La Biennale Internazionale del Bronzetto e della Piccola Scultura, nota con vari nomi quali Concorso Internazionale del Bronzetto e successivamente anche Biennale Internazionale del Bronzetto Piccola Scultura, è stata una manifestazione d'arte contemporanea dedicata al bronzetto e, dalla X edizione, alla piccola scultura (dal 1975 la rassegna ammise anche l'uso di materiali diversi dal bronzo).

Storia

Le mostre Trivenete Nel 1919 la neonata Società Promotrice delle Belle Arti di Padova organizzò, con l'obiettivo di rilanciare l'arte padovana e manifestare la meritevolezza di una sua collocazione nello scenario nazionale all'indomani della fine del Primo conflitto mondiale, la Prima Esposizione Nazionale d'Arte: la rassegna ebbe buon successo, permettendo di far emergere lo scenario artistico cittadino e portando nel capoluogo patavino oltre 300 opere da tutta Italia. La bontà dell'iniziativa portò alla riproposizione dell'esposizione prima nel 1921 e poi anche nel 1922 (anche se in quell'anno organizzata dal Circolo Filarmonico Artistico): notevole fu l'apprezzamento che venne dalla critica per la manifestazione, vista anche la capacità della stessa di non farsi completamente eclissare dalla più importante e contestuale Esposizione internazionale d'arte di Venezia.

Risale al 1926 l'idea di trasformare la rassegna nella IV Esposizione d'Arte delle Tre Venezie, ammettendo quindi solo artisti triveneti: nonostante infatti avesse solo vaghi legami con le precedenti mostre nazionali, prese il nome di quarta per indicare un filone continuativo nell'obiettivo di dimostrare che Padova era un centro artistico di primo piano sullo scenario italiano, anche in virtù della continua "sfida" che la vedeva confrontarsi con la vicina Venezia. Dall'anno successivo la manifestazione smetterà di essere organizzata dalla Promotrice ed entrerà sotto l'egida del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti di Padova. L'esposizione procederà poi negli anni con numerose edizioni tra cui 1927, 1929, 1932 (chiamata 3ª Mostra d'Arte Triveneta per dare rilievo alle sole edizioni organizzate dal Sindacato), 1933, 1935, 1935-36, 1939 assumendo di volta in volta varie denominazioni.

Le Biennali d'arte Triveneta e la nascita del Bronzetto

Al termine della Seconda guerra mondiale, con lo scioglimento del Sindacato Fascista che organizzava l'evento, l'esposizione venne sospesa per poi venire nuovamente organizzata a partire dal 1951: queste nuove edizioni, che assunsero cadenza biennale, cercarono di accordarsi rispetto al rinnovamento artistico nazionale. Un grande dibattito critico venne stimolato da personaggi di spicco quali Umbro Apollonio e Giuseppe Marchiori (promotori e sostenitori dell'evento), stimolando la partecipazione dei migliori artisti triveneti: l'iniziativa trovò buon appoggio nella critica dell'epoca, convinta della necessità di mostre orientate verso quello scenario artistico escluso da manifestazioni maggiori quali le Biennali di Venezia o le Quadriennali romane.

Fu nel 1955 che, come evento collaterale nel contesto della XI Biennale d'arte Triveneta, nacque il I Concorso Nazionale del Bronzetto (Palazzo della Ragione, Padova): l'iniziativa di creare un premio collaterale fu del presidente della Triveneta on. Mario Saggin (con la promozione di altre figure quali Umbro Apollonio, Giuseppe Fiocco e dello scultore Marcello Mascherini), che volle così ricordare e celebrare la tradizione rinascimentale del bronzetto, che vide in Padova uno dei maggiori centri; fu infatti a partire dall'arrivo di Donatello in città nel 1443 (per la decorazione dell'altare maggiore della Basilica di Sant'Antonio) che Padova assunse un ruolo preminente, tra Quattro e Cinquecento, nel campo della piccola scultura del bronzo. Con le parole di Umbro Apollonio:

L'evento ebbe ottimo successo, tant'è che dall'edizione successiva (come annunciato dal ministro Guido Gonella durante la premiazione) l'evento assunse portata internazionale, chiamando da lì in poi in città alcuni dei più importanti scultori sullo scenario internazionale.

