Pallone d'oro nel 1969, è considerato uno dei migliori giocatori italiani di sempre e uno tra i più grandi della storia del calcio. Esordì in Serie A a quindici anni con la maglia dell'Alessandria; col Milan, nel quale militò per diciannove stagioni, di cui dodici da capitano, vinse tre scudetti, quattro Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe ed una Coppa Intercontinentale. 11º per numero di presenze in Serie A (527), con 128 reti è il centrocampista più prolifico nella storia della massima serie.

Tra il 1962 e il 1974 ha fatto parte della nazionale italiana, totalizzando 60 presenze e 14 reti; i quattro campionati del mondo disputati lo pongono al secondo posto – alle spalle di Gianluigi Buffon – tra i giocatori italiani con più partecipazioni alla competizione iridata, a pari merito con Enrico Albertosi, Giuseppe Bergomi, Fabio Cannavaro, Paolo Maldini e Dino Zoff.

Occupa la 19ª posizione, primo degli italiani, nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla IFFHS nel 2000. Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, lista dei 125 più grandi giocatori viventi compilata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione; nello stesso anno è risultato 35º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti. Nel 2013 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano e nel 2015 è stato tra i primi cento atleti selezionati dal CONI per la Walk of Fame dello sport italiano; .

Dal 1987 è attivo in campo politico e ha ricoperto vari incarichi parlamentari e governativi.

Biografia

È nato a Valle San Bartolomeo, sobborgo di Alessandria dove i genitori, il ferroviere Teresio e la casalinga Edera Arobba, si erano temporaneamente trasferiti per sfuggire al pericolo di bombardamenti sul centro cittadino; ha un fratello minore, Mauro.. Crebbe nella centrale via Pastrengo e tirò i primi calci all'Oratorio Don Bosco. Conseguì la licenza media e s'iscrisse alle scuole tecniche, abbandonandole poi a 16 anniSi veda l'intervista rilasciata ad Oriana Fallaci nel 1963, poi pubblicata all'interno del volume Gli antipatici, Milano, BUR Rizzoli, 2010.. Fu il padre a presentarlo, nel 1956, a Giuseppe Cornara, preparatore delle giovanili dell'AlessandriaRivera raccontò la circostanza in un'intervista del 1963 al cronista del Calcio e il Ciclismo Illustrato Rino Icardi. Citato in: ..

Debuttò in Serie A non ancora sedicenne, per passare poi al Milan nel 1960. Coi rossoneri visse il resto della sua carriera, diventandone una bandiera e contribuendo alla conquista di numerosi trofei in ambito domestico ed internazionale. Giocò anche con la nazionale italiana, con la quale divenne Campione d'Europa nel 1968 e fu secondo ai Mondiali del 1970, malgrado un rapporto a tratti tormentato..

Descritto come «intelligente, pacato e ironico», era molto popolare tra i tifosi, come testimoniano alcune citazioni cinematografiche: in Il padre di famiglia (Nanni Loy, 1967) «l'effigie di Rivera sostituisce sul letto il quadro sacro» nella stanza di uno dei figli del protagonistaLeo Pestelli, I problemi di una famiglia nel film di Loy a Venezia, da La Stampa, 31 agosto 1967, p. 5; in Eccezzziunale... veramente (Carlo Vanzina, 1982), il personaggio Donato (Diego Abatantuono) idolatra il giocatore fino ad attribuirgli un parodistico ruolo da profeta del calcio nel mondo, inviato direttamente da Dio. È ricordato anche per aver sollevato, in diversi momenti della sua carriera, polemiche contro la stampa, la Federazione, la classe arbitrale e vari dirigenti del Milan, condizionando anche le politiche societarie di quest'ultimo club negli anni 1970. Nel 1968 fu tra i soci fondatori dell'Associazione Italiana Calciatori. Scrisse due libri autobiografici con la collaborazione del giornalista Oreste Del Buono, Un tocco in più (Rizzoli, 1966) e Dalla Corea al Quirinale (Rizzoli, 1968)Silvio Bertoldi, La mezzala Rivera si dà alle lettere, da Stampa Sera, 25 novembre 1968, p. 3.

