Aquincum è l'antica città romana alla periferia dell'attuale Budapest, nella zona di Óbuda, sulla riva destra del Danubio. A partire dal principato dell'imperatore Domiziano, qui sorse una fortezza legionaria per fronteggiare le popolazioni germaniche dei Quadi e sarmatiche degli Iazigi. Divenne la capitale della nuova provincia della Pannonia inferiore, o a partire dalla divisione operata da Traiano del 103 (anche se inizialmente era Sirmio sulla Sava), o forse dopo la nuova suddivisione operata da Caracalla nel 212-214, fino alla riorganizzazione provinciale operata da Diocleziano.

Storia

Da Claudio a Traiano

Fu sede di un importante forte ausiliario di un'ala di cavalleria (190 × 250 metri circa), installato nei pressi dell'attuale quartiere di Víziváros già dai tempi di Claudio (49-50), su un precedente sito celtico. La costruzione di tale postazione militare fu resa necessaria quando Vannio, re dei Quadi e dei Marcomanni (dal 19 al 50 ca.), fu cacciato dai suoi stessi sudditi, grazie anche all'aiuto del re degli Ermunduri, un certo Vibilio, e dei Lugi. In questa circostanza l'imperatore Claudio, preoccupato per i disordini venutisi a creare a nord del fiume Danubio, pur rifiutandosi di intervenire direttamente in questa contesa, ordinò al governatore della Pannonia, un certo Sesto Palpellio Istro, "di disporre una legione con un corpo scelto di milizie ausiliarie sulla riva del Danubio" per proteggere i perdenti e dissuadere i barbari vittoriosi dalla tentazione di invadere la provincia. Fu così che, proprio in questa circostanza, furono "aperti" sia i forti ausiliari di Aquincum e Brigetio, sia la fortezza legionaria di Carnuntum, lungo il limes danubiano.

Nel 73 la cohors I Tungrorum Frontoniana costruì un nuovo forte (140 × 180 metri circa) nell'odierna zona di Óbuda, che sembra essere stato distrutto durante la seconda fase della guerra suebo-sarmatica nel 92-93 e dove fu posizionata in questi primi anni (almeno fino alla metà degli anni 80). In seguito a questi eventi venne dislocata un'unità di equites singulares, che qui rimasero almeno fino al III secolo.Z.Visy, The ripa pannonica in Hungary, Budapest 2003, p.147.

Per diversi secoli Aquincum svolse la funzione di base legionaria (415 × 415 metri, pari a circa 16,6 ha), presumibilmente a partire dall'89, durante la prima fase della guerra suebo-sarmatica, iniziata da Domiziano e conclusa da Traiano nel 97.

La prima legione che qui fu acquartierata per pochi anni, attorno alla fine del I secolo (dall'89 al 92), potrebbe essere stata la legio V Alaudae o la legio XXI Rapax, una delle quali fu completamente distrutta in seguito ad un'invasione dei Sarmati Iazigi. Venne quindi inviata in sostituzione la II Adiutrix, che qui rimase fino al V secolo. Quest'ultima unità partecipò in toto o anche solo con alcune sue vexillationes a numerose campagne militari dei secoli successivi, ad es.: in Dacia sotto Traiano dal 101 al 106 e in Partia dal 114 al 116 (forse sostituita dalla X Gemina); ancora in Partia sotto l'alto comando di Lucio Vero dal 163 al 166 (sostituita in questo caso, da alcune vexillationes della IIII Flavia Felix). La fortezza fu poi ricostruita e ampliata agli inizi del regno di Adriano, nel 118/119, al termine della crisi sarmatica: le sue dimensioni all'epoca erano di 520x460 metri.

Dagli Antonini ai Severi

Questa fortezza legionaria fu coinvolta sia nella guerra che scoppiò "a cavallo" dei regni di AdrianoHistoria Augusta, Hadrianus, 23, 13; Aelius Caesar, 3, 2. e Antonino Pio degli anni 136-142 (al termine della fu celebrato: Rex Quadis datusHistoria Augusta, Antoninus Pius, 5.4; Roman Imperial Coins III, 619.), sia in quella ben più devastante, che scoppiò al tempo di Marco Aurelio contro le vicine popolazioni germaniche dei Quadi (a nord-ovest, in Slovacchia) e sarmatiche degli Iazigi (ad est, nella piana del Tibisco) tra il 170Historia Augusta - Marco Aurelio, 14.1-5 ed il 182.Cassio Dione, Storia romana, LXXII-LXXIII.

