La liberazione di Roma fu uno degli episodi principali della campagna d'Italia durante la seconda guerra mondiale.
Il 4 e il 5 giugno 1944 (domenica e lunedì) le truppe americane del generale Mark Wayne Clark riuscirono a superare le ultime linee difensive dell'esercito tedesco ed entrarono nella città senza incontrare resistenza, ricevendo l'entusiastica accoglienza della popolazione romana. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante della Wehrmacht in Italia, preferì ripiegare verso nord senza impegnare un combattimento all'interno dell'area urbana di Roma.
Storia
I tedeschi a Roma
L'armistizio del settembre 1943 e la conseguente rapida e brutale reazione dell'esercito tedesco in Italia avevano provocato una catastrofe nella struttura politica, amministrativa, civile e militare italiana; in pochissimi giorni la Wehrmacht aveva occupato gran parte della penisola e aveva disarmato e catturato centinaia di migliaia di soldati del Regio Esercito..
La sera dell'8 settembre le forze tedesche attaccarono Roma. Il giorno seguente, mentre nella città infuriavano gli scontri tra la Wehrmacht e il Regio Esercito, il re Vittorio Emanuele III e il capo del governo, il maresciallo Pietro Badoglio, abbandonarono in tutta fretta la capitale e ripararono a Brindisi. I dirigenti italiani contavano soprattutto sull'aiuto degli Alleati del generale Dwight Eisenhower, che fin dal 3 settembre 1943 erano passati in Calabria e il 9 settembre sbarcarono in forze a Salerno. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche nell'Italia centro-meridionale, era riuscito con grande abilità a controllare la situazione; gli angloamericani sbarcati a Salerno vennero bloccati e subirono forti perdite e i tedeschi effettuarono una ritirata metodica a nord di Napoli.. L'11 settembre 1943, dopo tre giorni di feroci combattimenti, Roma capitolò..
Nonostante dubbie promesse al generale Carlo Calvi di Bergolo di considerare Roma città aperta, il feldmaresciallo Kesselring prese rapidamente misure draconiane per assicurare il controllo tedesco della capitale; con l'ordinanza affissa sui muri della città la sera dell'11 settembre 1943, il comandante tedesco dichiarava che la città era "territorio di guerra" sottoposta alle leggi tedesche di guerra, che "ogni sciopero era proibito", che eventuali resistenti sarebbero stati "giudicati e fucilati con giudizio sommario"; il feldmaresciallo affermava che egli era "deciso ad assicurare la calma e la disciplina".. In breve tempo, mentre l'esercito tedesco riusciva progressivamente ad arrestare l'avanzata alleata sulla linea dei fiumi Garigliano, Liri e Sangro, sulla cosiddetta Linea Gustav, la struttura di occupazione e repressione nazista si organizzò a Roma con l'appoggio delle autorità politico-militari collaborazioniste della Repubblica Sociale Italiana. Il controllo tedesco sulla capitale fu coordinato dal "comandante della città di Roma", prima il generale Rainer Stahel e poi il generale Kurt Mälzer, dal responsabile della missione diplomatica, Eitel Friedrich Moellhausen, dal capo della polizia e delle SS a Roma, Obersturmbannführer Herbert Kappler..
Occupazione e resistenza
In un'atmosfera cupa di miseria, repressione e violenza, la popolazione romana dovette subire il duro regime di occupazione. Il 6 ottobre 1943 (Deportazione dei carabinieri romani) il Ministro Rodolfo Graziani ordinò il disarmo di tutti i carabinieri in servizio nella capitale (circa quattromila uomini); il giorno dopo, una cifra stimata tra i millecinquecento e i duemilacinquecento militari dell'Arma furono deportati in Germania, la rimanente parte datasi alla macchia e confluita anche nelle file del Fronte Militare Clandestino dei Carabinieri (F.M.C.C., detto anche Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri) organizzato dal generale Filippo Caruso.. Il 16 ottobre 1943 avvenne la grande operazione di rastrellamento e deportazione degli ebrei romani senza che il papa Pio XII e le autorità vaticane, ancora concentrate su una politica di equidistanza e di ricerca di un accordo tra angloamericani e tedeschi in funzione anticomunista, potessero intervenire con qualche risultato concreto.. Le prime attività della Resistenza romana e di numerosi agenti segreti intralciarono il controllo nazifascista della capitale, ma le speranze di una rapida liberazione con l'arrivo degli Alleati svanirono nel mese di novembre 1943..
Alla fine del mese divenne chiaro che a causa delle difficoltà del territorio, dell'inclemente clima autunnale e, soprattutto, della tenace e abile difesa delle truppe tedesche del feldmaresciallo Kesselring, le forze alleate non avrebbero potuto superare in breve tempo le posizioni della linea Gustav, imperniate sulla posizione strategica di Cassino.. Il generale Mark Wayne Clark era il comandante della 5ª Armata americana che era sbarcata a Salerno il 9 settembre 1943 e aveva affrontato duri e sanguinosi combattimenti per avanzare di poche decine di chilometri oltre il Volturno. Il generale, risoluto e ambizioso, era assolutamente determinato a conquistare Roma a tutti i costi ed emulare Belisario, l'unico conquistatore della città avanzando da sud; nonostante i fallimenti dell'autunno, egli era completamente concentrato su questo obiettivo e provava risentimento e un'accesa rivalità con i generali britannici, a cui attribuiva la volontà di sottrargli la gloria di entrare per primo con le sue truppe a Roma.. Il generale Clark aveva anche scarsa fiducia in Winston Churchill, che apparentemente era l'unico dei Tre Grandi favorevole a proseguire la campagna d'Italia, ma che egli riteneva soprattutto impegnato a favorire l'esercito britannico a scapito della sua armata..
