Tellus, invocata anche come Tellus mater e, a partire dalla tarda età repubblicana, come Terra mater («Madre Terra»), è un'antica divinità romana della Terra, intesa non come elemento cosmico contrapposto al cielo, ma come suolo natio nella sua duplice natura di campo che nutre i vivi e di sepolcro che accoglie i morti.. Varrone la annovera fra le venti divinità principali di Roma (di selecti) e la invoca, accanto a Giove, in apertura del De re rustica come prima fra le divinità protettrici dell'agricoltura: «Giove è chiamato padre, Tellus è la madre»Varrone, De re rustica, I, 1, 5; Agostino d'Ippona, De civitate Dei, VII, 2.. Nel culto e nella letteratura è strettamente associata a Cerere, con la quale condivide feste e sacrifici legati alla fertilità dei campi..
Il suo equivalente greco è Gea, con cui fu progressivamente identificata; presso gli Etruschi le corrispondeva la dea Cel. Secondo una tesi avanzata da Michael Lipka, la Terra mater onorata da Augusto ai ludi secolari del 17 a.C. costituirebbe un trasferimento diretto della greca Gē mētēr nella pratica religiosa romana, distinto dall'antica Tellus, il cui tempio sorgeva entro il pomerio ed era officiato dai sacerdoti dello Stato..
Etimologia Il latino tellūs («suolo, terra») è ricondotto dal linguista Michiel de Vaan alla radice protoindoeuropea *telh₂- («portare, sostenere»), da cui derivano anche l'antico irlandese talam («terra») e il sanscrito tala- («superficie, fondo»): la Terra sarebbe stata dunque concepita in origine come «portatrice» o «sostenitrice» di ciò che vive sulla sua superficie..
Il grammatico Servio, commentando lEneide, distingue l'uso dei due termini: terra designa propriamente l'elemento, mentre Tellus è la dea, il cui nome può essere impiegato per indicare la sua sfera di competenza, così come Vulcano sta per il fuoco, Cerere per le messi e Liber per il vinoServio, Ad Aeneidem, I, 171: «tellurem autem pro terra posuit, cum Tellurem deam dicamus, terram elementum».. Nello stesso senso Cicerone afferma che «la terra stessa è dea, e come tale è considerata: che cos'altro è infatti Tellus?»Cicerone, De natura deorum, III, 52..
Come ha mostrato Georg Wissowa, il nome cultuale originario è esclusivamente Tellus, senza ulteriori epiteti: il tempio urbano è sempre chiamato aedes Telluris e la forma Tellus mater compare solo nella formula rielaborata della devotio delle città nemiche tramandata da Macrobio. La designazione Terra mater si afferma invece con rapidità crescente dalla fine della Repubblica: le sue attestazioni più antiche sono un'iscrizione urbana e gli atti dei ludi secolari augustei, nei quali l'epiclesi mater è divenuta parte integrante del nome della dea. In Varrone, del resto, mater non appartiene ancora al nome ma è predicato onorifico, parallelo al pater attribuito a Giove.
Caratteri della dea Tellus e Cerere Il legame fra Tellus e Cerere è antichissimo e attraversa tutto il culto agrario romano. Ovidio, descrivendo nei Fasti la festa della semina, chiama le due dee «madri delle messi» (frugum matres) e ne precisa la ripartizione di competenze: «Cerere e Terra assolvono un compito comune: l'una fornisce alle messi la causa, l'altra il luogo»Ovidio, Fasti, I, 671-674.. Tellus è dunque il suolo che accoglie il seme, Cerere la forza che lo fa crescere e maturare.
Con il progressivo mutare di Roma da comunità agricola a metropoli, il culto di Tellus perse vitalità a vantaggio di quello di Cerere, identificata con la greca Demetra: già in età augustea la festa di Cerere, la Cerealia, si era sviluppata in ludi di otto giorni, mentre la dea più antica sopravviveva soprattutto in riti arcaici come la devotio e nelle formule funerarie.. Un esempio di questa sostituzione è offerto dal sacrificio della porca praecidanea, la scrofa immolata prima della mietitura: in origine spettante, con ogni probabilità, alla sola Tellus in connessione con il culto dei Mani, in età storica era offerto congiuntamente a Tellus e a Cerere, e nel formulario riportato da Catone la destinataria è ormai la sola Cerere.Catone, De agri cultura, 134; cfr. Aulo Gellio, Noctes Atticae, IV, 6, 8..
