Maestro di diritto canonico, formatore e figura di rilievo del clero salernitano del secondo dopoguerra, fu segretario e collaboratore del vescovo Demetrio Moscato e protagonista del dialogo tra il cattolicesimo democratico e la cultura laica.

Ordinato sacerdote nel 1936, operò inizialmente nella diocesi di San Marco Argentano-Scalea prima di trasferirsi a Salerno, dove ricoprì numerosi incarichi nella Curia diocesana, tra cui quello di Direttore dell’Ufficio Catechistico, Assistente diocesano dell’Azione Cattolica e Presidente del Tribunale Ecclesiastico Regionale.

Animatore della rivista «Il Genovesi» (1961-1962), promosse il confronto tra credenti e laici anticipando molti dei temi del Concilio Vaticano II. Autore di testi di teologia e diritto canonico, fu nominato Cameriere Segreto Soprannumerario da Papa Pio XII nel 1948 e Protonotario Apostolico in soprannumero da Papa Giovanni Paolo II nel 1993.

Biografia

Origini e formazione Guido Terranova nacque il 12 gennaio 1914 a Joggi, frazione di Santa Caterina Albanese (CS), terzo di cinque figli di Oreste Terranova, proprietario terriero, ed Elisa Franco di Fagnano Castello. Dopo le scuole primarie frequentò il Liceo classico di San Demetrio Corone, quindi studiò nel seminario arcivescovile di San Marco Argentano e nel seminario «San Pio X» di Catanzaro. I genitori, non potendo pagare la retta, pagavano con quello che ricavavano dalla coltivazione dei terreni di loro proprietà. In particolare fornivano vino e olio al seminario di San Marco.

Fu ordinato sacerdote il 2 agosto 1936 da monsignor Demetrio Moscato, vescovo di San Marco-Bisignano. Iniziò il suo ministero nella parrocchia della Santissima Trinità di San Donato di Ninea e successivamente fu parroco della Santissima Annunziata di Sant’Agata d’Esaro. Svolse anche l’incarico di cappellano delle chiese di San Francesco e Santa Caterina in San Marco Argentano.

Ministero pastorale e attività in Calabria Durante il suo servizio pastorale in Calabria si distinse per la sensibilità verso i più poveri e per la fermezza nel rispetto della dignità umana. Da parroco a San Donato di Ninea, fedele ai precetti della Chiesa circa il consenso come elemento fondamentale per contrarre matrimonio, e rispettoso della persona umana, si rifiutò di celebrare un matrimonio forzato dai genitori della sposa. Seguirono minacce da parte della famiglia ma don Guido fu difeso dai parrocchiani del paese armati. Durante la sua permanenza a San Donato di Ninea conobbe una famiglia numerosa che versava in condizioni di estrema indigenza. La madre, nonostante i sacrifici, non riusciva, però, a sfamare i figli. Don Guido, allora convinse i suoi genitori ad accogliere nella loro casa di Joggi una delle figlie per toglierla dalla estrema povertà in cui versava. La ragazza si chiamava Saveria Morano e rimase nella famiglia Terranova fino alla sua morte. Lei stessa raccontava: «mia madre mi ha partorito in una grotta» per sottolineare l’estrema povertà in cui versava la famiglia.

A Salerno con Demetrio Moscato Nel 1945 don Guido Terranova seguì mons. Demetrio Moscato, nominato arcivescovo di Salerno, assumendo il ruolo di segretario particolare. Collaborò strettamente con lui fino alla morte del presule nel 1968. A Salerno la sua figura fu subito percepita come una figura carismatica: «Noi, i giovani della parrocchia di ‘S. Agostino e S.S. Apostoli’ vedemmo un giorno comparire a predicare un giovane sacerdote con i capelli quasi a spazzola, dalla parola distaccata, precisa, meditata, ma che sin da allora ci si propose per non so quale carisma: come parla ‘diverso’ questo prete, noi, abituati a una parola un po’ barocca di certi anziani, conoscemmo, così, don Guido Terranova.»Dott. Luigi Testa, fucino, specialista in medicina legale e del lavoro; malattie nervose e mentali; criminologia clinica e psichiatria forense; Primario ospedaliero

La figura di don Guido fu presto riconosciuta per il carisma, la sobrietà e il rigore morale. Lo storico Vittorio Salemme lo descrisse come sacerdote disinteressato ai beni materiali, dotato di profonda umiltà e distacco dalle ricchezze.

