L'11 maggio (giorno della Pentecoste) 1573, fu eletto Re di Polonia, con il nome di Enrico di Valois (in polacco: Henryk Walezy); giurò a Parigi, di fronte a una delegazione di nobili polacchi, la sua fedeltà agli Articoli enriciani e regnò sulla Polonia fino al 18 giugno 1574, quando, saputo della morte del fratello Carlo, scappò dalla Polonia per salire al trono di Francia. Fu consacrato a Reims il 13 febbraio 1575 con il nome di Enrico III e il 15 febbraio sposò Luisa di Lorena-Vaudémont.
Salendo sul trono francese, Enrico III si trovò davanti un Paese diviso, dove la sua autorità era solo parzialmente riconosciuta. Debole di salute, dedito a comportamenti edonistici e poco accorto economicamente (aspetti sui quali i pamphlet degli avversari politici si accanirono) non riuscì a risolvere i gravi problemi religiosi, politici ed economici che attanagliavano il regno, che anzi si esacerbarono. Durante i 15 anni del suo regno si succedettero ben quattro guerre di religione. Enrico III dovette lottare contro partiti politico-religiosi, regolarmente sostenuti da potenze straniere, che finirono per minare la sua autorità: in particolare quello dei Malcontent, guidato dal fratello minore Francesco Ercole di Valois, quello degli ugonotti, rappresentati principalmente da Enrico di Navarra, e la Lega cattolica, capeggiata dai Guisa e sostenuta dagli spagnoli. Alla fine fu proprio un membro della lega a porre fine al regno dei Valois. Il 1º agosto 1589 venne accoltellato da Jacques Clément (un frate fanatico della Lega), pochi mesi dopo avere ordinato l'assassinio degli ambiziosi fratelli Guisa, Enrico e Luigi e morì il giorno seguente.
Biografia Giovinezza Infanzia
Nato nel castello di Fontainebleau, era il quarto figlio del re di Francia Enrico II e di Caterina de' Medici. Venne inizialmente battezzato con i nomi di Alessandro Edoardo e nominato duca d'Angouleme.Ebbe padrini Edoardo VI d'Inghilterra e Antonio di Borbone, duca di Vendome, futuro re di Navarra, e come madrina, la moglie di quest'ultimo come madrina, Jeanne d'Albret, principessa Viane, futuro Giovanna III di Navarra. Nel 1560, con l'ascesa al trono del fratello Carlo IX, divenne duca d'Orléans. Al momento della cresima a Tolosa (17 marzo 1565) nella cattedrale di Saint-Étienne, cambiò il nome in Enrico, in onore del padre.. L'8 febbraio 1566, divenne duca d'Angiò.
Fino alla morte di suo padre Enrico crebbe con i suoi fratelli e sorelle nei castelli di Blois e Amboise. Durante la prima infanzia, venne affidato a vari tutori, in particolare a Jacques Amyot. ricevendo un'istruzione classica.
Durante l'infanzia, influenzato dagli scontri fra cattolici e ugonotti, si divertiva a bruciare il libro di preghiere di sua sorella Margherita - racconta lei stessa nelle proprie Memorie -, dandole in cambio quelli ugonotti, dileggiando la religione cattolica, senza che sua madre se ne preoccupasse più di tanto.. Fin dalla giovinezza Enrico fu molto amato dalla madre Caterina de' Medici, che sfruttò tutte le occasioni per metterlo in luce.
Egli esercitò molto presto il ruolo di principe reale, come testimonia la sua presenza ufficiale agli Stati Generali del 1561. Nel 1565, a solo quattordici anni, in occasione dell'incontro di Bayonne, fu incaricato di andare in Spagna a trovare sua sorella, la regina Elisabetta di Valois.. Il giovane principe si fece notare per la sua eleganza e l'amore per il lusso.
Luogotenente generale del regno La madre desiderava che Enrico diventasse un appoggio sicuro per la monarchia. A sedici anni Enrico diventò luogotenente generale. Questa altissima carica militare lo pose al secondo posto del regno, dopo il re suo fratello.
