Il pinguino africano (Spheniscus demersus ), noto anche come pinguino del Capo o pinguino sudafricano, è una specie di pinguino appartenente al genere Spheniscus, originaria delle coste dell'Africa meridionale. Come tutti i pinguini esistenti, è incapace di volare, presenta un corpo aerodinamico ed ali irrigidite e appiattite, trasformate in pagaie adatte alla vita in ambiente marino. Gli adulti pesano in media tra 2,2 e 3,5 kg e possono raggiungere un'altezza di 60-70 cm. Questa specie è caratterizzata da distintive chiazze di pelle rosa sopra gli occhi e da una "maschera" nera che ricopre quasi tutto il volto. La parte superiore del corpo è nera e nettamente delineata dalla parte inferiore bianca, che presenta macchie e una banda nera sul petto. Le ghiandole rosa sopra gli occhi aiutano questi uccelli nella termoregolazione: per far fronte alle variazioni di temperatura, il sangue viene inviato alle ghiandole, dove si raffredda grazie al contatto con l'aria.
Il pinguino africano è un predatore subacqueo e si nutre principalmente di pesci e calamari. Un tempo estremamente numeroso, le popolazioni selvatiche di pinguini africani stanno rapidamente diminuendo a causa di una combinazione di diverse minacce, il che lo rendono la specie più rara di pinguino, classificata come in pericolo critico nella Lista rossa IUCN. È una specie carismatica, molto popolare tra i turisti e in cattività, dove si riproduce facilmente. Altri nomi comuni con cui viene chiamata questa specie sono "pinguino dai piedi neri" e "pinguino ragliante", per via del suo richiamo simile a quello di un asino, sebbene anche diverse specie affini del Sud America producano un richiamo simile. Diverse colonie possono essere osservate lungo le coste di Sudafrica, Namibia, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Gabon e Mozambico.
Tassonomia Il pinguino africano era una delle tante specie di uccelli originariamente descritte da Carl Linnaeus nella decima edizione del suo Systema Naturae del 1758, dove lo classificò come un albatro, basandosi sulla forma del becco e sulla morfologia delle narici, e gli assegnò il nome di Diomedea demersa. Il pinguino africano appartiene alla classe Aves e all'ordine Sphenisciformes. Fa parte della famiglia dei pinguini (Spheniscidae) ed è attualmente classificato come Spheniscus demersus. Il genere a cui appartiene, Spheniscus, deriva dalla parola greca sphen ("cuneo"), in riferimento alla forma affusolata del corpo. Il nome specifico, demersus, deriva invece dalla parola latina per "tuffarsi".
Il pinguino africano appartiene al gruppo dei pinguini fasciati, che fanno parte del genere Spheniscus. Gli altri pinguini fasciati, i parenti più stretti del pinguino africano, si trovano tutti principalmente nell'emisfero australe: il pinguino di Humboldt e il pinguino di Magellano, originari del Sud America meridionale, e il pinguino delle Galápagos, originario dell'Oceano Pacifico vicino all'Equatore. Tutte le specie si somigliano, distinguendosi principalmente per la forma e la lunghezza del becco, la colorazione e i motivi bianchi e neri del piumaggio.
Descrizione
I pinguini africani possono raggiungere un'altezza di 60-70 centimetri e un peso compreso tra 2,2 e 3,5 kg. La lunghezza del becco varia considerevolmente, raggiungendo tra i 20 e i 30 centimetri. Questa specie è facilmente riconoscibile grazie alla fascia e alle macchie nere presenti sul petto, il cui motivo è unico per ogni individuo, simile alle impronte digitali umane. Le ghiandole sudoripare sopra gli occhi, che servono per la termoregolazione, raffreddando il sangue: quando la temperatura aumenta, il flusso sanguigno verso le ghiandole cresce, rendendole più rosa.
