La Lidia (endonimo: Śfard; in greco: Λυδία; in assiro: Luddu; in lingua ebraica: Lûdîm) è un'antica regione storica (e un regno dell'età del ferro) localizzata nell'Asia Minore occidentale, generalmente a est dell'antica Ionia, nelle attuali province turche di Manisa e l'entroterra di Smirne.
Geografia Nella sua maggiore estensione (durante il regno di Creso, VI secolo a.C.), la Lidia era situata ad occidente della Frigia, sul mar Egeo, a nord della Caria e a sud della Misia, e comprendeva tutte le principali città ionie tranne Mileto. Oltre a Sardi, la capitale, città importanti della Lidia furono Colofone, Clazomene, Magnesia, Teo e Smirne. L'importanza di queste città nel mondo antico era innanzitutto economica: soprattutto nelle località portuali che si affacciavano sul mar Egeo, un tratto pieno di insenature e fronteggiato da isole, fiorirono città ricche per le industrie e i commerci che per molti secoli costituirono centri culturali molto importanti.
La Lidia era attraversata da due fiumi: l'Ermo (l'odierno Gediz Irmak) e il Piccolo Meandro (l'odierno Küçük Menderes). John Antony Cramer, A Geographical and Historical Description of Asia Minor. Vol. I, Oxford, The University Press, 1832, p. 361 (on-line)
Storia La storia antica della Lidia rimane avvolta nell'oscurità. Durante la tarda età del bronzo (1600 a.C.–1200 a.C.), il territorio che sarebbe in seguito divenuto la Lidia faceva parte di una più ampia entità politica chiamata Arzawa; in particolare, la Lidia avrebbe inglobato i sotto-regni di Arzawa chiamati Mira e Terra del fiume Seha, così come la città-stato di Apasa (l'antesignana della greca Eφεσος, Efeso). Come gli altri sotto-stati di Arzawa, essi ebbero relazioni tumultuose con l'Impero ittita, agendo di volta in volta come alleati, nemici e vassalli a seconda dei diversi momenti storici.
La Lidia tra fonti antiche e mitologia
Secondo Erodoto, il nome "Lidia" derivava da Lido, figlio di Atys, il quale diede il nome di Lidi a una popolazione chiamata in precedenza "Meoni".Erodoto, Storie, I, 7; cfr. Erodoto Alicarnasseo: dedicato a S.E. il signor Don Baldassare Odescalchi etc., Tomo I, Roma : Giovanni Desiderj, 1789, p. 7 on-line) La Lidia ebbe contatti con alcune fra le più antiche civiltà dell'Anatolia, come quelle degli Ittiti e dei Frigi. Tutti e tre gli antenati eroici indicano una dinastia lidia che si pretende discenda da Eracle. ErodotoErodoto, 1.7 riferisce di una dinastia eracleide di re governanti la Lidia, forse non ancora discendenti di Onfale.
Il mito della migrazione di Tirreno Secondo una tradizione storiografica lidia o greca, riportata da Erodoto nelle sue Storie, la Lidia sarebbe la patria di provenienza degli Etruschi durante la dinastia degli Eraclidi. Si ritiene che, in seguito a una terribile carestia, una parte dei Lidi emigrò in cerca di una nuova terra. Guidati dal principe Tirreno approdarono sulle coste occidentali dell'Italia, dando vita ad una nuova civiltà. I Greci chiamavano questo popolo col nome di Tirreni. Strabone fa Atys, padre di Lido e Tirreno, come un discendente di Eracle e Onfale.Strabone, 5.2.2 Tutti gli altri resoconti collocano Atys, Lido e Tirreno tra i re pre-eracleidi di Lidia.
Una forte critica in tal senso è stata espressa già nell'antichità dallo storico Dionigi di Alicarnasso, il quale, proprio a proposito della supposta origine anatolica cui fa cenno Erodoto, evidenziava che Lidi ed Etruschi non mostravano alcuna somiglianza nella lingua, nella religione o nella cultura. Secondo lo storico, l'etrusco non poteva essere messo in relazione con alcun altro linguaggio conosciuto e gli evidenti caratteri di arcaicità di questo popolo ne dimostravano, al contrario, l'autoctonia.
