Nella gestione dei rifiuti, per raccolta differenziata si intende un sistema di suddivisione di rifiuti che prevede come primo passaggio una loro differenziazione da parte dei cittadini in base alla natura del singolo elemento o delle sue parti costitutive (es. vetro, carta, plastica, organico).

Il fine ultimo è dunque la separazione dei rifiuti in modo tale da reindirizzare ciascun tipo di rifiuto differenziato verso il rispettivo trattamento di smaltimento o recupero. Esso va dallo stoccaggio nell'isola ecologica, all'incenerimento/termovalorizzazione per il residuo indifferenziato, al compostaggio per l'organico e al riciclo per il differenziato propriamente detto (carta, vetro, alluminio, acciaio, plastica, RAEE).

Per quanto detto la raccolta differenziata è propedeutica alla corretta e più avanzata gestione dei rifiuti costituendone di fatto la prima fase dell'intero processo, ma perde di senso in assenza di infrastrutture di recupero e riciclo post raccolta differenziata. Il corretto smaltimento della raccolta differenziata porta al riciclo dei rifiuti differenziabili col vantaggio di recupero di materie prime ed energia e minor prodotto finale destinato a inceneritori/termovalorizzatori e discariche.

Descrizione Necessità della raccolta differenziata I problemi ecologici e di difesa ambientale rendono sempre più difficile reperire aree per le discariche di tipo tradizionale, nelle quali immettere materiali di tutti i generi, indifferenziati, talvolta inquinanti (come medicinali, batterie, solventi, vernici, toner o RAEE) o più spesso utili come fonte di materie prime (come ad esempio acciaio, alluminio, carta, plastica, vetro, legno o tessuti), che per questo vengono mandati nelle isole ecologiche per essere recuperati o smaltiti in sicurezza.

Il riciclaggio dei rifiuti, oltre a risolvere il problema delle discariche, consente dunque importanti risparmi di energia e di materie prime (per esempio la produzione di di carta riciclata richiede circa d'acqua e in meno di una stessa quantità di carta nuova – oltre a risparmiare 15 alberi). Anche il conferimento in discarica tradizionale dell'umido risulta uno spreco, poiché può essere utilizzato per produrre compost.

La composizione media dei rifiuti è un dato difficile da stabilire in quanto varia con la zona, la ricchezza e la cultura del cittadino, nonché con la produzione industriale del luogo. Un dato certo è che la produzione giornaliera media per abitante è in aumento, e nel 2006, in Italia si avvicinava a al giorno.

Scopo finale delle norme nazionali e regionali in materia di rifiuti è di ridurre quanto più possibile la quantità di residuo non riciclabile da portare in discarica o da trattare con inceneritori o termovalorizzatori, e, contemporaneamente, recuperare, mediante il riciclaggio dei rifiuti, tutte le materie prime riutilizzabili, che divengono così fonte di ricchezza e non più di inquinamento.

Sono presenti nel territorio molte aziende che si occupano di progettazione, realizzazione e montaggio di cestini e bidoni per la raccolta differenziata.

I colori dei cassonetti della raccolta differenziata Fino a tempi recenti non è esistita una standardizzazione del colore per la raccolta differenziata, mentre nel 2013 è stata emessa la norma UNI 840:2013 che affronta il tema della codifica dei colori nei rifiuti. La norma specifica le dimensioni e i requisiti di progettazione dei contenitori per rifiuti e riciclo con capacità di 400, 1300 e . Lo schema è questo:

coloreTipo di rifiutoTipo di trattamento verdeVetro (o multimateriale con prevalenza vetro)Riciclabile bluCarta e cartone (o multimateriale con prevalenza carta)Riciclabile gialloPlastica (o multimateriale con prevalenza plastica)Riciclabile marroneRifiuti organici (parte umida)Riciclabile turcheseMetalli (alluminio e acciaio)Riciclabile grigioSecco indifferenziatoNon riciclabile bordeauxRAEERiciclabile beigeOgni altro rifiutoParzialmente riciclabile magentaDifferenziate misteParzialmente riciclabile Tuttavia, non tutti i comuni seguono lo schema di cui sopra, anche a causa della presenza di vecchi contenitori ancora in uso.

