Detto anche Manco Inca Yupanqui o più semplicemente Manco II, è il capostipite della dinastia Inca di Vilcabamba che si confrontò alle armate spagnole dopo la conquista dello Stato peruviano. Dotato di uno spirito indomito, rappresentò la parte migliore della stirpe incaica cercando di resuscitare quella dignità imperiale che aveva permesso ai suoi predecessori di operare la costruzione di un apparato statuale sulla base di una precedente configurazione di etnie disperse e in perenne lotta tra di loro.
La sua azione, temuta dagli iberici che vedevano in lui il fulcro di una lotta di reconquista indigena, si scontrò con l'egoismo delle singole realtà andine, le quali non avevano compreso la reale portata dell'invasione delle loro terre e del conseguente estremo assoggettamento delle loro istituzioni alla spietata politica di conquista dei nuovi invasori, che alla fine decisero di uccidere Manco con una trappola.
Lignaggio di Manco II Manco Inca era figlio di Huayna Cápac e della principessa Mama Runtu e, in quanto tale, dopo la morte di Huáscar e di Tupac Huallpa, restava l'unico principe di sangue ancora vivente e diventava, perciò, il più valido pretendente al trono degli Inca. La legittimità dei suoi diritti al trono era universalmente riconosciuta, nell'ambito delle genti del Cuzco, ma non era altrettanto apprezzata dalle armate di Quito che anzi, proprio per questa sua prerogativa, avevano cercato di ucciderlo.
Chalcochima, pur prigioniero, aveva brigato per mettere sul trono un figlio di Atahuallpa, ma le sue manovre erano rimaste senza esito e, con la sua morte, erano definitivamente tramontate le speranze dei sostenitori di un principe di Quito. Quizquiz, il comandante delle superstiti armate del nord, aveva compreso, suo malgrado, di non poter imporre un candidato di Quito e, nell'intento di riunire l'impero, spossato dalla guerra civile, aveva cercato di nominare un pretendente che potesse convenire a tutti i contendenti. Aveva scelto, allo scopo, il principe Paullu Inca, figlio, lui pure, di Huayna Capac, ma la cui madre era stata solo una sposa secondaria. Paullu era sembrato una valida alternativa finché Manco era dato per morto, ma la comparsa del principe aveva rimesso in gioco i diritti di successione a tutto vantaggio di quest'ultimo.
Incontro con gli Spagnoli Il principe Manco incontrò per la prima volta gli Spagnoli di Francisco Pizarro sulle colline di Vilcaconga, a circa trenta chilometri dal Cuzco. Il giovane erede di Huayna Capac era accompagnato soltanto da un pugno di nobili fedeli ed era in fuga, braccato dagli uomini di Quizquiz. Vi è discordanza tra i vari cronisti circa la data del suo incontro con le armate iberiche. Sancho de la Hoz, il cronista ufficiale della spedizione, asserisce che giunse il giorno dopo l'esecuzione di Chalcochima, avvenuta il 13 novembre a Jaquijahuana, l'attuale cittadina di Anta. Gli altri cronisti, invece, dichiarano che Manco arrivò il giorno precedente e un conquistador, in particolare, Juan de Pancorvo, racconta che egli ebbe un ruolo determinante nella condanna al rogo dell'anziano condottiero di Quito.Juan de Pancorvo riferisce in una testimonianza, resa molti anni dopo nel Cuzco, che Manco avrebbe condotto con sé dei messaggeri di Chalcochima, catturati mentre cercavano di raggiungere Quizquiz e trovati in possesso di alcuni quipu destinati a fornire una serie di suggerimenti al generale di Atahuallpa su come sconfiggere gli stranieri.
Considerando che Sancho de la Hoz scrisse la sua cronaca contestualmente ai fatti narrati, mentre gli altri conquistadores resero le proprie testimonianze molti anni dopo, si è propensi a dare maggior credito al segretario di Pizarro, anche perché non si comprende l'utilità di una distorsione degli avvenimenti in questo frangente. In ogni caso, il principe fuggitivo collaborò con gli stranieri e fu solo perché Manco diede il suo permesso che gli Spagnoli poterono entrare nella capitale, Cuzco. Una volta lì fu eletto imperatore con un consenso generale tra le panacas, e non, come è stato erroneamente inteso fino ad oggi, nominato da Pizarro come Inca fantoccio.