L'affermazione del Bronzetto Nonostante il plauso della critica dei primi anni, le Biennali non furono in grado nel tempo di rispettare gli standard delle attese iniziali: la rassegna rimase molto conservativa, non riuscendo a modernizzarsi e a cogliere il fervore artistico delle nuove tendenze del secondo Novecento. Questo lento declino portò la BAT a notevoli difficoltà economiche (accentuate anche dal clima di sfavore verso il conservatorismo delle esposizioni nazionali che aveva portato, tra le tante, alle proteste durante la Biennale del 68, e dalle accuse di clientelismo rivolte dagli artisti alle commissioni di ammissione e invito) che costrinsero il Comitato per le Mostre d'arte di Padova alla sospensione del Bronzetto per l'edizione del 1969. Nonostante infatti la progressiva attenzione che la critica stava dando al Concorso, destinato negli anni a superare l'evento madre in quanto a notorietà e apertura verso le nuove influenze, l'ente organizzatore non trovò le risorse economiche sufficienti, riuscendo seppur con difficoltà ad organizzare solo la Biennale. Come lo stesso segretario Fulvio Pendini annunciò tuttavia parlando a il Gazzettino nel settembre di quell'anno:

Dal biennio successivo, difatti, la BAT venne definitivamente soppressa ma l'ente organizzatore, seppure ancora in dissesto, riuscì comunque a trovare i fondi per finanziare il Bronzetto. Con un proprio catalogo autonomo dal 1961, l'edizione del 1971 fu costretta ad un forte ridimensionamento: la manifestazione tornò ad avere una portata esclusivamente nazionale (come era successo per la sola Prima edizione), causa anche la decisione di Stato e Provincia di non finanziare l'evento. Con un monte premi complessivo di sole lire 3.000.000, il comitato organizzatore dovette rassegnarsi all'impossibilità di attirare nel capoluogo patavino scultori stranieri.

Due anni dopo l'edizione del 1973 tornò ad avere copertura internazionale e dal 1975 la manifestazione si aprì non più solo alla scultura bronzea ma, in generale, a qualsiasi forma di piccola scultura: il Concorso assunse definitivamente il nome di Biennale, che manterrà anche nelle successive annate. Negli anni la rassegna cercò di espandere i propri orizzonti, cercando di rivendicare per Padova "il titolo meritatissimo di capitale europea della scultura": la rassegna del 1977 ospitò, per esempio, una rassegna dedicata ai multipli ed una ai gioielli d'autore o microscultura, estendendo così ulteriormente la ricerca avviata a partire dal 1975 verso un'indagine a tutto tondo sulla piccola scultura.

Gli ultimi anni

Per l'edizione del 1981 la sede espositiva, rimasta negli anni il Palazzo della Ragione di Padova, venne spostata nei concittadini Musei agli Eremitani: da allora i Musei Civici patavini divennero una delle sedi espositive fisse del concorso.

Nonostante i vari tentativi di rivitalizzare la Biennale, cercando di tenerla al passo rispetto alle tendenze artistiche di fine Novecento e aprendola a numerosi eventi ed esposizioni collaterali, le ultime edizioni furono caratterizzate da varie difficoltà, che portarono all'organizzazione della manifestazione ogni 4/5 anni a partire dalla XIII Biennale Internazionale del Bronzetto Piccola Scultura (1981-1982), non seguendo più la scadenza biennale. Con il XVI Bronzetto si chiuse, nel 1996, la manifestazione, malgrado le critiche mosse verso la decisione dell'amministrazione comunale di perdere quest'opportunità per ritagliare a Padova uno spazio nello scenario artistico internazionale:.

Commissione A vario titolo, tra i membri della commissione artistica, della giuria di accettazione, del comitato esecutivo, della commissione di allestimento e collocamento delle opere vi furono Mario Saggin (Presidente della I edizione), Federico Viscidi (Presidente della X edizione), Umbro Apollonio (Presidente della commissione artistica della X edizione), Giuseppe Marchiori, Carlo Munari, Giorgio Segato e Settimo Gottardo (Presidente della commissione artistica della XIII edizione).

