Lorenzo divenne, insieme al fratello minore Giuliano, signore de facto di Firenze dopo la morte del padre Piero. Nei primi anni di governo (1469-1478), il giovane Lorenzo condusse una politica interna volta a rinforzare da un lato le istituzioni repubblicane in senso filo-mediceo, dall'altro a sopprimere le ribellioni delle città sottoposte a Firenze (celebri i casi di Prato e Volterra). Sul fronte della politica estera, invece, Lorenzo manifestò il chiaro disegno di arginare le ambizioni territoriali di Sisto IV, in nome dell'equilibrio della Lega Italica del 1454.
Per questi motivi, Lorenzo fu oggetto della Congiura dei Pazzi (1478), nella quale il fratello Giuliano de' Medici rimase assassinato. Il fallimento della congiura provocò l'ira di papa Sisto, del re di Napoli Ferrante d'Aragona e di tutti coloro che erano intimoriti dal rafforzamento del potere mediceo su Firenze.. Seguirono, pertanto, due anni di guerra contro Firenze, nella quale il prestigio interno e internazionale del Magnifico si rafforzarono enormemente grazie alla sua abilità diplomatica e al suo carisma, con cui riuscì da un lato a sgretolare la coalizione anti-fiorentina, dall'altro a mantenere unite le forze interne alla Repubblica.
Divenuto negli anni ottanta l'ago della bilancia della politica italiana, trattato come un sovrano dai monarchi stranieri, Lorenzo legò il suo nome al periodo di massimo splendore del Rinascimento fiorentino, circondandosi di intellettuali (Poliziano, Ficino, Pico della Mirandola) e di artisti quali Botticelli e il giovane Michelangelo. Dopo la sua prematura scomparsa (1492), la rivalità dei signori italiani, non più frenati dalla sua diplomazia, degenerò fino a permettere la discesa di Carlo VIII di Francia e l'inizio delle guerre d'Italia del XVI secolo.
Biografia
Gioventù Criptosignoria medicea
Quando Lorenzo nacque, la famiglia Medici era all'apice del suo potere politico nella Repubblica fiorentina, controllando le varie e complesse istituzioni repubblicane deputate al funzionamento dello Stato. Il nonno di Lorenzo, Cosimo, era riuscito, grazie all'enorme fortuna finanziaria del suo banco, a legare a sé numerosi politici fiorentini e a farsi portavoce del malessere popolare, dovuto alla soffocante oligarchia di nobili capeggiata dagli Albizzi.
Nel 1434, dopo appena un anno di esilio a Venezia, Cosimo rientrò a Firenze, esiliò gli Albizzi e, seguendo un modello politico già adottato nell'antichità da Ottaviano Augusto, mantenne le istituzioni repubblicane vigenti dandole in appalto a uomini del suo entourage e, formalmente, si ritirò a vita privata. Il controllo reale, però, rimaneva in mano a Cosimo; ciò ha spinto gli storici a definire tale forma di governo "criptosignoria", dove l'anima dell'orientamento politico repubblicano stava nelle mani di un unico uomo e della sua famigliaPer la figura e l'ascesa politica di Cosimo, si veda: . Riguardo al metodo di governo dei Medici tra il 1434 e il 1494, interessante è il saggio di , che mette in luce in ambito estero il termine di "criptosignoria". Nella storiografia italiana, fondamentali gli studi di , e , che mettono in evidenza l'assoggettamento, da parte di alcuni signori, delle forme comunali, mantenendone le apparenze democratiche..
Educazione
Figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni, Lorenzo nacque il 1º gennaio 1449 (secondo lo stile fiorentino di datazione dell'epoca, nel 1448.) a Firenze, nel Palazzo Medici Riccardi., e fu battezzato il 6 di quel medesimo mese in occasione dell'Epifania.. Lorenzo, insieme al fratello Giuliano e alla sorella Bianca, ricevette una profonda educazione umanistica e un'accurata preparazione politica, entrambe seguite attentamente dal nonno Cosimo e dai genitori.