Lo studioso francese Dominique Briquel sostiene che la storia di un esodo dalla Lidia all'Italia sia stata una deliberata fabbricazione politica, creata nell'ambiente ellenizzato della corte di Sardi all'inizio del VI secolo a.C. In definitiva, questi resoconti di autori greci sulle origini etrusche, basati sul racconto coloniale e il mito di fondazione, sarebbero soltanto l'espressione dell'immagine che gli alleati o gli avversari degli Etruschi volevano divulgare, e non dovrebbero pertanto essere considerati storici, in quanto costruzioni ideologiche e narrative.
I moderni studi di paleogenetica basati sul sequenziamento dell'intero genoma (wgaDNA) hanno smentito definitivamente l'ipotesi erodotea di una migrazione di massa recente dall'Anatolia. Una prima svolta si è avuta con uno studio del 2013 condotto sul DNA mitocondriale proveniente dalle necropoli etrusche dell'Italia centrale, il quale ha concluso che i legami genetici residui tra le popolazioni etrusche e quelle anatoliche debbano essere ricondotti a flussi migratori preistorici risalenti a più di 5000 anni fa, durante il Neolitico. Tali risultati mostravano come gli Etruschi fossero strettamente imparentati con le popolazioni neolitiche dell'Europa Centrale.
La definitiva conferma dell'autoctonia degli Etruschi nel Centro Italia è arrivata dalle successive analisi genomiche ad alta risoluzione su resti ossei di epoca etrusca e villanoviana. Questi studi hanno dimostrato che il profilo genetico degli Etruschi è strettamente locale e sostanzialmente identico a quello delle coeve popolazioni italiche dell'età del ferro, condividendo la medesima componente ancestrale legata alle migrazioni delle steppe della prima età del bronzo. Viene così validata l'ipotesi archeologica espressa da Phil Perkins, secondo cui i dati biologici supportano l'origine indigena della civiltà etrusca.
Nonostante il progressivo consolidamento della tesi autoctona, nel panorama degli studi indoeuropei sono ciclicamente riemerse ipotesi volte a rivalutare la tradizione erodotea su basi puramente linguistiche. Il linguista Vladimir Georgiev nel 1981 ipotizzò una radice comune tra il nome dei Tirreni e quello dei Troiani, una tesi criticata per la mancanza di rigore metodologico e per l'arbitrarietà delle metatesi fonetiche ipotizzate. Più recentemente, Robert S. P. Beekes nel 2003 ha riproposto l'origine degli Etruschi dall'Anatolia nord-occidentale basandosi su presunti prestiti etrusco-lidi. Anche quest'ultima posizione è andata incontro a nette confutazioni da parte degli specialisti e degli etruscologi: Rex E. Wallace e Christopher Smith hanno evidenziato come le corrispondenze fonetiche e semantiche siano del tutto labili, manchino riscontri materiali nella tarda età del bronzo e l'intera tesi ignori la stretta parentela linguistica dell'etrusco con il retico (parlato nell'area alpina), elemento che esclude radicalmente una genesi orientale.
Anche la ricerca storico-linguistica e l'archeologia concordano nel considerare l'impianto erodoteo privo di evidenze scientifiche, dimostrando che la cultura materiale etrusca si sviluppò in una catena ininterrotta a partire da antecedenti dell'età del bronzo. Vengono messe in evidenza le insanabili discrepanze tra la lingua lidia (indoeuropea e della famiglia delle lingue anatoliche) e la lingua etrusca (pre-indoeuropea e appartenente alla famiglia delle lingue tirreniche, strettamente legata al retico). Recenti revisioni filologiche hanno inoltre dimostrato l'assenza di reali prestiti linguistici anatolici all'interno dell'etrusco, risolvendo l'ultimo elemento a favore della teoria migratoria.
La protostoria inquadra pertanto la nascita degli Etruschi como un fenomeno di sviluppo endogeno e progressivo a partire dal tessuto culturale della precedente cultura villanoviana, rigettando le vecchie teorie orientali a favore di una genesi propriamente occidentale.
Dalla dinastia dei Mermnadi alla conquista persiana
Dal VII secolo a.C. la regione fu governata dalla dinastia dei Mermnadi, fondata da Gige. Intorno al 650 a.C. vennero coniate le prime monete. Sotto il regno di Creso la Lidia conobbe la sua massima espansione, estendendo la sua influenza su gran parte delle città ionie.