Sfortunatamente le ambizioni politiche di Luigi, principe di Condé, che ambiva al trono, provocarono una forte rivalità tra lui e il principe, che innescò la ripresa delle ostilità tra il re e i protestanti di cui Condé era il capo. Enrico si impegnò allora personalmente nella seconda e terza guerra di religione e grazie ai suoi luogotenenti si fece onore vincendo le battaglie di Moncontour e di Jarnac. Nel corso di quest'ultima il principe di Condé rimase ucciso.
I successi militari di Enrico e il suo comportamento da principe ideale lo resero popolare e provocarono la gelosia del fratello Carlo IX. Il duca d'Angiò dovette molto presto confrontarsi con la politica. Più vicino ai Guisa che ai Montmorency - nel seno del consiglio reale dove la madre l'aveva introdotto - predicava una politica di rigore contro i protestanti.
Dopo la pace di Saint-Germain, Caterina de' Medici iniziò una serie di trattative matrimoniali per i suoi figli: dopo le nozze del re con la figlia dell'imperatore Massimiliano II, per Enrico pensò a Elisabetta I, regina d'Inghilterra, ma il duca rifiutò la proposta per motivi religiosi.. Inoltre il principe era innamorato della bella Maria di Clèves, moglie del Condé.
Durante gli eventi passati alla storia con il nome di notte di san Bartolomeo (24 agosto 1572), Enrico stava dalla parte del duca di Montmorency, governatore di Parigi. Non vi è prova di una partecipazione diretta del principe al massacro, ma una delle ipotesi per spiegare l'intervento di Carlo IX a legalizzare l'uccisione dei capi ugonotti è che era emerso il suo coinvolgimento nel tentato assassinio di Coligny che lo precedette e in buona parte giustificò.
Nel popolo il fanatismo religioso non si era spento e si stava diffondendo anche un grande malcontento. Tra i sudditi non vigeva più il caratteristico attaccamento alla monarchia, che da tempo non era capace di garantire pace e stabilità. Nelle città come La Rochelle, in cui il credo ugonotto era più radicato, venne messa in discussione l'autorità regale. Per ristabilirvi il potere regale Enrico prese d'assedio la città per parecchi mesi, ma senza successo.
Re di Polonia
L'elezione al trono polacco
Il duca d'Angiò ebbe l'occasione di riscattarsi grazie a sua madre: giunse infatti la notizia della sua elezione come re di Polonia. Caterina aveva infatti inviato il vescovo di Valence, Jean de Montluc, come ambasciatore straordinario per sostenere davanti al Sejm, il parlamento polacco-lituano, la candidatura del figlio al trono elettivo della Repubblica delle Due Nazioni, nata nel 1569 con l'atto di unione di Lublino. Grazie alla sua abilità di diplomatico e al denaro francese, Montluc riuscì a convincere l'assemblea ed Enrico fu eletto "Z Bożej łaski król Polski i wielki książę litewski" re della Confederazione polacco-lituana, con il nome di Henryk Walezy, cioè Enrico di Valois, il 9 maggio 1573, anche se la proclamazione ufficiale avvenne due giorni dopo..
A seguito di ciò venne smobilitato l'assedio a La Rochelle e fu firmato l'editto di Boulogne (11 luglio 1573), per permettere all'esercito e al duca d'Angiò di potere tornare a Parigi per i preparativi, in vista dell'arrivo degli ambasciatori polacchi..
Il 19 agosto seguente arrivarono a Parigi duecento notabili polacchi che portavano la corona al loro nuovo re. Per accoglierli vennero organizzate sontuose feste. Nel frattempo suo fratello Carlo IX designò Enrico suo erede in assenza di figli maschi «nonostante che egli fosse assente e residente lontano da questo regno»..
Il 26 agosto i polacchi iniziarono delle trattative con il nuovo sovrano per fargli firmare i pacta conventa, articoli della nuova costituzione polacca votati dalla Dieta. Enrico avrebbe dovuto accettarli tutti, altrimenti non sarebbe stato riconosciuto come sovrano di Polonia. Oltre alla nuova costituzione a Enrico furono presentate anche altre proposte: le sue rendite francesi avrebbero dovuto ripagare il debito della Polonia, pagare l'esercito polacco, creare una flotta per lo stato, dare nuovo lustro all'università di Cracovia permettendo scambi culturali con la Francia e l'Italia e infine sposare la sorella del defunto re, Anna Jagellona...