Storia

Le prime notizie di raccolta differenziata risalgono al 3 maggio 1832, nel Regno delle due Sicilie fu emesso un decreto dal Re Ferdinando di Borbone che imponeva la seguente ordinanza:

A Parigi nel 1884 venne imposta la separazione dei rifiuti in tre tipologie (rifiuto organico, carta+stoffa e vetro+ceramica+conchiglie) mediante l'uso di contenitori igienici dotati di coperchio. Ancora oggi in lingua francese il termine poubelle viene utilizzato per indicare il bidone per i rifiuti, dal nome di Eugène Poubelle, l'amministratore parigino che per primo ne impose l'uso.

La raccolta differenziata fu imposta implicitamente a tutto il territorio della CEE dalla direttiva 75/442 del 1975 (oggi sostituita da direttive più recenti), la quale all'art. 3 imponeva di promuovere la riduzione dei rifiuti, il recupero e il riuso e all'art. 7 la "razionalizzazione" della raccolta, della cernita e del trattamento.

Il PFE perseguiva il fine del risparmio energetico con duplice modalità : l'incenerimento con recupero di calore e la raccolta differenziata di rifiuti come materie: prime definite "prime seconde" (vetro, alluminio, carta, plastica, ecc.), in quanto il loro riutilizzo o reimpiego o riciclo consentiva di consumare meno energia rispetto all'uso di materie prime.

Un esempio: usare lattine di alluminio per rifare nuove lattine costa in termini di consumi energetici un quinto rispetto all'estrazione lavorazione della bauxite per produrre alluminio.

Analogamente il riciclo di rottame di vetro rispetto all'uso delle materie prime soda e sabbie.

Tipi di rifiuti I rifiuti separabili (differenziabili) differiscono da quelli non separabili (indifferenziato) per caratteristiche proprie di trattabilità/riciclabilità o meno.

Organico

I rifiuti organici, chiamati anche "umido", in discarica generano il cosiddetto biogas (metano) che talvolta è utilizzato come fonte energetica e il percolato cioè il liquame che si raccoglie sul fondo della discarica. Le discariche hanno il fondo creato con fogli di PVC termosaldato che incanala il percolato verso il fondo dove viene raccolto e portato ad impianti di depurazione. È per questo che la discarica deve essere sorvegliata fino a 20 anni dopo la chiusura. Gli impianti di compostaggio possono "pretrattare" il rifiuto prima di disporlo in discarica recuperando il metano ed evitando la formazione di percolato.

L'organico in molti comuni è gestito in casa dai cittadini, che lo riciclano in proprio attraverso il compostaggio domestico. In giardino con un contenitore apposito detto compostiera, anche autocostruito, si raccoglie la frazione organica di cucina e dell'orto/giardino che mediante un processo aerobico di decomposizione si trasforma in concime adatto ad essere riutilizzato direttamente nell'orto. Molti comuni riconoscono al cittadino compostatore uno sconto sulla tassa/tariffa dei rifiuti per la gestione in proprio di questa frazione.

Carta

La carta, che è fatta di cellulosa, può essere riciclata: la cellulosa si estrae dal legno e da altri vegetali, in questo caso viene ricavata dalla carta della raccolta differenziata e la si riutilizza per produrre la carta riciclata.

Nel riciclaggio della carta vi sono procedure per l'eliminazione dell'inchiostro (procedure possibilmente non inquinanti o a bassissimo impatto ambientale) che devono essere applicate.

Ai fini del riconoscimento esiste la marchiatura volontaria di riconoscimento del materiale prevalente da parte dei produttori. Nel caso della carta il simbolo che rappresenta tutti i contenitori a base carta (a partire dal 25%) è CA, che indica carta accoppiata ad altro materiale, ad esempio i prodotti della Tetra Pak, riciclabile utilizzando tecniche particolari.

