Motahhari è considerato una figura di grande influenza nello sviluppo delle ideologie della Repubblica Islamica dell’Iran. Fu tra i fondatori dell’Hosseiniyeh Ershad e dell’Associazione dei Chierici Militanti. Durante il regno dello Scià fu discepolo di Ruhollah Khomeyni e, su sua richiesta, contribuì alla formazione del Consiglio della Rivoluzione Islamica, di cui ricoprì la presidenza fino al momento del suo assassinio.
Biografia Morteza Motahhari nacque il 31 gennaio 1919 a Fariman, sebbene alcune fonti facciano ricadare la data di nascita nel 1920, nei pressi di Mashhad, in una famiglia clericale di origine sistani. Il padre di Motahhari, Mohammad Hossein, fu una figura rispettata a Fariman e studiò sotto la guida di Akhund Khorasani. Morì nel 1971 all’età di 101 anni. La madre di Motahhari era conosciuta per le sue competenze nella medicina tradizionale e curava le donne del villaggio. Motahhari descriveva il padre come un “medico spirituale” e la madre come un “medico fisico”.
Motahhari ricevette la prima istruzione di base nella scuola locale e, all’età di dodici anni, entrò nel seminario di Mashhad per studiare le scienze islamiche. Secondo quanto riportato da Motahhari, in questo periodo ebbe l’opportunità di studiare numerosi testi storici e di confrontarsi con questioni filosofiche e religiose fondamentali, tra cui il problema dell’esistenza di Dio. Considerava Agha Mirza Mahdi Shahid Razavi uno dei suoi principali maestri nelle scienze razionali. Nel 1936 decise di trasferirsi a Qom per proseguire la propria formazione.
Formazione teologica Motahhari si stabilì nella scuola di Feyzieh a Qom, dove studiò i testi Kifayah e Makaseb di giurisprudenza sciita sotto la guida dell’ayatollah Sayyed Mohaqeq Yazdi, conosciuto come Damad. Frequentò inoltre le lezioni di Hojjat Kooh Kamarehei e approfondì gli studi con Sadr al-Din al-Sadr, Mohammad Taqi Khansari, Hossein Boroujerdi, Mohammad Reza Golpaygani, Ahmad Khansari e Najafi Marashi.
Con l’arrivo a Qom dell’ayatollah Boroujerdi, Motahhari ebbe occasione di seguire i suoi corsi sui principi di giurisprudenza; in questo periodo fu compagno di studi dell’ayatollah Hossein Ali Montazeri.
In seguito, a causa del clima caldo di Qom, si trasferì a Isfahan, dove nel 1941 (1320 del calendario solare dell’Egira) conobbe Haj Ali Agha Shirazi, che considerò sempre il suo maestro di riferimento nello studio del Nahj al-Balagha.Nasri, Abdollah (1386). Life's outcome: A survey of Morteza Motahari's Ideas. daftere Nashre Farhang. pp. 5–10. Successivamente si iscrisse all’Università di Teheran, dove insegnò filosofia per oltre vent’anni, ricoprendo anche il ruolo di professore di teologia. Tra il 1965 e il 1973 tenne conferenze regolari all’Hosseiniyeh Ershad, nel nord di Teheran.Afary, Janet. Sexual Politics in Modern Iran. Cambridge University Press; 1st edition (April 27, 2009). p. 238.
Autore di numerosi testi dedicati all’Islam, alla storia e alla cultura iraniana, Motahhari privilegiava l’attività di insegnamento rispetto alla scrittura. Dopo la sua morte, molti suoi studenti trascrissero e pubblicarono le sue lezioni. Entro il 2008 la casa editrice “Sadra Publication” aveva pubblicato oltre sessanta volumi a suo nome, mentre circa trenta opere erano state dedicate al suo pensiero o contenevano raccolte di suoi discorsi.
Motahhari criticò apertamente i movimenti che, a suo avviso, diffondevano idee materialistiche estranee alla tradizione islamica, mascherandole sotto simboli religiosi. In un articolo del giugno 1977 mise in guardia “tutte le grandi autorità islamiche” contro tali influenze esterne, con un riferimento ritenuto diretto ai Mojahedin del Popolo Iraniano e al Gruppo Furqan.