Il 22 gennaio 1944, per superare la logorante situazione di stallo sulla Linea Gustav e dietro le pressioni del fiducioso primo ministro britannico Churchill, effettuarono uno sbarco ad Anzio, sulla costa a sud di Roma, incontrando inizialmente una resistenza debole: nelle prime ore sembrò che la strada fosse aperta per un'avanzata rapida fino a Roma. Tra la popolazione e all'interno dei gruppi della Resistenza si diffuse l'euforia e l'attesa di un'imminente liberazione; si prepararono piani per un'insurrezione.. In realtà, in breve tempo la situazione cambiò completamente: le truppe angloamericane sbarcate, invece di avanzare, rimasero ferme per consolidare la testa di ponte e diedero tempo al feldmaresciallo Kesselring di far affluire potenti forze di riserva e contrattaccare; l'apparato repressivo nazifascista a Roma entrò in azione e colpì duramente i gruppi di Resistenza..
Mentre i contrattacchi tedeschi ad Anzio furono alla fine respinti dalle truppe angloamericane, che tuttavia rimasero bloccate per mesi nell'angusta testa di ponte bersagliata dall'artiglieria nemica, fallirono invece completamente i tentativi del generale Clark di sfondare la linea Gustav. Le offensive alleate del gennaio e del marzo 1944 contro il caposaldo di Cassino terminarono con costosi insuccessi.. Durante questa fase di logoramento dei combattimenti sul fronte, la Resistenza romana cercò di reagire alla repressione e sferrò l'attacco più duro all'occupante tedesco con il sanguinoso attentato di via Rasella del 23 marzo 1944, che scatenò la durissima rappresaglia delle fosse Ardeatine, pretesa immediatamente da Hitler e approvata dal feldmaresciallo Kesselring, dal generale Eberhard von Mackensen e dal generale Mälzer..
Montecassino e Operazione Diadem
Nel mese di aprile 1944 il generale Clark, fortemente scosso dopo i ripetuti insuccessi, ritornò in segreto negli Stati Uniti, dove rimase per due settimane; i dirigenti americani illustrarono al generale la prevista pianificazione alleata: l'operazione Overlord, il grande sbarco in Francia, era previsto per il 5 giugno e sarebbe stato propagandisticamente importante che prima di quella data le truppe americane fossero riuscite a liberare Roma. Il generale Clark, sempre deciso anche per ambizione personale a conquistare Roma, ritornò in Italia, risoluto a sferrare una nuova offensiva. Contemporaneamente, anche Winston Churchill e il generale Harold Alexander, comandante di tutte le forze alleate in Italia, erano intenzionati a riprendere le operazioni contro la linea Gustav; essi miravano a ottenere un grande successo strategico e continuare la campagna in Italia, evitando possibilmente lo sbarco previsto in Provenza, ritenuto inutile e dispendioso. Durante la primavera, numerose divisioni fresche angloamericane arrivarono al fronte, mentre il generale John Harding, capo di stato maggiore del generale Alexander, pianificò la nuova offensiva, denominata in codice operazione Diadem..
Il progetto studiato dal generale Harding prevedeva di trasferire in segreto sul fronte di Cassino gran parte dell'8ª Armata britannica del generale Oliver Leese che avrebbe dovuto svolgere il compito principale nella grande offensiva; l'armata del generale Leese costituita da 300 000 soldati britannici, canadesi, neozelandesi, indiani e polacchi, avrebbe attaccato lungo la valle del Liri. La 5ª Armata del generale Clark con 170 000 soldati del II corpo d'armata del generale Geoffrey Keyes e del Corpo di spedizione francese del generale Alphonse Juin si sarebbe concentrata in un settore ristretto di soli trentadue chilometri a sud di Cassino e avrebbe attaccato tra la costa tirrenica e il terreno montuoso dei monti Aurunci. Nella testa di ponte di Anzio-Nettuno il VI corpo d'armata del generale Lucian K. Truscott, rinforzato con nuove divisioni, in un secondo momento sarebbe passato all'offensiva in direzione dei colli Albani per intercettare le linee di ritirata dei tedeschi..
Arrivo delle truppe americane del generale Clark
Dopo lo sfondamento nel settore di Cassino e nel settore della testa di sbarco di Anzio e Nettuno, il comandante tedesco, feldmaresciallo Albert Kesselring, mise in atto un ripiegamento delle sue forze sulla Linea Gotica, abbandonando così Roma, che l'Italia aveva proclamato da tempo città aperta, ma che i tedeschi avevano continuato a usare come sede di comandi e di truppe nonché come nodo di comunicazioni e trasporti.
La città fu infine liberata il 4 giugno 1944 dalla 5ª Armata statunitense, proveniente dal settore tirrenico.
Assieme agli americani giunse anche il "contingente R" dei carabinieri italiani, che si fuse poi con il fronte clandestino dei carabinieri a Roma, ripristinando il comando territoriale.
Gli scontri La rinuncia a compiere una battaglia casa per casa e la frettolosa ritirata dei nazisti da Roma fu anche dovuta alla nota combattività dei resistenti e partigiani romani, che durante l'occupazione avevano compiuto il più clamoroso attentato urbano contro i tedeschi (l'attentato di via Rasella) e avevano lasciato sul terreno, dall'8 settembre 1943 al 4 giugno 1944 circa caduti, mentre diecimila furono i romani deportati in Germania. Il diplomatico Eugen Dollmann, membro delle SS, scrisse nelle sue memorie, dopo la liberazione, che Roma era stata la capitale d'Europa che aveva dato più filo da torcere ai tedeschi occupatori (anche Kesslering e Kappler espressero simili considerazioni).