In Svizzera nel 2025 si sono tenuti cinque referendum popolari in tre date diverse: 9 febbraio, 28 settembre e 30 novembre.

Referendum di febbraio Gli elettori erano chiamati a esprimersi sull'iniziativa popolare "Per un’economia responsabile entro i limiti del pianeta", detta anche Iniziativa per la responsabilità ambientale. L'iniziativa chiedeva che tutte le attività economiche in Svizzera potessero consumare risorse ed emettere sostanze nocive soltanto nella misura in cui le basi naturali della vita fossero conservate. L'iniziativa chiedeva inoltre che tale obiettivo fosse raggiunto entro dieci anni mediante l'adozione di misure socialmente sostenibili. Trascorso tale termine, l’impatto ambientale dei consumi interni non avrebbe dovuto superare i limiti del pianeta tenendo conto del rapporto tra la popolazione svizzera e quella mondiale. L'iniziativa non indicava quindi le specifiche misure di attuazione per raggiungere l'obiettivo, che avrebbero dovuto essere decise in seguito dal Parlamento. Il Parlamento aveva respinto l'iniziativa, il Consiglio nazionale con 133 no, 61 sì e 1 astensione e il Consiglio degli Stati con 31 no e 11 sì. Anche il Consiglio federale raccomandava di respingere l'iniziativa ritenendo che avrebbe comportato l’introduzione di numerose nuove prescrizioni e divieti che avrebbero limitato fortemente i consumi, indebolito l’economia e reso prodotti e servizi più costosi.

Risultati Titolo sinteticoSìNoNulliTotaleIscrittiAffluenzaCantoni a favoreCantoni controRisultatoVoti%Voti%PieniMezziPieniMezziIniziativa per la responsabilità ambientale639.00530,21.473.52969,825.3842.112.5345.618.32538,05%00206

Referendum di settembre Primo quesito Gli elettori erano chiamati a esprimersi sul decreto federale del 20 dicembre 2024 concernente l’imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie, modifica costituzionale soggetta a referendum obbligatorio. Il decreto di modifica costituzionale era strettamente connesso ad una modifica di legge approvata dal Parlamento che sopprimeva l'imposizione del valore locativo per le abitazioni primarie e secondarie a uso proprio (non locate) e di contro eliminava una serie di deduzioni su di esse, in particolare per le spese di manutenzione degli immobili e per gli interessi su debiti. La nuova disposizione costituzionale permetteva quindi ai Cantoni di introdurre un'imposta speciale sulle abitazioni secondarie prevalentemente a uso proprio. In tal modo soprattutto i Cantoni a vocazione turistica avrebbero potuto compensare le minori entrate dovute alla soppressione della prima imposta. Il Parlamento aveva approvato il decreto, il Consiglio nazionale con 123 sì, 57 no e 14 astensioni e il Consiglio degli Stati con 25 sì, 15 no e 4 astensioni. Anche il Consiglio federale raccomandava di approvare la riforma ritenendo che essa semplificasse il sistema fiscale oltre a ridurre gli incentivi all'indebitamento privato. I contrari alla riforma ritenevano invece che essa avrebbe comportato minori entrate per l'insieme delle amministrazioni pubbliche avvantaggiando solo i proprietari di abitazioni a uso proprio cioè solo un terzo della popolazione residente, altri si opponevano invece alla soppressione del valore locativo anche sulle abitazioni secondarie.

Secondo quesito Il secondo quesito riguardava la conferma della legge federale del 20 dicembre 2024 sul mezzo d'identificazione elettronico e altri mezzi di autenticazione elettronici (Legge sull'Id-e). Tale legge seguiva una legge analoga del 2019 che era stata respinta nel referendum del 7 marzo 2021. Nella nuova legge la responsabilità relativa all'identificazione elettronica (Id-e) era attribuita alla Confederazione, la quale avrebbe provveduto alla sua emissione e ne avrebbe gestito l’infrastruttura tecnica necessaria (senza passare quindi da operatori privati come nella legge del 2019). Per proteggere l’utente da furti d’identità, l’Id-e sarebbe stato associato univocamente allo smartphone dell'interessato, rendendo quindi necessario richiedere un nuovo Id-e in caso di smarrimento o cambio del telefono. L'utente avrebbe inoltre sempre deciso a chi comunicare i dati e quali dati comunicare. Infine l'Id-e sarebbe stato gratuito e facoltativo, la Confederazione si impegnava quindi a continuare a offrire tutti i suoi servizi anche in forma analogica.

