È considerato uno dei più grandi poeti italiani del XX secolo. Ha contribuito alla traduzione di vari componimenti dell'età classica, tra cui opere liriche greche, ma anche di opere teatrali di Molière e William Shakespeare. È stato vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

La fase più creativa dell'opera poetica di Quasimodo si può far risalire ad Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), e a Ed è subito sera (1942). In tali raccolte vengono rievocate l'infanzia in Sicilia e le figure dei cari lontani; in esse si avverte lo sradicamento della vita nella corrotta civiltà del nord post-industriale. Nel 1940 viene pubblicata la sua celebre traduzione dei lirici greci, segnata dallo stesso sentimento di doloroso distacco.

Biografia I primi anni e gli studi Salvatore Giuseppe Virginio Francesco Paolo nacque il 20 agosto 1901L'Atto di Nascita redatto il 20/08/1901 recita: "“Nr. 854. Quasimodo Salvatore, Giuseppe, Virginio, Francesca. L’anno millenovecento uno, addì venti di Agosto a ore dieci e minuti quaranta, nella Casa Comunale. Avanti di me Avv. Giuseppe Rizza Segretario Comunale delegato del Sindaco con atto del trenta dicembre milleottocentonovantadue debitamente approvato, Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Modica, è comparso Quasimodo Gaetano di anni trentaquattro, Impiegato, domiciliato in Modica, il quale mi ha dichiarato che alle ore quattro e minuti dieci del di venti del corrente mese, nella casa posta in (Ufficio Posterla al numero —–, da Ragusa Clotilde civile, sua moglie, seco convivente, è nato un bambino di sesso maschile che egli mi presenta, ed a cui dà i nomi di Salvatore, Giuseppe, Virginio, Francesco.”

Questo Atto di Nascita porta le firme di Gaetano Quasimodo, e di due testimoni, i signori Cannata Antonino e Assenza Pietro. da Gaetano Quasimodo (1867-1960, figlio di Vincenzo Quasimodo e di Rosa Papandrea) e Clotilde Angela Ragusa (1877-1950, figlia di Salvatore Ragusa e di Teresa Guarneri) a ModicaOggi parte della Provincia di Ragusa, Modica fino al 1926 faceva parte della Provincia di Siracusa (cfr. Storia di Modica). Per questo motivo, spesso, in molte biografie, si cita Siracusa come città di nascita., dove il padre era stato assegnato come capostazione.. Il cognome della famiglia e dello stesso Salvatore era, in origine, Quasimòdo. Fu poi mutato dal poeta in Quasìmodo.

Vincenzo Quasimodo, nonno del poeta, partì da Roccalumera, in provincia di Messina, luogo d’origine della famiglia, pochi giorni dopo per portare con sé il piccolo con la madre e l'altro figlio Vincenzo (1899-1949) nella cittadina di origine della famiglia.

Il padre Gaetano, in servizio a Modica alla data della nascita di Salvatore Quasimodo, non poté abbandonare il luogo di lavoro per seguire la moglie, il primogenito Vincenzo e il neonato Salvatore. Nell’ottobre del 1901 il padre del poeta fu trasferito nella stazione ferroviaria di Caldare-Aragona, in provincia di Agrigento.

Nacquero poi un altro fratello, Ettore Enrico Eduardo (1903-1968) ed una sorella, Rosa Maria Teresa (1905-1998), futura moglie di Elio Vittorini. Benché sia stata diffusa dallo stesso Quasimodo la voce per cui la nonna paterna, Rosa Papandrea (1850-1950), fosse figlia di oriundi greci di Patrasso (il cognome Papandrea proviene infatti dal greco Papandreu), la nonna risulta essere nata a Roccalumera da Santo Papandrea (nato a Pagliara nel 1822 circa da Francesco Papandrea e Rosa D'Angelo e morto a Roccalumera nel 1889) e Rosaria Briguglio (nata a Roccalumera nel 1824 da Natale Briguglio e Domenica Caminiti e morta presumibilmente a Roccalumera in data ignota).

Salvatore Quasimodo fu battezzato a Roccalumera, nella Chiesa della Madonna Bambina da Mons. Francesco Maria Di Francia, l'11 settembre 1901. A Roccalumera il poeta trascorse tutta la sua infanzia e giovinezza e ci ritornò costantemente, per trovare i genitori e la famiglia. Dopo il conferimento del Premio Nobel la prima tappa al rientro in Italia fu proprio a Roccalumera, per consegnare l’ambito premio al padre novantenne.

