Il trattato di Orvieto fu un patto stipulato nel 1281 tra Carlo I d'Angiò, re di Sicilia, Giovanni Dandolo, doge di Venezia, e Filippo di Courtenay, imperatore imperatore latino titolare, con l'approvazione della Santa Sede. L'intesa, formalmente finalizzata a condurre una crociata anti-scismatica, era in realtà atta a restaurare il dominio latino, sia politico sia ecclesiastico, sulla Grecia. Essa fu tuttavia vanificata dallo scoppio della rivolta dei Vespri siciliani, circostanza la quale costrinse Carlo a concentrare le proprie risorse sulla riconquista della Sicilia.

Contesto storico

Carlo d'Angiò da tempo aspirava a costituire un regno trans-mediterraneo che avvicinasse i suoi possedimenti dispersi per l'Europa. Fratello minore del re di Francia Luigi IX, aveva ampliato il proprio appannaggio in Provenza accettando nel 1263 di fungere da difensore del papato contro gli Hohenstaufen. Come ricompensa ricevette il regno di Sicilia sotto forma di feudo pontificio, volgendo quasi subito lo sguardo a Oriente in cerca di nuovi domini. Dopo la sconfitta di Manfredi di Sicilia nel 1266, Carlo inviò un esercito in Albania per impadronirsi della dote della moglie di Manfredi, Elena Ducas.

Questa mossa portò Carlo in conflitto con l'imperatore Michele VIII Paleologo nell'area dell'Adriatico. Baldovino II di Courtenay, allora imperatore latino titolare, divenne perciò un alleato naturale. Cacciato da Costantinopoli da Michele VIII nel 1261, Baldovino era praticamente in miseria e disperato di ottenere aiuto per riconquistare il proprio impero. Carlo acconsentì, ma a caro prezzo; i due firmarono il trattato di Viterbo nel 1267, in base al quale Carlo si impegnava ad aiutare nella riconquista dell'impero latino in cambio della sovranità sul principato di Acaia e di altre importanti concessioni.

Tuttavia, l'invasione dell'Italia da parte di Corradino e l'ottava crociata contribuirono a rinviare qualsiasi intervento da parte di Carlo. Mentre si trovò al soglio papa Gregorio X furono avviate le trattative per l'unione tra la Chiesa latina e la Chiesa ortodossa e a Carlo fu proibito qualsiasi atto ostile verso Costantinopoli. Egli fu però incoraggiato dal pontefice ad acquistare nel 1277 i diritti di Maria d'Antiochia sul regno di Gerusalemme, che affidò all'amministrazione di un suo balivo. Ciò rientrava in una strategia papale volta a salvaguardare il Regno di Gerusalemme integrandolo in un impero transmediterraneo legato alla casa reale francese, che avrebbe fornito le risorse necessarie per la difesa del regno. Nel 1278, in virtù di una clausola del trattato di Viterbo, anche il Principato di Acaia passò sotto il suo diretto controllo.

L'ascesa al soglio pontificio di papa Martino IV, sostanzialmente sotto l'influenza di Carlo, rimosse l'ultimo ostacolo alle sue ambizioni. Il nuovo Santo Padre dichiarò fallita l'unione tra le Chiese, aprendo così la strada ai piani di conquista angioini. Come già nel trattato di Viterbo, la nuova alleanza contro Costantinopoli avrebbe unito le forze di Carlo e del sovrano nominale dell'ormai decaduto impero latino (Filippo di Courtenay, dopo la morte di Baldovino II nel 1273) con l'approvazione papale. Inoltre, i veneziani, che avevano avuto un ruolo centrale nelle vicende connesse all'impero latino ma non avevano aderito al Trattato di Viterbo, dovevano essere coinvolti nell'accordo.

Disposizioni

Allo stesso modo dell'intesa di Viterbo, anche il nuovo patto fu firmato nel palazzo pontificio, che papa Martino IV aveva trasferito a Orvieto dopo che Viterbo era stata posta sotto interdetto per aver imprigionato due cardinali. Lo scopo dichiarato era quello di condurre una crociata anti-scismatica ai danni dell'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo a favore di Filippo e la restaurazione dell'unione tra le Chiese, ponendo la Chiesa greca sotto l'autorità della Curia. La motivazione reale, tuttavia, era ristabilire l'impero latino sotto il dominio angioino e ripristinare i privilegi commerciali veneziani a Costantinopoli.

Secondo i termini del trattato, Filippo e Carlo avrebbero dovuto fornire uomini tra truppe e cavalcature, nonché le navi necessarie per trasportarli a Costantinopoli. Filippo, Dandolo e Carlo o il figlio di quest'ultimo, Carlo di Salerno, avrebbero dovuto guidare personalmente la spedizione. In pratica, quasi tutte le forze sarebbero state fornite da Carlo, poiché Filippo non disponeva di risorse proprie. I veneziani, dal canto loro, avrebbero messo a disposizione quaranta galee come scorta della flotta d'invasione, che sarebbe salpata da Brindisi non oltre l'aprile 1283. Dopo la restaurazione di Filippo sul trono, egli avrebbe confermato le concessioni del Trattato di Viterbo e i privilegi accordati a Venezia all'atto della fondazione dell'impero latino, compreso il riconoscimento del doge come dominator di «un quarto e un ottavo dell'impero latino».

Un secondo documento fu redatto per organizzare un'avanguardia che avrebbe preceduto la spedizione principale del 1283. Carlo e Filippo avrebbero fornito quindici navi e dieci trasporti con circa 300 uomini e cavalli; i veneziani avrebbero messo a disposizione quindici navi da guerra per sette mesi l'anno. Queste forze avrebbero dovuto muovere guerra contro Michele VIII e gli «altri occupanti» dell'impero latino (presumibilmente i genovesi) e riunirsi a Corfù entro il 1º maggio 1282, aprendo la via all'invasione dell'anno successivo.

I due trattati furono firmati da Carlo e Filippo il 3 luglio 1281 e ratificati dal doge di Venezia il 2 agosto dello stesso anno.

Conseguenze

Poche settimane dopo la firma, papa Martino scomunicò Michele VIII. Furono predisposti i preparativi per la spedizione e si verificarono alcuni scontri attorno all'Eubea. Anche Niceforo I, sovrano del despotato d'Epiro, concluse un trattato con Carlo, Filippo e Dandolo nel settembre 1281. Tuttavia, poco prima della partenza della spedizione, scoppiò la rivolta dei Vespri siciliani (30 marzo 1282). La conseguente guerra civile frammentò il Regno di Sicilia in due, costringendo Carlo a trascorrere il resto della vita nel vano tentativo di riconquistarlo. I suoi discendenti continuarono a mantenere un controllo sempre più precario su alcune parti dell'impero latino, ma una grande spedizione contro Costantinopoli non ebbe mai luogo.

Note

Categoria:Eventi del 1281 Categoria:Trattati del Regno di Sicilia Categoria:Trattati della Repubblica di Venezia