Signora dei defunti
Nella concezione romana arcaica la terra non soltanto nutre i vivi, ma accoglie i morti, sepolti o cremati, e l'intera schiera dei Mani: il sepolcro è al tempo stesso luogo di culto di Terra mater e dei Mani, come mostra la frequente iscrizione funeraria urbana dedicata congiuntamente «agli dèi Mani e alla Terra madre» (dis manibus et Terrae matri).. Per la stessa ragione la dea ricorre negli epitaffi metrici di età imperiale, come nel verso «Terra mater rerum quod dedit ipsa teget» («la Terra, madre delle cose, coprirà ciò che essa stessa ha dato»).
La funzione di divinità che accoglie i defunti, che la religione greca attribuiva a un sovrano personale dell'oltretomba, era dunque assolta in origine, a Roma, da Tellus insieme ai Mani. Dis Pater, l'equivalente romano di Plutone, è al confronto un arrivo recente: il suo culto fu accolto ufficialmente solo nel 249 a.C., con l'istituzione dei giochi del Tarentum, e venne così ad affiancarsi, nella sfera dei morti, all'antica coppia di Tellus e dei Mani... Le tracce della competenza funeraria originaria della dea sopravvivono nei riti arcaici — la porca praecidanea offerta in connessione con il culto dei morti, la devotio — e nelle formule sepolcrali.
Il matrimonio La stretta connessione fra campo seminato e grembo materno spiega il ruolo di Tellus nella sfera del matrimonio. Virgilio la nomina per prima, accanto a Giunone pronuba, nell'unione di Didone ed Enea («prima et Tellus et pronuba Iuno / dant signum»), e il commento serviano al passo attesta che, secondo alcuni, Tellus presiedeva alle nozze e veniva invocata negli auspici nuzialiVirgilio, Eneide, IV, 166, con il commento di Servio ad locum..
Il culto Il tempio Tellus era invocata in occasione dei terremoti, manifestazioni dirette della sua potenza, e fu proprio un terremoto a dare origine al suo santuario romano. Il tempio fu votato nel 268 a.C. dal console Publio Sempronio Sofo quando, durante una battaglia della guerra contro i Piceni, la terra tremò sotto i due esercitiFloro, Epitome, I, 14, 2... Sorgeva sulle Carinae, l'altura alle pendici dell'Esquilino che domina il Foro, divenuta in età tardo-repubblicana un quartiere elegante, dove abitarono Pompeo e la famiglia di CiceroneSvetonio, De grammaticis, 15; Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, VIII, 79, 3... Secondo la tradizione, l'area era quella su cui sorgeva la casa di Spurio Cassio Vecellino, demolita dopo la sua condanna a morte (485 a.C.) per aspirazione alla tirannideLivio, Ab Urbe condita, II, 41, 11; Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, VIII, 79, 3; Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, VI, 3, 1b; Cicerone, De domo sua, 101.. L'anniversario della dedicazione (dies natalis) cadeva il 13 dicembre, quando i calendari registrano il sacrificio «Telluri et Cereri in Carinis» e un lettisternio in onore di Cerere.
Doveva trattarsi di un edificio di notevoli dimensioni, poiché vi si potevano tenere sedute del Senato: vi si svolse, il 17 marzo del 44 a.C., la memorabile seduta successiva all'uccisione di CesareAppiano di Alessandria, Guerre civili, II, 126; Cassio Dione, Storia romana, XLIV, 22, 3.. Una parete del tempio recava una raffigurazione dell'Italia, carta geografica o immagine allegorica, menzionata da Varrone in apertura del De re rusticaVarrone, De re rustica, I, 2, 1.; nel tempio si custodiva inoltre un misterioso oggetto, altare o sacello detto magmentarium, ricordato da Cicerone, il quale lamenta anche che la vicinanza della propria casa inducesse alcuni a ritenerlo tenuto alla manutenzione dell'edificioCicerone, De haruspicum responsis, 31.. Sull'area del tempio sorgeva fra l'altro una statua di Quinto Cicerone, fatta erigere dal fratello MarcoCicerone, Epistulae ad Quintum fratrem, III, 1, 14..