A Roccalumera il figlio del Poeta, Alessandro trascorreva i periodi estivi. E spesso lo accompagnava la madre, Maria Cumani, moglie di Quasimodo.

Nel 1907 a Gela, compiuti i 6 anni di età, iniziò a frequentare il primo anno delle scuole elementari.. Nel gennaio del 1909 il padre venne incaricato della riorganizzazione del traffico ferroviario nella stazione di Messina colpita da un disastroso terremoto e successivo maremoto, il 28 dicembre 1908. In quel periodo vissero in un carro merci parcheggiato su un binario morto della stazione. Quegli anni restarono impressi nella memoria del poeta, che li evocò nella poesia Al Padre, inserita nella raccolta La terra impareggiabile, scritta in occasione dei 90 anni del padre e dei 50 anni dal disastroso terremoto di Messina.

Nel 1916 si iscrisse all'Istituto Tecnico Matematico-Fisico di Palermo per poi trasferirsi a Messina. nel 1917 e continuare gli studi presso l'Istituto "A.M. Jaci", dove conseguì il diploma nel 1919. Durante la permanenza in questa città conobbe il giurista Salvatore Pugliatti e il futuro sindaco di Firenze Giorgio La Pira, con i quali strinse un'amicizia destinata a durare negli anni. Insieme ad essi fondò, nel 1917, il «Nuovo Giornale Letterario», mensile sul quale pubblicò le sue prime poesie. Intrattenne una corrispondenza con il poeta e saggista Nino Ferraù. La tabaccheria di uno zio di La Pira, unico rivenditore della rivista, divenne luogo di ritrovo per giovani letterati.

Nel 1920 si trasferì a Roma, dove pensava di terminare gli studi universitari di matematica e fisica ma, subentrate precarie condizioni economiche, dovette abbandonarli, per impiegarsi in più umili attività: disegnatore tecnico presso un'impresa edile e, in seguito, impiegato presso un grande magazzino. Nel frattempo collaborò ad alcuni periodici e iniziò lo studio del greco e del latino con la guida di monsignor Mariano Rampolla del Tindaro, pronipote omonimo del più famoso cardinale Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Papa Leone XIII. Molti anni dopo il poeta emigrato si raffigurò con questi versi:

Le precarie condizioni economiche del periodo romano terminarono nel 1926, quando venne assunto dal Ministero dei lavori pubblici e assegnato, come geometra, al Genio civile di Reggio Calabria.. Qui strinse amicizia con i fratelli Enzo e Bruno Misefari, entrambi esponenti (il primo comunista, il secondo anarchico) del movimento antifascista di Reggio Calabria. Nello stesso anno sposò Bice Donetti, di 8 anni più anziana, con la quale aveva precedentemente convissuto e a cui dedicò una poesia, dopo la sua morte, avvenuta nel 1946:

Nel periodo di Reggio Calabria nacque la nota lirica Vento a Tindari, dedicata alla storica località presso Patti:

Il padre andò in pensione nel 1927 e, dopo una breve permanenza a Firenze, si ritirò definitivamente nella sua casa di Roccalumera, dove visse con due sorelle non sposate.

Periodo dell'ermetismo (1930-1942) Risolti i problemi economici, poté dedicarsi più assiduamente all'opera letteraria. Fu invitato a Firenze, dallo scrittore Elio Vittorini che, nel 1927, aveva sposato la sorella Rosa; egli lo introdusse nei locali ambienti letterari, permettendogli di conoscere Eugenio Montale, Arturo Loria, Gianna Manzini e Alessandro Bonsanti.. Bonsanti in quel tempo dirigeva la rivista Solaria; pubblicò, nel 1930, tre poesie di Quasimodo (Albero, Prima volta, Angeli), che maturò e affinò il gusto per lo stile ermetico, cominciando a dare consistenza alla sua prima raccolta Acque e terre che, lo stesso anno, pubblicò per le edizioni Solaria.