La specie presenta un leggero dimorfismo sessuale; i maschi sono leggermente più grandi delle femmine e hanno becchi più lunghi. I giovani si distinguono dagli adulti perché non presentano i motivi ben delineati del piumaggio adulto; le parti superiori sono scure e variano dal blu grigiastro al marrone, mentre le parti inferiori chiare mancano delle macchie e della fascia. Il becco dei giovani è più appuntito rispetto a quello del pinguino di Humboldt. La colorazione del pinguino africano è un esempio di mimetismo protettivo noto come "colorazione di contrasto": il ventre bianco è difficile da individuare dai predatori sott'acqua, mentre il dorso nero si confonde con le acque profonde quando osservato dall'alto.
I pinguini africani sono strettamente imparentati con i pinguini di Humboldt, di Magellano e delle Galápagos. Si distinguono facilmente da queste altre specie per la fascia nera spessa a forma di un ferro di cavallo capovolto sul petto. Presentano piedi e macchie nere la cui dimensione e forma variano per ogni individuo. I pinguini di Magellano, con cui spesso vengono confusi, presentano una doppia barra sulla gola e sul petto, mentre il pinguino africano ha una sola fascia. Questi pinguini sono anche chiamati "pinguini raglianti" per via dei loro richiami, che ricordano il raglio di un asino.
Biologia Dieta I pinguini africani si nutrono in mare aperto, dove catturano pesci pelagici come sardine e acciughe (in particolare l'acciuga dell'Africa australe), nonché invertebrati marini come calamari e piccoli crostacei, tra cui krill e gamberetti. Solitamente cacciano entro un raggio di 20 km dalla costa e un singolo pinguino può consumare fino a 540 grammi di prede al giorno. Tuttavia, durante il periodo di allevamento dei pulcini, il consumo può superare 1 kg al giorno.
A causa del marcato declino delle popolazioni di sardine nelle acque vicine al loro habitat, la dieta dei pinguini africani si è parzialmente orientata verso le acciughe. Tuttavia, la disponibilità di sardine rimane un fattore determinante per la crescita della popolazione di pinguini e il loro successo riproduttivo. Sebbene le acciughe costituiscano una fonte di cibo accettabile, non rappresentano l'alimento ideale a causa del loro minor contenuto di grassi e proteine. La dieta dei pinguini varia nel corso dell'anno e, come per molti uccelli marini, l'interazione tra la scelta alimentare e il successo riproduttivo gioca un ruolo cruciale nel mantenimento delle dimensioni della popolazione.
Nonostante siano altamente dediti all'allevamento dei loro pulcini, i pinguini africani non mettono a rischio il proprio equilibrio nutrizionale durante i periodi di scarsità alimentare, anche se la caccia richiede maggiore impegno in termini di tempo ed energia. Tuttavia, questa strategia può portare a un aumento della mortalità infantile in condizioni di scarsa disponibilità di cibo.
Durante la pesca, i pinguini africani effettuano immersioni che in media raggiungono una profondità di 25 metri e durano circa 69 secondi. È stata però registrata una profondità massima di 130 metri e una durata massima di 275 secondi.
Riproduzione
Il pinguino africano è monogamo e si riproduce in colonie, con le coppie che tornano ogni anno nello stesso sito per accoppiarsi e accudire i pulcini. Questi uccelli hanno una stagione riproduttiva piuttosto lunga, con la nidificazione che raggiunge il suo picco da marzo a maggio in Sudafrica e da novembre a dicembre in Namibia. Il rituale di corteggiamento inizia solitamente con il maschio che si mette in mostra tramite esibizioni visive e uditive per attrarre una compagna. I movimenti di dondolamento del capo indicano solitamente il possesso del sito di nidificazione, per attirare le femmine o avvertire gli altri maschi. Successivamente, la coppia forma un legame reciproco; in questa fase il maschio emette un richiamo stridulo mentre estende il collo e il capo verso l'alto. Il corteggiamento si conclude con un inchino, durante il quale uno o entrambi i pinguini abbassano la testa con il becco rivolto verso il nido o le zampe del partner.
