Le «colonne di Buren» è il nome con cui è comunemente noto Les Deux Plateaux, un'opera d’arte dell'artista francese Daniel Buren ubicata nel cortile d'onore del Palais-Royal a Parigi, in prossimità del Ministero della Cultura, del Consiglio di Stato e della Comédie-Française. Descrizione Sul sito di un'area di parcheggio preesistente a servizio delle istituzioni adiacenti, Daniel Buren ha progettato un'opera dal carattere spiccatamente urbano, anche dal punto di vista materico (con l'impiego di materiali come asfalto e griglie in acciaio), concepita per essere fruita dal pubblico in maniera libera, quasi ludica. Questa fruibilità giocosa genera un netto contrasto con la solennità del cortile, che ospita il Consiglio costituzionale e il Ministero della Cultura.
L’installazione occupa circa 3.000 m² del cortile ed è costituita da una griglia di 13x20, per un totale di 260 colonne troncate, definite dall’artista «cilindri», sebbene presentino una sezione ottagonale. Tali cilindri sono decorati con strisce bianche e nere di larghezza uniforme, pari a 8,7 cm, e si sviluppano in tre diverse altezze, comprese tra 8,7 e 62 cm. Buren intendeva ridurre l’intervento dell’artista al minimo, utilizzando un motivo a strisce derivato dal tessuto standard per tende che acquistava in gioventù al mercato Saint-Pierre di Montmartre.
Le colonne sono realizzate in marmo di Carrara e in marmo bianco e nero dei Pirenei, materiali tradizionalmente considerati tra i più pregiati della storia della scultura, tanto da essere utilizzati da maestri come Michelangelo Buonarroti o Auguste Rodin. Le colonne sono disposte secondo uno schema a scacchiera e sono tutte perfettamente allineate, in continuità con l’architettura classica del cortile, di ispirazione antica. Le colonne si ergono a partire da uno spazio ipogeo coperto da griglie, richiamando la storia del sito: nel 1899, l’area era stata trasformata in una centrale elettrica semi-interrata, e l’opera mira a rendere visibile il sottosuolo.
La planimetria dell'opera segue diversi tracciati regolatori. La griglia del pavimento, con lato di 319 cm, è tracciata in senso perpendicolare alla galleria d’Orléans, e corrisponde all’interasse delle colonne di quest'ultima. La circonferenza e l’interasse delle colonne del Palais-Royal determinano, invece, l'altezza e la spaziatura dei cilindri. La ripetizione delle fasce e dei cilindri conferisce così unità e struttura all’insieme attraverso corrispondenze ritmiche.
L’opera, infine, si articola su due livelli. Il primo plateau, a livello del cortile, è costituito dalle sommità allineate delle colonne collocate nello spazio centrale, mentre il secondo plateau, situato nel sottosuolo, comprende tre spazi ipogei in cui sono posizionate colonne di altezza uniforme. Il progressivo abbassamento di queste colonne evidenzia la pendenza del seminterrato, in origine occupato da uno specchio d’acqua che rifletteva visivamente e acusticamente il livello superiore. L’acqua continua a scorrere sotto la costruzione, offrendo al visitatore un’esperienza sensoriale del luogo. La percezione dei due piani cambia di notte grazie all’illuminazione: all’intersezione di ciascuna banda della griglia sono collocati punti luce di colore rosso o verde, mentre gli spazi ipogei inferiori alle griglie in metallo sono illuminati da diodi blu, creando un effetto visivo distintivo e trasformando la percezione visiva dello spazio.
Di seguito si riporta una citazione del critico d'architettura Andrew Ayers:
Storia L'ideazione dell'opera nacque in risposta a un ordine pubblico per la valorizzazione della Cour d’Honneur del Palais-Royal a Parigi, lanciato nel 1983 dal Ministero della Cultura su iniziativa del Presidente della Repubblica François Mitterrand. Il ministro della Cultura, Jack Lang, intendeva porre fine all’uso del cortile come area di sosta per autoveicoli - a sostituzione di questa funzione, giudicata degradante per uno dei luoghi storicamente più significativi di Parigi, vi sarebbe così stata con un’opera d’arte. Per realizzare questo progetto, Lang si rivolse a Claude Mollard, presidente del Centre national des arts plastiques, affinché commissionasse lavori a diversi artisti. Mollard selezionò tre proposte - di Guy de Rougemont, Pierre Paulin e Daniel Buren - che vennero presentate a Mitterrand nel luglio 1985. La scelta ricadde infine sull’opera Les Deux Plateaux di Buren. Secondo l’artista, il progetto si fonda su due principi fondamentali:
Nel luglio 1985 l’annuncio del progetto suscitò inizialmente scarso interesse mediatico. Il 14 ottobre dello stesso anno, la Commissione superiore dei monumenti storici si pronunciò contro l’opera, giudicandola «troppo moderna e altamente intellettuale», parere che il ministro della Cultura, Jack Lang, decise di ignorare. I lavori di costruzione iniziarono nel dicembre 1985 e l’esposizione di un modellino in scala del progetto diede avvio a una virulenta polemica contro l'opera. Un’associazione di «amici del patrimonio», tra i cui membri figuravano Claude Lévi-Strauss, Jacques Soustelle, Henri Troyat e Michel Déon, scrisse al Presidente della Repubblica per perorare un arresto dei lavori, mentre figure come Bernard-Henri Lévy presero posizione a favore dell’opera.
Completato nel 1986, il progetto generò ampie polemiche, in particolare nei media: furono pubblicati circa 225 articoli su 45 testate, con il quotidiano Le Figaro in prima linea, che il 15 maggio 1986 ne parlò nei termini di una «moderna battaglia di Hernani», in riferimento all'incandescente polemica suscitata dalla rappresentazione del dramma di Victor Hugo nel 1830. Les deux plateaux fu così oggetto di interrogazioni parlamentari, ricorsi in tribunale, costituzione di associazioni di difesa e petizioni, sia critiche, come quella dei membri del Consiglio di Stato nel gennaio 1986, sia favorevoli, provenienti dal mondo artistico nell’aprile dello stesso anno.
Oggi, invece, Les Deux Plateaux è generalmente apprezzata sia dal pubblico che dagli esperti d’arte, considerata un esempio significativo di arte contemporanea integrata in un contesto storico e architettonico illustre. L’opera è frequentata quotidianamente dai visitatori del Palais-Royal e continua a stimolare interesse per la sua capacità di coniugare rigore geometrico e interattività con un intenso dialogo con l'architettura preesistente.
Note
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