A Salerno ricoprì numerosi incarichi nella Curia e nelle istituzioni ecclesiastiche: fu reggente del Seminario Diocesano, direttore dell’Ufficio Catechistico, assistente diocesano e regionale dell’Azione Cattolica, assistente della FUCI e membro del Consiglio nazionale catechistico. Insegnò religione nelle scuole statali e diritto canonico presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose «San Matteo» di Salerno. Membro del Consiglio di amministrazione degli Ospedali Riuniti; dal 1994 Assistente Diocesiano del M.E.I.C. di Salerno (oggi a lui intitolato) e Presidente onorario dello stesso movimento; socio fondatore (nel 1949) e benemerito dell’Associazione Italiana Maestri CattoliciPaolo Tesauro Olivieri, Annali dell’Associazione Italiana Maestri cattolici - Diocesi di Salerno (1949-1962), 1963; infine presidente del Tribunale Ecclesiastico Regionale e di quello diocesano.

L’impegno civile e l’alluvione del 1954 Durante la grave alluvione di Salerno del 1954, l’arcivescovo Moscato gli affidò la direzione dei soccorsi e la gestione degli aiuti. Terranova si distinse per dedizione e spirito di servizio, divenendo punto di riferimento per la popolazione colpita. Ricordando il suo impegno civile in Consiglio comunale, il consigliere Luigi Pizza pronunciò queste parole: «La Sua impegnata presenza corre da allora come un filo parallelo con la Storia di Salerno; attraverso tutte le sue vicissitudini, anche quella dell’alluvione del ‘54, che lo vide accanto alla popolazione infaticabile protagonista di pregnanti solidarietà: incarnando con ciò un vero e proprio spaccato della vita della nostra Città e consegnandolo indelebilmente alla nostra memoria e alla nostra coscienza come un esempio concreto di magistero che si fa Storia»Dott. Luigi Pizza nel Consiglio comunale di Salerno del 22 dicembre 2000, in occasione della commemorazione della figura di mons. Terranova

La cultura del dialogo La vita e l'azione di don Guido Terranova è stata tutta improntata alla cultura del dialogo. All’apertura mentale verso altre culture che negli anni’50 e ’60 sembravano non doversi mai incontrare: la cultura cattolica e quella di estrazione marxista e socialista.

Anche in momenti drammatici che attraversò l'Italia quella cultura non venne mai meno. Ricorda Emilio La TorracaEmilio La Torraca, Don Guido Terranova uomo del dialogo, in Attilio Clausi (a cura di), Mons. Guido Terranova – Il sacerdote calabrese, salernitano di adozione, attorno a cui si formarono intere generazioni di intellettuali, accademici, politici e professionisti. Note storico-biografiche, indipendently published, Rende, 2025, suo allievo nella FUCI, che nel 1948 in occasione dell’attentato a Togliatti egli si adoperò in tutti i modi affinché la politica non dividesse i giovani. In quella drammatica occasione egli promosse incontri tra i giovani cattolici e i giovani comunisti.

Don Guido fu tramite di dialogo con le giovani generazioni e palestra di formazione permanente, alimentando e sostando con posizioni avanzate e di grande apertura per quel tempo la ricerca di una nuova collocazione e di una diversa dimensione politica degli intellettuali cattolici: in consonanza ideale con Papa Montini e con l’esperienza politica del cattolicesimo sociale e riformista di Aldo Moro di cui fu tra l’altro amico personale.