Già durante l'attività agonistica gestì un'agenzia di assicurazioni, per poi aprire negli anni 1980 anche una ditta di abbigliamento sportivo che portava il suo nomeNino Sormani, Onorevole Rivera, fuori la verità, da Stampa Sera, 18 giugno 1987, p. 22. Dopo il ritiro è stato vicepresidente del Milan fino al 1986; successivamente è stato deputato per quattro legislature e sottosegretario alla Difesa. Dal 2010 collabora col Settore Tecnico della FIGC.

Nel 1977 nacque la sua prima figlia, Nicole, avuta dall'attrice, cantante e conduttrice televisiva Elisabetta Viviani; ha avuto altri due figli, nel 1994 la figlia Chantal e nel 1996 il figlio Gianni, dalla moglie Laura Marconi, sposata il 28 giugno 1987 a Cetona con la benedizione di Padre Eligio, frate francescano che già dai tempi della militanza nel Milan era suo consigliere spirituale e fondatore dell'Associazione Mondo X per il recupero dei tossicodipendenti, per la quale Rivera ha svolto compiti di rappresentanza. È Commendatore all'Ordine al merito della Repubblica italiana.

Caratteristiche tecniche

Rivera era un trequartista, un giocatore di fantasia che stava dietro agli attaccanti e aveva il compito di metterli in azione.. «Sta a metà strada tra centrocampo e attacco, - scrive Tarozzi - imbecca le punte».; nel Milan di Rocco Rivera «stava avanti a rifinire».. In gioventù veniva paragonato a Giuseppe Meazza e a Juan Alberto Schiaffino e per il fisico minuto, negli anni dell'Alessandria, veniva soprannominato "Cosino". o "il Signorino".

Michel Platini, che gli ha conferito il Premio del Presidente UEFA 2011, lo ha definito «uno dei più grandi assistmen della storia», aggiungendo che «la sua abilità nel dribbling e nella distribuzione del gioco ha avuto pochi eguali». Secondo Carlo Felice Chiesa rivelò sin dagli esordi «uno stile inarrivabile: il tocco di velluto, il passaggio rasoterra millimetrico, il senso del gol». Per il Dizionario biografico enciclopedico Baldini & Castoldi «in campo sfodera un'intelligenza fuori dal comune, sa dove piazzare il pallone un attimo prima dei colleghi, incanta la platea con lanci alle punte lunghissimi e calibrati. Ribattezzato Golden Boy sa come mettere in mostra qualità tecniche straordinarie: la visione completa del gioco, le geometrie, i tocchi leggeri che smarcano i compagni».

Molti sono gli attestati di stima giunti a Rivera da compagni di squadra, critici e avversari, tra i quali Meazza, Silvio Piola, Raimundo OrsiAlberto Cerruti, Gianni campione controcorrente, il Milan e l'Italia brindano al mito, da La Gazzetta Sportiva, 18 agosto 2013, p. 22, Giovanni Lodetti., Franco Baresi, Pelé. e il tecnico dell'Inghilterra Alf Ramsey, che dopo la sconfitta contro la nazionale italiana del 1973 dichiarò: «Chi sono i quattro giocatori italiani più forti? Rivera, Rivera, Rivera e Rivera»..

Alle critiche di alcuni giornalisti sul fatto che Rivera corresse poco e non si sacrificasse a sufficienza per la squadra, l'allenatore del Milan Nereo Rocco, suo mentore e grande estimatore, rispose: «non corre tanto, ma se io voglio avere il gioco, la fantasia, dal primo minuto al novantesimo l'arte di capovolgere una situazione, tutto questo me lo può dare solo Rivera con i suoi lampi. Non vorrei esagerare, perché in fondo è soltanto football, ma Rivera in tutto questo è un genio». Rocco fu importante per la maturazione di Rivera, al punto che il calciatore arrivò a definirlo un «secondo padre» e ne portò il feretro ai funerali, nel 1979.

Carriera Club Alessandria Le prime esperienze Con le giovanili dell'Alessandria Rivera partecipò al torneo Federati, mettendosi in mostra ed impressionando Silvio Piola che, recatosi a vedere una sua partita dichiarò: «alla sua età, le cose che sa fare lui nemmeno le sognavo».