Si racconta, infatti, che sia Marco Aurelio, sia il figlio Commodo, combatterono una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole e "ripulendo" i territori della Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170–171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva in territorio germanico, che richiese diversi anni di scontri, fino al 175. Questi avvenimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. La tregua apparentemente sottoscritta con queste popolazioni, in particolare Marcomanni, Quadi e Iazigi, durò però solo un paio d'anni. Alla fine del 178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nel castrum di Brigetio da dove, nella successiva primavera del 179, fu condotta l'ultima campagna..Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 20.2. La morte dell'imperatore romano nel 180 pose presto fine ai piani espansionistici romani e determinò l'abbandono dei territori occupati della Marcomannia, sebbene il figlio Commodo, avesse continuato a combattere a fasi alterne nella piana del Tibisco negli anni successivi (almeno fino al 188/189). Anche Aquincum costituì un'importante base strategica per condurre attacchi contro le popolazioni degli Iazigi da occidente, anche con la costruzione in questi anni dei forti ausiliari in barbarico di Transaquincum e Contra Aquincum, sulla sponda sinistra del Danubio, opposta alla fortezza legionaria.

Sotto Settimio Severo, in occasione di un suo viaggio lungo il limes danubiano (nel 202), il vicino agglomerato civile ottenne lo status di colonia, che oggi corrisponde al quartiere di Óbuda (nell'odierna Budapest, capitale dell'Ungheria).

Le invasioni del III secolo fino alla riorganizzazione di Diocleziano

Sotto l'imperatore Caracalla (attorno al 213), anche alcune iscrizioni sembrano essere attinenti a possibili spedizioni punitive contro i Daci liberi del Banato, compresi tra la Pannonia inferiore ad occidente e la Dacia ad oriente.Pavel Oliva, Pannonia and the onset of crisis in the roman empire, p. 338 e 355. E sempre allo stesso anno sarebbero da attribuire anche due altre incursioni in Dacia e in Pannonia inferiore, lungo il tratto danubiano attorno ad Aquincum, ad opera di Carpi e Vandali.András Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, p. 198.

L'anno successivo (nel 214) Caracalla partì nuovamente per il fronte danubiano, poiché al principio dell'anno o forse già alla fine del precedente, si erano verificate nuove incursioni tra Brigetio e Aquincum da parte di Quadi e sarmati Iazigi.Historia Augusta- Caracalla, 5.3; Mócsy, p. 198-199. L'imperatore, in seguito a questi eventi e nel tentativo di cercare di mantenere inalterata la situazione clientelare lungo il Danubio,Erodiano, Storia dell'Impero dopo Marco Aurelio, IV, 7.3. fu costretto a giustiziare il re dei Quadi, Gabiomaro, per le resistenze che si erano create da parte di questo popolo, alleato dei Romani dai tempi di Marco Aurelio ma che recentemente si era rivoltato al potere romano, invadendo al principio dell'anno le due Pannonie.Giuseppe Dobiaš, Il limes romano nelle terre della Repubblica Cecoslovacca, VIII, p. 27; Cassio Dione, Storia romana, LXXVII, 20.4. Caracalla riuscì, infine, a battere anche gli Iazigi, alleati probabilmente a Quadi e Vandali, assumendo l'appellativo di Sarmaticus, come si racconta nella biografia del fratello GetaHistoria Augusta - Geta, 6.6; Erodiano, Storia dell'Impero dopo Marco Aurelio, IV, 7.3-4. In seguito a questi avvenimenti, la Pannonia inferiore fu ampliata, includendo ora anche la fortezza legionaria di Brigetio, oltre a quella di Aquincum (che divenne capitale), in modo che ognuna delle due Pannonie potesse disporre di due legioni.Oliva, p. 142 e 152, nota 39.

Nel 228, sotto il regno di Alessandro Severo, gli Iazigi portarono una nuova incursione lungo il limes della Pannonia inferiore,Mócsy, p. 202. e ancora negli anni 231–232. Nel respingerne questa nuova incursione fu decisivo l'intervento del futuro imperatore Marco Clodio Pupieno Massimo.Historia Augusta, Massimo e Balbino, 5.9.

