private di palazzi nobiliari): a nord si immaginava dunque un Giardino del grande Cesare, costituito dalla piazza del Popolo ristrutturata ed estesa al colle Pincio, e a sud una Passeggiata archeologica tra il Campidoglio e il Colosseo (che si andava liberando in quegli anni dalle costruzioni che vi si erano incistate), trasformando in parco pubblico quello che per i romani non era altro che un Campo vaccino.
La breve occupazione francese si lasciò dietro molti progetti e solo alcune attività avviate, ma il progetto di Piazza del Popolo e del giardino del Pincio era tra queste; anche gli uomini che avevano in mano lo sviluppo urbanistico e monumentale della città restavano gli stessi, primi fra tutti Canova e Valadier. Tra il 1810 e il 1818 Il Valadier elaborò il progetto del giardino del Pincio e nel giugno 1816 fu approvato il suo progetto di piazza del Popolo, elaborato in collaborazione con Louis-Martin BerthaultBerthault era l'architetto e paesaggista dell'imperatrice.. In otto anni fu costruita l'attuale piazza e il vasto giardino sul colle. Da allora il Pincio, primo giardino pubblico di Roma, è forse la più cara ai romani tra le passeggiate storiche cittadine.
Valadier unì il Pincio a piazza del Popolo e a Porta Flaminia in un unicum neoclassico, superando la pendenza tra il livello della piazza e il sommo del colle con il delicato disegno di due tornanti che salgono dal lato orientale della piazza, convergendo a metà della collina verso la vasta terrazza panoramica dedicata a Napoleone, con un viale in falsopiano (in origine chiamato viale del Pincio e dal 1945 viale Gabriele d'Annunzio) che sfiora i bassorilievi, la fontana, e poi i tre alti nicchioni fino alla terrazza panoramica. Valadier ideò pure la notevole quinta botanica, formata da palme e altre essenze sempreverdi, che guardano al di sopra delle rampe da piazza del Popolo fino a un incredibile panorama della Roma rinascimentale e vaticana. L'elemento urbano della piazza fu così mirabilmente collegato dall'architetto, mediante rampe e terrazze, a quello paesistico dei giardini del Pincio. Valadier pose inoltre sul Pincio la sua residenza privata, la Casina Valadier, anche se morì prima di potervi alloggiare, e l'edificio diventò subito caffetteria pubblica e punto di contemplazione sulla città, come è ancora oggi.
La passeggiata del Pincio collega piazza del Popolo, Villa Medici e gli spalti del Muro Torto; si può poi continuare verso il viale della Magnolie, percorrendo il cavalcavia sopra al viale del Muro Torto, che dal 1908 lo collega a Villa Borghese. Alla passeggiata si può accedere anche dal viale di Villa Medici, che la collega alla Chiesa e alla scalinata di Trinità dei Monti.
I busti del Pincio
Per i viali del Pincio sono presenti numerosi busti di italiani celebri, secondo un progetto concepito durante la Repubblica Romana: il 28 maggio 1849 il triumvirato stanziò infatti un fondo di 10.000 lire all'uopo. Questa decisione fu dettata da un ideale, legato alla stessa nascita della Repubblica Romana: sostenere l'Unità d'Italia e favorire la presa di coscienza della sua identità. Con la collocazione dei busti degli italiani celebri, cioè di coloro che ne rappresentano l'identità storica e culturale, idealmente Roma assurgeva al ruolo di capitale d'Italia. Prima della fine della repubblica erano stati già scolpiti cinquantadue busti, che finirono tuttavia nei magazzini comunali, a causa della restaurazione del potere pontificioStefano Gasbarri, I busti del Pincio: Nel Giardino della Memoria alla ricerca della nostra perduta identità, Gangemi, .
Nel 1851, per decisione di papa Pio IX, furono collocati i busti già scolpiti lungo i viali del giardino, escludendo però quelli ritraenti personaggi contrari al potere temporale della Chiesa, a cui si cambiò denominazione; ad esempio, Niccolò Machiavelli divenne Archimede e Girolamo Savonarola fu trasformato in Guido d'Arezzo.
A partire dal 1870, anno in cui Roma divenne capitale d'Italia, nuovi busti furono dedicati a coloro che erano stati eliminati da Pio IX e il numero personaggi ricordati dalle sculture aumentò progressivamente; alla fine degli anni 1960 erano 228 gli uomini e le donne rappresentati.
Uno di questi busti ha una storia interessante: nel 1860 fu collocata al Pincio, vicino alla Casina Valadier, la "mira" dell'Osservatorio astronomico del Collegio Romano per la determinazione del meridiano di Roma, su richiesta del suo direttore, l'astronomo gesuita Angelo Secchi. Era, in origine, soltanto una tavoletta di legno a scacchi poi ricostruita in marmo e incastonata su una colonna con un foro che permetteva di illuminarla di notte. Nel 1878, alla morte di Secchi, il suo busto venne posto sulla colonna e circondato da un piccolo giardino.Roberto Buonanno, Il cielo sopra Roma. I luoghi dell'astronomia, Springer-Verlag Italia, Milano, 2008, pp. 137. ISBN 978-88-470-0671-3 Danneggiato nel 1960, fu ripristinato nel 2001 e fornisce ancora la mira.
Monumenti e luoghi di interesse
Casina Valadier Orologio ad acqua Obelisco Pinciano Busti del Pincio Terrazza del Pincio
Tra gli arredi del Pincio sono da citare: Colonne rostrate: progettate da Giuseppe Valadier nel 1828 e realizzate due anni più tardi. Trattasi di due colonne in granito grigio provenienti dal Tempio di Venere e Roma, cui furono aggiunti dei rostri e dei trofei di armi. Il monumento, pur facendo riferimento alle glorie di Roma, sembra avere dei richiami del periodo napoleonico. Statua di Igea con il Genio della Pace ed il Genio delle Arti: le due statue laterali furono realizzate nel 1834 da Alessandro Massimiliano Laboreur e da Filippo Gnaccarini. Sul basamento della statua di Igea vi è un'iscrizione redatta dall'abate Rezzi.