Come assistente della FUCI, raccolse attorno a sé una generazione di giovani intellettuali educati a un pensiero critico e responsabile, lontano dai dogmatismi.

Don Guido mostrava molta attenzione al mondo del lavoro e alle condizioni lavorative in fabbrica che per molti versi, all’epoca (anni ’50-’60), erano “disumanizzanti”. «Egli si prodigò perché si avviasse un rinnovamento dei rapporti tra la chiesa e il mondo del lavoro della valle dell’Irno, la quale, nella componente operaia, aderiva a movimenti di ispirazione, all’epoca, anticlericale ed anche antireligiosa»Luigi De Martino, “Il mondo del lavoro nell’esperienza di un operaio sindacalista” in Demetrio Moscato Arcivescovo Primate e Metropolita di Salerno 1945-1968, 1988 Edizioni L.E.R. Napoli/Roma

Intuendo la necessità di nuove forme di aggregazione promosse ed incoraggiò la nascita del “Circolo Toniolo”.

L’esperienza del Toniolo vide per la prima volta a Salerno una saldatura tra i giovani universitari della FUCI e i lavoratori, in particolar modo quelli delle Manifatture Cotoniere Meridionali. Un venir meno degli steccati che fino ad allora avevano visto, l’un contro l’altro armati, il mondo cattolico e quello laico di ispirazione socialista.

L’insegnamento teologico «Nella sua totale ortodossia sui dogmi della Chiesa che era tutt’uno con la sua sincera e limpida fede di credente, cioè di cristiano prima che prete, sapeva esercitare il coraggio della ricerca, l’esercizio della ragione, dono di Dio. Davvero egli ha sempre praticato, istruendo a fare altrettanto, il binomio di Fides et Ratio. E tutto questo, senza mai assumere, né prima né dopo il Concilio, atteggiamenti di “ribellione” ma neppure di “inquietudine” come tanti, troppi, preti e laici. Certo, dall’impostazione coraggiosa del rapporto tra Fede e cultura scaturivano necessarie applicazioni, nella prassi, al rapporto tra Fede e politica: doverosamente, non per il “potere” ma per non tradire né l’una né l’altra.»Prof. Luciano Nicastri, "Una vita esemplare" , in Attilio Clausi (a cura di), Mons. Guido Terranova – Il sacerdote calabrese, salernitano di adozione, attorno a cui si formarono intere generazioni di intellettuali, accademici, politici e professionisti. Note storico-biografiche, indipendently published, Rende, 2025.

Per Don Guido il Cristianesimo doveva confrontarsi con lo spirito del mondo moderno, impadronirsi della cultura moderna, rinnovare la propria tradizione. Il suo Cristianesimo aveva due punti centrali: la coscienza come presenzialità del Figlio e attraverso di Lui luogo del rapporto con il Padre, e il mondo come il luogo della testimonianza operosa, del servizio a favore degli altri. Essere cristiani voleva dire per lui essere esposti all’impegno costante per migliorare il mondo, sorretti dalla speranza, dalla fede che il regno è già sul punto di venire, comincia già qui a venire, se siamo capaci di comprendere e attuare la volontà del Padre.

Un Cristianesimo dell’impegno: nello studio, nella ricerca, nell’azione politica, nell’attività sociale, nella professione, nella educazione, nella famiglia.

La rivista «Il Genovesi» Nei primi anni Sessanta, in clima preconciliare, su ispirazione di don Guido Terranova, nasce anche l’esperienza della rivista «Il Genovesi», da parte di un gruppo di intellettuali del calibro di Andrea Manzella, Alfredo Capone, Lucio Avagliano, Giuseppe Cantillo, Luciano Nicastri, Vittorio Salemme, Massimo Panebianco e altri intellettuali cattolici e laici. Una esperienza politico-culturale quella de «Il Genovesi», breve, certamente, ma che aprì una porta verso la nuova teologia francese dei Congar, dei Domenach, dei Mounier e dei Danielou e al dialogo tra cattolici e socialisti.