Biografia Vincenzo Moino nacque a Melma, l'odierna Silea. Partecipò come artigliere alla Prima guerra mondiale. Nel dopoguerra maturò convinzioni antifasciste e fu costretto a lasciare la terra d’origine con la famiglia. Si trasferì a Milano, dove sposò una sarta, costumista del Teatro alla Scala.

Stabilì la residenza a Monza, prendendo casa con la moglie. Dalla loro unione nacquero sette figli. Moino lavorò come operaio muratore alle Officine Breda di Sesto San Giovanni. Nell’ambiente operaio brianzolo e milanese espresse apertamente il suo antifascismo. Partecipò alla diffusione di materiali e idee ostili al regime, nella rete di opposizione locale. Il 28 febbraio 1944 fu arrestato dalle SS in seguito a delazione. La sua abitazione fu sottoposta a un’accurata perquisizione. Subì pesanti interrogatori a Monza e ulteriori interrogatori in carcere. Dopo l’arresto fu avviato verso la deportazione nei lager nazisti. La repressione colpì anche la sua famiglia, che rimase senza sostentamento. Il figlio più giovane nacque mentre il padre era già stato deportato.

Moino fu destinato al complesso concentrazionario di Mauthausen. La sua condizione di deportato fu determinata dal profilo antifascista e dal contesto operaio. Subì le condizioni disumane del campo, caratterizzate da fame, lavori forzati e violenza. Morì nel lager di Mauthausen il 31 maggio 1944. La sua scomparsa privò la famiglia del sostegno economico e affettivo. Ottenne il Diploma di Medaglia garibaldina, riconoscimento al contributo resistenziale. La sua biografia è rappresentativa della persecuzione dei lavoratori antifascisti nel Nord Italia.

Il contesto di Breda e di Sesto San Giovanni fu cruciale per l’organizzazione dell’opposizione. La Brianza e l’area milanese furono teatri di arresti e deportazioni contro gli oppositori. Il suo profilo politico rientra nella categoria dei deportati per motivi politici. La memoria di Moino si inserisce nella storia della resistenza lombardo veneta.

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