Pochi anni più tardi, negli anni 236–237, Massimino Trace, condusse nuove campagne contro i sarmati Iazigi della piana del Tibisco. Egli aveva un sogno: quello di emulare il grande Marco Aurelio e conquistare la libera Germania Magna.S. Mazzarino, p. 498. Il suo quartier generale fu posto a Sirmio, al centro del fronte pannonico inferiore e dacico. Così infatti riporta la Historia Augusta:

Al termine di queste operazioni, che coinvolsero anche la fortezza legionaria di Aquincum, fu conferito a Massimino l'appellativo di Sarmaticus maximus.; ; ; ; ; ; ; ; ; ; Erodiano, Storia dell'Impero dopo Marco Aurelio, VII, 2, 9; VII 8, 4. Una decina di anni più tardi (negli anni 245–247), fu istituito un comando militare generale e centralizzato per l'intera frontiera del medio e basso Danubio che avrebbe dovuto comprendere, pertanto, le province di Pannonia inferiore, Mesia superiore ed inferiore, oltre alle Tre Dacie, a Sirmio. A capo di questo distretto militare, che coinvolgeva anche Aquincum, fu posto Pacaziano.Mócsy, p. 203-204.

Negli anni tra il 258 e 262 il fronte della Pannonia inferiore fu posto sotto continuo assedio da parte delle popolazioni della valle della Tisza, come gli Iazigi ed i Vandali. La cattura di Valeriano da parte dei Persiani generò, inoltre, oltre alla secessione ad occidente dell'Impero delle Gallie, una serie continua di usurpazioni, per lo più tra i comandanti delle provincie militari danubiane (periodo denominato dei "trenta tiranni"Historia Augusta - I trenta tiranni.). Gallieno, costretto a combattere su più fronti contemporaneamente per difendere la legittimità del suo trono, impiegò buona parte delle armate preposte a difesa dei confini imperiali per contrastare molti di questi generali che si erano proclamati imperatori. Il risultato fu di lasciar sguarniti ampi settori strategici del limes, provocando una nuova invasione da parte dei Sarmati in Pannonia, al punto che sia Aquincum, sia Intercisa furono saccheggiate.J.M.Carrié, Eserciti e strategie, in Storia dei Greci e dei Romani, vol.18, La Roma tardo-antica, per una preistoria dell'idea di Europa, Milano 2008, p.93. E fu solo in seguito ad un successivo intervento dello stesso Gallieno, che gli invasori furono respinti.Grant, p. 230.

Nel novembre del 270, mentre il neo imperatore, Aureliano, si trovava ancora a Roma,Zosimo, Storia nuova, I, 48.1. per ricevere dal Senato in modo ufficiale i pieni poteri imperiali, una nuova invasione generò il panico, questa volta nelle province di Pannonia superiore ed inferiore, che evidentemente Aureliano aveva sguarnito per recarsi in Italia a respingere l'invasione degli Iutungi. Si trattava questa volta dei Vandali Asdingi, insieme ad alcune bande di Sarmati Iazigi.Historia Augusta - Aureliano, 18.2; Zosimo, Storia nuova, I, 48.2; Watson, p. 217. Anche in questa circostanza il pronto intervento dell'imperatore in persona costrinse queste popolazioni germano-sarmatiche a capitolare e a chiedere la pace. Aureliano costrinse i barbari a fornire in ostaggio molti dei loro figli, oltre ad un contingente di cavalleria ausiliaria di duemila uomini, in cambio del ritorno alle loro terre a nord del Danubio.Desippo, Scythica, frammento 7.Grant, p. 246.Mazzarino, p. 567. Per questi successi ottenne l'appellativo di Sarmaticus maximus.Historia Augusta - Aureliano, 30.5; Watson, p. 221.

Nel 278, l'imperatore Marco Aurelio Probo, fu costretto a volgere le sue armate verso il fronte del medio Danubio, percorrendo il grande fiume e passando in rassegna tutte le truppe del Norico, della Pannonia superiore e inferiore (dove riuscì a battere gli Iazigi ed i Vandali), e della Tracia.Historia Augusta - Probo, 16.1-3; Mócsy, p. 267. Per questi ultimi successi sulle monete fu coniata la frase "RESTITUTOR ILLIRICI" ("restauratore dell'Illirico").Historia Augusta - Probo, 16.4-5; Zosimo, Storia nuova, 69-70.