Motahhari era suocero di Ali Larijani, ex segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, al quale consigliò di orientarsi dagli studi di informatica alla filosofia occidentale.
Una delle principali strade di Teheran precedentemente chiamata Takht-e Tavoos ("trono del pavone") è stata ribattezzata via Morteza Motahhari. La via collega due importanti arterie della capitale, Sohrevardi e Valiasr.
Immigrazione nella Capitale Nel 1952 Motahhari si trasferì da Qom a Teheran, dove iniziò a insegnare presso la scuola religiosa Marvi, oltre a dedicarsi alla scrittura e alla ricerca. Nel 1953 e nel 1954, dopo la fondazione dell’Associazione dei Medici Islamici, fu tra i principali oratori dell’organizzazione, ruolo che mantenne in maniera esclusiva tra il 1961 e il 1971.
Nel 1955 organizzò la prima sessione di commento dell’Associazione degli Studenti Islamici e, nello stesso anno, entrò a far parte del corpo docente della Facoltà di Teologia e Studi Islamici dell’Università di Teheran, dove insegnò per diversi decenni.
Vita privata Nel 1952 Motahhari sposò Alia Rohani, figlia di un religioso di Mashhad. La coppia ebbe sette figli: quattro figlie e tre figli, tra i quali Ali Motahhari e Mohammad Motahhari.
Tra i suoi generi figurano Abbas Hadizadeh, ingegnere tessile, Ahmad Yazdi, farmacista, Ali Larijani, ex presidente dell’Assemblea consultiva islamica, e Majid Abbaspour, docente di scienze ambientali alla Sharif University of Technology.
Attività durante la Rivoluzione Durante la lotta contro il regime dello Shah, Motahhari contribuì a sviluppare nuovi approcci e discorsi di ispirazione islamica. Dopo la morte dell’ayatollah Hossein Boroujerdi, partecipò al dibattito sulle condizioni necessarie per il marjaʿ, pubblicando in quel contesto il libro Servizi reciproci dell’Iran e dell’Islam.
Le sue opere ebbero un ruolo significativo nell’espansione del movimento di riforma religiosa nei primi anni della Rivoluzione islamica. I suoi scritti, fondati principalmente sul pensiero tradizionale islamico e sciita, affrontavano temi legati alla rivitalizzazione del pensiero religioso e alla necessità di sincerità nella leadership spirituale. Con tali testi mirava in particolare a rendere l’Islam più attraente per le giovani generazioni.
Rapporto con Khomeini Sebbene il rapporto di Motahhari con Ruhollah Khomeyni fosse mantenuto anche durante l’esilio di quest’ultimo attraverso lettere e altri contatti, nel 1976 egli si recò a Najaf, dove incontrò Khomeini e si consultò con lui su questioni legate al movimento islamico e alla gestione dei seminari religiosi. Dopo la morte di Seyyed Mostafa Khomeini e con l’avvio di una nuova fase della mobilitazione rivoluzionaria, Motahhari intensificò il proprio impegno politico.
Nel 1978 si recò a Parigi, dove Khomeini era ospitato, e ricevette da lui l’incarico di formare il Consiglio della Rivoluzione. Al rientro di Khomeini in Iran, Motahhari assunse la responsabilità del comitato di accoglienza dell’Imam.
Dopo il suo assassinio, Khomeini dedicò un messaggio specifico ai giovani e agli intellettuali, esortandoli a fare uso delle opere di Motahhari.
Ideologia e opinioni Motahhari espresse le proprie opinioni in diversi ambiti, tra cui filosofia, teologia, economia e politica. Insieme ad Ali Shariati è considerato una delle figure intellettuali più influenti durante la Rivoluzione islamica iraniana.
Sostenne il concetto di democrazia islamica come modello politico adeguato e attribuì particolare importanza alla nozione di fitra, intesa come natura originaria, permanente e immutabile dell’essere umano. Secondo la sua visione, la fitra fungeva da mediatore nel rapporto tra Dio e l’uomo.
Attribuiva inoltre all’Imam la funzione di “uomo perfetto”, rappresentante della più alta spiritualità umana e, al tempo stesso, leader religioso della comunità. In una lunga nota critica al Libro dei principi della filosofia e del metodo del realismo di Muhammad Husayn Tabataba'i, Motahhari si oppose al marxismo storico. Motahhari ebbe divergenze con Amir Hossein Arianpour, professore ateo e di orientamento marxista. Criticò le convinzioni marxiste di Arianpour, sostenendo che chi promuove idee marxiste non fosse idoneo a insegnare presso la Facoltà di Teologia.