Le trattative per conto del duca d'Angiò furono portate avanti da René de Villequier, Philippe Hurault de Cheverny e il cancelliere René de Birague.Per evitare al duca di giurare sulla costituzione polacca gli intermediari fecero presente che i cattolici polacchi non avevano approvato la "confederazione di Varsavia" (cioè i dissidenti religiosi), ma il palatino Zborowski rispose solamente: «Iurabis aut non regnabis», cioè «giurerai o non regnerai» (). Gli articoli vennero infine approvati il 9 settembre. Enrico riuscì a trattare su due punti: le nozze con Anna Jagellone, poiché mancava il consenso di quest'ultima, e la possibilità di scegliere personalmente come usare in Polonia i soldi provenienti dalla Francia.
Il 10 settembre avvenne la cerimonia di giuramento a Notre-Dame de Paris e tre giorni dopo, nel palazzo di Giustizia, Enrico ricevette il diploma del decreto d'elezione. Dopo una serie di fastose celebrazioni, il duca si mise in viaggio verso Cracovia, capitale del suo nuovo regno, accompagnato dalla delegazione polacca e dalla corte francese. Suo fratello Carlo IX si ammalò gravemente e lasciò la corte a Vitry. A Nancy, il re di Polonia e il suo seguito furono ospitati da sua sorella Claudia di Valois e dal cognato Carlo III di Lorena. Durante alcune feste, Enrico conobbe Luisa di Vaudémont, sua futura moglie..
Giunti a Blâmont, il re di Polonia dovette separarsi, non senza rammarico dalla famiglia e dalla corte. Fu in questa occasione che Enrico chiese nuovamente sostegno a sua sorella Margherita e di rinsaldare la loro alleanza politica che si era dissolta tempo prima e la sorella accettò.. In Polonia Enrico procrastinò alcuni passi che lo avrebbero legato strettamente al regno, come il matrimonio con la sorella del re, ben più vecchia di lui e assai poco attraente.
Ritorno in Francia
Alla morte del fratello Carlo IX, il 30 maggio 1574, vennero immediatamente inviati diversi corrieri assai fidati a Enrico, che venne avvisato però da un messaggero dell'Imperatore poco prima del loro arrivo, il 15 giugno. Conscio dello stato precario di salute in cui il fratello versava da mesi, aveva compiuto alcuni preparativi per il viaggio, ma in modo poco accurato. Pochi giorni dopo, dimostrando un certo coraggio personale, con pochissimi compagni fuggì da Cracovia, dirigendosi verso i territori imperiali slesiani. Enrico lasciava infatti la Polonia senza il consenso della Dieta, portando con sé nella sua fuga anche i gioielli della corona polacca. Formalmente conservò la corona di Polonia fino al 18 giugno dell'anno seguente. A Vienna venne calorosamente accolto dal suo ex rivale per il trono polacco, Massimiliano II, ed entrò in possesso del denaro inviatogli dalla madre.
Passò poi in Italia. L'11 luglio 1574 arrivò a Venezia, dove venne accolto con entusiasmo. Vi si trattenne una quindicina di giorni, spendendo una quantità enorme di denaro in feste e regali, rapito dal clima di festa e opulenza della città.Frieda, 2011, cap.XIV
Raggiunto dallo zio Emanuele Filiberto di Savoia, passò quindi per Ferrara, Mantova, Torino e infine le Alpi, continuamente sollecitato ad affrettarsi dalle lettere della madre, che si era fatta dichiarare reggente dal figlio morente. Malgrado il fratello minore di Carlo, Francesco duca d'Alençon, e il cognato Enrico avessero senza indugio ratificato l'atto, Caterina era preoccupata dalla situazione politica turbolenta. In particolare il duca d'Alansone, alleato al re di Navarra, nei mesi precedenti la morte di Carlo IX si era posto a capo di una serie di complotti orditi dal gruppo dei Malcontent, fazione politica formata da protestanti e cattolici moderati. Questi complotti, sventati in parte dalla regina madre e dalla disorganizzazione degli stessi fautori, miravano ad attuare un colpo di Stato e mettere sul trono di Francia il cadetto dei Valois. Alleata a suo fratello Francesco, vi era anche Margherita di Valois: la regina di Navarra aveva infatti deciso di schierarsi con il fratello minore, tradendo le promesse fatte a Enrico prima della sua partenza per la Polonia..