Nel 547 a.C. il re persiano Ciro conquistò la Lidia, che divenne una satrapia dell'Impero Persiano. Dopo essere stata conquistata da Alessandro Magno, coinvolta nelle guerre fra i successori di Alessandro Magno, dapprima nella lotta fra Antigono Monoftalmo e Lisimaco e poi fra quest'ultimo e Seleuco I, infine passò agli Attalidi in seguito alla battaglia di Magnesia (190 a.C.).
Dal 133 a.C. fu inglobata nella provincia romana dell'Asia.
Meonia e Lidia La Lidia sorse come un regno neo-ittita in seguito al collasso dell'impero ittita nel XII secolo a.C. Nel periodo ittita, il nome della regione era stato Arzawa, un'area in cui si parlava la lingua luvia. Secondo fonti greche, il nome originale del regno lidio era Maionia (o Meonia): OmeroOmero, Iliade, ii. 865; v. 43, xi. 431 riporta gli abitanti di Lidia come Maiones (Μαίονες), chiamando la loro capitale non Sardi ma HydeOmero, Iliade xx. 385, possibilmente il nome del distretto dove si trovava Sardi.Vedi Strabone xiii.626. Successivamente, ErodotoErodoto, Storie, i. 7 aggiunge che i "meiones" erano stati rinominati come lidi dal re Lydos (Λυδός), figlio di Attis, nella mitica epoca precedente l'ascesa della dinastia eracleide. Questo eponimo eziologico serviva a giustificare il nome greco etnico Lydoi (Λυδοί). Il termine ebraico per lidi, Lûḏîm (לודים), come trovato in Geremia 46.9, e in modo simile considerato derivato dagli eponimi Lud figlio di Sem; in tempi biblici, i guerrieri lidi furono anche arcieri famosi. Alcuni meoni ancora esistevano in tempi storici negli altopiani interni lungo il fiume Ermo, dove si trovava una città chiamata Meonia, secondo Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Storia Naturale, libro v:30 e Ierocle.
Meonia e Lidia nella mitologia greca La mitologia lidia è virtualmente sconosciuta così come la letteratura e i rituali al suo riguardo, non essendoci nemmeno monumenti o reperti archeologici con iscrizioni estese; quindi i miti che coinvolgono la Lidia rientrano principalmente nella sfera della mitologia greca.
Per i greci, Tantalo fu il regnante primordiale della mitica Lidia, e Niobe la sua superba figlia; suo marito Anfione collegava gli affari di Lidia con Tebe, e per mezzo di Pelope la discendenza di Tantalo faceva parte dei miti della fondazione della seconda dinastia di Micene. In riferimento al mito di Bellerofonte, Karl Kerenyi sottolineavaKarl Kerenyi, in Gli eroi dei greci 1959, p. 83. "... come la Licia restava così connessa a Creta, e come la persona di Pelope, l'eroe di Olimpia, collegava la Lidia al Peloponneso, così Bellerofonte univa un'altra regione asiatica, o piuttosto due, Licia e Caria, al regno di Argo."
Nel mito greco, la Lidia era anche la prima patria della doppia ascia, la labrys.Fonti registrate in Karl Kerenyi, Glie eroi dei greci, 1959, p. 192. Onfale, figlia del fiume Iardano, regnò sulla Lidia, della quale Eracle fu servitore per un certo tempo. Le sue avventure in Lidia sono quelle di un eroe greco in una terra periferica e straniera: durante la sua permanenza, Eracle rese schiavi gli Itoni, uccise Sileo il quale costringeva i passanti a zappare la sua vigna; uccise il serpente del fiume Sangario;Di conseguenza apparve nei cieli come la costellazione Ofiuco (Igino, Astronomica ii.14). e catturò i bricconi scimmieschi, i cercopi. Resoconti parlano di almeno un figlio generato da Onfale con Eracle: Diodoro SiculoDiodoro Siculo, 4.31.8 e OvidioOvidio, Heroides 9.54) menzionano un figlio di nome Lamos, mentre Pseudo ApollodoroPseudo Apollodoro, Biblioteca, 2.7.8 fornisce il nome di Agelao, e PausaniaPausania, 2.21.3 i nomi di Tirseno, figlio di Eracle avuto dalla "donna lidia".
I depositi di oro nel fiume Pattolo, la fonte della proverbiale ricchezza di Creso (ultimo re storico di Lidia), si diceva fossero stati lasciati là quando il leggendario re Mida di Frigia venne a lavarsi perdendo così nelle sue acque il potere del suo tocco, che trasformava in oro tutto ciò che toccava.