Il Parlamento aveva approvato la legge, il Consiglio nazionale con 170 sì, 25 no e 1 astensione e il Consiglio degli Stati con 43 sì e 1 no. Contro la legge era stato chiesto un referendum da parte di più comitati che ritenevano anche la nuova ipotesi di Id-e non sicura poiché avrebbe portato all'accumulo di grandi quantità di dati sensibili portando a possibili abusi e alla possibilità di sorvegliare i cittadini.

Risultati Titolo sinteticoSìNoNulliTotaleIscrittiAffluenzaCantoni a favoreCantoni controRisultatoVoti%Voti%PieniMezziPieniMezziDecreto federale concernente l'imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie 1.579.37957,7 1.159.59842,3 58.158 2.794.135 5.641.294 49,53%14561 ApprovatoLegge sull'Id-e, LIdE 1.384.58650,4 1.363.36249,6 48.949 2.796.897 5.641.294 49,58%71135 Approvato

Referendum di novembre Primo quesito Gli elettori erano chiamati a esprimersi sull'iniziativa popolare "Per una Svizzera che si impegna", detta anche Iniziativa Servizio civico. In un contesto in cui in Svizzera vige l'obbligo per i soli uomini di prestare servizio nell'esercito, nella protezione civile o nel servizio civile, l'iniziativa chiedeva di estendere l'obbligo di prestare servizio anche alle donne. L'iniziativa prevedeva che gli effettivi dell'esercito e della protezione civile fossero garantiti e che le persone non necessarie a tali corpi avrebbero dovuto svolgere un servizio di milizia equivalente nella prevenzione delle catastrofi, nell'assistenza o nella sicurezza alimentare. Sarebbe spettato al Parlamento stabilire nel dettaglio i servizi di milizia riconosciuti. Come nel sistema vigente, le persone che non prestano servizio avrebbero dovuto pagare una tassa.

Il Parlamento aveva respinto l'iniziativa, il Consiglio nazionale con 173 no, 18 sì e 6 astensioni e il Consiglio degli Stati con 34 no, 8 sì e 1 astensione. Anche il Consiglio federale raccomandava di respingere l'iniziativa ritenendo che il servizio obbligatorio andasse riservato alle organizzazioni fondamentali per la sicurezza della Svizzera, esercito e protezione civile, e che tale estensione avrebbe prodotto ingenti costi supplementari sia per la Confederazione (aumento dell'indennità di perdita di guadagno e dei costi dell'assicurazione militare) sia per le imprese che avrebbero dovuto cedere i propri lavoratori.

Secondo quesito Gli elettori erano chiamati a esprimersi sull'iniziativa popolare "Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo", detta anche Iniziativa per il futuro. L'iniziativa prevedeva l'introduzione di un'imposta federali sulle successioni e sulle donazioni superiori ai 50 milioni di franchi il cui gettito, attribuito per due terzi alla Confederazione e per un terzo ai Cantoni, avrebbe dovuto essere utilizzato per combattere la crisi climatica in modo socialmente equo e per apportare all'economia nel suo complesso la trasformazione necessaria a tal fine. L'imposta consisteva nel 50% dell'importo eccedente i 50 milioni di franchi.

Il Parlamento aveva respinto l'iniziativa, il Consiglio nazionale con 132 no, 57 sì e 8 astensioni e il Consiglio degli Stati con 36 no e 7 sì. Anche il Consiglio federale raccomandava di respingere l'iniziativa ritenendo che la sua attuazione avrebbe indotto i contribuenti facoltosi e le imprese a lasciare la Svizzera, mettendo a repentaglio posti di lavoro e finendo col generare un gettito fiscale inferiore a quello attuale anziché incrementarlo.

Risultati Titolo sinteticoSìNoNulliTotaleIscrittiAffluenzaCantoni a favoreCantoni controRisultatoVoti%Voti%PieniMezziPieniMezziIniziativa Servizio Civico 379.638 15,9 2.014.886 84,1 31.326 2.425.580 5.648.86042,94%00206Iniziativa per il Futuro 520.11521,7 1.874.06378,3 31.991 2.426.465 5.648.86042,95%00206

Note

Referendum 2025 Svizzera