La raccolta differenziata della carta è importante in un'ottica di risparmio delle risorse ambientali, in quanto, per fare una tonnellata di carta da cellulosa vergine occorrono ben 15 alberi, d'acqua e di energia elettrica

Tipi di carta non adatti alla raccolta tutti i materiali non cellulosici, i contenitori di prodotti pericolosi; carte sintetiche; ogni tipo di carta, cartone e cartoncino che sia stato sporcato, ad esempio carta oleata (quella che contiene affettati e formaggi), carta e cartone unti (anche le scatole della pizza) e tovaglioli, carta igienica, carta assorbente e fazzoletti di carta usati; questi ultimi possono finire nella raccolta differenziata della frazione organica; carte termiche (scontrini); carte speciali come la carta chimica dei fax, quella autocopiante, quella carbone e la carta vetrata.

Vetro

Affinché il vetro raccolto possa essere riciclato in vetreria è necessario sottoporlo a un'operazione di selezione presso un impianto di trattamento specializzato. Il trattamento è composto di varie operazioni di cernita (manuale o meccanica), frantumazione, vagliatura. In particolare, vengono eliminati nell'ordine: corpi estranei di grosse dimensioni; frammenti di ceramica, porcellana, pietre, corpi metallici, plastica, ecc.; corpi magnetici (ferro e acciaio); corpi leggeri (carta, alluminio, legno, ecc.); corpi metallici non ferrosi (alluminio, piombo, rame): corpi opachi. Ceramica, porcellana, terracotta, Pyrex, cristallo, specchi e lampadine non sono assolutamente riciclabili e vanno conferiti nei rifiuti indifferenziati onde evitare di contaminare il rottame di vetro da destinare al riciclo.

Plastica

Anche per la raccolta differenziata della plastica bisogna seguire certe regole di base.

In Italia nel normale circuito di raccolta differenziata della plastica gestito da COREPLA possono essere introdotti solamente gli imballaggi. Tutti gli altri oggetti in plastica possono essere riciclati solo attraverso circuiti di raccolta differenti, consegnandoli presso le isole ecologiche comunali. Nel caso in cui questo genere di servizio non sia attivo piccoli oggetti in plastica non imballaggio devono essere conferiti nella frazione non riciclabile.

Dal 1º maggio 2012, anche piatti e bicchieri di plastica sono considerati imballaggi possono essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica, ma rimangono escluse le posate (anche se dal 2022 piatti e posate devono essere obbligatoriamente compostabili e quindi non sono comunque riciclabili nella plastica). Da gennaio 2014 si possono conferire nella plastica anche le grucce appendiabiti, anche se hanno il gancio di metallo. I sacchetti delle patatine, dei surgelati e del caffè (poliaccoppiati plastica-alluminio) possono essere conferiti nella plastica anche se sono argentati.

Gli imballaggi in plastica conferibili nella differenziata possono riportare il simbolo caratteristico (tre frecce a formare un triangolo) con all'interno il numero SPI (Society of the Plastics Industry) identificativo del polimero specifico (PET 1, PEHD 2, PVC 3, PELD 4, PP 5, PS 6, OTHER 7).

Le plastiche più facilmente riciclabili e che trovano maggiore spazio sul mercato sono nell'ordine il PET, il PEHD, il PELD e il PP. Tutte le altre plastiche, dette plastiche eterogenee (plasmix), sono più difficili da riciclare e in Italia vengono riciclate solo in alcuni impianti più evoluti; spesso vengono avviate al recupero energetico.

Nella raccolta differenziata della plastica non deve essere introdotta la plastica compostabile, come ad esempio sacchetti della spesa o dell'ortofrutta, piatti, posate, alcuni tipi di bicchieri o imballaggi con l'indicazione di compostabilità. Questi vanno gettati nel contenitore dei rifiuti organici o, se non disponibile, in quello dell'indifferenziata.

È consigliabile schiacciare le bottiglie di plastica per ridurne il volume e poi richiuderle col tappo affinché restino piatte; tuttavia per facilitare la selezione dei diversi tipi di plastica è meglio appiattirle in orizzontale invece che in verticale.

Alluminio