Lorzo comune (o orzo coltivato, o semplicemente orzo, per antonomasia; nome scientifico Hordeum vulgare L., 1753) è una pianta erbacea della famiglia delle Poacee (o Gramineae, nom. cons.).

È la specie economicamente più importante tra quelle coltivate del genere Hordeum, quella da cui si ricava l'orzo alimentare da cui dipende una considerevole parte dell'alimentazione mondiale. È stata una delle prime otto colture rese coltivabili.

Origini L'orzo coltivato deriva dall'orzo selvatico Hordeum spontaneum, con il quale conserva una grande affinità, tanto che alcuni studiosi li considerano un'unica specie in quanto interfertili. La specie viene quindi suddivisa nelle due sottospecie H. vulgare subsp. spontaneum (selvatica) e H. vulgare subsp. vulgare (domesticata). Entrambi sono diploidi (2n=14 cromosomi); la differenza principale consiste nella fragilità delle spighe selvatiche, che permettono la dispersione dei semi per mezzo del vento.

L'area di origine delle forme ancestrali può essere individuata nel Vicino Oriente, più precisamente nell'area compresa nelle attuali Israele, Giordania, Siria e nella parte sud dell'Anatolia. Secondo altre fonti invece, l'ancestrale selvatico è originario del Tibet. Tuttora in Etiopia e in Tibet si trovano molte specie spontanee. Le forme a cariosside nuda, che perdono facilmente le glumette a maturazione, sembrano invece essere originarie della Cina.

Si tratta con molta probabilità del cereale che per primo è stato coltivato dall'uomo: le testimonianze più antiche di coltivazione risalgono al a.C., nel Neolitico. Sicuramente tipi polistici erano coltivati in Mesopotamia nel a.C. mentre nel a.C. l'orzo era diffuso in Europa centrale e in Egitto, dove già nel a.C. avveniva la trasformazione in birra. Intorno al 1000 a.C. aveva raggiunto la Corea. Fino al XV secolo era tra i cereali più diffusi per la panificazione.

Caratteri botanici Le classificazioni botaniche degli orzi coltivati sono numerose e oggetto di discussione da parte degli esperti; in questa sede viene ricordata la seguente: Hordeum vulgare: comprende gli orzi polistici Hordeum vulgare var. tetrasticum e Hordeum vulgare var. exasticum Hordeum disticum: comprende i tipi distici; la forma naturale è rappresentata da Hordeum spontaneum diffusa in Asia Sud-occidentale e Africa settentrionale

Le varietà tetrastiche sono caratterizzate da spighe formate da 6 ranghi (file in senso longitudinale della spiga) di cariossidi, di cui 4 riuniti in due coppie, mentre le varietà esastiche presentano 6 ranghi di cariossidi equidistanti sulla spiga.

Le varietà distiche presentano solo 2 file di cariossidi sulla spiga

Gli orzi polistici presentano generalmente un numero più elevato di cariossidi per spiga e rese più elevate, negli orzi distici le spighe hanno un numero inferiore di cariossidi che sono però di maggiori dimensioni

L'orzo è un'erba annuale comprendente cultivar primaverili e cultivar autunnali, inoltre si distinguono orzi aristati e orzi mutici (senza reste sulle glume). La cariosside può essere nuda (le glume si staccano durante la trebbiatura) o vestita (le glume sono saldate alla cariosside)

Descrizione

L'orzo è una pianta erbacea annuale, che a maturità può raggiungere un'altezza di 60–120 cm, a seconda delle cultivar.

L'apparato radicale è fascicolato, formato da radici seminali (radici primarie) che si sviluppano alla germinazione del seme e radici avventizie derivanti dai culmi di accestimento che si formano dalla base del fusto nella zona detta corona. In terreni idonei può raggiungere, nella pianta adulta, la profondità di 2 metri.

Il culmo è cilindrico, suddiviso in 5-8 internodi cavi, separati da setti trasversali ai nodi. Gli internodi basali sono generalmente più corti. Grazie all'accestimento da ogni culmo si originano, mediamente, 2-3 culmi secondari, numero che può aumentare se si innalza la spaziatura alla semina, riducendo così il numero di piante a metro quadrato. Solitamente le varietà distiche accestiscono più di quelle polistiche.

