I Los Angeles Clippers, ribattezzati LAC, sono una franchigia di basket professionista che gioca nella NBA con sede a Inglewood, nella contea di Los Angeles, in California. I Clippers fanno parte della Pacific Division nella Western Conference della lega.
La squadra dopo aver condiviso per molti anni la Crypto.com Arena con i rivali Los Angeles Lakers, dal 2024 gioca le proprie partite casalinghe nel nuovo e tecnologico Intuit Dome, costruito a Inglewood. I colori sociali della franchigia sono il bianco, blu e rosso, spesso alternati nelle varie canotte da gioco. Il nuovo logo, introdotto dal 2024, rappresenta la parte frontale di una imbarcazione all'interno di un cerchio bordato con il nome della squadra, mentre in precedenza il logo era semplicemente la scritta Clippers.
La franchigia viene fondata nel 1970 come franchigia di espansione con il nome di Buffalo Braves, una delle tre squadre di espansione unitesi alla NBA quell'anno. Successivamente i Braves, come molte altre franchigie di città di medie e piccole dimensioni, decidono di trasferirsi da Buffalo in un'area potenzialmente più funzionale a incrementare i ricavi. Viene individuata la città di San Diego, in California, dove la franchigia si trasferisce nel 1978 cambiando il nome in San Diego Clippers. Il nuovo nome Clippers viene scelto come omaggio al Clipper: una nave a vela a tre o più alberi adibita al trasporto delle merci sulle rotte oceaniche utilizzata sul finire del XIX secolo e spesso utilizzata anche lungo le coste californiane.
Nel 1984 i Clippers si trasferiscono ulteriormente, pur rimanendo in California, nella vicina Los Angeles, dove risiedono attualmente. Per gran parte della propria storia i Clippers sono stati etichettati come un modello di franchigia perdente nello sport professionistico americano, anche sfavoriti dalla vicinanza geografica con i ben più titolati Los Angeles Lakers.
Tuttavia, nel corso degli ultimi anni, le sorti dei Clippers sembrano essere cambiate radicalmente, anche grazie all'acquisizione di giocatori divenuti di fama mondiale come Blake Griffin, Paul George, Kawhi Leonard, Chris Paul, DeAndre Jordan, James Harden e Russell Westbrook, solo per citarne alcuni. Giocatori che hanno permesso alla franchigia di produrre record stagionali migliori rispetto ai cugini dei Lakers; cosa accaduta raramente fino a quel momento.
Dal 1970 al 2024 i Clippers si sono qualificati per i playoff in 18 occasioni, ottenendo come miglior risultato la finale di Western Conference nella stagione 2020-21.
Storia della franchigia
Buffalo Braves (1970-1978)
I primi anni La franchigia nasce a Buffalo con il nome di Buffalo Braves e pronta a giocare la stagione NBA nel 1970 in un anno che vede l'aggiunta nella lega anche di altre due squadre: i Cleveland Cavaliers e i Portland Trail Blazers. I Braves nelle loro otto stagioni a Buffalo giocano le partite interne al Buffalo Memorial Auditorium, condividendo l'arena con un'altra nuova franchigia, i Buffalo Sabres della NHL, che pure debuttano nel 1970. Allenati dall'ex stella Dolph Schayes, nel draft di espansione che permette alle nuove franchigie di attingere dalle altre squadre per costruire il roster, i Braves prelevano le prime due stelle della loro storia: l'ala forte/centro Bob Kauffman dai Chicago Bulls e l'ala piccola Don May dai New York Knicks campioni in carica. Curiosamente già al primo draft i Clippers partono però con un passo falso, avendo l'opportunità di scegliere una delle future star degli anni settanta, Calvin Murphy, considerato tra l'altro un idolo di casa provenendo infatti da Buffalo. L'anno si conclude, come spesso capita per le nuove franchigie, con un record particolarmente negativo, in questo caso con 22 vittorie e 60 sconfitte in regular season, con Kauffman a fare da leader sia nei punti sia nei rimbalzi, guadagnandosi un posto nell'All-Star Team della Eastern Conference.
