Ala (Ala in dialetto trentino) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento in Trentino-Alto Adige. Situato allo sbocco della Valle dei Ronchi in Vallagarina. Insieme ad Ateleta, Onano, Orero e Siris è uno dei cinque comuni italiani con un nome palindromo.
Fino alla prima guerra mondiale, la cittadina fu un'importante stazione di confine fra l'Italia e l'Impero austro-ungarico.
Geografia fisica Il comune di Ala si trova nell'estremo sud della provincia di Trento. Dista dal capoluogo circa , e una quindicina da Rovereto, altra importante città di riferimento. Confina a sud con il Veneto (provincia di Verona e provincia di Vicenza).
Il territorio comunale occupa prevalentemente la Vallagarina meridionale ed è solcato dal corso del fiume Adige, poco prima che quest'ultimo entri in Pianura Padana poco a nord di Verona, che ne costituisce il confine occidentale.
È circondato da importanti massicci montuosi e altipiani: immediatamente a est si trovano la Vallarsa e le Piccole Dolomiti, con il Gruppo del Carega e il Pasubio che dominano imponenti. A sud la Valle dei Ronchi (appartenente al comune) chiude l'altopiano della Lessinia, mentre a ovest si innalza l'Altopiano di Brentonico, appartenente alla catena del Monte Baldo. Verso nord prosegue invece la Vallagarina, con i centri di Mori e Rovereto.
Origini del nome LItinerarium Antonini (III secolo d.C.) menziona un insediamento chiamato Ad Palatium, identificabile con l'attuale comune di Ala. Secondo altre ipotesi, il nome potrebbe trarre origine da unala dell'esercito romano, anticamente stanziata nella zona. Infine, secondo un'ultima ipotesi il nome potrebbe aver avuto origine semplicemente dalla forma (di ala, appunto) che aveva anticamente l'abitato. Potrebbe anche derivare da una qualche lingua ugro-finnica dove Ala significa "sosta" o "caverna".
Storia
Le più antiche testimonianze di frequentazione umana nel territorio di Ala sono databili a partire da circa anni fa, nello specifico appartengono al Paleolitico medio e alla fase finale del Paleolitico superiore, nell'alta Lessinia alla Sega di Ala-Passo delle Fittanze e sul crinale del Monte Baldo al Passo San Valentino, Madonna della Neve e Fontana della Teia. Le tracce sono attribuibili all'Uomo di Neanderthal. In analogia con il resto della valle dell'Adige, tra e anni fa viene attestata la frequentazione del territorio da parte di gruppi di homo sapiens, in corrispondenza di quote medio alte. Nello specifico, attestazioni archeologiche attribuibili a questo frangente cronologico si registrano presso Malga Cornafessa e nuovamente in loc. Sega di Ala, dove è confermata la presenza stagionale di gruppi di cacciatori-raccoglitori, che risalivano i crinali montuosi al seguito delle mandrie dei grandi erbivori. Le indagini archeologiche condotte presso il riparo sotto roccia a Le Corone (ai Marani) hanno dimostrato la frequentazione dell'area da parte di gruppi umani durante il Neolitico antico e medio (V millennio a.C.) e il suo utilizzo a scopo sepolcrale, nell'età del rame (III millennio a.C.).
In ragione del ruolo imprescindibile della val d'Adige negli scambi di materie prime (succinite baltica, pani di vetro, metalli ad esempio) e prodotti finiti tra il Nord e il Sud delle Alpi, durante l'età del bronzo il territorio di Ala conosce un sempre maggiore sviluppo, fino all'età del ferro, quando i continui contatti con il mondo transalpino portano allo sviluppo della cultura retica in Trentino-Alto Adige, Tirolo ed Engadina (V-I sec. a.C.). Più consistente il numero di ritrovamenti archeologici ascrivibili a queste fasi cronologiche: due asce in bronzo da Serravalle databili all'età del bronzo; una roncola in bronzo da Chizzola (Bronzo recente, XII sec. a.C.); un'ascia in bronzo con innesto a cannone ritrovata fra Ala e Peri (Bronzo recente, XIII sec. a.C.); uno spillone in bronzo, ritrovato nel giardino di Palazzo Pizzini (Bronzo finale, XI sec. a.C.). Per l'età del ferro si contano: uno spillone in bronzo da Bocca d'Ala (VII-VI sec. a.C.), un coltello in bronzo a lama serpeggiante dal centro del paese (VII sec. a.C.), una fibula in bronzo con decorazioni incise dal Dos del Golin (VI-V sec. a.C.); una fibula a forma di cavallino da Serravalle; due fibule tipo Certosa (V-IV sec. a.C.) da Marani e da Sabbionara; una fibula in bronzo di tipo celtico da Santa Margherita (V-IV sec. a.C.); un pendaglio in bronzo a forma di stivale da Sdruzzinà (V-IV sec. a.C.).