Artisti partecipanti

Nelle varie edizioni del concorso, presero parte alla rassegna numerosi artisti sia nazionali che internazionali. Tra gli italiani: Gino Cortelazzo, Arnaldo Pomodoro, Emilio Vedova, Luciano Minguzzi (Primo premio alla I edizione), Giò Pomodoro (Secondo premio alla V edizione), Arman, Mirella Bentivoglio, Toni Benetton, Carlo Lorenzetti, Mario Pais de Libera, Ferruccio Bortoluzzi, Natalino Andolfatto, Marcello Morandini, Viliano Tarabella, Piero Gilardi, Sauro Cavallini, Alik Cavaliere, Enrico Parnigotto, Valeriano Trubbiani, Roberto Rebecchi, Giuseppe Virgili, Giancarlo Sangregorio, Umberto Milani (Secondo premio con Franco Garelli alla VI edizione), Giovanni Scarabelli e Michele Cossyro.

Tra gli scultori internazionali: Hans Arp, Alberto Giacometti, Henry Moore, Alexander Calder, Tomonori Toyofuku (Secondo premio alla VII edizione), Ossip Zadkine (Primo premio alla VI edizione), Constantin Andreou, Bill Viola, Olivier Strebelle, Paul Van Hoeydonck, Fritz Wotruba (Primo premio alla V edizione), Dani Karavan, Rudolf Wach (Premio Medaglia d'Oro alla VI edizione) e Kengiro Azuma.

Elenco delle edizioni I Concorso Nazionale del Bronzetto: 1955 Dal 24 settembre al 30 ottobre 1955. Il I Concorso Nazionale del Bronzetto fu una manifestazione collaterale, realizzata nell'ambito della XI Biennale d'arte Triveneta: organizzata presso il Palazzo della Ragione di Padova era aperta a tutti gli scultori italiani ed aveva un tema libero. I vari bozzetti bronzei, di misura non superiore ai 40 cm per 40 cm, partecipavano per l'assegnazione di 3 premi di cui uno di lire 500.000 e due da lire 250.000 e il contestuale acquisto da parte del Museo Civico (altri premi erano previsti per la manifestazione).

Dei 138 scultori con 290 opere presentatisi alla giuria, ne vennero ammessi 68 con 135 opere: il primo premio, assegnato dal ministro Guido Gonella che per l'occasione annunciò che dall'edizione successiva la mostra avrebbe assunto una portata internazionale, andò allo scultore Luciano Minguzzi, con l'opera Gallo, Mirko Basaldella (Danzatore negro) e Pietro Consagra (Colloquio) ricevettero il secondo premio e il terzo premio di lire 50.000 venne dato ex aequo a Angelo Biancini, Salvatore Messina, Mario Negri, Raffaello Salimbeni e Luigi Strazzabosco. Altre opere notevoli furono, tra le altre, il Nudo accoccolato di Sandro Cherchi e Groppa rossa di Angelo Camillo Maine.

II Premio Internazionale del Bronzetto: 1957 Dal 2 aprile al 11 dicembre 1957. La seconda edizione del Premio, divenuta a carattere internazionale e organizzata nel contesto della XII Biennale d'arte Triveneta, fu caratterizzata da una notevole diminuzione dei partecipanti: una commissione composta dal Presidente on. Saggin e dai critici Giuseppe Fiocco e Rodolfo Pallucchini (a cui si aggiunsero altre figure del campo della critica) decisero di invitare al concorso 10 scultori italiani e 15 stranieri. La Giuria del premio fu composta da Mario Valsecchi, Luciano Minguzzi e Marcello Mascherini e fu incaricata di distribuire premi per un valore di lire 1.000.000.

Vennero esposte opere di Hans Arp (che ricevette il primo premio), Henry Moore, Ossip Zadkine, Fritz Wotruba, Kenneth Armitage e Alexander Archipenko, che tuttavia non trovarono troppo favore presso la critica.

III Concorso Internazionale del Bronzetto: 1959 Settembre - novembre 1959. Terza e ultima edizione realizzata in associazione alla Biennale d'arte Triveneta, quella del 1959, nonostante la presenza di nomi internazionali come Alexander Calder, Archipenko, Zadkine, Reg Butler e Wotruba, venne giudicata come rispecchiante "lattuale situazione, piuttosto problematica, della scultura": il primo premo andò allo scultore britannico Lynn Chadwick, con Animale, mentre il secondo all'italiano Quinto Ghermandi con Studio per la grande foglia.