Nella fanciullezza Lorenzo fu seguito e preparato da Gentile da Urbino.., mentre dal 1457 la sua educazione passò nelle mani di umanisti come Cristoforo Landino, Giovanni Argiropulo per gli studi su Omero, Marsilio Ficino per la filosofia neoplatonica.. e Antonio Squarcialupi per la danza. Il nonno Cosimo si affezionò in modo particolare al nipote Lorenzo, col quale era solito conversare e discutere.. Il giovinetto manifestò un precoce interesse verso l'Accademia neoplatonica e a soli 12 anni era solito partecipare alle dotte disquisizioni del Ficino nella Villa di Careggi..
Crisi di successione Lorenzo non era che un adolescente allorché lo zio Giovanni, secondogenito di Cosimo il Vecchio e successore designato alla guida del Banco dei Medici, morì nel 1463 dopo una vita piena di stravizi. La salute cagionevole del proprio primogenito Piero (soprannominato "il Gottoso" a causa della malattia che lo affliggeva, la gotta) aveva infatti spinto Cosimo a decidere che fosse Giovanni a succedergli alla guida del Banco di famiglia. Con la morte di quest'ultimo, l'anziano Cosimo cadde in uno stato melanconico, continuamente assillato dal problema della successioneGiovanni di Cosimo de' Medici, di costituzione ben robusta e molto più sano del fratello malaticcio, era la speranza del padre Cosimo perché questi reggesse la criptosignoria da lui creata. La morte di Giovanni, però, lo mandò nella più cupa disperazione. Si veda: .. Fu così che pensò di riporre le proprie speranze nei figli di Piero.; Lorenzo e Giuliano sarebbero potuti divenire aiutanti e successori del padre infermo.. Prima di morire, Cosimo raccomandò a Piero di non trascurare l'educazione dei due ragazzi e di trattarli come se fossero uomini, nonostante la loro giovane età., riporta una lettera di Piero indirizzata a Lorenzo sulla stima di cui godeva presso il nonno:.
Viaggi Tra Venezia e Milano (1465)
Prima di fargli fare il suo ingresso nella vita politica cittadina, il padre Piero pensò di affidare a Lorenzo alcune missioni diplomatiche a Milano e a Venezia, dove vi erano due filiali del Banco dei Medici. Il giovane Lorenzo avrebbe così potuto acquisire una panoramica generale della situazione politica italiana e saggiare di persona gli animi dei vari governanti. Il 17 aprile 1465 il giovane Medici conobbe nella città di Pisa il principe Federico di Napoli, diretto a Milano per rappresentare il fratello Alfonso al suo matrimonio con Ippolita Maria Sforza.... Lorenzo, che nel frattempo aveva stretto amicizia con Federico, fu costretto a partire dalla Toscana in direzione di Venezia, seguendo un percorso che l'avrebbe portato a conoscere le principali personalità politiche dell'epoca; a Bologna Lorenzo conobbe Giovanni Bentivoglio, mentre a Ferrara fu accolto da Borso d'Este.
Dalla città estense proseguì per Venezia, dove fu presentato al doge Cristoforo Moro. Conclusa l'esperienza veneziana, il giovane Medici si recò a Milano, dove conobbe Francesco Sforza, amico e alleato del nonno Cosimo. In quella che era la capitale del Ducato di Milano il giovane Lorenzo fu informato da Pigello Portinari, direttore della locale filiale medicea, sul come comportarsi durante il colloquio col duca. Il soggiorno milanese, tuttavia, durò poco; infatti egli dovette rientrare a Firenze per accompagnare Ippolita Maria Sforza (con la quale strinse una profonda amicizia e, in seguito, una collaborazione politica.) e Federico verso il Regno partenopeo.