L'approdo in Serie A Nell'aprile 1958 l'allenatore della prima squadra dei grigi, Franco Pedroni, decise di testarlo, schierandolo tra i titolari in un'amichevole contro la formazione svedese dell'AIK; Rivera, allora quattordicenne, superò la prova, segnando anche una reteVittorio Pozzo, Facile vittoria dell'Alessandria: 5 a 1, da La Stampa, 3 aprile 1958, p. 8, e nella stagione successiva fu introdotto nel giro della prima squadra, che disputava in quegli anni il massimo campionato nazionale. Martedì 2 giugno 1959 debuttò in A, in Alessandria-Inter 1-1: per poterlo schierare la società aveva dovuto richiedere un'autorizzazione alla Federazione, poiché non ancora sedicenne.. La prestazione fu considerata sufficiente da Tuttosport: «nei confronti del coriaceo Invernizzi ha fatto parecchio, ed è riuscito a farsi ammirare per la finezza della sua tecnica, la precisione dei passaggi in profondità, la prontezza di tiro»L'articolo, a firma di Carlo Balossino, è citato in: .. È il terzo calciatore debuttante, nonché il secondo marcatore, più giovane in Serie A (la prima rete risale al 25 ottobre 1959, in Alessandria-Sampdoria 2-2). I due record appartengono ad Amedeo Amadei (a pari merito con Pietro Pellegri per quanto riguarda il debutto); si vedano: ; .

Fu sempre Pedroni, ex calciatore del Milan, a segnalarlo tempestivamente a Viani, che gli fece sostenere un positivo provino con Schiaffino a Linate. Nello stesso periodo Benito Lorenzi, ex calciatore dell'Internazionale, lo indicò ai dirigenti nerazzurri, ma Rivera era ormai destinato ai rossoneri, che ne acquisirono la comproprietà nel 1959, lasciandolo ancora una stagione ad AlessandriaDal protocollo 0082, ratificato dalla FIGC l'8 agosto 1959: «L'Alessandria U.S. cede all'A.C. Milan la comproprietà nella misura del 50% del proprio giuocatore Gianni Rivera [...] Il giuocatore resta comunque in forza all'Alessandria U.S. per la stagione calcistica 1959-60 [...]. L'A.C. Milan ha il diritto di prelazione». Risulta peraltro che già il 14 maggio 1959 Rivera avesse disputato un'amichevole con la maglia del Milan, vinta contro i concittadini della Rizzoli per 5-0.; il presidente Andrea Rizzoli dichiarò: «Ho speso un sacco di soldi per acquistare un ragazzino di cui sconosco persino il nome». Il fatto che la Juventus l'avesse rifiutato poiché troppo esile, riportato da diverse fonti, è stato smentito dallo stesso calciatore nel 2013.

La squadra grigia retrocesse in B, nonostante le sei reti di Rivera, che gli valsero la convocazione per le Olimpiadi del 1960 e il Premio De Martino come miglior giovane del campionato.

In giugno il Milan riscattò la metà del giovane calciatore per la considerevole cifra di 65 milioni di lire più Migliavacca e il prestito di Sergio Bettini. Giocò la sua ultima gara in maglia cinerina il 19 giugno 1960, in Coppa delle Alpi, contro il La Chaux-de-FondsAchilli allenatore dell'Alessandria, da Corriere dello Sport, 147 (XLI), 21 giugno 1960, p. 3.

Milan 1960-1963: l'ascesa internazionale

Debuttò in rossonero il 18 settembre 1960, proprio ad Alessandria, in una gara di Coppa Italia vinta per 5-3 contro la sua ex squadra. La settimana successiva esordì in campionato, in Milan- 3-0. Fu schierato inizialmente «in un ruolo di ala destra che non gli si addice»; racconta Tarozzi che l'allenatore Viani, pur accorgendosi «del fuoriclasse che ha tra le mani, non ne sfrutta appieno le doti», al punto che aumentò un certo scetticismo sul suo conto, malgrado le sei reti segnate (la prima a Torino, contro la Juventus campione) e il secondo posto finale. Riguardo a quel primo periodo Rivera dichiarò: «Non avevo ancora diciassette anni, avevo giocato nell'Alessandria che stava per retrocedere e poi avevo giocato alle Olimpiadi: ero così stanco, così stanco, e cascavo per niente. Così i giornalisti scrivevano che ero un bluff, e che ero buono soltanto da mettere in giardino, ed io soffrivo».