Le banche centrali sono istituti di emissione di diritto pubblico che si occupano di gestire la politica monetaria dei Paesi o delle aree economiche che condividono la medesima moneta come forma di pagamento.

Di solito nascono su sollecitazioni di stati bisognosi di finanziare i propri deficit pubblici, ovvero la quota delle spese statali non coperte da imposizione fiscale, mediante l'emissione di titoli per dedicarsi successivamente all'emissione e alla gestione di moneta, anche al fine di impedire le frequenti crisi bancarie (con relative speculazioni) più probabili in sistemi economici in cui veniva riconosciuto a più banche private il diritto di emettere moneta.

Storia I precursori: "monti" e "banchi pubblici" Negli ultimi secoli del medioevo si svilupparono istituzioni specializzate nel concedere prestiti al proprio Stato. Inizialmente ogni volta che lo stato chiedeva un prestito si formava una sorta di società, detta "monte" o "compera", fra i prestatori. Successivamente le società costituite per i singoli prestiti furono riunite in una sola per ogni stato: sorsero in questo modo il Monte Comune di Firenze (1343) e la Casa di San Giorgio di Genova (1408)Graziella Buccellati Mantovani e Claudio Proserpio, La banca e la borsa, Milano, Mondadori, 1978.

Monti del debito pubblico continuarono ad essere costituiti anche nei secoli successivi. Alcuni si trasformarono in banche e proseguirono l'attività anche dopo che non fungevano più da prestatori dello stato, come il Banco di Santo Spirito di Roma (1605) e il Monte dei Paschi di Siena (1624)Nel 1723 fuso con il Monte di pietà risalente al 1472, si veda la voce .

Nel Quattrocento i re d'Aragona permisero la costituzione delle Taules de canvi di Barcellona (1401), Valencia (1407) e Gerona (1445) per raccogliere il denaro da prestare allo stesso re per le sue imprese di guerra e di pace.

Nelle taules de cambi si ravvisano le prime "banche pubbliche", mentre i "monti" di per sé non sono considerati tali, sebbene a vari monti fosse annesso, dalla fondazione o in seguito, un banco.

Alla fine del Cinquecento vennero create le banche pubbliche di deposito e di giro per minimizzare i rischiosi trasferimenti di metalli preziosi: tutti i mercanti di una città depositavano presso il "banco" il loro danaro in monete d'oro e d'argento. Al depositante veniva rilasciata una cedola, nota o biglietto di cartulario, corrispondente al valore depositato e che poteva circolare all'ordine, cioè essere trasferito mediante girata. Non si trattava ancora di vere banconote, in quanto il valore era quello della somma depositata e non circolavano al portatore.

Questi banchi pubblici erano organizzati a proprie spese dallo stato o dal municipio. Come evidenziato da Adam Smith, le banche pubbliche tenevano i loro conti in "moneta di banco", che era distinta dalla "moneta corrente" e della quale non sentiva le oscillazioni dovute alla svalutazione del titolo di metallo prezioso.

Alla fine del Cinquecento "banchi pubblici" apparvero in tutta Italia: nel 1586 riprese l'attività bancaria la Casa di San Giorgio di Genova, negli stessi anni furono fondate le Tavole pecuniarie di Messina (1587) e Palermo (1552), ma soprattutto nacquero il Banco della Piazza di Rialto di Venezia (1587) e il Banco di Sant'Ambrogio di Milano (1593); pochi anni più tardi furono fondati i banchi annessi al monte di pietà di Napoli ed al monte di Santo Spirito a RomaF. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Torino, Einaudi, 1976.

All'inizio del Seicento sul modello italiano furono costituiti "banchi pubblici" anche nelle città portuali del Mare del Nord. La prima fu la Amsterdamsche Wisselbank di Amsterdam, fondata nel 1609. Questo istituto divenne la più grande banca del mondo del Settecento. Nelle Province Unite furono successivamente aperti i banchi di Middelburg (1615), Delft (1621) e Rotterdam (1635).