Nel 1931 venne trasferito presso il Genio Civile di Imperia, in seguito presso quello di Genova. In questa città conobbe Camillo Sbarbaro e le personalità di spicco che gravitavano intorno alla rivista Circoli, con la quale il poeta iniziò una proficua collaborazione pubblicando, nel 1932, per le edizioni della stessa, la sua seconda raccolta Oboe sommerso nella quale sono raccolte tutte le poesie scritte tra il 1931 e il 1932 e dove comincia a delinearsi con maggior chiarezza la sua adesione all'ermetismo. Ad Imperia conobbe invece Amelia Spezialetti, donna sposata con cui intrattenne una relazione e da cui nacque nel 1935 la figlia Orietta Quasimodo.

Quasimodo, proprio con Oboe sommerso, partecipò all'assegnazione del premio di poesia Il Gondoliere che si tenne a Venezia nel luglio 1932. A quella edizione del premio parteciparono poeti del calibro di Diego Valeri, Giuseppe Ungaretti e Vincenzo Cardarelli. Quasimodo, sostenuto da Adriano Grande (direttore della rivista Circoli) non arrivò neppure fra i finalisti; alla fine vinse Ungaretti fra accesissime polemichePer la cronaca del premio si veda: S. Tonon, Una testimonianza d'ordine morale. Le lettere di Pietro Pancrazi a Diego Valeri (1930-1952), Il Poligrafo, Padova, 2012, pp. 313-318; C. Auria, La vita nascosta di Giuseppe Ungaretti, Le Monnier, Firenze 2019, pp. 176 e 372; F. Pierangeli, Ombre e presenze. Ungaretti e il secondo mestiere (1919-37), Iniziative editoriali, 1916, p. 85. La voce che il premio fosse destinato ad Ungaretti aveva iniziato a circolare da mesi: già a marzo Adriano Grande lo scriveva chiaramente a Quasimodo (lettera di Grande a Quasimodo del 18 marzo 1932, S. Quasimodo, Carteggi con Barile, Grande, Novaro (1930-1941), Archinto, Milano 1999, p. 101); anche Eugenio Montale scriveva ad Angelo Barile (interessato al premio) di non farsi illusioni perché avrebbe vinto Ungaretti per «Ragioni di stato» (lettera di Montale del 15 aprile 1932, E. Montale, Giorni di libeccio, Archinto, Milano 2002, p. 89). Dopo l'assegnazione del premio, Quasimodo scriveva a Barile: «Hai visto le gondole? 'Dall'Elmo di Scipio? ecc.» (lettera di Quasimodo del 18 luglio 1932, S. Quasimodo, Carteggi con Barile, Grande, Novaro (1930-1941), Archinto, Milano 1999, p. 74). La vicenda è ricostruita in Salvatore Quasimodo e Giuseppe Ungaretti .

Dal marzo 1933 alla fine del 1934 lavorò come funzionario all'Ufficio del Genio Civile di Cagliari. Ottenuto il trasferimento a Milano, venne però destinato alla sede di Sondrio. Nel 1938 lasciò il Genio Civile per dedicarsi alla letteratura, iniziò a lavorare per Cesare Zavattini in un'impresa di editoria e, soprattutto, si dedicò alla collaborazione con Letteratura, una rivista vicina all'ermetismo. Nel 1938 pubblicò, a Milano, una raccolta antologica intitolata Poesie; nel 1939 iniziò la traduzione dei lirici greci e divenne il titolare del settimanale Omnibus. Nel 1941 venne nominato professore di Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" di Milano, incarico che mantenne fino alla fine del 1968.

Seconda guerra mondiale Nel 1942 entrò nella collana Lo specchio, della Arnoldo Mondadori Editore, l'opera Ed è subito sera, che inglobava anche le nuove poesie scritte tra il 1936 e il 1942.

Rapporti con il fascismo Nel 1940, a guerra iniziata, collaborò con la rivista Primato. Lettere e arti d'Italia, dove il ministro Giuseppe BottaiStoria Illustrata, gennaio 1980 raccolse intellettuali di varia estrazione e orientamento, anche lontani dal regime. In anni successivi gli fu rimproverato di aver sostenuto l'uso del voi. con un intervento su un numero monografico del 1939 della rivista Antieuropa e di aver inoltrato una supplica a Mussolini affinché gli venisse assegnato un contributo per poter proseguire l'attività di scrittore.. Non partecipò alla Resistenza; in quegli anni si diede alla traduzione del Vangelo secondo Giovanni, di alcuni Canti di Catullo e di episodi dellOdissea.

Periodo della poesia impegnata (1945-1966)