Le foglie, disposte in modo alterno sul culmo, prendono origine dai nodi, e sono costituite da guaina (avvolgente il culmo), lamina, ligula poco appariscente ed auricole più lunghe rispetto ad altri cereali microtermi. L'angolo di inserzione della foglia sul culmo è tipico per ogni varietà. La foglia terminale detta foglia “a bandiera” è la più piccola e avvolge la spiga in formazione nella fase di botticella. La pagina inferiore della lamina fogliare è liscia, mentre in quella superiore sono presenti scanalature in cui sono presenti cellule epidermiche igroscopiche

L'infiorescenza è una spiga caratterizzata da rachide breve, a zig-zag, ai cui nodi (in numero variabile da 10 a 30) sono inseriti tre spighette uniflore. Tali spighette sono formate da glume sterili, ridotte a semplici formazioni pelose, che racchiudono al loro interno i fiori protetti da piccole brattee fertili: lemma (glumetta inferiore) e palea (glumetta superiore). La lemma avvolge la palea ed entrambe alla maturazione aderiscono alle cariossidi (frutto vestito), ad eccezione delle varietà dette a cariosside nuda. Nelle forme esastiche i tre fiori sono tutti fertili, quindi le spighe presenteranno tre file di cariossidi, mentre nei distici è fertile solo il fiore centrale per cui le spighe avranno solo due file di cariossidi. Le lunghe setole caratteristiche di questa specie (dette reste o ariste) prendono origine dalla nervatura mediana della lemma.

Il fiore, ermafrodita, è formato da tre stami e due stimmi pelosi; sono presenti anche due lodicole. L'impollinazione è anemofila.

Il frutto è una cariosside con pericarpo aderente al seme. e un solco ventrale che può essere più o meno marcato a seconda delle varietà. Il colore è generalmente giallognolo anche se alcune cultivar presentano cariossidi biancastre o addirittura rossastre o nere. Le dimensioni sono variabili da 8 a 12 mm in lunghezza e  mm in larghezza, il peso di 1000 semi “vestiti” varia da 25 a 55 g (mediamente  g nei distici e  g nei polistici). Nelle cultivar distiche le cariossidi hanno dimensioni superiori nella parte centrale della spiga, mentre nelle polistiche le due file centrali sono simmetriche ed uniformi tra loro, mentre le cariossidi delle file laterali sono più piccole anche di un 20%.

Ciclo vegetativo

Il ciclo vegetativo è simile a quello del grano tenero, e può essere convenzionalmente distinto in: germinazione stadio a tre foglie accestimento viraggio levata botticella spigatura fioritura riempimento maturazione lattea maturazione cerosa maturazione fisiologica morte

Dal seme fuoriesce prima la radichetta e poi la piumetta; contemporaneamente si ha la formazione della parte epigea con l'emissione delle foglie di origine seminale.

L'accestimento è maggiore rispetto al frumento e può contribuire a sopperire ad eventuali fallanze di semina. Durante la levata si ha la crescita in altezza della pianta. In questa fase l'orzo assorbe il 70% dei nutrienti richiesti durante l'intero ciclo. Nella fase di viraggio si ha la differenziazione degli organi riproduttivi e l'arresto della crescita in altezza della pianta.

Nel Nord Italia la spigatura comincia a fine aprile, con l'innalzamento delle temperature; al centro e al sud accade tra la fine di marzo e la metà di aprile. Le prime a spigare sono le spighette centrali, che talvolta si palesano già sfiorite ove la fioritura e l'impollinazione siano già avvenute durante la fase di botticella, quando gli stami non erano ancora fuoriusciti (fioritura cleistogama); le spighette laterali invece fioriscono tipicamente dopo la spigatura, entro 3 o 4 giorni, e sfioriscono dopo poche ore dalla fioritura. Negli orzi polistici le spighette della fila mediana sono le prime a fiorire. In questa fase si ha anche l'allungamento degli internodi a cominciare dai culmi formatisi per primi, procedendo dal basso verso l'alto.