Nel 1619 a Venezia fu fondato il Banco del Giro, che nel 1637 assorbì il Banco di Rialto in dissesto e divenne la nuova banca pubblica della città.

Nello stesso anno fu fondato anche il primo banco pubblico in Germania, la Hamburger Bank, i cui conti erano tenuti in "marchi di banco" (Mark Banco), insensibili all'inflazione determinata dal corso dell'argento. Questa "moneta di conto" fu utilizzata dai mercanti di tutta la Germania per tenere la contabilità. Due anni dopo, nel 1621, fu fondato anche il Banco Pubblico di Norimberga.

La nascita delle banche centrali

L'emissione di banconote in tagli fissi da parte delle "banche pubbliche" in Europa ebbe luogo per la prima volta nella seconda metà del Seicento. Un primo tentativo di breve durata si ebbe nel 1661 da parte dello Stockholm Banco. Questa emissione di cartamoneta era dovuta alla circostanza particolare della disponibilità di monete in Svezia. Infatti l'importazione di rame a basso costo aveva costretto la Corona svedese ad aumentare continuamente le dimensioni delle monete di rame per conservarne il valore in rapporto all'argento. Il peso raggiunto dalle nuove monete aveva, allora, convinto i commercianti a depositarle in banca in cambio di ricevute. Queste divennero vere e proprie banconote quando il governatore del Banco scollegò la quantità di banconote emesse dalle effettive riserve di metallo custodite. Tre anni dopo il Banco fallì in seguito all'artificiale offerta di moneta attraverso la stampa su larga scala di cartamoneta. Nel 1668 fu fondata una nuova banca centrale, la Riksens Ständers Bank, che non emise banconote fino alla metà dell'Ottocento.

La prima banca ad emettere banconote in modo costante fu la Bank of England, fondata nel 1694. Essa fu fondata come società fra 1.268 sottoscrittori di un grosso prestito allo Stato, necessario a ricostruire la flotta dopo la sconfitta di Capo San Vincenzo nella Guerra della lega di Augusta. La società si chiamava ufficialmente The Governor and Company of the Bank of England ed aveva un capitale di 1,2 milioni di sterline, sul quale lo Stato versava un interesse dell'otto per cento annuoBanklexikon: Handwörterbuch für das Geld-, Bank- und Börsenwesen. 1988, S. 294.Josef Kulischer: Allgemeine Wirtschaftsgeschichte des Mittelalters und der Neuzeit. 1988, S. 350.. Nel 1695 l'istituto ottenne anche il privilegio di emettere cartamoneta pagabile a vista al portatore. Le banconote erano inizialmente scritte a mano per un valore corrispondente all'importo depositato o prestato. Gradualmente si passò all'emissione di banconote di valore fisso, e dal 1745 furono stampate banconote standardizzate per valori da £20 a £1.000.

In Scozia furono fondate due banche d'emissione: la Bank of Scotland del 1696, sospetta di simpatie giacobite, e la Royal Bank of Scotland del 1727.

In Francia la nascita della banca nazionale fu molto più travagliata. Nel 1674 fu fondata su ispirazione del ministro Colbert la Caisse de Prêts, che però fallì nel 1680. Nel 1716 fu la volta della Banque Générale di John Law, che nel 1719 ottenne la protezione reale e ribattezzata Banque Royale: l'anno successivo l'istituto fu travolto da una memorabile bancarotta per aver stampato cartamoneta in eccesso. Nel 1776 fu fondata la Caisse d'escompte, che dichiarò bancarotta quando il Re non poté rimborsare i prestiti, nel 1793, in seguito al dissesto finanziario che portò alla Rivoluzione francese. Nel 1800, per volontà di Napoleone, nacque infine la Banque de France in forma di società per azioni.

Intanto, nel 1782 era stato fondato il Banco Nacional de San Carlos di Madrid, in forma di società per azioniPedro Tedde de Lorca, El banco de San Carlos (1782-1829), Madrid, Banco de España e Alianza Editorial, 1988, progenitore del Banco de España.

