Chiose cassinesi è la denominazione convenzionale di un commento anonimo alla "Commedia" di Dante Alighieri, tramandato da un solo manoscritto conservato presso l'abbazia di Montecassino.
Il nome deriva dal luogo di conservazione del codice, così come il toponimico viene usato per le "Chiose veronesi"Citate in le "Chiose fiorentine", le "Chiose cagliaritane" o le "Chiose ambrosiane".
Le “Chiose cassinesi” rientrano nelle glosse e nei materiali paraesegetici trecenteschi prodotti intorno alla “Commedia”, parte integrante dell’insieme definito dagli studiosi come Chiose trecentesche.
L'autore Gli studiosi rilevano nella scrittura due mani trecentesche (una delle quali interlineare).
Introducendo l'edizione a stampa del codice e delle chiose, Tosti suggeriva, quale autore, Zanobi da Strada, per l'indicazione del quale partiva dagli studi di Paul Colomb de Batines.
Scartazzini, autore di un «ponderoso commento alla Commedia», ebbe invece a notare che «le chiose del Postillatore Cassinese e il commento di Pietro di Dante sono su per giù la stessa cosa» (III VII)».
A sua volta Rocca, maturata esperienza nell'individuare «redazioni diverse del Comentarium», comprese che l'autore aveva derivato «gran parte delle sue chiose dalla redazione Vaticana».
Ciononostante, prosegue Mazzoni, all'autore delle "Chiose cassinesi" gli studiosi hanno proseguito a conferire uno statuto autonomo di commentatore, seppure dipendente da Pietro, anche rispetto a quest'ultimo; o persino attribuendogli una fisionomia propria di esegeta, invece che di «semplice trascrittore»: in tale opinione confermati dalle «differenze formali con il Comentarium».* Il manoscritto "Ashburnham 841", conservato a Firenze, presso la Biblioteca Medicea Laurenziana, codice pergamenaceo in 143 fogli, è databile alla seconda metà del XIV secolo (dopo il 1343). Contiene la seconda redazione del "Comentum super Dantis Comedia" di Pietro Alighieri, ossia il testo latino del "Comentum" con alcune varianti significative rispetto alla redazione I (reperibile su "ms. Laur. Plut. 90 sup. 125"): ; .Per Mazzoni il commento di Pietro fu redatto dopo il 1347 ed è conservato in venti codici:
Mazzoni preferisce altresì individuare come «i veri autori [...] l'Ottimo ["commentatore"] e Pietro di Dante»: contesta difatti che la collazione sia stata effettuata «con lo stampato», piuttosto che «con le due redazioni inedite conservate nei codici Laurenziano Ashburnhamiano 841 e Vaticano Ottoboniano Lat. 2867, e con quegli excerpta del commento di Pietro che possono rappresentare un momento intermedio e che in qualche caso appaiono più vicini al dettato del Cassinese (in particolare gli excerpta di Pietro presenti nel Laurenziano 42.14)»; infine augurando che quello studio di raffronto e della relazione fra i vari testi, auspicato da M. Barbi e, al momento in cui scrive dato «in corso presso la facoltà di Lettere di Firenze», possa esaudire quanto «lo stesso Barbi desiderava:
«Sarei contento che... più non si desse, nella critica dantesca, corpo alle ombre, cioè non si sentisse più parlare né delle Chiose Palatine, né del Postillatore Cassinese, ma si citassero invece [tout court] l'Ottimo e Pietro di Dante, che sono i veri autori».Sull'"Ottimo commento" (redazioni I–III): . Che sia da annoverare tra i principali testimoni riconducibili alla famiglia delle "Chiose fiorentine": ;
Tradizione manoscritta
L’unico testimone è il codice "Montecassino, Biblioteca dell’Abbazia, ms. 512", talvolta citato come "Cod. Casin. 512 (589)" o "Casin. 256", databile alla fine del XIV o agli inizi del XV secolo, e custodito nella Biblioteca dell'Abbazia di Montecassino e siglato Cass. dal Petrocchi.
Il manoscritto contiene il testo della "Commedia" corredato da ampie chiose marginali e interlineari in volgare, di carattere esegetico e morale, in chiave allegorica, apposte in maniera non ordinata eppure più continuativa quanto a "Inferno" e "Purgatorio". Resta notevole, tuttavia, la mancanza di un criterio organico di selettività o esaustività.
La scrittura all'analisi paleografica risulta gotica libraria e mostra tratti linguistici centro-meridionali.
Altri ritengono la scrittura una semigotica e rilevano l'«aggiunta di notabilia, cioè di segni speciali, talvolta anche bizzarri, vere e proprie avvertenze poste a margine dei passi ritenuti memorabili del testo dantesco, soprattutto quelli di contenuto morale, esortativo, o anche gnoseologico».
Contenuto e caratteristiche Le "Chiose cassinesi" appartengono al gruppo dei primi commenti in volgare alla "Commedia".
