La Diana cacciatrice (Diane chasseresse, o Diane marchant, "Diana che cammina" in francese) è un dipinto a olio su tela di un artista anonimo della scuola di Fontainebleau. Fa parte delle collezioni del museo del Louvre dal 1840.Gowing 1987, p. 253.
Storia Secondo la tradizione l'opera (venduta al re Luigi Filippo nel 1840) proverrebbe dal castello di Fontainebleau, ma le descrizioni antiche della reggia non menzionano questa tela.Lauwick 2025, p. 66. Nella Description de la belle maison d'Anet, scritta dallo storico Denis Godefroy nel 1640, viene menzionata una galleria del castello di Anet piena di ritratti di Diana di Poitiers "a volte dipinta come cacciatrice, nuda e con l'aspetto della Diana degli antichi" (tantost peinte en chasseresse, en la forme et nue comme la Diane des Anciens).Trébosc 2018, p. 153. Si è ipotizzato che Godefroy si stesse riferendo a questo quadro.Lauwick 2025, pp. 66-67.
Nel corso del diciannovesimo secolo, l'opera venne allargata nel lato sinistro, nel lato destro e nella parte superiore della composizione.Lauwick 2025, p. 63. Queste aggiunte furono rimosse durante un restauro effettuato tra il 2023 e il 2024 e messe in deposito.
Descrizione Nella sua eleganza lineare il quadro semplifica la versione francese dello stile manierista nordico che era stato introdotto in Francia da alcuni artisti italiani come Rosso Fiorentino e Francesco Primaticcio negli anni 1530.Lauwick 2025, p. 70. Si tratta di una delle molte opere degli artisti della scuola di Fontainebleau che si pensa possano ritrarre Diana di Poitiers (la favorita del re Enrico II di Francia), che spesso veniva ritratta come Diana, la dea romana della caccia.Gowing 1987, p. 246. In questo caso, i tratti del volto richiamerebbero, in maniera idealizzata, quelli della duchessa di Valentinois.Trébosc 2018, pp. 154-156.
La figura nuda porta con sé un arco e una faretra di frecce ed è accompagnata da un cane. Tra i suoi capelli si trova un ornamento a forma di luna crescente, un attributo della dea.Green 2007, p. 118. I suoi arti lunghi ed elastici sono una caratteristica tipica dell'arte manierista, mentre il chiasmo della figura potrebbe essere di derivazione michelangiolesca. Lo sguardo che ella rivolge allo spettatore sembra essere seducente (nonostante Diana fosse una dea casta). L'opera, inoltre, fu una delle prime a raffigurare Diana nuda nel mentre va a caccia, mentre le sculture classiche la ritraevano vestita.Trébosc 2018, p. 142.
In passato questo quadro era stato attribuito all'artista italiano Luca Penni.Béguin 1960, p. 71. L'opera è stata messa a paragone con un arazzo ritraente Il trionfo di Diana (attribuito all'artista francese Charles Carmoy) che presenta una figura in compagnia di un levriero che cammina mentre si volta verso lo spettatore, in maniera simile alla dea del dipinto conservato al Louvre.Lauwick 2025, p. 67.
Note
Bibliografia
Sylvie Béguin, L'École de Fontainebleau: Le Manierisme à la cour de France, Paris, Éditions d'Art Gonthier-Seghers, 1960. Lawrence Gowing, Paintings in the Louvre, New York, Stewart, Tabori & Chang, 1987. C. M. C. Green, Roman Religion and the Cult of Diana at Aricia, Cambridge University Press, 2007, ISBN 978-0521851589. Béatrice Lauwick, "De Primatice à Carmoy, la Diane marchant du Louvre", in La Revue des musées de France, n. 3, 2025. Delphine Trébosc, "Peindre Diane et ses doubles: la Diane chasseresse du Musée du Louvre", in Giovanni Barberi Squarotti, Annarita Colturaro, Clara Gloria (a cura di), Il mito di Diana nella cultura delle corti: arte, letteratura, musica, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2018.
Altri progetti
Collegamenti esterni
Diane de Poitiers loin des fantasmes, dalla serie «Sous le vernis de la Renaissance», 24 aprile 2017, su www.radiofrance.fr
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