Il processo di romanizzazione in Trentino e nello specifico nell'attuale territorio di Ala si avvia in modo graduale, con l'avvio dei primi contatti commerciali con gli avamposti romani dell'Italia centrale nel III secolo a.C. fino alla fondazione di Tridentum nel I sec. a.C. e con le guerre retiche (16-15 a.C.). L'ingresso nei domini di Roma potenzia ulteriormente il ruolo di mediazione dei traffici commerciali svolto dalla Valle dell'Adige nei secoli precedenti. Ne è testimonianza la realizzazione della via Claudia-Augusta che connetteva la Pianura Padana al mondo bavarese, come testimonia, ancora nel III sec. d.C., lItinerarium Antonini..
Il territorio trentino tra i secoli VI e VIII d.C. fu teatro di numerose scorrerie barbariche. Divenne parte del Regno ostrogoto e successivamente venne a ricadere entro i confini del Ducato longobardo, che comprendeva, tra gli altri territori dell'Italia centro-settentrionale, tutta la Val Lagarina. Il Ducato cadrà in seguito sotto il controllo dei Franchi. In epoca medioevale, il centro era diviso sostanzialmente in due zone: l'una attorno al castello (andato distrutto nel corso del Medioevo dai Castelbarco) e l'altra più a valle. Successivamente e fino al Rinascimento, furono realizzati sistemi difensivi fra i quali le porte di ingresso al borgo e, a sud, alcune torri di legno dette bastie. Questo nome è rimasto tutt'oggi come toponimo della zona e così viene chiamata una vicina area gioco per bambini.
Nel Cinquecento si sviluppa significativamente il commercio, con la coltivazione del gelso e del baco da seta. Attività nata durante la dominazione veneta e un secolo più tardi integrata con la produzione del velluto di seta destinato al mercato europeo. Iniziò quindi un notevole periodo di ricchezza che durò fino al Settecento, ancora riscontrabile nel tessuto urbanistico realizzato fra il Seicento e il Settecento.
Ad Ala, a dimostrarne l'importanza nel periodo post-medievale, fu conferito sin dal XVI secolo il titolo di città e nel XIX secolo vi fu fondato un Imperial Regio Ginnasio, come a Trento e nella vicina Rovereto, a dimostrare l'importanza, anche culturale, nel periodo di dominazione asburgica di questa cittadina.
A partire dalla seconda metà del 1800 parte la costruzione della ferrovia del Brennero e Ala è comunque coinvolta con la nascita di attività commerciali legate alla strada ferrata e contemporaneamente va in crisi il settore della seta. A cavallo tra Ottocento e Novecento Ala è frontiera italo-austriaca con presenza di case di spedizione, alberghi e guardie di finanza da entrambe le parti. Fu sede del 3º Battaglione del “k.k. I Landesschützenregiment Trient”(formato il 1º maggio 1893). Questo periodo comunque prospero finisce con lo scoppio della Grande Guerra e i successivi spostamenti di confini. Ala fu una delle prime località a essere conquistate dal regio esercito italiano (27 maggio 1915) insieme ad Avio e alla sua frazione, Borghetto. Si dice che la sua presa costò solo due vittime da parte italiana, Ettore Vincenzi di Modena e Pietro Vallaro di Vercelli, soldati del 114º reggimento di fanteria (come riportato nella lapide commemorativa sito nel Giardino della Famiglia Piconi) ed oltre una quarantina di prigionieri da parte austriaca.
Nel 1944, quando i nazisti erano in ritirata dall'Italia, decisero di costruire lo sbarramento di Ala come ultimo baluardo..