Le Sementivae Alla fine di gennaio, a semina invernale conclusa, si celebravano le feriae Sementivae (o Sementinae), festa mobile (feriae conceptivae) indetta dai pontefici, che nelle campagne corrispondeva ai Paganalia celebrati dai pagi. Ovidio, che ne colloca la descrizione sotto il 24-26 gennaio, vi rappresenta gli agricoltori che sospendono l'aratro e placano le «madri delle messi», Tellus e Cerere, con offerte di farro e con il sacrificio di una scrofa gravida, affinché proteggano il seme affidato al suolo.
I Fordicidia
Il 15 aprile Tellus riceveva il sacrificio dei Fordicidia, che William Warde Fowler definì «senza dubbio uno dei più antichi riti sacrificali della religione romana»: si immolavano vacche gravide (fordae), una sul Campidoglio per lo Stato e una in ciascuna delle trenta curie, le più antiche ripartizioni della cittadinanza.Ovidio, Fasti, IV, 629-640.. I vitelli non nati venivano estratti dal grembo materno dagli assistenti della vestale massima e bruciati; le loro ceneri erano conservate dalle Vestali per essere impiegate, pochi giorni dopo, come sostanza purificatrice (suffimen) nella festa dei Parilia del 21 aprile. Lo scopo del rito, come suggeriscono Ovidio e, sulla scia di Varrone, l'antiquario bizantino Giovanni Lido, era assicurare la fertilità del grano che già cresceva nel grembo della madre terra: «ora è gravido il bestiame, gravide di seme sono le terre: a Tellus piena si dà una vittima piena»Ovidio, Fasti, IV, 633-634..
Ovidio attribuisce l'istituzione della festa a Numa Pompilio: in un periodo di carestia il dio Fauno, apparso in sogno al re, avrebbe prescritto in forma di enigma un sacrificio a Tellus («con la morte di due bovini si plachi Tellus: una sola giovenca dia due vite ai riti»), che Numa avrebbe risolto immolando una vacca gravidaOvidio, Fasti, IV, 641-666.. I Fordicidia cadevano nel cuore di aprile, mese in cui si concentrano le feste delle divinità femminili della terra e della vegetazione — oltre a Tellus, Pale, Cerere e Flora — segno, per Fowler, della grande antichità di questi culti..
La devotio
In quanto signora dei defunti, Tellus è centrale nel rituale della devotio, con cui il comandante romano consacrava agli dèi inferi sé stesso e l'esercito nemico. Nella formula antica, pronunciata secondo Livio dal console Publio Decio Mure nella battaglia contro i Latini del 340 a.C., le legioni nemiche sono consacrate, insieme al console stesso, «agli dèi Mani e a Tellus» (deis manibus Tellurique)Livio, Ab Urbe condita, VIII, 9, 8; cfr. VIII, 6, 10: «deis manibus matrique Terrae».. Una redazione più tarda, riferita da Macrobio e impiegata per la devotio delle città nemiche, si apre invece con l'invocazione a Dis Pater, Veiove e ai Mani e si chiude con la coppia Tellus mater e Giove, prescrivendo che chi la pronuncia tocchi il suolo quando nomina la dea e levi le mani al cielo quando nomina il dioMacrobio, Saturnalia, III, 9, 10-11.. La presenza di Dis Pater, accolto a Roma solo a metà del III secolo a.C., è per Fowler l'indizio della relativa modernità di questa seconda formula, nella quale il dio infero di origine greca si affianca all'antica dea romana dei morti.
Il Tarentum e i ludi secolari