Il nido è generalmente costituito da una tana scavata nel guano, spesso situata sotto massi o cespugli, dove vengono deposte e covate in genere due uova. Entrambi i genitori si alternano nell'incubazione per circa 40 giorni. Come tutti i pinguini, anche il pinguino africano ha una placca incubatrice, un'area di pelle nuda alla base dell'addome che consente un trasferimento diretto di calore alle uova. Per il primo mese, almeno uno dei genitori rimane con i pulcini, che in seguito si uniscono a una sorta di "asilo nido" con altri piccoli, mentre entrambi i genitori trascorrono la giornata a cacciare in mare.
I pulcini si involano tra i 60 e i 130 giorni, a seconda delle condizioni ambientali e della disponibilità di cibo. Una volta pronti, si avventurano in mare da soli, dove trascorrono da uno a due anni prima di tornare alla colonia natale per mutare nel piumaggio adulto.
Durante la muta, i pinguini africani non possono pescare in mare poiché le nuove piume non sono ancora impermeabili. Pertanto, digiunano per l'intera durata della muta, che in genere dura circa tre settimane. In questo periodo, perdono fino alla metà del loro peso corporeo, bruciando le riserve di grasso accumulate.
I pinguini africani trascorrono la maggior parte della loro vita in mare, tornando sulla terra solo per riprodursi. Le femmine rimangono fertili per circa 10 anni. A causa dell'elevata predazione sulla terraferma, preferiscono nidificare su isole al largo, dove sono più protetti da mammiferi predatori e disastri naturali. In genere si riproducono durante l'inverno, quando le temperature sono più fresche. Se le uova si surriscaldano al sole cocente, i pinguini tendono ad abbandonarle, e queste non sopravvivono mai. Le uova, che sono tre o quattro volte più grandi di quelle di gallina, vengono idealmente incubate in tane scavate nel guano, che garantiscono una temperatura stabile. Tuttavia, la rimozione dei depositi di guano da parte degli esseri umani ha reso questa pratica impraticabile in molte colonie. Di conseguenza, i pinguini hanno iniziato a scavano tane nella sabbia, a nidificare sotto rocce o cespugli, o a utilizzare le cassette nido fornite dalle comunità locali.
I genitori trascorrono tre settimane a prendersi cura dei pulcini, dopodiché questi ultimi vengono lasciati soli durante il giorno mentre i genitori cacciano in mare. Questo periodo è critico, poiché i pulcini sono più esposti ai predatori e al sole cocente. I genitori li nutrono solitamente all'alba o al tramonto.
Nel 2015, nella colonia di Bird Island, condizioni di foraggiamento favorevoli hanno portato alla nascita di un numero maggiore di pulcini maschi rispetto alle femmine. Inoltre, i pulcini maschi mostravano tassi di crescita e massa al momento dell'involo più elevati, con una maggiore sopravvivenza post-involo rispetto alle femmine. Questa disparità, unita alla maggiore mortalità femminile negli adulti, potrebbe portare a un rapporto sfavorevole tra i sessi, suggerendo la necessità di strategie di conservazione mirate a incrementare la popolazione femminile.
Predatori La durata media della vita di un pinguino africano varia da 10 a circa 25 anni in natura, mentre in cattività può arrivare fino a 30 anni.
I principali predatori dei pinguini africani in mare sono grandi predatori marini, come squali, orche e otarie orsine del Capo. Durante la nidificazione, sia gli adulti che i pulcini possono essere vittime di predatori terrestri, tra cui gabbiani del Kelp, genette del Capo, manguste, caracal, sciacalli dalla gualdrappa, iene bruna, oltre a cani e gatti domestici. La mortalità causata da predatori terrestri è particolarmente elevata quando i pinguini sono costretti a nidificare all'aperto, in assenza di tane o nidi adeguati.
Distribuzione e habitat
Il pinguino africano si trova esclusivamente lungo la costa sud-occidentale dell'Africa, vivendo in colonie distribuite su 24 isole tra la Namibia e la baia di Algoa, nei pressi di Port Elizabeth, in Sudafrica. È l'unica specie di pinguino che nidifica in Africa, e la sua presenza ha dato il nome alle cosiddette Isole dei Pinguini.