Sul tema del governo islamico, riteneva che il velayat-e faqih avesse un diritto di supervisione piuttosto che un’autorità diretta di governo. Nella sua prospettiva, il potere decisionale costituiva uno degli aspetti politici fondamentali dell’Imam nella società.
Motahhari sosteneva infine che non esistesse alcun conflitto sostanziale tra scienza e religione, poiché riteneva che le divergenze derivassero unicamente dal linguaggio e non dalla natura delle due discipline.
Economia Motahhari elaborò anche riflessioni sul concetto di sviluppo e sulla relativa ideologia. A suo avviso, i principi fondamentali dello sviluppo erano la libertà, la cultura e una rivoluzione di carattere mentale e culturale. Identificava inoltre alcuni elementi distintivi di una società sviluppata, tra cui indipendenza, conoscenza e trascendenza.
Secondo la sua prospettiva, il vero sviluppo nasceva dall’autosufficienza culturale, dalla purificazione delle fonti della cultura e da un dialogo con l’Occidente fondato su criteri di cautela e razionalità. Riteneva centrale la valorizzazione delle risorse umane, ma sosteneva che l’economia non dovesse essere considerata un fine in sé, bensì una condizione necessaria per il progresso.
Uguaglianza Nel 1975, Motahhari osservò che l’espressione “uguali diritti” assume un significato diverso rispetto a quello comunemente inteso nel mondo occidentale. Egli sottolineò che uomini e donne sono intrinsecamente diversi e, di conseguenza, godono di diritti, doveri e responsabilità differenti.
Tra il 1966 e il 1967, nel contesto del dibattito sulla legge sulla protezione della famiglia promossa dallo Scià, pubblicò una serie di saggi sulla rivista Zan-e Rooz (“La donna di oggi”) trattando temi come divorzio, diritti ereditari, alimenti, poligamia e differenze di genere. Il suo approccio al “ritorno alla Shariʿa” combinava principi islamici con alcune idee occidentali quando queste risultavano coerenti con i suoi obiettivi. Ad esempio, Motahhari si oppose a chi negava l’istruzione superiore alle donne, sottolineando la necessità di medici e chirurghi qualificati in una società con segregazione di genere. Egli prese inoltre ispirazione da alcune pratiche caritative occidentali, tra cui quelle dei protestanti.
Libertà Motahhari definiva la libertà come l’assenza di ostacoli. Secondo lui, gli ostacoli possiedono due caratteristiche principali: in primo luogo, limitano o impediscono all’uomo di agire, riducendo la sua autonomia; in secondo luogo, indeboliscono la percezione e l’introspezione del soggetto, ostacolando la conoscenza.
Motahhari sosteneva che, oltre a riconoscere la necessità di rimuovere tali ostacoli, fosse fondamentale promuovere uno spirito di libertà. Analizzava il concetto sia come diritto sia come dovere, ritenendo che la libertà fosse essenziale per l’uomo, il quale deve poter scegliere volontariamente il proprio cammino. A differenza dei liberali occidentali, egli considerava il diritto innato orientato a uno scopo ultimo di trascendenza dell’essere umano.Life's outcome, A survey of Morteza Motahhari's Ideas. p.455-475. vol.1, 1386 solar, Abdullah Nasri
Pensiero giuridico Come altri pensatori, Motahhari riteneva fondamentale partire dalla definizione dei concetti. Definiva il diritto come una forma di predominio o priorità su qualcosa, per cui un individuo ha il merito di possedere o utilizzare un oggetto o esercitare una determinata facoltà, e gli altri devono rispettare tale diritto. Alcuni diritti, come quelli dei genitori sui figli o quelli reciproci tra marito e moglie, derivano da questa concezione.
Motahhari distingueva due tipi di diritto: i diritti esistenziali (takwini) e i diritti religiosi (tashriei). I primi costituiscono una relazione reale tra individuo e oggetto, mentre i secondi derivano dai primi e sono definiti in un contesto normativo o religioso. Egli concepiva il diritto come una forma di priorità potenziale degli individui su determinati oggetti o azioni.