Successivamente alla fioritura la cariosside continua a crescere per un periodo di 20 – 40 giorni. La maturazione, nell'Italia settentrionale viene raggiunta prima dei caldi estivi.

Circa tre settimane dopo l'inizio della spigatura il portamento della spiga può essere eretto o reclinato, ma a maturazione sarà quasi sempre reclinato.

Tassonomia Sono note le seguenti sottospecie: Hordeum vulgare subsp. vulgare - sottospecie nominale Hordeum vulgare subsp. distichon (L.) Körn. Hordeum vulgare subsp. spontaneum (K.Koch) Asch. & Graebn.

Esigenze ambientali

Rispetto agli altri cereali autunno-vernini come ad esempio il frumento, l'orzo presenta una buona resistenza alla siccità e può sopportare temperature di 38 °C se l'umidità ambientale non è troppo elevata. Più problematiche sono le condizioni caldo-umide che favoriscono varie malattie fungine. Per quanto riguarda l'altitudine può essere coltivato dal livello del mare fino ai 4500 m delle Ande o dell'Himalaya; alle alte latitudini riesce a maturare nelle brevi estati di quelle zone. Resiste molto bene alla salinità del suolo garantendo una buona produzione anche a , tollera il freddo anche se in misura minore rispetto ad altri cereali vernini quali il frumento e la segale.

L'orzo germina ad una temperatura minima di 5 °C, la temperatura ottimale per la crescita è di 15 °C, mentre  °C sono idonei per la fioritura. Nel periodo invernale, con una coltre nevosa che protegge da deleteri sbalzi termici, può sopportare anche temperature di –20 °C. Con temperature primaverili superiori ai 20 °C e in assenza di precipitazioni si osserva un significativo accorciamento del ciclo colturale. L'accestimento è favorito da temperature basse e fotoperiodo breve. Ha una bassa capacità di competere per la luce, è quindi sconsigliabile la consociazione con colture arboree. I terreni più adatti risultano essere quelli di medio impasto, ben drenati, con pH compreso tra 7 e 8. È preferibile che i terreni siano ben dotati in fosforo e potassio, mentre un eccesso di azoto favorisce una produzione eccessiva di paglia a scapito della granella e favorisce l’allettamento.

La sensibilità allo stress idrico è diversa a seconda della fase del ciclo della coltura; nelle prime fasi viene ridotto l'accestimento e lo sviluppo radicale. Più grave se lo stress idrico si verifica durante le fasi di levata o di spigatura (indicativamente 2 settimane prima e 2 settimane dopo la fioritura), nelle quali causa mortalità dei culmi di accestimento, sterilità delle spighe e dimensioni ridotte delle cariossidi. L'azione concomitante di carenza idrica e vento caldo secco provocano il fenomeno della "stretta", con cariossidi piccole e striminzite. L'eccesso idrico è altrettanto pericoloso: provoca asfissia radicale ed eccessivo sviluppo della vegetazione con rischi maggiori di allettamento.

Coltivazione Miglioramento genetico e cultivar Le prime attività di miglioramento genetico in Italia si attestano attorno all'inizio del Novecento con la costituzione da parte di Nazareno Strampelli delle varietà polistiche Raineri e Maraini, produttive e resistenti alla siccità. Sempre Strampelli seleziona varietà resistenti al freddo (Sirente e Valle Olina) e varietà precoci (Leonessa).

Attualmente, i principali obiettivi del miglioramento genetico sono rappresentati da incremento di produzione, resistenza all'allettamento, alle fitopatie e al freddo. Inoltre viene tenuto in debita considerazione l'impiego della granella: per uso zootecnico si mira ad un innalzamento del tenore proteico della cariosside, mentre per la produzione di malto è richiesto un basso contenuto in azoto, un elevato peso della cariosside e un'elevata resa in malto.

Le varietà di orzo da erbaio, impiegate per l'alimentazione animale come foraggio, devono presentare ariste lisce, per evitare irritazioni agli animali alimentati.