Nonostante i risultati non ottimali della prima stagione, il pubblico di Buffalo risponde presente all'esordio in Nba, andando spesso a riempire il palazzetto con un tifo caloroso e appassionato per tutte le partite casalinghe del 1970-71. Senza stravolgere l'assetto con particolari mosse di mercato, i risultati deludenti si confermano anche nella stagione seguente, in cui vengono prelevati nel draft Elmore Smith e Randy Smith, con quest'ultimo che diventerà una vera bandiera per i Braves, giocando ininterrottamente fino al suo passaggio ai Cleveland Cavaliers nel 1979 e stabilendo l'impressionante record di 906 gare consecutive, battuto dal solo A.C. Green alla fine degli anni novanta.
L'esordio di Bob McAdoo e primi playoff Stessa sorte nel campionato 1972-73, conclusosi con una vittoria in meno, ma con un grosso colpo: Bob McAdoo: seconda scelta del Draft 1972 e rookie dell'anno a fine stagione. Solo dall'anno dopo i Braves gustano i primi risultati soddisfacenti con il debutto ai play-off, eliminati al primo turno dai Boston Celtics. A un McAdoo devastante si aggiunge un altro rookie of the year: Ernie DiGregorio con Jack Ramsay in panchina come allenatore. Con McAdoo in piena forma, nominato MVP della stagione nel 1975 con 34,5 punti, 14,1 rimbalzi e 2,12 stoppate a gara, la squadra continua a presentarsi ai playoff fino al 1976, venendo eliminata nel 1974-75 dai Washington Bullets e l'anno seguente in semifinale dai Boston Celtics.
Durante l'estate del 1976 il proprietario dei Braves, Paul Snyder, cerca di vendere la franchigia, fallendo però il tentativo che avrebbe trasferito la squadra in California, a Hollywood. Durante la stagione 1976-77 riesce comunque a cedere la società all'uomo d'affari John Y. Brown Jr., vendendone il 50 per cento in estate e la restante parte a campionato in corso, con un patto: durante quel periodo di transizione, se Brown avesse venduto un qualsiasi giocatore, il suo costo di contratto si sarebbe dovuto ridurre e il denaro sarebbe spettato a Snyder. Ciò sarebbe poi avvenuto con la cessione di McAdoo ai New York Knicks.
Altro fortunato draft nel 1976 con la sesta scelta assoluta Adrian Dantley, destinato a diventare una delle stelle della NBA e vincitore del premio di Rookie dell'anno. I Braves, tuttavia, cedono Dantley agli Indiana Pacers dopo una sola stagione. L'anno curiosamente inizia anche con un clamoroso errore di mercato: i Clippers ottengono infatti il debuttante Moses Malone, scelto dai Portland Trail Blazers, ma dopo appena due gare viene subito ceduto agli Houston Rockets, con cui vincerà il primo dei suoi tre titoli di miglior giocatore della stagione appena due anni dopo. Con la cessione della loro superstar e la svista su Malone, il tormentato campionato si conclude con un mediocre record di 30 vittorie e 52 sconfitte, destinato a peggiorare in un 27-55 nella stagione seguente, l'ultima prima del trasferimento in California.
Il neo-proprietario Brown tratta nel frattempo con il californiano Irv Levin, proprietario dei Boston Celtics, un vero e proprio scambio di franchigie: Brown avrebbe gestito i Celtics, mentre Levin sarebbe divenuto proprietario dei Braves. Levin voleva realizzare il sogno di avere una franchigia nella sua California, proponendo subito il trasferimento della squadra sulla costa pacifica. Alla fine della stagione 1977-78 i proprietari degli altri team NBA votano per la ricollocazione, con 21 voti a favore e solo uno contro, dando il via libera ai Braves verso San Diego, dove avrebbero cambiato nome in Clippers, vale a dire 'velieri'.