Anche la creazione di una banca centrale negli Stati Uniti richiese più di un secolo di tentativi insoddisfacenti. La prima banca centrale con potere di emettere credito fu la prima banca degli Stati Uniti che Alexander Hamilton fondò nel 1790 sotto impulso di Benjamin Franklin e che intendeva introdurre negli Stati Uniti l'idea di sistema economico teorizzata da Leibniz. La Banca era depositaria delle riserve auree, coniava moneta nelle quantità e modalità indicate della politica statunitense, e le conferiva a titolo gratuito al governo che poteva disporne per finanziare i vari capitoli della spesa pubblica. Creata il 25 febbraio 1791, venne posta sotto la guida di Alexander Hamilton (all'epoca segretario al Tesoro degli Stati Uniti), ed era stata istituita per un periodo di vent'anni. Al termine degli anni previsti si decise di non rinnovarla.

Quando si tornò al potere delle banche normali queste emisero valuta in quantità eccessive, creando molti disagi, questo poi obbligò alla creazione di una nuova banca, la seconda banca degli Stati Uniti. Il nuovo istituto fu fondato nel 1816 e il 10 aprile ottenne il suo statuto. Iniziò ad operare nel febbraio del 1817 sino al gennaio del 1836 quando il Presidente degli Stati Uniti allora in carica Andrew Jackson decise di non rinnovarle il mandato.

Nel frattempo, nel 1794, il re di Napoli e Sicilia Ferdinando IV di Borbone, unificando gli otto istituti esistenti in un'unica struttura, fondò il Banco Nazionale di Napoli, futuro Banco di Napoli.

Nel corso dell'Ottocento furono fondate la Banca di Finlandia (1812), la Banca dei Paesi Bassi (1814), la Banca di Norvegia (1816), la Banca Nazionale Austriaca (1816), la Banca nazionale danese (1818), la Banca del Portogallo (1846), la Banca nazionale del Belgio (1850), il Banco de España (1856), la Banca Ottomana (1856), la Banca statale dell'Impero Russo (1860), la Banca nazionale bulgara (1879), la Banca nazionale della Romania (1880), la Banca del Giappone (1882), la Banca nazionale di Serbia (1884).

La legge bancaria 14 marzo 1875Bankgesetz vom 14. März 1875 su Wikisource stabilì la fondazione della Reichsbank come banca centrale unica per tutto l'Impero germanico, la quale incorporò le altre 32 banche d'emissione tedesche entro il 1935.

In Italia al momento dell'unificazione (1861) erano cinque le banche di emissione: la Banca Nazionale nel Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia, il Banco di Sicilia e il Banco di Napoli. A queste nel 1870 si aggiunse la Banca Romana.

La Banca d'Italia venne fondata nel 1893, dopo il crollo della Banca romana, a seguito della fusione tra Banca nazionale nel Regno d'Italia, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia e la Banca Nazionale Toscana, ma solo con il regio decreto legge 6 novembre 1926 n. 1830 ottenne il monopolio dell'emissione monetaria. Con lo stesso provvedimento la Banca d'Italia fu nazionalizzata e ricevette il compito di vigilare sulle altre banche.

Banco di Sicilia e Banco di Napoli mantennero fino al 1926 un diritto limitato di emettere moneta.

La Banca nazionale svizzera fu fondata nel 1905 e il Federal Reserve System degli Stati Uniti d'America nel 1913.

L'evoluzione delle banche centrali Un fattore determinante nello stimolare l'evoluzione della regolamentazione del sistema bancario nell'Ottocento furono le crisi finanziarie. Poiché in occasione di queste crisi si verificava la corsa agli sportelli a cambiare le banconote emesse dalle banche in monete metalliche, si sviluppò esigenza che le banconote fossero garantite da riserve inizialmente di monete metalliche e poi di lingotti d'oro e d'argento (tallone aureo). Questo principio fu introdotto giuridicamente per la prima volta con il Bank Charter Act promosso da Robert Peel nel 1844 in Inghilterra, in base al quale tutte le banconote della Banca d'Inghilterra dovevano essere coperte da riserve auree.