Bronte () è un personaggio della mitologia greca e romana. Fu una divinità primordiale appartenente alla prima generazione dei Ciclopi (i cosiddetti Uranidi), noto per essere uno dei fabbri celesti che forgiarono i fulmini di Zeus e, nella tradizione mitologica successiva, uno degli assistenti della fucina sotterranea di Efesto, nonché la figura da cui prende il nome (eponimo) il comune di Bronte.Benedetto Radice, Memorie storiche di Bronte, Volume I, Stabilimento Tipografico Sociale, 1927, p. 14.

Etimologia

Il nome deriva direttamente dal sostantivo greco , che significa letteralmente "tuono". Si tratta di un nome parlante e si traduce come "il Tonante" o, più semplicemente, "Tuono". All'interno del mito, il nome rispecchia la natura originaria del personaggio come personificazione divina dei boati celesti e dei rombi legati ai fenomeni atmosferici.

Genealogia

Figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).

Non sono noti eventuali nomi di mogli o progenie.

Mitologia

Il mito arcaico

Nella letteratura arcaica, a partire dalla Teogonia, Bronte viene descritto insieme ai suoi fratelli Sterope ed Arge come una creatura prodigiosa, dotata di una forza straordinaria e di un unico occhio circolare al centro della fronte. Custode e conoscitore dell'arte della lavorazione del ferro e della metallurgia, fu inizialmente segregato nel Tartaro da Urano e poi da Crono, sotto la sorveglianza della mostruosa guardiana Campe, finché non fu infine liberato da Zeus.

In segno di gratitudine per la liberazione, Bronte mise la sua maestria tecnica al servizio degli dèi olimpici durante la Titanomachia ed insieme ai fratelli divenne il fabbricatore dei fulmini di Zeus, personificandone nello specifico il rombo dei tuoni. La sua vicenda nel mito arcaico si conclude con la morte per mano di Apollo, il quale uccise i Ciclopi per vendicare il proprio figlio Asclepio, fulminato da Zeus con le armi da loro forgiate.

L'evoluzione ellenistica e romana nonché la successiva localizzazione in un vulcano

In epoca successiva, la poesia ellenistica e la letteratura romana operarono una profonda riscrittura geografica del mito, spostando Bronte e i suoi fratelli dall'Olimpo ai complessi vulcanici della Sicilia e delle Isole Eolie, trasformandoli negli assistenti della fucina sotterranea di Efesto (chiamato Vulcano dai Romani).

Nell'Inno ad Artemide di Callimaco, Bronte viene localizzato nell'isola di Lipari. Il poeta introduce un celebre aneddoto della fanciullezza di Artemide che si recò in visita alla sua fucina e Bronte la prese affettuosamente sulle proprie gambe. La piccola, per gioco e per dimostrare la propria forza precoce, gli afferrò il petto villoso strappandogli i peli in un solo gesto, lasciandogli sul torace una vistosa chiazza calva che i mitografi successivi ricorderanno come un suo tratto distintivo.

Questa tradizione legata ai boati sotterranei venne infine codificata nella letteratura latina da Virgilio, che nel Libro VIII dell'Eneide colloca stabilmente Bronte all'interno dell'Etna, descrivendolo intento a far rombare i tuoni dal cuore della montagna mentre batte il ferro incandescente per forgiare le armi degli dèi e degli eroi.

Eponimia

Al nome del Ciclope è tradizionalmente collegato, per via etimologica, quello del comune italiano di Bronte, situato nella città metropolitana di Catania alle pendici dell'Etna. Secondo la leggenda popolare e la storiografia locale, la cittadina siciliana sorge nei pressi delle grotte sotterranee che la tradizione mitologica romana assegnava come officina a Bronte ed ai suoi fratelli.

Note

Collegamenti esterni

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