San Diego Clippers (1978-84)
Anni di transizione nonostante l'arrivo di Bill Walton La nuova franchigia viene accolta bene dal pubblico californiano nel primo anno del trasferimento, riempiendo in alcuni match la nuova arena di casa, la San Diego Sports Arena. Nel 1978-79 l'esperto Randy Smith viene affiancato dalla guardia Lloyd Free, appena acquistato dai Philadelphia 76ers e secondo nella classifica dei marcatori dell'ultima stagione dietro al solo George Gervin dei San Antonio Spurs. Con Gene Shue in panchina i Clippers mancano di un soffio la qualificazione ai playoff, nonostante concludano la regular season con oltre il 50 per cento di vittorie con un buon 43-39. Dopo la beffa per aver mancato la post-season, i Clippers non riusciranno più a concludere con un record positivo durante la loro permanenza a San Diego fino al 1984.
Nel 1979 i rosso blu provano a dare una svolta alle loro sorti mettendo sotto contratto il forte centro Bill Walton, svincolatosi dai Portland Trail Blazers. I 211 centimetri di Walton avrebbero potuto essere una pedina importante per i Clippers, ma il pivot giocherà pochissimo e con difficoltà, saltando numerose partite per i postumi di una vecchia frattura al piede. Lloyd Free continua nel frattempo a essere il miglior marcatore della squadra con un'eccellente media di 30,2 punti nella stagione 1979-80, per poi essere ceduto ai Golden State Warriors in cambio della guardia Phil Smith.
Il proprietario Levin nel frattempo, scontento dei risultati in campo dei Clippers, decide di vendere la franchigia, che passa di mano nel 1982 dopo una lunga trattativa all'imprenditore Donald Sterling per circa 20 milioni di dollari. Alle mediocri prestazioni del team consegue anche lo scarso interesse da parte dei tifosi, con presenze progressivamente in calo dal 1978 in avanti e con una San Diego Sports Arena molto spesso semi deserta. Numeri in calo e scarso interesse che convincono il neo proprietario Sterling a un cambio di casa della franchigia, trasferendola nella vicina Los Angeles, sua città natale, a partire dal 1984. Un trasferimento veloce ma difficoltoso, anche a seguito di confronti con la stessa NBA e alcune franchigie non particolarmente favorevoli all'idea di avere una seconda squadra a Los Angeles insieme ai Lakers. Alla fine la NBA accetta la decisione di Sterling, consapevole dello scarso appeal ottenuto a San Diego, decidendo quindi di autorizzare il trasferimento. Nel 1984 dopo appena sei stagioni, si chiude dunque senza rimpianti la breve parentesi della franchigia a San Diego, tra risultati scadenti e numeri bassi al botteghino.
Los Angeles Clippers (1984-)
Esordi difficili a Los Angeles I Clippers si spostano dunque nella vicina Los Angeles, mantenendo logo e colori sociali diventando i Los Angeles Clippers. Arena di gioco è la Los Angeles Memorial Sports Arena. I risultati dei primi anni losangelini continuano però a essere molto deludenti come a San Diego, culminando con un catastrofico record di 12-70 nella stagione 1986-87, all'epoca secondo peggior record di sempre in NBA dopo il 9-73 dei Philadelphia 76ers nel 1972-73. I rosso blu cercano di risollevarsi grazie a buone scelte nei successivi draft: nel 1987 con la quarta scelta selezionano la talentuosa ala piccola Reggie Williams e con la diciannovesima ingaggiano l'altra ala Ken Norman. L'anno seguente ottengono la prima scelta assoluta che utilizzano per l'ottimo Danny Manning, oltre a ricevere Charles Smith, terza scelta di Philadelphia ma subito girato ai Clippers. La squadra però, nonostante un promettente roster sulla carta con giovani di buone speranze per il futuro, fatica a crescere restando ultimo nella sua divisione sfiorando appena il 25 per cento di vittorie.
Nel 1989 i Clippers scelgono con il numero 2 Danny Ferry, che dopo aver fatto scintille con l'università di Duke si rivela purtroppo una grossa delusione in NBA. Ferry addirittura si rifiuta di giocare con i Clippers perché ritenuti troppo perdenti, accettando piuttosto di giocare in Italia per un anno con Il Messaggero Roma, con il suo contratto NBA ceduto nel frattempo ai Cleveland Cavaliers insieme a Reggie Williams per la guardia Ron Harper, uno dei migliori realizzatori della NBA.
Ritorno ai playoffs con Larry Brown in panchina