Manco forniva molti motivi di interesse alle genti di Pizarro. Era un possibile sovrano legittimo e come tale poteva radunare intorno a sé tutti i sudditi dell'impero. Inoltre rappresentava la componente fedele a Huáscar e sarebbe diventato un naturale punto di riferimento per gli inca ostili a Quizquiz che, al momento, restava l'unico nemico potenziale capace di contendere il possesso del Cuzco. Il principe venne così rassicurato sulle intenzioni, al suo riguardo, dalle genti straniere, e con la promessa di una futura investitura si apprestò a favorire la loro avanzata verso la capitale occupata dagli eserciti del nord.
Fase di collaborazione La conquista del Cuzco a fianco degli Spagnoli Manco, al momento, non era in grado di radunare un esercito, ma riuscì a rendersi utile fornendo una rete di informatori che avvisarono gli Spagnoli delle intenzioni di Quizquiz. L'anziano generale aveva deciso di bruciare la capitale piuttosto che consegnarla agli invasori e gli Spagnoli mossero subito all'attacco per impedirgli di mettere in atto i suoi propositi. Quaranta cavalieri avanzarono a passo di carica, ma contrariamente alle loro supposizioni si trovarono impegnati in un combattimento talmente aspro da mettere a repentaglio la loro stessa vita.
Gli indigeni che li accompagnavano, terrorizzati dall'arrivo degli eserciti di Quito, fecero dietro-front e impacciarono i cavalieri. Molti Spagnoli vennero feriti e tre cavalli furono uccisi dalla inaspettata opposizione degli indios, che costrinsero le truppe iberiche ad una disordinata ritirata. Quizquiz avrebbe potuto approfittare di questo sbandamento, ma, guardingo com'era, sospettò che si trattasse di una tattica per attirarlo in campo aperto e fece desistere i suoi uomini dall'inseguimento. Questa volta, il consumato veterano aveva esagerato con la prudenza. Se si fosse spinto in avanti, anche il restante corpo di spedizione di Pizarro si sarebbe trovato a mal partito e avrebbe avuto gravi difficoltà a respingere l'attacco. L'accorto generale, pago del risultato, preferì, invece, ritirarsi in buon ordine e lasciò il Cuzco alla mercé degli invasori che, assieme a Manco e alla sua guardia entrarono da trionfatori nella capitale dell'impero Inca.
Incoronazione Il bottino ricavato dalla fusione dei metalli preziosi trovati al Cuzco si rivelò più ingente ancora di quello ottenuto dal riscatto di Atahualpa. Il valore di quello di Cajamarca fu di 697.994.930 maravedis, contro i 700.113.880 maravedis del tesoro del Cuzco. Ancora una volta, si ripeterono nella capitale imperiale le fastose cerimonie che salutavano l'avvento al trono di un nuovo imperatore, ma questa volta era chiaro per tutti che l'autorità del sovrano era solo apparente. Per chi avesse avuto dubbi in proposito venne ripetuto il giuramento di fedeltà che anche Tupac Huallpa aveva pronunciato.
Campagne contro Quizquiz La prima occasione, per Manco, di vendicarsi di Quizquiz, si presentò subito dopo il suo ingresso nel Cuzco. Il principe Inca non era ancora stato incoronato sovrano, ma rispose di buon grado alla richiesta di aiuto dei suoi alleati. Su richiesta di Pizarro, che voleva inseguire le truppe di Quito, 5.000 indigeni furono messi in campo, in appoggio a 50 cavalieri spagnoli, comandati da de Soto. Manco stesso, lasciato il fratello Paullu a rappresentarlo, si diresse, alla testa dei suoi uomini, sulle tracce del nemico.Paullu, della stessa età di Manco era suo fratellastro. Il padre di entrambi era Huayna Capac, ma la madre di Paullu, Añas Collque, era la figlia del capo degli huaylas e, per quanto nobile, non era di sangue reale.
