La Serie dei Dogi di Venezia intagliati in rame da Antonio Nani è un libro pubblicato nel 1835, 1836 e nel 1840, comprendente incisioni su rame con l’obiettivo di dare ai lettori alcuni brevi testi scritti per ciascun doge veneziano correlati da una loro impressione visivaSerie dei Dogi di Venezia intagliati in rame da Antonio Nani. Giuntevi alcuni notizie biografiche estese da diversi, Vol. 1 e 2, Giambattista Merlo, Venezia 1840 (Ed. 2). (Digitalisat). L'opera fu originariamente pubblicata a Venezia da Giuseppe Picotti e di nuovo nel 1840 da Giambattista Merlo sempre nella città lagunare. Secondo lo stesso Nani le incisioni furono realizzate tra il 1834 ed il 1835, e diede istruzioni agli autori che scrissero i testi di dedicare non più di una pagina a ciascuno di loro.
L'incisore e curatore Antonio Nani era ben consapevole che i primi dogi dovevano essere ritratti puramente immaginari, poiché il loro aspetto non è stato in alcun modo tramandato.Claudio Spagnol: Antonio Nani (1803–1870). «Il più laudato incisore dei veneti dogi», Il Prato, 2016.
All'inizio del XIX secolo, tali raccolte di testi e ritratti di uomini importanti, e raramente di donne, erano diffuse. Nani si basò su raffigurazioni più antiche apparse a partire dal 1659Leo Matina: Ducalis regiae lararium sive ser. reipubu. Venetae principu[m] omniu[m] icones usque ad serenisimu[m] Ioannem Pisaurum, qui nunc reru[m] feliciter potitur: elogia, Herzius, Venezia 1659 (Digitalisat).. Come affermato nell'introduzione alla sua opera, redatta dallo storico Emmanuele Antonio Cicogna con cui collaborò diverse volte, la successione dei primi dogi non era ancora uniforme a quel tempo, una standardizzazione a cui l'opera di Nani contribuì in modo significativoRinaldo Fulin (Editore): E. A. Cicogna. Festa letteraria nel r. liceo Marco Polo, Venezia 1873, S. 250.. D'altra parte, un certo numero di essi furono omessi, poiché non erano più riconosciuti nella tradizione storiografica della Repubblica di Venezia.
Le incisioni furono spesso utilizzate in pubblicazioni successive. Nel 1855, ad esempio, fu pubblicata una nuova opera contenente tutte le incisioni nel libro contenuteBiografie dei Dogi di Venezia scritti dai chiarissimi Emmanuele Cav. Cicogna, Giovanni Veludo, Francesco Caffi, Giovanni Casoni, Giannantonio Cav. Moschini con centoventi ritratti incisi in rame da Antonio Nani, Vol. 2, Ed. 1, Venezia 1855. (Digitalisat). Questa edizione fu seguita da una ristampa nel 1864, e di nuovo nel 1867 con il titolo Storia dei Dogi di Venezia con 120 ritratti incisi in rame da Antonio Nani corredata ed accresciuta da una serie delle più pregevoli medaglie e monete per essi coniate. Quest’ultima versione fu pubblicata da Giuseppe Grimaldo. In essa, medaglie e monete furono aggiunte ai ritratti dei dogi.
Per avvicinarsi all'aspetto reale più di quanto avessero fatto le pubblicazioni precedenti, Nani ritenne di averli confrontati con le rappresentazioni dei dogi a partire da Beato (fratello del doge Obelerio) che si trovano tutt’ora nelle due sale più grandi del Palazzo Ducale di Venezia, vale a dire la Sala del Maggior Consiglio e la Sala dello Scrutinio.
Nani era consapevole che solo i ritratti dal XIV secolo in poi erano meno frutto della fantasia. Ciò era tanto più vero in quanto tutti i ritratti dei dogi erano andati distrutti negli incendi di Palazzo Ducale del 1577-1578, il che significa che solo quelli realizzati dopo tale data possono essere considerati più o meno attendibili. Ciononostante, alcuni ritratti dei dogi più antichi si trovano anche in collezioni private o in chiese.
Oltre ai tratti del viso, Nani attribuì grande importanza alla considerazione dei copricapi di ogni epoca, consultando non solo opere d'arte ma anche storici veneziani come Francesco Sansovino. Lo stesso valeva per la questione riguardo alla quale i dogi portassero la barba e in quale momento preferissero perderla, forse per distinguersi dai Greci.
Il curatore ed incisore fornisce poi un elenco cronologico ed uno alfabetico dei dogi rappresentati, oltre a un breve indice dei testi. Dopo la sezione principale si trovano i ritratti dei dogi affiancati dai testi di accompagnamento, per un totale di 240 pagine seguite dall'elenco di coloro che hanno contribuito all'opera.
Ritratti contenuti nell’opera
Note