Roma e Napoli (1466) Lorenzo ripartì nel 1466 per recarsi a Roma, dove si trovava un'importante filiale del Banco dei Medici gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello della madre Lucrezia. Piero il Gottoso aveva dato precise istruzioni di verificare l'andamento della banca e fu proprio Lorenzo a firmare il contratto che assicurava ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino Civitavecchia, in accordo col papa Paolo II... Da Roma Lorenzo giunse, attraverso la via Appia, a Gaeta, ove soggiornava la corte del re Ferrante d'Aragona, che lo ricevette con molte cerimonie pubbliche. Successivamente, Ferrante gli concesse un incontro privato, in cui il giovane Medici ebbe modo di portare al sovrano i saluti del padre e descrivergli alcune delle problematiche interne e familiari.. Nel rientrare a Firenze Lorenzo poteva ritenersi soddisfatto dell'esito del suo viaggio, ma la situazione interna dello Stato non permetteva di stare tranquilli.
Congiura del 1466
L'8 marzo del 1466 sopraggiunse un grave colpo alla stabilità del potere mediceo, ovvero la morte improvvisa di Francesco Sforza, duca di Milano e convinto sostenitore della criptosignoria mediceaPer approfondire si veda la biografia di nel Dizionario Biografico degli Italiani.. A seguito del vuoto di potere generatosi a Milano (Galeazzo Maria Sforza, l'erede al trono, era in Borgogna al momento del decesso del padrePer approfondire si veda la biografia di nel Dizionario biografico degli italiani.), in concomitanza con la salute cagionevole e la politica finanziaria di Piero il Gottoso (finalizzata alla riscossione immediata dei prestiti che il padre Cosimo aveva elargito alle famiglie nobili fiorentine in cambio della loro fedeltà).., che aveva tra l'altro manifestato l'intenzione di fidanzare il figlio Lorenzo con la nobildonna romana Clarice Orsini e non con una fiorentina come la tradizione voleva., il partito antimediceo si risvegliò.
Il primo fra i nemici di Piero, il ricchissimo Luca Pitti, alleatosi con la famiglia degli Acciaiuoli e con Diotisalvi Neroni (quest'ultimo amico di lunga data di Cosimo il Vecchio), organizzò una congiura indirizzata all'esautoramento di Piero e al suo innalzamento quale nuovo arbitro della Repubblica.. Pitti e gli altri congiurati poterono contare, inoltre, sul sostegno esterno della casa degli Este: il marchese Borso inviò infatti a Firenze il fratellastro Ercole a capo di uomini., pronti a intervenire per supportare l'insurrezione interna. Il colpo di Stato, nello specifico, prevedeva l'assassinio di Piero lungo il tragitto dalla villa di Careggi a Firenze, itinerario che egli era solito percorrere senza una grande scorta..
Il piano di Pitti, però, fu prontamente sventato dallo stesso Piero, il quale, prevenendo l'azione dei congiurati, si armò e avvisò tutti i suoi sostenitori di organizzare la controffensiva.. Nel contempo, Piero riuscì a convincere Pitti a passare nella fazione medicea e, con l'aiuto di fanti milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza., riuscì a ripristinare la sua autorità. Dei restanti congiurati, Diotisalvi Neroni, Angelo Acciaiuoli e Niccolò Soderini furono esiliati, mentre l'arcivescovo di Firenze Giovanni de' Diotisalvi dovette ritirarsi a Roma.. Luca Pitti, sebbene non subisse poi alcuna persecuzione giudiziaria, venne punito da tutto il popolo fiorentino, che non lo considerò più uno dei suoi maggiori cittadini e anzi lo evitava e ne parlava irrispettosamente.. Il ruolo di Lorenzo fu sicuramente importante, in quanto sostenne attivamente il padre e guidò il gruppo di armati legati ai Medici, distinguendosi nella difesa della vita paterna lungo la via che da Careggi portava a FirenzeIngeborg Walter, autorevole biografa di Lorenzo, sottolinea come l'agguato e la pronta reazione di Lorenzo davanti alle truppe nemiche furono delle vicende inventate da Piero per rafforzare ulteriormente la sua posizione e quella del figlio diciassettenne da un lato, e dall'altro di giustificare l'invio delle milizie fedeli ai Medici a Firenze. Nonostante ciò, la biografa accredita la vicinanza di Lorenzo al padre malato e alcune sue ambascerie presso gli alleati politici. Si vedano: e ..
Ascesa politica di Lorenzo e matrimonio con Clarice Orsini (1466-1469)