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con DCG dell'8 aprile 1929.
Il gonfalone, concesso con regio decreto dell'11 marzo 1937, è un drappo di azzurro al palo di bianco.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Evidenze archeologiche di età romana e dell'Altomedievo Il comune di Ala può contare numerosi siti e contesti archeologici databili all'età romana e all'Alto Medioevo. Necropoli di Serravalle-ferrovia, con sepolture a incinerazione. Tombe a inumazione di S. Margherita alla foce del rio Cipriana. Necropoli a incinerazione e inumazione ai Marani Preelonghe. Numerose sepolture a inumazione ai Marani Binelonghe, ai Marani Curarisi in loc. Acquaigola e in loc. Fossa. Altre testimonianze, resti di edifici o singoli reperti sono documentati ai Palazzi, ai Gazi, alle Bastie, ai Prai Sarni, alle Previele, al Lustro, a Sabbionara, a Pilcante-Neravalle. Peso di stadera in bronzo raffigurante un volto di Medusa databile al III sec. d.C. da S. Pietro. Tesoretto con 74 monete romane e altri oggetti e un bronzetto di Minerva da Chizzola alle Moie. Iscrizione in calcare rosato dedicata a Diana, del I-II sec. d.C. dai Marani alla Fornaseta. Una lampada in bronzo e un amuleto, entrambi a forma di fallo. Un miliare che indica il 37º miglio, dedicato a Costantino II, dai Marani-fondo Gresta e un altro miliare che indica invece il 24º miglio, con la dedica agli imperatori Magno Massimo e Flavio Vittore, rinvenuto presso la chiesa di San. Pietro in Bosco. Evidenze funerarie di Alto Medioevo presso Marani-Binelunghe e S. Pietro in Bosco.
Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, arroccata in una posizione sopraelevata sul centro storico e vi si accede attraverso una strada stretta e ripida. Ha origini antichissime e si pensa sia sorta dalle rovine di un antico castello distrutto dalle lotte medievali tra i principi vescovi di Trento e i Castelbarco. Ha subito varie trasformazioni nel corso dei secoli, danneggiata durante la prima guerra mondiale, è tornata all'aspetto attuale nel 1929. La facciata con il timpano in passato era affrescata con motivi ornamentali, rimane solo quella centrale delle tre porte d'ingresso, il portale in stile barocco dominato da una statua della Vergine Assunta, patrona di Ala. Tra i nove altari in marmo policrono si erge un maestoso altare maggiore, il primo sulla destra, con la pala che raffigura Santa Lucia, patrona dei vellutai, della scuola del Cignaroli. Una collezione di oggetti e vesti sacre (di vero velluto alense del 700) è presente nell'annessa canonica.
Chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. Al centro, nella piazza omonima, di fronte al comune e a poche decine di metri dalle scuole medie. Citata a partire dal 1342, la chiesa ha subito molti restauri e ampliamenti: fu riedificata verso il 1501, e poi in epoca barocca (1751) e rimaneggiata nel 1894. La facciata neoclassica è alta e stretta e all'interno la volta è affrescata dal veronese Orlando Fattori. All'interno, dietro l'altare maggiore in marmo di Castione, campeggia la pala giovanile del pittore veronese Alessandro Turchi, detto lOrbetto, con la Madonna e Gesù sulle nuvole e sotto i santi Giovanni Evangelista, Rocco e Sebastiano, del XVII secolo. All'interno le pareti intonacate sono ripartite da poderosi pilastri che terminano con capitelli compositi e con un arco a pieno centro nella facciata opposta nella quale si apre la cantoria. Lungo la navata si aprono specularmente due cappelle a pianta rettangolare. Il presbiterio si eleva su due gradini. La fascia di coronamento (cornicione) segue tutta la struttura perimetrale. Il pavimento della navata, delle cappelle e del presbiterio è costituito da quadrotte diagonali di pietra calcarea bianche e rosse. Gli affreschi decorano la volta della navata e del presbiterio; le cornici dei dipinti e i capitelli dei pilastri sono in stucco modellato. Nel 1635 la chiesa venne sconsacrata per circa un anno a causa dell'uccisione al suo interno di una donna della frazione di Ronchi, soprannominata Pomera, considerata una strega dalla superstizione popolare.