Offrono spiegazioni letterali, lessicali e allegoriche, talvolta di tono morale o parenetico,; ; ; o gnoseologico, con rari riferimenti a fonti classiche o teologiche.Per confronti metodologici:
Presentano forti affinità con le "Chiose veronesi" e con il "Commento dell'Anonimo fiorentino", dai quali sembrano in parte derivare.Per un riepilogo della filiazione dei commenti trecenteschi:
Lingua In alcuni luoghi sono state osservate formulazioni che riecheggiano il linguaggio giuridico e amministrativo presente nel "Commentarium" di Pietro Alighieri e, in parte, nel "Commento dell’Anonimo fiorentino". Si tratta tuttavia di elementi non strutturali: come osservano Cecchini e Bellomo, «tali somiglianze riflettono la comune circolazione trecentesca di materiali esegetici, soprattutto di area toscana, più che un uso tecnico del lessico giuridico da parte del compilatore cassinese. Le Chiose cassinesi mantengono infatti una prevalente intonazione scolastico-morale, con scarsa incidenza di terminologia specialistica».
Al proposito, Cecchini, nel 1973, è il primo a mettere in relazione Chiose Cassinesi, Commento dell'"Anonimo Fiorentino", Commento di Pietro, per comune materiale esegetico di tradizione toscana e lessico non tecnico. Se poi Bellomo colloca l’"Ottimo", il Commento di Pietro e le Cassinesi come entità parallele nella stessa area esegetica, e nota l’uso condiviso di formule giuridiche e amministrative nella tradizione trecentesca, non le indica come peculiarità delle Cassinesi. Di Fonzo da parte sua analizzando il lessico e il linguaggio dell'"Ottimo", cui le Cassinesi sono prossime secondo Mazzoni), sottolinea la presenza di “registri giuridico-amministrativi” come retaggio della scuola notarile, ma non tipicamente strutturanti. Le Chiose cassinesi insomma condividono con l’“Ottimo” una serie di materiali esegetici riconducibili a una medesima tradizione toscana trecentesca.
Le Chiose Selmi In alcuni casi le formulazioni coincidono con quelle delle "Chiose Selmi", segno di una comune discendenza da archetipi trecenteschi oggi perduti.
Contesto critico Le "Chiose cassinesi" mostrano, in alcuni luoghi, corrispondenze interpretative con il "Petri Aligherii super Dantis ipsius genitoris Comoediam Commentarium" (spesso indicato negli studi moderni con la forma "Comentum"), in particolare con la seconda e la terza redazione dell'opera, rispettivamente nei manoscritti "Ashburnham 841 - Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana" e "Ottob. Lat. 2867 - Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana".Per la seconda redazione del "Commentarium" (Laur. Ashburnham 841) e la terza (Ottob. Lat. 2867) si fa riferimento alle schede e agli studi principali:
L’insieme di tali corrispondenze, tuttavia, non implica una dipendenza diretta dalle redazioni del "Commentarium", ma riflette piuttosto una comune circolazione di materiali esegetici nel contesto dei commenti meridionali alla "Commedia", diffusi in ambienti monastici e scolastici tra la fine del XIV e i primi decenni del XV secolo.«Le "Chiose cassinesi" rappresentano un episodio della ricezione meridionale della Commedia, connessa alla tradizione scolastica e alla diffusione dei commenti in volgare»: «La presenza di testi danteschi e di glosse in volgare nei codici cassinesi testimonia la partecipazione degli ambienti benedettini alla ricezione meridionale della Commedia»:
L’Ashburnham 841 e la tradizione vernoniana Il codice "Ashburnham 841", conservato a Firenze presso la Biblioteca Medicea Laurenziana (BML), fu citato da Lord George Vernon fra i commenti trecenteschi come testimone laurenziano con glosse in volgare.
Il manoscritto, che è stato messo in relazione con la seconda redazione del "Commentarium" di Pietro Alighieri, contiene infatti elementi esegetici affini al gruppo dei commenti toscani volgari, tra cui le "Chiose Vernon" e lo "pseudo-Bambaglioli".
Storia degli studi Fortuna critica: ricezione
A sua volta valutato da come studio «oscillante, per vischiosità rispetto alla critica precedente, circa l'identificazione delle "Chiose" con l'opera di Pietro, pur convinto dell'affinità continua dei testi».
Collega le Chiose alla ricezione meridionale della Commedia. Inquadra le Chiose nel Dizionario dei commentatori danteschi. Rivaluta i rapporti con le Chiose Selmi. Studia il contesto benedettino e la cultura manoscritta di Montecassino. Esamina la ricezione meridionale e linguistica dei codici danteschi.
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Categoria:Abbazia di Montecassino Categoria:Dante Alighieri Categoria:Divina Commedia Categoria:Letteratura medievale italiana