Per questo motivo, Manco, figlio di una principessa del Cuzco era ritenuto il più degno dei due a succedere al trono. Grazie alla sua parentela materna, Paullu era, però, accreditato presso tutte le tribù della zona del Collao e delle regioni meridionali che lo consideravano il loro campione alla corte imperiale. La spedizione non fu coronata dal successo perché gli uomini di Quizquiz si dimostrarono assai agguerriti e, bruciati i ponti sull'Apurimac, impedirono, con la forza delle armi, l'avanzata delle truppe del Cuzco costringendole a rientrare nella capitale per tema di tragiche conseguenze. L'inverno fece sospendere tutte le operazioni contro Quizquiz, malgrado si temesse che le truppe di Quito potessero approfittare dell'isolamento forzato del Cuzco per attaccare il presidio di Jauja.
Il generale di Atahualpa se ne stava, invece, tranquillamente attestato, in attesa del nemico, dietro il rifugio dei fiumi impetuosi che circondavano la capitale degli Inca. Almagro e de Soto si prepararono a partire, non appena la stagione lo avesse permesso, e Manco fece altrettanto dandosi ad arruolare gli uomini necessari. Delle voci, che mettevano in dubbio la sua lealtà, presero, però, a circolare tra gli Spagnoli e Pizarro volle vederci chiaro. Un'inchiesta ufficiale venne istituita e numerosi testimoni vennero interrogati. Alcuni indigeni furono sottoposti alla tortura, ma non venne trovato nulla di compromettente per Manco e Pizarro, ormai tranquillizzato, gli permise di proseguire i preparativi per l'imminente spedizione.
Le truppe partitono alla fine di gennaio del 1534, ma la loro marcia si arrestò dopo pochi giorni, dinnanzi alle acque tumultuose del fiume Pampas. I ponti erano stati bruciati e la corrente non poteva essere superata in nessun modo. Furono necessari venti giorni di sforzi inumani perché gli ingegneri indios riuscissero a costruire un nuovo ponte. Manco, però, non era tra quelli che attraversarono il fiume ai primi di marzo. Alcuni giorni prima, Pizarro lo aveva fatto rientrare al Cuzco e, solo alla metà di aprile i due si mossero verso Jauja.
La cittadina aveva resistito da sola all'assalto delle truppe di Quito, ma queste, ritirandosi, si erano attestate in un luogo, naturalmente protetto che avevano ulteriormente trincerato. Manco ottenne di andare all'assalto a capo di quattromila guerrieri, accompagnati da un corpo di cavalleria spagnola agli ordini di Gonzalo Pizarro e Hernando de Soto. Lo scontro fu durissimo, ma non servì a far sloggiare Quizquiz dalle sue posizioni. Solo dopo pochi giorni, l'accorto generale decise di lasciare spontaneamente la zona occupata e si diresse, con il suo esercito, alla volta di Quito. Questa volta, Manco e gli Spagnoli preferirono lasciar partire il loro temuto nemico senza infastidirlo.
Vessazioni da parte degli Spagnoli Il primo periodo del regno di Manco II fu caratterizzato dai suoi tentativi di ripristinare l'autorità imperiale visibilmente compromessa agli occhi dei sudditi dell'impero. Non era facile coniugare la maestà assoluta di un imperatore Inca con la presenza delle truppe iberiche che spadroneggiavano nella città. Molti dei suoi seguaci non approvavano la politica di sottomissione che sembrava seguire il giovane sovrano, ma tutti erano consci che, per il momento, ogni tentativo di rivolta sarebbe stato destinato all'insuccesso. Ciò nonostante, Manco aveva dei rivali, anche all'interno della sua stessa famiglia.
Neppure la tragedia in cui versava l'impero Inca era stata sufficiente a sopire le lotte dinastiche che si sviluppavano, invariabilmente, ad ogni morte di un sovrano. Questa volta era uno zio di Manco, di nome Pascac, che contestava la legittimità della successione, spalleggiato da alcuni nipoti. Manco aveva trovato un sostenitore in don Diego de Almagro e i suoi oppositori avevano pensato bene di appoggiarsi ai Pizarro che apparivano i rivali di quest'ultimo, ma entrambi, non avevano capito che i conquistadores non davano eccessiva importanza alle loro dispute. Francisco Pizarro aveva cercato di dirimere la controversia, ma era partito dal Cuzco senza nulla concludere.