Piazza Grande (in modenese Piaza Granda) è la piazza principale di Modena, situata in pieno centro storico della città.

La Piazza Grande, con il duomo e la Torre civica della città, è stata inserita dal 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Caratteristiche La piazza si trova sul lato sud del Duomo, che con la torre campanaria Ghirlandina forma un insieme monumentale dichiarato patrimonio dell'umanità. Sul lato orientale della piazza si erge il Palazzo Comunale, edificio seicentesco a portici che ha unito gli antichi palazzi medievali del Comune e della Ragione. Il Palazzo, che nel medioevo aveva più torri, una delle quali detta torre mozza a causa di un terremoto che l'aveva decapitata, è oggi porticato con pianta ad L. Sul lato occidentale della piazza si trova la parte posteriore dell'Arcivescovado, mentre sul lato meridionale c'è il palazzo moderno di una banca, anch'esso porticato. Questo palazzo, opera dell'architetto Gio Ponti, ha sostituito un precedente palazzo di giustizia costruito alla fine del XIX secolo nello stile dei ministeri romani. Venduto dal Comune alla locale Cassa di Risparmio, l'edificio è stato demolito e sostituito da quello di Gio Ponti, che ha affrontato il problema cercando di riprendere in chiave moderna motivi del Palazzo Comunale e dell'Arcivescovado.

Nell'angolo nord-orientale di Piazza Grande, vicinissimo al Palazzo Comunale, si trova la Preda Ringadora (che in dialetto modenese significa "pietra dell'arringa"), un grosso masso marmoreo di forma rettangolare lungo oltre 3 metri che probabilmente, in origine, apparteneva ad un edificio romano. Durante il medioevo la Preda veniva utilizzata come palco degli oratori, ma anche come luogo in cui eseguire sentenze di morte ed esporre cadaveri (affinché qualcuno potesse identificarli) nonché ad essere usata come pietra del disonore: secondo quanto emerge dall'Archivio Storico Comunale ogni debitore insolvente nel giorno del mercato dopo aver fatto il giro della piazza con la testa rasata e uno speciale copricapo, preceduto dal suono di una tromba doveva dichiararsi tale poi era costretto a "dare a culo nudo suso la preda rengadora, la quale sia ben unta de trementina, tre volte dicendo tre volte cedo bonis, cedo bonis, cedo bonis", cioè promettendo di saldare il debito coi suoi beni e questo doveva accadere per tre sabati consecutivi a richiesta del creditore che poteva così ben valutare la possibilità di riavere i propri soldi rifacendosi sui beni del debitore.

Storia

Il medioevo La piazza si è venuta formando man mano che vennero costruiti e modificati nei secoli i vari edifici che la delimitano. Negli affreschi di Nicolò dell'Abate nella cinquecentesca sala del fuoco del palazzo comunale la fantasiosa ricostruzione della città romana Mutina ai tempi del triumvirato presenta una tozza torre quadrata, che, romana o longobarda che sia come alcuni sostengono, esisteva certamente sulla via Claudia, detta poi via Maestra, via Imperiale e infine via Emilia. La città romana si estendeva ad est dell'attuale centro di Modena e Nicolò rappresenta anche il "forum", che non coincideva però con l'attuale piazza, la quale si può collocare subito all'esterno delle mura di Mutina. La torre era l'unico edificio che vi sorgeva. Qui, dopo la morte del santo vescovo Geminiano, patrono della città, venne costruita nel VII secolo sulla sua tomba la "basilica ad corpus" attorno alla quale con alterne vicende si venne a formare il nucleo abitativo della città medioevale. Verso la fine del IX secolo il vescovo Leodoino munisce la città di mura con torri di guardia, poi passa diverso tempo prima di trovare notizie della piazza: un documento di enfiteusi del 1046 viene redatto nel palazzo comunale, altro documento viene redatto nel palazzo vescovile e nel 1194; essendo ormai cadente il vecchio edificio ha inizio la costruzione del palatium vetus Communis Mutine, ossia della parte più antica dell'attuale palazzo comunale.

Nel 1099 inizia la costruzione del nuovo Duomo e la piazza per tre lati si sta già delineando nei limiti dell'attuale: a nord il Duomo, ad ovest l'Arcivescovado e ad est il palazzo comunale, tutte le sedi del potere politico e religioso si affacciano quindi su di essa.

Nel 1216 è fatto il Palazzo Comunale nuovo e negli Annali di Alessandro Tassoni senior si dice che nel 1216 facta fuit aula Palatii Comunis Mutinae ubi yus dicitur cioè un'aula dove si fa giustizia, prima parte della costruzione del Palazzo della Ragione (ossia di giustizia) che sarà poi l'attuale ala corta del Palazzo Comunale a pianta ad L, verso la Ghirlandina. La piazza è ormai il luogo dove si unisce il popolo a protestare e a ribellarsi. Davanti al palazzo comunale nel 1218 accorre una gran massa di uomini urlanti e armati, a piedi e a cavallo che, le cronache non riferiscono il motivo preciso della rivolta, cacciano da palazzo con la sua famiglia il podestà Lanterio degli Adelasii, giunto a Modena da Bergamo da appena due mesi. La torre del Duomo ancora mancante della guglia è presidiata da armati ed è merlata come i due palazzi comunali, dal 1261 inizia la costruzione della guglia che sarà terminata solo nel 1319. Nel 1269 si innalza di un piano il Palazzo Comunale e viene costruita la "renghiera" cioè l'arengo al centro della torre del palazzo. Nel 1268 viene posta in piazza la statua della Bonissima. La piazza, che sul lato meridionale è ancora occupata da case basse e modeste, è sempre più testimone e palcoscenico della vita della città. Nel 1318 è cacciato da palazzo il podestà Passerino Bonaccolsi di Mantova dal popolo in rivolta guidato da Francesco Pico della Mirandola e da Guido Pio signore di Carpi. Passerino deve fuggire ma riesce a tornare a Modena l'anno dopo, si vendica uccidendoli dei partigiani dei suoi nemici, uccide il signore della Mirandola, imprigiona i suoi due figli e li lascia morire di stenti. Passerino è podestà ma governa come fosse un duca e tale lo considera il popolo sicché fino a qualche decennio fa era abbastanza comune il detto dialettale "an sam piò al teimp dal doca Passarein", cioè: "non siamo più al tempo del duca Passerino" per indicare tempi di violenza o comunque antichi. Imponendo tassazioni pesanti con l'alternativa della morte per chi non pagasse Passerino si procura il denaro necessario per fortificare le mura e per costruire il palazzo nuovo lungo la via Emilia detto Palazzo dello Spelta, cioè dei cereali, che in seguito verrà unito al palazzo della Ragione e tuttora fa parte del palazzo comunale. Nel 1325 giungono in piazza uomini in arme trionfanti e festanti che portano un trofeo: la secchia rapita ai Bolognesi a testimonianza del loro ingresso in Bologna dopo la vittoria nella battaglia di Zappolino. Passerino diventa poi duca di Mantova, ma in seguito ad una congiura dei Gonzaga, che iniziano con un crimine il loro ducato, con l'aiuto degli Sforza viene imprigionato e lasciato morire di fame in prigione. Modena ritorna ad essere governata dai Conservatori eletti dal popolo, vengono abbandonate le vecchie leggi e sono promulgati i nuovi Statuti che regolano anche tutto ciò che si svolge abitualmente nella piazza: qui si fa il mercato settimanale e gli statuti dicono che il venerdì la piazza sia "disgombrata di letame" che evidentemente si accumulava nel corso della settimana e provvedevano alla bisogna i lebbrosi dell'ospitale di San Lazzaro, cioè il lazzaretto che sorgeva ad est della città alla parte opposta da dove proveniva generalmente il vento per evitare che questo portasse i miasmi dei malati in città (anche a Bologna, come anche nelle città di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, la località di San Lazzaro per lo stesso motivo è ad oriente delle città).

Gli statuti prevedono anche i posti della piazza dove possono vendere le loro merci i mercanti secondo le diverse categorie merceologiche e prevedono anche le pene per chi commetta frodi in commercio o non si attenga alle unità di misura legali che per alcune merci sono riprodotte sul basamento della statua della Bonissima e sull'abside del duomo. Altre norme dimostrano come l'igiene non fosse molta se si prescrive che i fruttivendoli si astengano di portare con sé i loro maiali per cibarli, come evidentemente prima era loro abitudine (va notato che ancora nel '600 secondo una nota poesia di Alessandro Tassoni in città venivano allevati animali, i canali scoperti che attraversavano la città erano maleodoranti e le strade sporche e fangose). In piazza si poteva giocare d'azzardo, mentre non lo si poteva fare in ambienti chiusi e il motivo era chiaro: in piazza il gioco era osservato e controllato dalle persone che vi sostavano e dalle guardie presenti, sicché erano molto ridotti i rischi di imbrogli e di risse.

Gli Statuti prevedono anche le pene per i bestemmiatori che consistevano in multe diverse a seconda del destinatario della bestemmia (10 lire per le bestemmie contro Dio, cinque lire per quelle alla Vergine o al santo patrono e 3 per gli altri santi). In piazza o alle finestre del palazzo comunale vigilavano le guardie. Intanto Modena è caduta sotto il dominio degli Estensi prima chiamati, poi cacciati e poi imposti dall'imperatore. Alla fine del XIV secolo giunge a Modena Nicolò III d'Este, duca di Ferrara, uomo d'armi ma noto soprattutto per la sua intensa attività amatoria come testimoniano il detto popolare di qua e di là del Po son tutti figli di Nicolò e la vicenda che lo vide protagonista: andato a Rimini per concordare il matrimonio fra il figlio Ugo e la bella Parisina, trovò quest'ultima molto piacevole e finì per sposarla lui, salvo poi a uccidere lei ed Ugo quando scoprì il tradimento dei due che si amavano già prima del suo matrimonio. A Modena comunque l'avvento del nuovo duca porta un po' di pace e si provvede a sistemare la piazza con una nuova pavimentazione e a prendere provvedimenti onde evitare che le prostitute stiano in piazza e nelle vie circostanti ad esercitare il loro mestiere di adescamento e accendano fuochi per richiamare l'attenzione e per riscaldarsi. Era infatti successo nel 1416 che uno di questi fuochi acceso troppo vicino al palazzo comunale fece incendiare una colonna di legno del palazzo, le fiamme si estesero e il palazzo bruciò in buona parte; nella successiva ricostruzione la parte nuova fu fatta a volte e con materiale laterizio e marmoreo. Alle prostitute fu proibito di stare all'aperto e ordinato di esercitare il loro mestiere, regolarmente tassato, in bordelli ubicati in una via del centro.

Nella piazza veniva rinnovata la cerimonia di sottomissione al marchese di Ferrara quando questi succedeva nel ducato alla morte del suo predecessore. Sempre in piazza venivano eseguite le pene delle sentenze sia quelle corporali consistenti in un numero prescritto di frustate, o quelle di morte. Con l'avvento dei duchi d'Este si svolgono sempre nella piazza feste, giostre, tornei e il palio, che è stato risuscitato recentemente dal Consiglio Comunale per le Settimane Estensi che, in estate, prevedono anche altre manifestazioni rievocanti vecchie tradizioni.

Era moderna